Umbertide 1944-1946:
dalla Liberazione al Referendum
"L'attività Politico-Amministrativa"

di Alessandro Cancian

Nota dell’Autore

“Umbertide 1944 -1946: Dalla Liberazione al Referendum - L'Attività Politico-Amministrativa”

Questo il titolo della tesi di laurea, che completò il mio percorso di studi presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino, nell’ormai lontano 1992. 

L’intento che mi spinse a intraprendere questo lavoro, oltre alla passione e al piacere di poter studiare e approfondire le vicende passate della mia città, fu principalmente quello di colmare una lacuna che, al tempo, avevo riscontrato nell’ambito degli studi condotti sulla storia di Umbertide e del suo territorio.

Mi ero meravigliato, infatti, che nessun autore avesse mai preso in esame l’immediato dopoguerra (1944 -1946), periodo davvero interessante per i vari fermenti che l’hanno caratterizzato.

Tuttavia, le non poche difficoltà che incontrai nella ricerca delle fonti storiche mi convinsero che tale lacuna storica non era dovuta al disinteresse degli studiosi, bensì alla scarsità e al … disordine nel quale giaceva la documentazione da consultare, cui solo da pochissimo tempo (ovvero da quando fu possibile dar luogo alla pubblicazione degli atti) il Comune di Umbertide stava tentando di dare una degna sistemazione.

Nemmeno la stampa del tempo mi fu di grande conforto; sembrava, infatti, aver quasi totalmente disatteso quanto accadeva nel nostro territorio. Cosi come di scarso supporto furono anche le testimonianze orali, spesso frammentarie e confuse, anche tenendo conto che molti protagonisti delle vicende che mi accingevo ad approfondire erano ormai, purtroppo, scomparsi.

Tutto ciò non mi fece però perdere d’animo; anzi, mi stimolò a un maggiore impegno, sia nella ricerca, che nella verifica delle fonti, sia poi nel “ricucire” gli avvenimenti con il fine ultimo di conferire alla loro successione continuità e attendibilità.

Oltre alle fonti edite come libri, giornali e riviste, il materiale certamente più interessante, perché assolutamente inedito, oggetto di questa mia meticolosa indagine furono gli Atti e il Registro dei Verbali dell’allora C.N.L. Sezione Comunale di Umbertide, e gli Atti e il Registro delle Delibere dell’allora Giunta Comunale umbertidese.

Ancora oggi, come allora, non intendo azzardare una valutazione su quanto sia effettivamente riuscito a concretizzare. Come affermai al termine di questo mio lavoro, mi sarei accontentato di suscitare la curiosità di quegli studiosi che, dall’alto della loro esperienza e professionalità, avrebbero certamente saputo realizzare molto più compiutamente quello che era nelle mie intenzioni.

 

Maggio 2020

Gli ultimi sussulti di guerra

Subito dopo gli eventi politico-militari del '43, alcuni antifascisti umbertidesi prendono contatti con il Comitato di Liberazione Nazionale clandestino (1), senza che le autorità fasciste locali facciano più di tanto per cogliere sul fatto i sovversivi, del resto ben conosciuti in un centro piccolo qual era Umbertide (2).

Sul finire del '43, la presenza dell'esercito tedesco nel territorio dell'Alta Valle del Tevere comincia a farsi più consistente e più pericolosa. Ai soldati della Wehrmacht si affiancano o, ancor peggio, si sostituiscono reparti di SS, che vedono in ogni italiano un "traditore" e si comportano di conseguenza: iniziano allora, soprattutto nelle campagne, razzie e crudeltà di ogni genere.

A contrastare le truppe tedesche e la milizia fascista c'è la I' Brigata Proletaria d'Urto, una neoformazione partigiana meglio conosciuta come la San Faustino, sorta per iniziativa di un gruppo di antifascisti, in prevalenza liberali, capeggiato da Bonuccio Bonucci di Perugia. Quasi tutti provengono dalle zone di Perugia, Umbertide, Città di Castello, Gubbio. La San Faustino opera nell'Appennino umbro-marchigiano ed in particolare nella fascia montana del comune di Pietralunga.

