L’ENIGMA DELLA COLLEGIATA

di Mario Tosti

(tratto da “Pagine Altotiberine”*, n. 45, 2011)

* “Pagine Altotiberine” è una collana di libri pubblicati dall’Associazione storica Alta Valle del Tevere, che raccoglie soci della nostra vallata.

L’obiettivo principale dell’Associazione consiste nel fornire ai cittadini la possibilità di pubblicare testi sulla storia locale, senza alcun onere per l’autore, che riceve gratuitamente cinque copie del libro che contiene il proprio lavoro.

L’associazione si finanzia con le quote dei soci, che ricevono gratuitamente i tre libri che vengono pubblicati ogni anno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La storia della costruzione

La storia della Collegiata è stata oggetto di ricerche che hanno consentito di conoscerne in modo esaustivo le vicende. In primo luogo, sono state approfondite nel libro monografico di monsignor Pietro Vispi (1), dal quale abbiamo estratto una sintesi delle notizie riguardanti le origini ed i particolari costruttivi della chiesa. Abbiamo anche sottoposto a monsignor Pietro, che si è cortesemente messo a disposizione, la tesi sostenuta in queste note, per escludere che eventuali informazioni aggiuntive a sua conoscenza smontassero qualche anello nella logica delle deduzioni.

Le cronache dell’epoca raccontano che, il 14 settembre 1556,

“una fanciulla di anni 7 ... che era struppia [storpia] in una cossa [coscia], sicché non poteva camminare senza sostegno, mentre stava orando davanti a questa immagine [N.d.R.: la Maestà dipinta in una piccola cappella vicina alla costruenda Collegiata], dicesi che questa gli parlasse ed incontinenti si trovò libera e sana, e camminò francamente”.

Pochi giorni dopo il vescovo di Gubbio inviò il suo vicario Cesare Sperelli, che

“…visitavit ecclesiolam beate et gloriosa virginis marie vulgo detta la madonna della regghia prope et juxta muros castri fratte...”

Quindi: la chiesetta in cui avvenne un miracolo sorgeva in prossimità delle mura di Fratta, in vocabolo “Madonna della Regghia”.

Per ringraziamento, si decise di costruire un tempio nelle immediate vicinanze.

Dall’atto di cessione del terreno del 15 aprile 1559 si apprende che i proprietari, signori Graziani di Perugia,

“dano e concedano per la Madona e capella infrascritta alla Comonità della Fratta tutte le Ragioni che essi hanno sopra de la Capella o vero Oratorio della Madona de la regghia fore de li mura de detto Castello et anco sopra le case a la detta Capella contigue et tanta quantità de terreno contiguo alla detta capella che serà bisogno per l’edificatione d’una chiesa da farsi in detto luogo in Honore de Dio e Della Glorioss. Virgine Maria purché non ecceda el contenimento del orto contiguo a detta Capella ...”.

Quindi: la chiesetta era contornata da un gruppo di case e da un orto.

Poco dopo, grazie alle copiose elemosine della gente, iniziarono i lavori di costruzione del tempio, con l’apporto di diversi architetti: Galeazzo Alessi, Giulio Danti, Bino Sizi, Mariotto da Cortona.

Un disegno del Piccolpasso mostra che nel 1565 la costruzione de La Madona era giunta fino al suo primo registro ed induce a ritenere che le case contigue alla cappella con l’immagine miracolosa, disegnate ad ovest della chiesa, verso la Regghia, siano state nell’area dell’attuale palazzo Reggiani.

La Collegiata fu completata nel 1597- 1599.

Dopo circa vent’anni, nel 1619, la cupola originaria evidenziò una lesione: conseguentemente cadde o, più probabilmente, fu demolita. Oggi si può avere un’idea della cupola primitiva dal dipinto di Bernardino Magi custodito nella chiesa di San Bernardino. La ricostruzione della cupola attuale, non più a sesto ribassato ma a tutto sesto, di diametro di base più piccolo, fu affidata a Filippo Fracassini (fino al 1650) con gli architetti Rutilio, prima, e Beniamino Sermigni, poi. Per poter consolidare il basamento della volta, senza compromettere

“l’ornamento dell’interno ... va attribuito l’ordine delle belle colonne, al cui trasporto

furono necessari centoquarantuno paia di buoi nel 1623”.

