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Dal Castello di Fratta ad Umbertide

(a cura di Francesco Deplanu)

Le prime testimonianze sul castello di Fratta risalgono al 1189. È del 12 febbraio di quell'anno, infatti, l'atto con cui "Fracta Filiorum Uberti", fino ad allora posseduta dai successori di Arimberto, venne sottomessa a Perugia dal marchese Ugolino di Uguccione, ascendente dei marchesi di Petrelle. 

Nei secoli il territorio di Fratta conobbe soltanto una volta una dominazione diversa da quella perugina. Infatti nel 1550, per pochi mesi, il castello con tutto il suo territorio, ville, rendite venne retto da Paolo, e Giovanni di Niccolò Vitelli Domicelli di Città di Castello. Questo non significò una stabile e pacifica vita per il castello della Fratta, sul sito della SIUSA si legge : "Nel 1351 Fratta fu devastata, in occasione delle lotte tra il Visconti e Perugia, dall'armata di Giovanni di Cantuccio Gabrielli di Gubbio, capitano dell'arcivescovo di Milano. Nei decenni successivi, Fratta ed il suo territorio subirono le conseguenze degli scontri tra il capitano di ventura Braccio Fortebraccio da Montone e duemila cavalli mandati da Ladislao d'Angiò re di Napoli, tra il 1403 ed il 1408; fu nuovamente devastata, nel 1478, complice la peste, dalle truppe di Federico duca d'Urbino e, l'anno successivo, dai fiorentini. Infine, anche il Valentino, a capo delle truppe pontificie, muovendo verso Fossato di Vico, la occupò nel 1500." Anche in questo periodo la storia di Fratta dipese dalla vita politica perugina, le lotte tra le diverse fazioni avverse che si svolgevano a Perugia dalla seconda metà del XIV secolo ai primi decenni del secolo successivo ebbero spesso ripercussioni nel nostro paese. Sul sito della Siusa si continua a leggere infatti: " presso il castello di Fratta, in varie occasioni, trovarono rifugio gli esuli; fu precipuo interesse dei perugini, pertanto, "recuperare" o riconquistare il suddetto castello. Nel 1385, ad esempio, Fratta venne occupata dai fuoriusciti, grazie ad una sollevazione capeggiata da Tommaso di Ciardolino, capitano della guardia; riconquistata l'anno dopo da Albertino di Nino di Guidalotto e da Mattiolo di Angeluccio di Colle, essendo capitano della guerra di Perugia Pellino di Cucco Baglioni, Fratta venne ampiamente restaurata, nelle strutture difensive e dotata di un'imponente rocca." Così prese vita la nostra "Rocca". La costruzione fu così affidata da Perugia a Alberto Guidalotti,  architetto fu nominato il “Trocascio”, ovvero Angeluccio di Ceccolo. Venne terminata nel 1389. Oggi la Rocca è  costituita da grandi mura che alla base raggiungono la larghezza di 2,40 metri, è alta più di 30 metri, presenta  con due torrioni circolari, un baluardo quadrato e due porte con ponte levatoio, sebbene oggi ne resti una sola. Altri episodi di occupazioni e recuperi ebbero luogo negli anni 1394, 1431 e 1495. Durante le ribellioni per le gabelle del sale a Perugia e poi la famosa "guerra del sale" del 1540 Fratta però si mantenne fedele al papato e così si salvo dalla distruzione delle mura che avrebbe in caso contrario avrebbe subito.

fig. 1 e 2: La Rocca negli anni '60 e pochi anni fa.

Di questo periodo ci restano i preziosi Statuti del 1521 "...delli sacri statuti del notabile castello della Fratta delli filioli de Uberto contado di Perosa della porta de sancto Angelo". Uno Statuto in volgare che ci dà anche un quadro del linguaggio utilizzato, sebbene adeguato ad una espressione linguistica più chiara e comune al toscano coevo. Il notaio, "Marino di Domenico di Marino Sponta del ditto castello della Fratta servulo minimo della comunità" riscrive quelli rovinati del 1362. Secondo Francesco Mavarelli, che scrive su di essi nel 1903 in “Dell’arte de’ Fabbri nella Terra di Fratta (Umbertide). Memorie e Documenti",  erano copia solamente adeguata di quelli del 1362 andati nel tempo rovinati. 