 

 

 

 

E dal momento che la presenza partigiana in questo territorio rappresenta per i tedeschi una seria minaccia al transito sulle vie alternative di collegamento per il trasporto di armi, munizioni e vettovagliamenti, diversi sono i rastrellamenti messi in atto, che coinvolgono o tengono con il fiato sospeso gli abitanti la campagna circostante Umbertide. Eppure le tragedie più grandi devono ancora consumarsi...

Alle 10,20 del 25 aprile del 1944, una squadriglia di 12 cacciabombardieri alleati si getta in picchiata dalle colline della Serra. Obiettivi dell'incursione sono i due ponti sul Tevere: quello della statale "Tiberina 3 bis" (la famosa strada dell'Asse Roma-Berlino) e quello dell'Appennino Centrale Umbro, che collega Umbertide a Fossato di Vico ed Arezzo.

Il popoloso quartiere di S.Giovanni (oggi piazza XXV Aprile) si trova purtroppo a ridosso degli obiettivi: i due ponti restano in piedi, ma ben 74 (sono 70 n.d.r.) inermi cittadini periscono sotto le bombe sganciate da piloti forse troppo giovani ed inesperti.

Nel pomeriggio una nuova incursione che, fortunatamente, non provoca nè vittime nè danni. Tre giorni dopo, con un terzo bombardamento, un'arcata del ponte stradale viene distrutta. Quello ferroviario sarà fatto saltare più tardi dai guastatori tedeschi.

Per molti anni si è dato credito storico ad una voce popolare, la quale riteneva il Commissario prefettizio Ramaccioni responsabile dei morti del bombardamento, per non aver voluto far suonare le sirene di allarme aereo.

Invece, ricerche effettuate dagli studiosi Bruno Porrozzi, Raffaele Mancini e Mario Tosti, hanno consentito di restituire, dopo tanto tempo, verità all'episodio e di togliere questa ombra circa il comportamento del Commissario(3).

Quando, il 20 giugno del 1944, giunge la notizia che Perugia è in mano degli Anglo-Americani, gli abitanti di Umbertide sono convinti che il giorno seguente saranno "liberati" anch'essi.

Ed invece gli Alleati, ormai per strategia bellica consolidata, se la prendono comoda: devono trascorrere ben 15 giorni prima che i fucilieri dell' 8a Armata appaiano tra le macerie del quartiere S.Giovanni. Quindici giorni in cui i tedeschi (dopo la fuga dei principali gerarchi fascisti), restano padroni assoluti del territorio dell'Alta Valle del Tevere, che viene messa a ferro e fuoco.

Ad Umbertide sono dati alle fiamme lo Stabilimento Tabacchi e l'Officina Ferroviaria. Le campagne sono saccheggiate. E, purtroppo, la rabbia nazista si sfoga ciecamente anche su inermi cittadini. Il 24 giugno 1944, nei pressi dell'antico castello di Serra Partucci, a pochi chilometri da Umbertide, un reparto tedesco in ritirata passa per le armi cinque giovani. Il motivo è sempre rimasto oscuro, anche se la voce popolare parla di rappresaglia per un non mai accertato ferimento di un soldato tedesco.

Quattro giorni dopo, in località Penetola, nella campagna della frazione umbertidese del Niccone, senza alcuna ragione (neppure spiegabile alla luce della cruda logica di guerra), un plotone di SS (ma c'è da ritenere che alcuni di essi fossero italiani con indosso le divise tedesche...), si macchia di un atroce crimine: penetrati in piena notte in una casa di contadini, le appiccano il fuoco, sparando su chiunque tenti di scampare al rogo.

Periscono così barbaramente ben dodici persone, tra cui tre donne e cinque ragazzi.

​1. Gli artigiani umbertidesi G. Vestrelli (falegname) ed A. Taticchi (barbiere), insieme al prof. R. Simonucci, ricevevano notizie ed ordini da Pio Taticchi (fratello di Antonio), che risiedeva a Roma ed aveva appunto contatti con uomini del Comitato di Liberazione Nazionale, ancora "clandestino".

 2. Più di una testimonianza orale, comunque, riferisce che il nucleo "storico" degli antifascisti umbertidesi non era mai stato troppo propenso a fare proseliti, soprattutto fra i giovani: e questa sua "chiusura" ha senz'altro evitato fughe di notizie circa le attività del nucleo stesso.

