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LA FRATTA DEL CINQUECENTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le regole di vita nella Fratta del '500

 

A cura di Fabio Mariotti

 

Oltre alle rughe e ai capelli bianchi, l’accumularsi dei compleanni di per sé restringe in proporzione la sensazione di profondità dei secoli; se poi ci si rende conto che le debolezze degli uomini di mezzo millennio fa sono sostanzialmente le stesse di oggi, le norme degli Statuti della Fratta del 1521 sembrano collocarsi appena dietro l’angolo lasciato alle nostre spalle.

Non c’è niente di nuovo alla luce del sole: paure, avidità, egoismi, in perenne antagonismo con le aspirazioni di sicurezza, di giustizia, di uguaglianza. E la disponibilità a chiudere un occhio a favore delle prime e a danno delle seconde: ogni epoca ha i suoi compromessi.

 

 

La prostituzione

Sebbene la fornicazione sia proibita per sua natura e per legge divina, tuttavia qualche volta si tollera il male minore per evitare quello maggiore.

Pertanto stabiliamo e ordiniamo che nel castello o nei borghi vicini, secondo il giudizio comune, sia individuata un’abitazione o un rifugio per le prostitute che, per un prezzo stabilito, si mettano al servizio e concedano il loro corpo al piacere dei giovani o di altri bisognosi.

Pertanto le prostitute debbono esercitare il loro servizio in questo posto loro assegnato oppure in luoghi remoti fuori dei borghi, lontani dalle zone di conversazione delle donne, alla protezione di capanne e di stuoie in modo da non poter essere viste.

Pertanto stabiliamo ed ordiniamo di condannare a 20 soldi le prostitute che forniscano il proprio servizio per strada, in piazza, all’osteria o in altri luoghi pubblici: può essere dato credito a qualsiasi accusatore, assistito da un testimone degno di fede, ricevendo in tal caso un terzo della pena.

 

L’adulterio

Stabiliamo ed ordiniamo che venga punito chiunque tenti di violentare qualsiasi donna, ricca o povera, conosciuta o sconosciuta; la pena è di 20 lire se la femmina è di buona famiglia e reputazione; viene ridotta a 10 lire se è chiacchierata.

Invece chiunque commetta effettivamente adulterio con donne maritate contro la loro volontà vine punito con 25 lire, per ogni donna e per ogni volta.

Nel caso in cui la violazione viene compiuta – contro la loro volontà – con donne zitelle, vergini, non maritate, suore o bizzocche, alla pena di 25 lire si aggiunge quella stabilita dagli Statuti di Perugia: la pena viene dimezzata se la femmina è consenziente

 

Il tradimento

Se un uomo sposato intrattenesse rapporti carnali con una femmina in dispregio della sua donna e, analogamente, se una donna sposata con facesse con un uomo, in dispregio e contro la volontà del suo marito, l’uomo o la donna sarà punito o punita con 10 lire, chiunque sia che contravviene a tali regole.

In questi casi costituisce prova legittima e sufficiente la testimonianza dei vicini.

 

Le sommosse

Se qualcuno nel castello o nei borghi incitasse o promuovesse un tumulto o una rissa in modo da turbare la quiete del castello, coinvolgendo fino a 20 persone oppure provocando un omicidio o un pestaggio, sarà sottoposto alla pena di 10 lire, ferma restando la successiva condanna da parte del podestà di Perugia.

Chi provocasse turbative in consiglio o in assemblea generale, o tramasse e cospirasse, sarà punito con 10 lire che dovrà pagare immediatamente senza processo prima di abbandonare il palazzo.

Chi provocasse una protesta o un tumulto tale da provocare uno scandalo, sarà punito con 40 soldi.

Il podestà dovrà svolgere indagini per individuare tali malefatte, almeno una volta al mese; in caso di negligenza il podestà dovrà pagare unba multa di 100 soldi.

 

I nottambuli

Stabiliamo ed ordiniamo che nessuno debba girovagare per il castello e nei dintorni dopo il terzo suono del campanone del Comune che deve essere suonato dal campanaro la sera non appena l’orologio del castello scocca un’ora dopo il buio; fra i rintocchi deve passare il tempo per recitare un miserere.

Una pena di 5 soldi viene applicata al campanaro per ogni volta che non svolge il suo compito; una pena di 10 soldi viene comminata a chiunque venga sorpreso in giro di notte senza lumi.

Viene esentato dalla pena chi ha lumi o tizzoni, accesi prima di uscir di casa; inoltre vengono esentati i medici o i farmacisti, i fornari che vanno a comandare il pane, chi porta o ritira il pane dal forno, chi va a cercare l’ostetrica ed anche chi dimostra che il lume si è spento per il vento o comunque contro la sua volontà, oppure chi vigila sui fuochi che talvolta i vicini accendo per strada o coloro che la sera stanno al fresco intorno a casa.