Ma come era Fratta nel XVI secolo ?

Oltre alle informazioni di Cipriano  Piccolpasso esistono due mappe sempre del XVI secolo che ce lo possono raccontare. Cominciamo da queste meno note di Ubaldo Giorgi e Ignazio Danti.

Grazie allo storico Fabrizio Cece che ce l’ha gentilmente fornita, abbiamo una immagine, un particolare, preso dalla Mappa della Diocesi di Gubbio disegnata da don Ubaldo Giorgi nel 1573. L’intento di rappresentare la Diocesi con tutte le sue parrocchie caratterizza la mappa: si vedono tra le altre, S. Maria, S. Antonio, uno dei primi patroni di Fratta,  S. Andrea e, al centro delle mura di Fratta, S. Giovanni.

Fig. 1 e 2: Mappa della Diocesi di Gubbio disegnata da don Ubaldo Giorgi nel 1573 e Particolare di Fratta. Foto fornita da Fabrizio Cece dall'Archivio Diocesiano.

Nel periodo compreso tra la metà del XVI e gli ultimi anni del XVII secolo la perdita di gran parte della documentazione dell'archivio storico comunale, non ci consente di stabilire se vi siano stati particolari cambiamenti nelle istituzioni. L'anno cruciale per la documentazione è il 1799: si verificò, infatti, la distruzione di una gran quantità di carte comunali in un rogo sulla pubblica piazza. Scrive il Guerrini nella sua "Storia della terra di Fratta, ora Umbertide": "allorquando nel 1799 una masnada di scellerati briganti con cieco vandalismo e furore incendiava nella pubblica Piazza, come infame olocausto a pié dell'albero della Libertà, tutti i libri e le Carte del Municipio". A partire dalla metà del XVIII secolo si assiste ad una stanchezza nei confronti della assunzione di responsabilità pubbliche ed a un progressivo aggravamento di alcuni problemi, quali la formazione del bussolo (per scegliere le varie figure istituzionali) e la scelta degli ufficiali. Da quel momento vennero introdotte norme e figure istituzionali nuove che consentissero il corretto funzionamento del governo della Comunità di Fratta. Fu così che dal punto di vista della gestione delle cariche pubbliche  si continuò con una certa difficoltà organizzativa, fino al quando nel 1787  Pio VI, ad aprile 1785, con una nomina dell'allora governatore generale dell'Umbria, il monsignor Angelo Altieri, trovò nell''avvocato perugino Silvestro Bruschi, il giudice commissario e visitatore generale delle comunità del territorio di Perugia compresa la Comunità di Fratta. Il 28 gennaio del 1787 si tenne così il consiglio generale di Fratta ed emersero, in base a quanto riportano Sargentini Cristiana e Santolamazza Rossella che hanno curato la voce Fratta/Umbertide nel sito della SIUSA, "vistose irregolarità amministrative da ascrivere alle commistioni nell'esercizio delle funzioni assunte dagli amministratori, alle quali si aggiungeva un pesante indebitamento di Fratta nei confronti di Perugia. Vennero pertanto proposti due assistenti sugli affari pubblici, il canonico don Emanuele Cantabrana e il laico Paolo Mazzaforti, come pratici degli interessi della comunità; inoltre, avendo rilevato che il numero dei consiglieri non era fisso, Bruschi ordinò che l'imbussolamento si svolgesse alla sua presenza. Il suo decreto stabilì che era indispensabile la presenza di almeno ventiquattro consiglieri, <<persone possidenti, di buon costume, e capaci>>, lo stesso numero, cioè, degli individui che componevano il bussolo della magistratura, fino a raggiungere il numero massimo di trenta con i membri onorari; e che, per la validità della seduta, erano necessari almeno i due terzi dei consiglieri. Particolare attenzione fu riservata alla redazione e conservazione delle pubbliche scritture, in modo tale che <<ad ognuno dei quattro priori si consegni la sua chiave della publica cassa, ove oltre i documenti, e ricevute originali interessanti la comunità si tenga onninamente chiuso il sigillo grande custodiale e gli altri tutti, eccetto quello delle lettere da rimanere presso il segretario, secondo il solito>>; inoltre, che <<sia cura del magistrato il farsi, che dal segretario si tenghino tutti li libri con esattezza, e sia sempre al paro nel registro degli atti>>". Silvestro Bruschi concluse il verbale della visita alla Comunità di Fratta con una approvazione datata  16 settembre 1787.