 3. Precisi documenti attestano che il Ramaccioni ha da tempo chiesto un "segnale di allarme aereo", che la Prefettura si rifiuta di concedere.

 

 

 

 

 
 
1975. Bonuccio Bonucci,fondatore della Brigata San Faustino, riceve un'onoreficenza dal Sindaco Celestino Sonaglia 
Il commissario prefettizio Luigi Ramaccioni
 
 

1944 - La Liberazione e il Comitato di Salute Pubblica

Il 5 luglio del 1944 gli alleati entrano ad Umbertide senza incontrare alcuna resistenza.  Le ferite sono, però, ancora troppo vive, troppo profonde tra gli umbertidesi per dar luogo a esplosioni di gioia per l’avvenuta “liberazione”. 

Lo stesso 5 luglio undici cittadini si riuniscono nell’abitazione del maestro Raoul Bonucci per costituire un Comitato di Salute pubblica. Il Maestro Raffaele Mancini, che ne perse parte, riferì quanto segue: 

“Si trattò di una riunione spontanea e del tutto improvvista. […] Eravamo convinti che in qualche modo occorresse agire, ma sinceramente non riuscivamo ad organizzare le cento idee che ognuno di noi andava proponendo. Fortunatamente ci venne in aiuto il prof. Simonucci, vicesegretario comunale e uomo di grande esperienza e di notevole cultura. In poche parole ci convinse che bisognava innanzi tutto far fronte alla situazione di Umbertide, dove il caos rischiava di prendere il sopravvento.

La casa di Raoul Bonucci era a due passi: ci trovammo lì in undici persone. La volontà era quella di definirci Comitato di Liberazione Nazionale, sezione di Umbertide. Ma ci sarebbe voluto il benestare del C.N.L. Provinciale, nonché una rappresentanza dei vari partiti. Il prof. Simonucci propose, allora, la denominazione Comitato di Salute Pubblica […] Prendemmo, dunque, in esame la situazione della nostra cittadina e cominciammo a darci da fare”.

Il Comitato di Salute Pubblica non ha un atto costitutivo. Solo dieci giorno dopo, qualcuno volle dare veste ufficiale a quella riunione informale, redigendo uno scarno elenco di undici nomi, con a fianco il partito di appartenenza:​

Boldrini Nello comunista

Boldrini Nenella  comunista

Mancini Raffaele comunista

Nanni Ramiro comunista

Taticchi Antonio comunista

Simonucci Raffaele - C?

Bonucci Raoul - C?

Rometti Aspromonte socialista

Baldelli Dante  socialista

Ramaccioni Renato P. Azione

Migliorati Giuseppe socialista

E’ curioso notare come il redattore, nel tentativo di attribuire a ciascun

membro del Comitato una connotazione politica, si trovi in qualche difficoltà.

Lo dimostra la lettere C ? a fianco dei nomi di Simonucci e Bonucci (Comunisti?)

Su quanto e su come il Comitato di  Salute Pubblica operi, non si hanno

documenti ufficiali, ma sappiamo per certo che uno dei primi incarichi che

esso si attribuisce è quello di formare squadre di “viglianti” per evitare atti

di sciacallaggio tra le macerie e le case che la gente “sfollata” ha lasciato

incustodite. Si dà da fare anche per combattere il mercato nero e, soprattutto,

vengono presi i primi contatti ufficiali con sezione provinciale del Comitato di

Liberazione Nazionale, che ha sede a Perugia.

Comunque, al di là della sua specifica attività, va riconosciuto che il Comitato di

Salute Pubblica, in questi momenti di forte disorientamento, svolge un ruolo di

fondamentale importanza sul piano dello stimolo e del coordinamento delle prime, frenetiche iniziative, in attesa che gli organi ufficiali riprendano il controllo della vita politica ed amministrativa di Umbertide.

Arriviamo così al 23 luglio 1944, giorno in cui si costituisce la sezione locale del C.N.L. di Liberazione Nazionale, il Comitato di Salute Pubblica si scioglie, anche perché il Governatore Militare Alleato ha, ormai, nominato un Sindaco.