La lanterna in cima alla cupola fu terminata nel 1664, insieme alle porte lignee.

 

Gli indizi per la soluzione dell’enigma

Le notizie sopra riportate ci raccontano tutto sulla motivazione dell’ubicazione della Collegiata, sugli artisti che l’hanno costruita, sulle sue vicende principali; ma non svelano la ragione per la quale la chiesa della Patrona è stata impostata nella configurazione da cui, da oltre quattro secoli, scruta dall’alto della lanterna la vita dei mortali che si avvicendano intorno alla sua mole.

Proprio ponendoci questa domanda durante una passeggiata fra amici intorno alla chiesa ottagonale, è emersa l’intuizione che l’orientamento fosse stato scelto con l’intento di offrire il miglior scenario ai fedeli che procedevano verso il tempio. La ricerca che ne è seguita ha portato ad emergere diversi elementi che sembrano supportare tale ipotesi, come cercheremo di dimostrare nelle pagine seguenti.

Partendo dall’assunto che l’orientamento della chiesa non può essere stato casuale, analizziamo gli elementi oggettivi di conoscenza al momento disponibili, dai quali poter dedurre una risposta ragionevole all’enigma. Per questo facciamo costante riferimento alla figura 1, dove sono riportati gli elementi essenziali della pianta della chiesa e le costruzioni vicine segnalate dalle fonti storiche.

 

1. "Nell’Italia del XV e dell’inizio XVI secolo era in auge … la formazione di santuari su luoghi di eventi miracolosi attribuiti alla Madonna … Inoltre c’era la tendenza, resa nota dalla soluzione del Santuario di Loreto (iniziato nel 1469), di inglobare all’interno la cappellina preesistente.” (2)

2. La chiesetta fuori delle mura di Fratta con l’immagine miracolosa era adiacente ad alcuni fabbricati, come evidenziato nella sintesi storica sopra riportata.Dunque non esistevano neppure le condizioni pratiche per inglobarla, a meno di non demolire gli edifici adiacenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 1 - Pianta della Collegiata e dei fabbricati vicini, fra cui la cappellina con l’immagine miracolosa

 

3. «L’attenzione all’orientamento astronomico dei luoghi di culto, attentamente ricercato in epoca medievale, viene meno negli edifici di impianto rinascimentale quando l’introduzione della bussola e delle moderne teorie filosofiche e scientifiche allentarono i legami di carattere mitico, magico, mistico che univano gli uomini del medioevo con l’osservazione del cielo, privilegiando invece il posizionamento dell'edificio in rapporto con il contesto urbano.

 

Nel caso della Collegiata, sono state comunque eseguite alcune misurazioni per verificare l'effettivo orientamento del fabbricato rispetto ai punti cardinali astronomici e per individuare eventuali spiegazioni ad essi correlate. I risultati dei rilievi, riportati nella figura 2, consentono di dedurre alcune considerazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 2 - Pianta della Collegiata, con i particolari dei punti cardinali e della rosa dei venti sulla pavimentazione

 

La decorazione a otto punte visibile sul pavimento al centro della chiesa, di forma assimilabile alla rosa dei venti, non risulta correlata ai punti cardinali, ma è solo un elemento decorativo subordinato alla forma del fabbricato, che in qualche modo riflette.

Sono state verificate anche le particolari modalità storiche di fondazione degli edifici a pianta ottagonale: "Generalmente l'orientamento dell'ottagono richiedeva che le direzioni cardinali passassero per i vertici del poligono, regola però che non sempre fu rispettata durante la costruzione dei battisteri mentre fu rispettata, nel periodo intorno al 1000, quando furono edificate svariate chiese a pianta ottagonale." (3)

Nel nostro caso, l'orientamento dell'ottagono non rispetta il criterio dei punti cardinali passanti per due spigoli opposti.