Stava arrivando l'epoca della Rivoluzione francese e poi napoleonica, anche per un territorio poco importante come quello di Fratta arrivarono dei cambiamenti. Con la proclamazione della Repubblica romana, il 15 febbraio 1798, i principi innovativi della politica amministrativa francese entrano di pieno diritto negli ex territori pontifici. La carta costituzionale, pubblicata il 17 marzo, contempla la classica tripartizione tra potere legislativo, affidato a due Camere (Senato e Tribunato), potere giudiziario, esercitato da giudici elettivi ed inamovibili, ai tribunali, potere esecutivo attribuito a cinque consoli. Da questo dipendono quattro ministeri (giustizia e polizia, interno, finanze, guerra marina e affari esteri), la grande questura (tesoreria nazionale) e la grande contabilità (computisteria nazionale).Il territorio dello Stato è diviso in otto dipartimenti: del Metauro (Ancona), del Musone (Macerata), del Tronto (Fermo), del Trasimeno (Perugia), del Clitunno (Spoleto), del Cimino (Viterbo), del Tevere (Roma), del Circeo (Anagni). A loro volta i dipartimenti sono articolati in cantoni, ed entro quest'ultimi, che costituiscono la minore delle circoscrizioni statali, le antiche comunità pontificie subiscono un incisivo processo di omogeneizzazione, in quanto soltanto i centri con più di 10.000 abitanti costituiscono una municipalità propria, retta da edili, mentre gli altri vengono raggruppati fino a raggiungere questa soglia minima di popolazione. Fratta divenne così parte del Dipartimento del Trasimeno, con sede in Perugia, come "Cantone" con il suo prefetto consolare: Giuseppe Savelli.  Venne inoltre organizzata la compagnia locale della Guardia nazionale, con un proprio comandante, fu abbattuto lo stemma pontificio e fu dato al Comune il nome di municipalità. Ma la Repubblica dopo 18 mesi cadde con la resa (29 settembre 1799) agli eserciti napoletano ed austriaco. Fratta ritornò così di nuovo sotto lo Stato della Chiesa.

 

Fonti: 

Antonio Guerrini: Storia della terra di Fratta ora Umbertide dalle sue origini fino all'anno 1845 (per Antonio Guerrini completata da Genesio Perugini) - Tip. Tiberina Umbertide, 1883

-Francesco Mavarelli: Dell'arte de' fabbri nella terra di Fratta (Umbertide) - Memorie e documenti - Stab. Tipografico Tiberino, 1903

- Cipriano Piccolpasso, Le piante et i ritratti delle città e terre dell'Umbria sottoposte al Governo della città di Perugia, a cura di G. Cecchini, Editore Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte, Roma 1963.

- Bruno Porrozzi (a cura di), Umbertide nelle immagini. Dal '500 ai giorni nostri, Ass. Pro Loco Umbertide, Tipolitografia Rubini e Petruzzi, Città di Castello, 1977.

- SIUSA (Sistema Informativo Unificato per le Sopraintendenze Archivistiche) su Umbertide

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=50311&RicProgetto=reg-umb&fbclid=IwAR2ydRABe1Uw3MxVbj3WkZrexe4eu0lBSPZe_991_1LGtalgyxlwAo62mww

- http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=profist&Chiave=84&RicProgetto=reg%2dumb

- http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=comparc&Chiave=330615&RicProgetto=reg%2dumb

https://texashistory.unt.edu/ark:/67531/metapth187370/m1/1/zoom/?resolution=6&lat=4964.5&lon=4844

http://www.umbertideturismo.it/content/download/293210/3113338/file/Immagine%20di%20Fratta%20disegnata%20nel%201665.pdf

Foto: Fabrizio Cece

Foto: Francesco Deplanu

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