1944 – L’Amministrazione Comunale … i primi passi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Governatore Militare Alleato nomina Sindaco il dottor Mariano Migliorati, medico chirurgo. 

Il Sindaco, al quale era stato affidato il mandato di formare una Giunta Comunale, dopo alcuni giorni propone al Governatore Militare Alleato una rosa di nomi tenendo conto più alla loro posizione morale rispetto a quella politica. I nomi sono tutti accettati.

Composizione della Giunta Comunale:

Giuseppe Migliorati, Aspromonte Rometti e Tramaglino Cerrini sono socialisti; Nello Boldrioni e Giuseppe Rondoni sono comunisti; Francesco Martinelli è vicino al Partito di Azione; Renato Ramaccioni è liberale; Attilio Scannavini è democristiano, insieme forse a Giorgio Rappini, del quale non si hanno notizie precise. Segretario Comunale viene nominato A. Bartolomei.

La Giunta si riunisce per la prima volta il 9 agosto 1944 ed immediatamente delibera, su ordine del Governatore Militare Alleato, di prendere provvedimenti disciplinari nei confronti di quei dipendenti comunali che, “dati precedenti politici” non possono restare in servizio. Vengono cosi individuati 16 impiegati, che dal 15 agosto verranno sospesi dal servizio e dallo stipendio. Provvedimento che avrà un lungo strascico e sarà oggetto di numerose contestazioni e diatribe tra Comune e Prefettura.

Inoltre, si fa presente che in paese sta dilagando il malcontento a causa del triste fenomeno dell’accaparramento: risulta, infatti, che la maggior parte dei commercianti e dei produttori ha accumulato e nascosto in magazzini improvvisati “partite di vario genere” che vengono vendite a “mercato nero”.

Nasce, allora, il sospetto che gli impiegati dell’Ufficio Annonario e il Corpo dei Vigili Annonari non facciano il loro dovere, o che addirittura siano complici di tale situazione. Si decide, perciò, di licenziare alcuni impiegati (sostituendoli con nuovi) e di sospendere a tempo indeterminato i suddetti Vigili. Al loro posto è istituito un Nucleo di Polizia Annonaria (come del resto impongono le disposizioni degli “organi superiori”) cui affidare il compito di eseguire accertamenti circa le vere o presunte irregolarità che molti cittadini vanno denunciando.

Quindi la Giunta, viste le gravi condizioni in cui versa la quasi totalità della cittadinanza, provvede alla nomina dei membri che dovranno comporre il Comitato di Amministrazione del Locale Ente Comunale per l’Assistenza (E.C.A.), così come ordinato dalla Prefettura di Perugia.

Il 28 agosto 1944 la riunione della Giunta Comunale è dedicata alla nomina del nuovo primario dell’Ospedale Civile di Umbertide. L’incarico (su proposta dello stesso Governatore Militare Alleato) è affidato al sindaco in persona, dott. Mariano Migliorati, che subentra al dott. M. Valdinoci, sospeso per motivi politici, e compreso nell’elenco compilato nella seduta del 9 agosto.

 

Giuseppe Migliorati sostituisce Mariano Migliorati alla guida del Comune

 

 

 

 

 

 

Il 2 settembre 1944 la carica di Sindaco resta vacante e dunque si deve procedere a una nuova nomina. Anche in questo caso è il Governatore Militare Alleato a indicare il sostituto, scegliendo tra i membri della stessa Giunta il geometra Giuseppe Migliorati, molto conosciuto ad Umbertide, e molto stimato.

Anche se ufficialmente non risultano né da parte degli uomini del C.N.L. né da parte della Giunta obiezioni a tale scelta, quasi sicuramente qualche contrasto deve esserci stato, perché con l’entrata in vigore del nuovo Sindaco si ha un rinnovo quasi totale della Giunta , che ora risulta allargata a 12 membri. Scorrendone i nomi, costatiamo che della precedente restano i soli A. Martinelli del Partito d’Azione, ed il socialista A. Rometti, per altro intimo amico del Sindaco. E appare, altresì significativo, che degli altri 10 membri nessuno appartenga al Partito Comunista.