 

Le locande

Nessun oste o albergatore può alloggiare alcuno sbandato o ribelle o condannato dalla Santa Chiesa o dalla città di Perugia; non potrà consentire giochi d’azzardo prestando carte, dadi o tavoliere.

L’oste dovrà effettuare la mescita con misure giuste e bollate. Intendiamo proibire agli albergatori di alloggiare più di 10 uomini senza l’autorizzazione del podestà; in tempi sospettosi non si potrà ospitare nessun uomo o donna senza tale autorizzazione, sotto pena di 20 soldi.

Ordiniamo che nessun albergatore alloggi un ospite armato, se prima non abbia deposto le armi o si rifiuti di farlo; sono esentati i soldati e gli ufficiali della Santa Chiesa e della città di Perugia che venissero al castello per ordine dei comandanti dello stesso.

 

I fornai

Ordiniamo che i fornai del castello debbano cuocere bene e secondo legge il pane portato ai propri forni, usando competenza e premura.

Il compenso per la cottura è stabilito in 2 soldi per staio di pane; se tale compenso viene aumentato sarà comminata una pena di 10 soldi per ogni volta. Se, per un difetto di cottura, il pane venisse male, il padrone del pane sarà risarcito. Ogni forno deve essere dotato di un camino che esca fuori dal tetto, per evitare possibili incendi. I panettieri devono tener il pane in vendita riposto in canestri coperti con tovagliette bianche in modo che ai compratori venga appetito e non il voltastomaco.

A chi frodasse nella vendita, sarà sequestrato del pane che verrà assegnato, per amor di Dio, ai poveri dell’ospedale di Santa Croce del Borgo di Sotto.

 

I morti

Affinché le donne si comportino con la dovuta onestà, ordiniamo che nessuna femmina possa o debba uscire di casa per piangere disperatamente qualsiasi morto, dovunque si trovi, sotto la pena di 40 soldi.

E nessuna femmina può accompagnare il morto alla sepoltura, seguendolo piangente e scapigliata.

E nessuna persona, uomo o donna, deve disperarsi sulla tomba dopo che il morto è stato portato in chiesa e seppellito e nei tempi successivi.

A chiunque sarà in grado di provare tale accusa sarà destinato un terzo della pena, purché abbia un testimone degno di fede.

 

La corruzione

Per fare in modo che chi ha incarichi pubblici abbia le mani pulite, stabiliamo ed ordiniamo che nessun amministratore pubblico, nello svolgimento della sua funzione, cerchi di mettere in tasca qualsiasi quantità di denaro, o si comporti con frode o con malizia oppure tenti di barattare i benefici concessi o pretenda con la forza o riceva spontaneamente ricompense. Chi non rispetta queste regole avrà una pena pari al quadruplo di quanto ha frodato, barattato o guadagnato illecitamente. Chiunque si macchierà di questi reati non potrà mai più avere incarichi; i suoi reati dovranno essere segnalati alla pubblica opinione dal banditore in tutti i luoghi frequentati dal frodatore.

 

 

Gli accaparratori

E’ nostra volontà frenare l’avidità e l’avarizia di molte persone che studiano con tutto il loro ingegno per accumulare beni (con dispiacere di Dio e danno del prossimo, non sazi e soddisfatti della loro parte) accaparrando frumento ed altri viveri per poterli rivendere al momento in cui saranno aumentati di valore.

Per questo stabiliamo ed ordiniamo che nessuno ordisca o trami per comprare viveri in questo castello e nei suoi dintorni e, sottraendoli al comune utilizzo, causando carestie.

Per ciascuno stato accumulato sarà applicata una multa di 20 soldi. Chiunque consentirà di smascherare questi accaparratori, accusandoli, riceverà in premio la terza parte della somma.

 

La lebbra

Nel vecchio testamento c’è scritto che chi è infetto da lebbra deve stare segregato dagli altri.

Quindi stabiliamo ed ordiniamo che qualora qualcuno viene infettato dalla lebbra i difensori del castello devono informarlo o farlo informare, con modi caritatevoli e garbati, che è tenuto ad allontanarsi dal castello e dai suoi borghi andando a vivere separato da tutti o in un lebbrosario.

Se il lebbroso accetta l’invito, è meglio; se invece rifiuta di partire entro un’ora, si fa avvertire dal podestà che dovrà lasciare il castello entro 10 giorni sotto la pena di 5 lire; se dopo tale termine non è partito si rinnova l’invito a partire entro 5 giorni, sotto la pena di 10 lire; se dopo tale termine non è partito si concede un altro giorno, sotto la pena di 20 lire.

Se non obbedisce, dovrà sborsare 20 lire e sarà cacciato fuori della porta del castello, a furor di popolo.