Sembrerebbe di poter dire che l'altare sia orientato all'alba del solstizio invernale, con il sole che sorge alle spalle del celebrante, ma non ci sono aperture nella parete che catturino, evidenziandolo, questo fenomeno che, di conseguenza, non sembra essere stato prioritario nell’impianto del fabbricato.

In conclusione, appare improbabile attribuire una spiegazione di tipo astronomico all’orientamento della chiesa.» (4)

4. Il portale di arenaria a nord, costituito da due colonne sovrastate da un timpano, aggetta perpendicolarmente al paramento murario. Sopra il timpano si intravede un arco di scarico (piattabanda) a tutto sesto, di mattoni a coltello in disposizione radiale, che si usa sopra le architravature al fine di ridurre o eliminare lo sforzo flessionale.

5. Il portale ad ovest, apparentemente gemello di quello a nord, presenta diverse peculiarità: aggetta dal paramento murario secondo una direzione obliqua, con angolo di circa 24° rispetto alla perpendicolare alla parete; all’esterno non è visibile l’arco di mattoni al di sopra del timpano.

6. Un disegno panoramico su Fratta (nella figura 3 è riportato il particolare della zona in esame), realizzato nel 1565 dell’ingegnere militare Cipriano Piccolpasso, non sembra riportare l’apertura ad ovest della Collegiata, sebbene la chiesa appaia eretta fino al primo registro: i segni presenti sulla sinistra della parete non sono al centro del lato del poligono e non hanno una forma geometrica regolare, ma sembrano assimilabili a delle alberature, come quelle riportate anche sulla destra della costruzione. Si precisa che il disegno è da considerare molto affidabile, come testimonia l’esattezza dei dettagli rappresentati negli altri edifici più importanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 3 - Particolare del disegno di Cipriano Piccolpasso del 1565

 

Il disegno evidenzia un altro particolare importante: il percorso originario della Regghia risulta spostato, rispetto ad oggi, verso la Rocca, confermando il successivo spostamento dell’alveo del torrente e, quindi, la necessità di costruire un nuovo ponte, come documentato al punto 9 seguente.

7. Le diversità fra i due portali esposte ai tre punti precedenti fanno ragionevolmente ritenere che quello ad ovest sia stato aperto in un secondo tempo, dopo la costruzione del primo registro. In ogni caso l’anomalia evidenziata nel portale ad ovest fa ritenere che questo fosse stato considerato in subordine rispetto a quello nord: dunque la rilevanza di quest’ultimo doveva essere davvero straordinaria se era risultata prevalente, ai fini della scelta dell’orientamento, rispetto all’alternativa di valorizzare la cappellina che aveva, addirittura, motivato l’opera.

8. Al tempo della progettazione della chiesa, l’accesso più antico ed importante all’interno delle mura era indubbiamente quello della Porta della Campana, che mostrava l’emblema del castello (l’antico giglio in bassorilievo, arme antichissima di fiorentini (5)) e consentiva al popolo di immettersi nella viabilità principale della vallata: la “Strada del Piano“, che collegava Città di Castello a Perugia, lungo la riva sinistra del Tevere, attraverso il ponte sul Carpina, la chiesa di Santa Maria, la Collegiata (appunto), la Madonna del Moro e Ponte Felcino. Dunque, per gli abitanti del castello di Fratta, la via più importante, per andare in Collegiata era quella in uscita dalla Porta della Campana, che si immetteva nella “Strada del Piano” attraverso la Piaggiola ed il Boccajolo. Inoltre era la strada più breve, perché l’alternativa possibile era quella di scendere dalla via Retta (il Corso), uscire dalle mura verso piazza San Francesco e risalire alla Collegiata per via Soli.

Dunque: per il popolo del castello di Fratta era naturale accedere dalla “Strada del Piano” alla grande chiesa fuori delle mura.