La Nuova Amministrazione s’impegnò immediatamente per risolvere i problemi più urgenti. A tale proposito il Sindaco inviò una relazione molto dettagliata al Prefetto di Perugia, circa le disastrose condizioni in cui versava la cittadina di Umbertide e il territorio comunale in genere, offrendo anche preziosi consigli sul modo di affrontarle e risolverle.

Per combattere il triste fenomeno dell’accaparramento e del così detto “mercato nero” e per far fronte alla mancanza di negozi, nel mese di agosto l’Amministrazione Comunale crea un Bottegone Comunale del Popolo, per la distribuzione dei generi razionati, raccolti in un apposito Centro presso il quale possono confluire tutti i produttori. 

La direzione è affidata ad un Consiglio provvisorio di Amministrazione, presieduto da due uomini della Giunta (i socialisti Aspromonte Rometti e Tramaglino Cerini), i quali ne curano l’organizzazione e il funzionamento. Si dice che il Bottegone continuerà a funzionare sino a quando non sarà ripristinata la normale attività commerciale, per poi decidere se chiuderlo o trasformarlo in una cooperativa di consumo. L’iniziativa trova ampi consensi e così, in poco tempo, il Bottegone si trova a dover far fronte ad una mole di lavoro che nessuno si aspettava. Si decide quindi di trasformarlo in una cooperativa di consumo. A tale riguardo il Rometti si incarica di redigere un “volantino” inviato a tutti i lavoratori, affinché si facciano soci.

Nell’intestazione del Volantino notiamo che Rometti ha sostituito, alla popolar-dialettale dizione “Bottegone” quella più tecnica di “Magazzino”. Ma il 12 novembre 1944, quando davanti al notaio si deve redigere l’atto costitutivo, prevale il sentimento della tradizione, e la cooperativa viene chiamata con il suo primo nome “Bottegone Comunale del Popolo”. Vengono assegnate 191 azioni, per un totale di £ 20.300. A titolo di cronaca, il Bottegone funzionerà fino agli anni settanta, quando sarà sostituito dalla COOP –Umbria.

Altra delicata situazione cui la Giunta deve far fronte è quella degli alloggi. Dopo le incursioni belliche la popolazione si è sparsa un po’ dovunque, ma preme per rientrare in paese, dove però molte abitazioni sono andate distrutte, e molte altre danneggiate. Si creano, così, un apposito Ufficio ed una apposita Commissione che sovraintendano ai servizi del caso. L’assessore Arnaldo Zurli presiede al censimento degli alloggi ed all’assegnazione degli stessi.

Viene stabilito che ogni vano debba essere occupato da almeno due persone e, nei casi in cui sia possibile, si invitano le famiglie ad accogliere altre famiglie. Si nomina anche una Commissione per fissare i prezzi degli affitti che dovranno essere equi e consoni alla situazione economica dell’affittuario. Cosi facendo, si riesce a tamponare una situazione drammatica.

Circa la viabilità, la Giunta si fa promotrice di un Consorzio volontario tra gli interessati, per la costruzione di passerelle in sostituzione dei ponti distrutti nell’ambito del territorio comunale. Viene quindi nominata una Commissione per il Consorzio ricostruzione-ponti, alla quale è affidato l’incarico di stilare preventivi e di vigilare sui lavori.

Ad autunno inoltrato si pone l’esigenza di provvedere in qualche modo al riscaldamento delle abitazioni e si decide di distribuire carbone e legna alla popolazione attraverso la speciale Commissione legna e carbone che dovrà operare per far si che la distribuzione avvenga in maniera equa e privilegi i più bisognosi.

Queste, dunque, le iniziative prese dalla Giunta Comunale dall’agosto al novembre del ’44. Non è poca cosa, se si considera che essa deve agire in perenne conflittualità con la locale sezione del C.N.L. , la quale vede sempre più nella figura del Sindaco un’espressione del potere prefettizio (o di quello del Governatore Militare Alleato) e non della volontà dei cittadini umbertidesi.

Una conflittualità che finisce col determinare le dimissioni del Migliorati, nonostante il  Governatore Militare Alleato cerchi in tutti i modi di evitarle. Al suo posto è nominato l’avvocato Renato Ramaccioni del Partito Liberale, primo presidente del C.N.L. e già membro della Giunta presieduta dal dott. Mariano Migliorati.