 

La pudicizia

E’ evidente come in questi tempi moderni l’onestà sia tornata in cielo e la vergogna abbia abbandonato anche le vecchie: infatti si mostrano e si espongono le parti vergognose senza rispetto di alcuno, neanche delle vergini e delle donne sposate, e con maggior insistenza da parte di chi ne ha più abbondanza; e questo suc cede in diversi luoghi ma in particolare al Tevere, nelle zone frequentate da persone.

Per ovviare a questo sconcio stabiliamo ed ordiniamo che sia punito con 5 lire chi ardisca esporsi senza mutande o altra onesta copertura in acqua, nuotando a meno, al “pietriccio” o al “patollo” lungo il tratto di Tevere che va dal molino dei Calbi al greppo di Cristoforo.

E’ esentato dalla pena chi ha meno di 12 anni e chi si butti in acqua per salvare qualcuno che stia per affogare.

(Per facilitare la lettura le regole sono state riportate dal volgare nell'italiano corrente)

 

Fonti:

“Le regole di vita nella Fratta del ‘500” sono tratte dagli “Statuti della Fratta dei Figliuoli

di Uberto (Umbertide) del 1521” (B. Porrozzi, Ed. Pro Loco, Umbertide, 1980).

Sono state pubblicate nel Calendario storico del Comune di Umbertide – 1ª edizione – 1992.

 

Tutti i Calendari storici del Comune di Umbertide si possono trovare in formato Pdf

sui siti istituzionali: www.comune.umbertide.pg.it / www.umbertideturismo.it

 

La Fratta di Cipriano Piccolpasso

 

A cura di Fabio Mariotti

 

Cipriano Piccolpasso nacque a Casteldurante (l'odierna Urbania) nel 1524. Iniziò a lavorare come architetto militare e fu maestro di fortificazioni; dal paese d'origine passò a Rimini, Ancona, Fano, Spoleto. Appassionato di ceramica, decise di tornare a Casteldurante dove si distinse come creatore di maioliche d'arte e decoratore tra i più raffinati del settore. Qui aprì una fabbrica che ben presto divenne famosa e che formò numerosi lavoranti divenuti poi celebri. Autore di diverse opere di vario genere, deve la sua fama di scrittore soprattutto al trattato “Li tre libri de l'arte del vasaio” (1548) nel quale illustra i segreti di bottega del far ceramica. Qui vengono spiegate dettagliatamente le fasi della produzione dei manufatti ceramici (trattamento delle argille, foggiatura, cottura, smaltatura, decorazione...), le differenti tecniche costruttive, gli strumenti utilizzati, nonché le diverse dosi degli impasti e dei colori.

Il manoscritto è inoltre arricchito da tavole autografe che riportano con dovizia di particolari le tipologie decorative durantine diffuse in quel periodo (trofei, grottesche, cerquate, ...) e da disegni che illustrano varie fasi della lavorazione e gli strumenti fondamentali del ceramista. Il trattato, rimasto sempre in Casteldurante prima e in Urbania poi, divenne famoso a partire dal 1758, quando fu citato dal Passeri nel suo libro sulla storia della maiolica di Pesaro e dintorni. Tra il 1857 e il 1879 fu pubblicato almeno tre volte e il 10 gennaio 1861 fu acquistato per conto del South Kesington Museum (oggi Victoria and Albert Museum) di Londra dove si trova tuttora. Il Piccolpasso morì a Casteldurante il 21 novembre 1579 e fu sepolto nella locale chiesa di San Francesco.

Cipriano Piccolpasso fu per un certo periodo di tempo vice provveditore delle fortezze di Perugia. In tale veste venne inviato, nel 1565, a visitare lo stato delle fortezze dei castelli dipendenti da quella città per constatarne la potenzialità militare e poi riferirne. In questa occasione fu anche alla Fratta, visitò le mura castellane e la Rocca, realizzando due disegni, uno del perimetro delle mura ed una veduta dell'intero castello visto da sud. Piccolpasso proveniva dagli Appennini ed era quasi alla fine del viaggio, iniziato a Perugia il 12 aprile e terminato il 21 giugno 1565. Riportiamo le sue note di viaggio in cui ha annotato tutti i passaggi e le varie spese sostenute. Il tutto è relativo all'ultima settimana, nel quale periodo fu anche in Fratta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piccolpasso riporta notizie sul perimetro di Fratta

"La Fratta di Perugia gira canne 138", intendendo con ciò che il perimetro delle mura castellane, misurato con la canna usata in Perugia (da 5 metri), era di circa settecento metri. Per fare questa misurazione egli ricorreva a uno strumento chiamato "il Bossolo" e spiega anche il modo in cui si usava e gli inconvenienti che possono capitare se non lo si sa adoperare.