9. Si hanno notizie (6) di un vecchio ponte sulla Regghia a partire dal luglio 1632, dalle quali si deduce che fosse probabilmente composto da testate in muratura dove poggiavano travi di legno per l’attraversamento. I continui accomodamenti e rifacimenti nel XVII secolo indicano quanto fosse sottoposto ad usura. In particolare aveva dovuto fare gli straordinari nel sorbirsi anche il transito dei pesanti carichi di materiali provenienti dalle fornaci del Borgo Superiore, necessari proprio per la “fabbrica” della chiesa della Madonna della Regghia. Altri lavori di consolidamento furono realizzati nel 1726. Inoltre lo stato del ponte era fonte di pericoli, per cui la situazione diventava sempre più insostenibile.

Finalmente, nella riunione del 4 aprile 1770 il Consiglio Comunale prese di petto la questione:

“Essendo che sin da alcuni anni ... più volte pensato dalli signori Difensori e dalli rappresentanti di questa Terra di ovviare dalli pericoli che sono occorsi e che possono in avvenire accadere nel passare con cavalli stragini e some sopra il Ponte che passa sopra il fiume Reggia sotto la chiesa della Ss.ma Vergine, che essendo così angusto e senza sponde, o parapetto, più volte è successo essere stati in pericolo di precipitarsi cavalli e buoi con carichi e carri, et altri tiri.”

Tagliando la testa al toro, si deliberò di rifare ex-novo il ponte ormai pericolante, prevedendolo più largo, con robuste sponde ed idoneo a sopportare carichi maggiori.

A conferma di questa intenzione, il Capitolo della Collegiata cedette al Comune del “terreno per la costruzione del nuovo ponte sulla Reggia in direzione di Montone”(7). Il progetto fu sollecitamente realizzato, se nella grossolana pianta a colori del 1780 di Giuseppe Fabretti (8) (figura 4) il ponte è collocato nella nuova posizione ed è raccordato attraverso uno svincolo contorto al vecchio tracciato della “Strada del piano”, che nel frattempo era diventata sempre meno importante, rispetto alla più recente strada sulla riva destra del Tevere. La strada solo successivamente sarà rettificata ed ampliata, formando l’attuale via Veneto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 4 - Particolare della pianta disegnata da Giuseppe Fabretti nel 1780

 

La costruzione del nuovo ponte in una sede diversa da quella primitiva, fu determinata anche dall’esigenza di ampliare il piazzale sotto la Rocca (9), i cui primi modesti lavori iniziarono nel 1803, in modo da risolvere un problema molto vecchio. Alla fine del 1846 la Magistratura di Fratta acquistò, per questo obiettivo, un altro pezzo di terreno con queste motivazioni:

“… la necessità di tale ampliamento [N.d.R.: dell’area per il mercato del bestiame] si fa sentire ogni di più e apertamente lo dimostrò l’ultima Fiera dei Bestiami in cui si vide ripiena di buoi non solo l’attuale piazza, ma pur anco lo stradale annesso che conduce alla casa del Signor Mavarelli e una gran parte del campo della Collegiata che si vorrebbe occupato dalla proposta ampliazione …”.

 

E’ ragionevole pensare che in quell’occasione fu deciso di allontanare dalla torre l’alveo della Regghia.

La sistemazione dell’area si concluse nel 1880, con la costruzione delle mura di sostegno e con l’innalzamento del livello del piazzale del mercato. Ernesto Freguglia aveva fatto appena in tempo a pitturare la zona (1875) nella sua originaria configurazione, con lo spiazzo ancora al livello del greto lungo la sponda del torrente.

In questo anno 2011 una suggestiva realizzazione ha riportato indietro le lancette del tempo, ripristinando una condizione simile a quella del XVII secolo, a dimostrazione di come l’uomo non disdegni di emulare Penelope nell’adattare l’ambiente alle sue variabili necessità.