Il 29 dicembre viene nominata una nuova Giunta, composta di 6 membri: 2 comunisti (Dante Baldelli e Giuseppe Rondoni), 2 socialisti (Tramaglino Cerrini e Virgilio Occhirossi) e 2 che si dichiarano “appartenenti a nessun partito” (Francesco Martinelli e Lodovico Conte Ranieri).

Il Conte Ludovico Ranieri presenzierà solamente  a questa prima riunione, poi risulterà sempre assente. C’è quindi da supporre che la sua rappresenti una nomina “di comodo”, forse per accontentare l’abbiente borghesia umbertidese e per bilanciare, almeno in parte, la totale assenza delle Democrazia Cristiana.

Riproduzione del documento originale
Il dott. Mariano Migliorati
Giuseppe Migliorati
1945 - L’Amministrazione Comunale ... tra speranze e delusioni

Il 18 gennaio 1945 riprende l'attività amministrativa; ma essa sembra procedere un po‘ a rilento o, almeno, non più in spirito con quella spinta di entusiasmo che ha caratterizzato la precedente Giunta guidata dal Migliorati.

Individuare con esattezza i motivi di tale rallentamento operativo non è facile, perché la documentazione è davvero scarsa. Basandoci sulla corrispondenza che il Comune tiene con il C.L.N. e coni vari comitati locali, possiamo innanzitutto dedurre che esso si trova in enormi difficoltà finanziarie, che non consentono di intervenire con efficacia sulla disastrosa realtà economica sociale.

A ciò si aggiunga che l’operato dell’Amministrazione Comunale, con il trascorrere dei giorni, cade sempre di più sotto il controllo degli organi superiori (della Prefettura in particolare). Essi, infatti, danno precise direttive e magari impongono specifici capitoli di spesa, che non solo lasciano insoddisfatte le esigenze concrete e quotidiane di gran parte della popolazione, ma acuiscono i già malcelati contrasti fra la nuova giunta e il C.N.L.

L’Amministrazione Comunale si trova così ad agire in un clima tutt’altro che sereno. Da una parte, le direttive di uno Stato che si va a poco poco riorganizzando nel suo apparato burocratico: dall’altra, le pressioni dei Comitati locali, decisi a risolvere certe situazioni in modo più radicale.

Nonostante tali difficoltà di percorso, la Giunta riesce comunque a prendere qualche lodevole iniziativa.

Viene ad esempio creato L’Ufficio Economato, facente parte della sezione Ragioneria, cui sono attribuite, tra le altre mansioni, quelle di provvedere al trasporto dei cittadini indigenti per causa di guerra ed al pagamento dei sussidi ai poveri.

Viene nominata una nuova Commissione per la decisione in primo grado dei ricorsi contro le imposte Comunali, con il dottor Mariano Migliorati alla presidenza: si spera che il primario dell’Ospedale, che tutti stimano per la sua professionalità ed onestà, possa in qualche modo evitare la valanga di contestazioni che giungono agli uffici comunali.

Tuttavia, ha appena risolto questa "grana", e già la Giunta del Ramaccioni è chiamata ancora a misurarsi con il grave problema degli alloggi. Purtroppo il numero dei senzatetto è ancora rilevante, perché i lavori di ristrutturazione procedono a rilento. D’altro canto, i proprietari d’immobili non hanno alcuna fretta di accelerare i lavori di ripristino di alloggi, che poi magari saranno costretti a cedere in affitto a ormoni irrisori...

Viene, allora, formato un Comitato per le Riparazioni Edilizie, presieduto dall’ingegner Dante Pannacci, con il geometra Giuseppe Migliorati rappresentante dei senzatetto e l’ingegner Giovita Scagnetti in qualità di rappresentante dei proprietari di abitazioni. Anche le condizioni assistenziali e previdenziali degli operai agricoli (che hanno ripreso a lavorare nelle campagne), lasciano molto a desiderare, per cui si nomina una Commissione che svolga accertamenti in merito.