Ci da inoltre notizie sulle distanze tra Fratta e le ville e città vicine

Confini della Fratta di Perugia: Tramontana a ponente

Città di Castello lontano miglia X, per confini miglio I;

Montone lontano miglia III, per confine miglio 1/2;

Montalto lontano miglia I, per confini miglia 1/2;

Monte Migiano lontano miglia 2 - 1/2, per confini miglia 1;

Monte Castello lontano miglia 3. Ponente a Mezzogiorno Preggio lontano miglia XII;

Castel Rigone lontano Miglia XIII. Mezzogiorno a Levante

Perugia lontano miglia XII; Assisi lontano miglia XX. Levante a Tramontana Gubbio lontana miglia XII; La Serra e Civitella lontani miglia II.

 

Piccolpasso poi prosegue dandoci le notizie su Fratta e sui suoi abitanti. La descrizione che egli fa del paese e della sua gente, raffrontata con quella di altre città - anche a noi vicine - è tra le più belle in assoluto. L'impressione estremamente favorevole che riportò di questo paese affacciato sul Tevere ("a guisa di lago chiarissimo"), con la sua campagna così ben coltivata, con gli abilissimi artigiani al lavoro nelle botteghe ci fa pensare con curiosità alle immagini che egli vide in questa tarda primavera del 1565 e alla vita dei nostri antenati di quattro secoli e mezzo fa. E, orgogliosi dei frattegiani del Cinquecento, siamo grati a Cipriano Piccolpasso che ne ha saputo descrivere così bene le caratteristiche fondamentali.

 

Riportiamo fedelmente e con orgoglio la sua relazione su Fratta, solo ponendola in una lingua più scorrevole di quella cinquecentesca da lui usata.

“La Fratta ha circa ottanta famiglie.

Questo è un luogo piccolo ma bello, dove è molto piacevole soggiornare ed ha una bella veduta.

Ha il Tevere dalla parte di ponente, come un lago chiarissimo (ricordiamo che la diga sotto il ponte innalzava notevolmente il livello dell’acqua), ma dannoso e di grande pericolo al luogo perché, se non si prendono provvedimenti, in poco tempo, come ha già iniziato a fare, si porterà via il luogo intero (evidentemente si agì in tempo se ciò non è avvenuto!).

Gli uomini di questo paese sono diligenti, solleciti e avveduti perché, lavorando incessantemente il loro piccolo territorio, lo fanno fruttare come un’estesa campagna e un luogo grandissimo.

Qui si lavora benissimo nel costruire archibugi e armi d’asta.

Le mura, pur antiche, sono di materiale solido e robustissimo, ma dappertutto, sopra di esse, ci sono case.

La Rocca è cinta di grosse mura e ha una torre alta circa cento piedi.

Non hanno bestiami né pascoli.

Qui non vi sono armi di alcuna sorta (1)”

 

Conto delle spese sostenute 

- Per una cena a Sassoferrato baiocchi 10

- A coloro che me aiutaro a mesurare baiocchi 30

- Per il cavallo per la Fratta con il garzone baiocchi 25

- Per desinare a Segello et rinfrescare il cavallo baiocchi 50

- Per una cena alla Fratta col garzone et col cavallo baiocchi 35

- Per il cavallo per Castello baiocchi 30

- Per desinare et cena a Castello baiocchi 20

- Per desinare et cena a Castello baiocchi 20

- A coloro che me aiutaro a mesurare li muri baiocchi 30

- Per il cavallo per la Fratta baiocchi 30

- Per desinare et cena alla Fratta baiocchi 30

- A coloro che me aiutaro a mesurare baiocchi 10

- Per il cavallo per Perugia baiocchi 30

- E Più fatto dare alla famiglia de messer Paulo,

dette messer Gherardo soldato de fortezza per le

fatighe di detto messer Paolo baiocchi 50

 

 

(1) Cipriano Piccolpasso – Le piante e i ritratti delle città e delle terre dell’Umbria sottoposte

al governo di Perugia - Ed. Passetto e Petrelli – Spoleto – 1963.

 

Testo pubblicato sul Calendario storico di Umbertide 2003 – Ed. Comune di Umbertide - 2003

Pianta di Fratta di C. Piccolpasso (1565).
Sono chiaramente visibili le tre porte della città: la "Porta castellana" a ponente per C. di Castello; la "Porta senza nome" nell'odierna Piaggiola per Montone e lo Stato di Urbino; la "Porta Romana" a mezzogiorno per l'attuale piazza S. Francesco e Perugia.
Si può notare che la Fratta era allora completamente circondata dalle acque del Tevere e del torrente Reggia.
Disegno della Fratta di C. Piccolpasso (1565)
In alto, veduta di Casteldurante (oggi Urbania) di C. Piccolpasso.
In basso, copertina del libro di C. Piccolpasso sull'arte del vasaio (1548)
 

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