 

Una ipotesi di soluzione dell'enigma

Sulla base delle informazioni oggettive sopra approfondite, si può dedurre che la configurazione dell’area della Collegiata e della zona circostante nell’anno1600 (immediatamente successivo al completamento della chiesa) fosse quella riportata nella figura 5, che può essere raffrontata con quella della figura 6, relativa all’anno 2000.

Per una più immediata percezione delle modificazioni subite nel corso degli ultimi quattro secoli, le situazioni indicate nelle piante sono replicate nei disegni di figura 7 – approfittando della matita prodigiosa di Adriano Bottaccioli, abituata a fotografare scenari ormai scomparsi del nostro castello – e nella figura 8, nella quale sono sovrapposte i cambiamenti che hanno portato allo scenario attuale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 5 - Ricostruzione della pianta dell’area circostante

la Collegiata, appena dopo la fine della costruzione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 6 - Pianta attuale dell’area circostante la Collegiata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 7 - Disegno di Adriano Bottaccioli, che ha interpretata la figura 5, proponendone l’immagine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 8 - Nel disegno di figura 7 (riferito al 1600), sono sovrapposte le attuali varianti con relativa legenda:

                             1 - Antico sacello con l’immagine della Madonna    2 – Attuale ponte sulla Regghia

                             3 – Attuale Via Vittorio Veneto                                    4 – Antico ponte sulla Regghia sulla strada del Piano

                             5 – Attuale percorso della Regghia                            6 – Rampa d’accesso al ponte levatoio (calzo de fuora)

                             7 – Antico percorso della Regghia                              8 – Antico ponte levatoio

 

A questo punto si può dedurre una verosimile spiegazione all’enigma postoci, che esponiamo di seguito.

Già in fase di posizionamento della nuova chiesa, si era deciso di non inglobare la piccola cappella con l’immagine della Vergine, come era d’uso in quel periodo (punto 1), perché troppo vicina ad altri fabbricati di pregio esistenti in adiacenza (punto 2).

La chiesa era stata in origine concepita con l’ingresso principale - e, in prima intenzione, probabilmente unico - corrispondente all’attuale portale nord, in asse con la principale via di accesso dal castello, come riportato nel disegno di figura 7. In tal modo la scenografia che si presentava ai fedeli in cammino verso la chiesa (punto 8) era della massima spettacolarità.

Su questo portale, contestualmente alla costruzione della parete, è stato realizzato l’arco di scarico al di sopra dell’apertura (punto 4).

E’ probabile che solo in un secondo tempo, durante la costruzione della chiesa, a qualcuno sia venuta l’idea di “unire” in qualche modo la vecchia cappellina e la grande chiesa. L’obiettivo è stato raggiunto con l’apertura di un secondo accesso (non disegnato nella panoramica del Piccolpasso richiamata al punto 6) nel lato prospiciente all’edicola originaria, che è stato ricavato a strappo, demolendo la muratura. Nell’occasione non è stata costruita la piattabanda sul paramento esterno, per vari possibili motivi: o perché gli ingegneri erano meno scrupolosi; o perché era più complicato ottenere un risultato esteticamente accettabile, dovendo inscrivere l’arco su un’apertura ottenuta a strappo. Non è però da escludere che la piattabanda sia stata realizzata ad un livello inferiore, in modo da essere occultata dal timpano in arenaria. Aggettante dal paramento murario, è stato costruito un portale gemello a quello già esistente, ma con una angola­zione anomala, in modo da orientarlo verso la cappella originaria (punto 5); infatti il terreno donato per la costruzione della chiesa era appunto "contiguo" al sacello, come riportato nell’atto di cessione del terreno del 1559.

L’anomala angolatura può avere due diverse spiegazioni, a seconda che la costruzione del portale sia stata avviata dopo o prima di aver deciso di demolire il sacello - forse a causa dello stato di precarietà, tale da non giustificarne il restauro - e di spostare l’immagine della Vergine all’interno della chiesa.

Nel primo caso, in previsione del mantenimento della cappella, il nuovo portale avrebbe forse dovuto costituire uno dei due estremi di un porticato di collegamento fra la nuova e vecchia struttura; di fronte alla decisione di spostare l’effige e di demolire l’edicola, il porticato non fu più realizzato, lasciando l’opera incompiuta, per la sopravvenuta scomparsa della destinazione finale.

Nell’ipotesi che gli artefici dell’opera siano stati meno volubili nelle loro decisioni, appare più verosimile che l’idea di costruire il portale anomalo sia scoccata dopo aver deciso di demolire la cappella, con il conseguente doveroso risarcimento con l’evocarla per sempre nell’immaginazione dei fedeli.

In ogni caso, con tutta probabilità tale stranezza architettonica resta oggi ad indicare la direzio­ne lungo la quale doveva trovarsi l'antica cappella con la Maestà.

L’apertura del secondo portale avrà comportato la necessità di spostare l’altare, collocandolo sul lato dell’ottagono opposto a quello compreso fra le due porte, in modo da conferire una nuova simmetria al tempio.

 

Conclusione

Se quella descritta è stata davvero la sequenza delle decisioni e delle opere, l’enigma che abbiamo cercato di dipanare è nato, dopo molti decenni dal completamento della Collegiata, a seguito della decisione di spostare il tracciato della “Strada del piano” e di sostituire il vecchio ponte sulla Regghia sulla strada verso il Borgo superiore con uno nuovo, in una posizione diversa.

Due sono state le ragioni:

  • lo stato di degrado e pericolosità del ponte;

  • l’esigenza di ampliare lo spazio intorno alla rocca per destinarlo al mercato del bestiame, dopo aver spostato l’alveo della Regghia e demolito la rampa di accesso al ponte levatoio, ormai obsoleto.

In sostanza: l’orientamento del tempio e la presunta ubicazione della originaria strada principale di accesso alla chiesa si spiegano a vicenda; con la modifica introdotta da quando, nel corso del XVIII secolo, il ponte e la strada preesistenti sono stati spostati verso nord-est, è stata cancellata la scenografia originaria, creando l’enigma per il quale si è proposta questa ipotesi di soluzione.

 

P.S.

Nella recente ristrutturazione dell’area circostante alla Rocca si è persa l’occasione per restituire alla Collegiata la scenografia originaria, con il semplice posizionamento del nuovo marciapiede lungo il tracciato dell’antica Strada del Piano.

 

* * *

 

Ringraziamenti ad Alvaro Gragnoli che, grazie ad una sua intuizione, ha dato il via alla ricerca ed a quanti hanno messo a disposizione i loro saperi: Giovanni Cangi, ingegnere umanista, per quanto concerne l’aspetto ingegneristico; Francesco Rosi, architetto, esperto ed appassionato di archeoastronomia; Monsignor Pietro Vispi, parroco della Collegiata, fonte preziosa delle notizie storiche, Adriano Bottaccioli, art director della comunicazione e pittore.

 

Note:

1. PIETRO VISPI, La Collegiata di Santa Maria della Reggia, Scuola Radio Elettra & M SpA, Città di Castello, 2001

2. LUCA SPORTELLINI, “Il Santuario di Maria Santissima Assunta in Rasina”, Fabrizio Fabbri Editore, 2011, p. 24

3. A. GASPANI, Astronomia e geometria nelle antiche chiese alpine, Priuli e Verlucca editori, 2000, Torino

4. Contributo di FRANCESCO ROSI

5. BELFORTI - MARIOTTI, Storia di Fratta, anno 1780

6. CODOVINI – SCIURPA, Umbertide nel secolo XVIII, GESP, Città di Castello, 2003, p. 42

7. PIETRO VISPI, La Collegiata di Santa Maria della Reggia, Umbertide, 2001, nota a pag. 60

8. GIUSEPPE FABRETTI, Notizie della Terra di Fratta, (ms BAP 2011)

9. RENATO CODOVINI - ROBERTO SCIURPA, Umbertide nel secolo XIX, 2001, GESP, Città di Castello, pp. 51, 122, 377.

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