Però, nonostante non se ne stia con le mani in mano, l’Amministrazione Comunale non riesce a ricucire un sereno rapporto con il C.L.N . E ciò deve crearle non poche difficoltà di azione, perché agli inizi del mese di aprile il Sindaco comunica al C.L.N . di aver rassegnato le proprie dimissioni nelle mani del Prefetto, che però le ha respinte.

Appare evidente che questa sia un’accorta mossa del Ramaccioni, per significare che lui non vuole restare in carica...a dispetto dei santi. Può essere, d’altro canto, anche un preciso segnale di disponibilità a voler ristabilire buoni rapporti con il C.L.N.

Astorre Bellarosa viene nominato Sindaco di Umbertide

La situazione resta, tuttavia, quella che è. E allora il 26 aprile, adducendo motivi di lavoro, il Ramaccioni se ne va a Roma, dopo aver delegato l’assessore anziano Giuseppe Rondoni a sostituirlo. Ma il Rondoni è rappresentante del PCI e la delega non viene approvata dal Prefetto, che il giorno seguente invia ad Umbertide un suo Commissario, affinché assuma la direzione del Comune. Appare chiaro che non si vuole lasciare l’Amministrazione nelle mani di una Giunta presieduta da un comunista, per di più molto vicino (per vincoli ideologici e amicali), ad alcuni uomini del C.L.N.

In verità G. Rondoni è uomo di grande spessore morale, che ha sempre anteposto

gli interessi della comunità a quelli del partito e, soprattutto, ai suoi. Ma, come

sempre succede, queste doti gli verranno riconosciute solo dopo la morte...

Intanto da Roma l’avvocato Ramaccioni insiste affinché vengano accettate le proprie

dimissioni ed il Prefetto non può che prenderne atto, concedendo il nullaosta per

una nuova nomina. Forse il C.L.N. vorrebbe riproporre il Rondoni, ma l’opportunità

suggerisce di non...forzare la mano. Si cerca allora di trovare una persona che risulti

gradita a tutti: C.L.N., popolazione, Governatore e Prefetto. La scelta cade sul

comunista Astorre Bellarosa, un artigiano autodidatta, uomo di vasta esperienza

umana e, soprattutto, di grande equilibrio. La sua nomina porta la data del

6 maggio 1945. La nuova Giunta si insedia invece il 24 maggio. È in gran parte

formata da comunisti e socialisti: Astorre Bellarosa, Giuseppe Rondoni, Vincenzo

Rondoni, Renato Martinelli e Pasquale Ceccarelli del P.C.I.; Dino Bernacchi ed

Arnaldo Zurli del P.S.I., Guido Guidi della D.C.

Nonostante le buone intenzioni, anch’essa non può fare certo miracoli nell’affrontare

e risolvere i problemi che restano sempre gli stessi; ma in compenso, può chiedere

sacrifici alla popolazione perché ne ha ampio consenso e grande fiducia.

La crisi finanziaria costringe, infatti, a prendere dolorosi provvedimenti: si impongono le più rigorose parsimonie nella erogazione delle spese e la revisione di tutti i servizi affinché possano funzionare col minimo personale. Ecco che l’Ufficio Tecnico è costretto a licenziare un impiegato e tutti i lavoratori fissi (falegnami, fabbri, muratori…), oltre a ridurre il numero dei cantonieri.

Prende il via un piano di ricostruzione

Nel Frattempo la Giunta attiva un piano di ricostruzione razionale e concreto, affidandone la realizzazione allo steso Ufficio Tecnico, coadiuvato da una nuova Commissione Edilizia e da tutti gli ingegneri, i geometri, gli artisti ed i professionisti del capoluogo. Il Piano di Ricostruzione e Ampliamento viene approvato nella seduta del 21 luglio.

Inoltre, dal momento che la Prefettura non vi ha ancora provveduto, con una sottoscrizione tra tutti i cittadini si raccolgono quarantamila lire da impiegare per lo sgombero delle macerie che ostruiscono la piazza principale1 e le vie adiacenti.

Come aveva fatto il Migliorati, anche il Sindaco Bellarosa sollecita la Prefettura affinché si prendano provvedimenti per la sistemazione delle scuole, che dovranno assolutamente ricominciare a funzionare.

A tale riguardo, assume notevole significato una delibera della Giunta che dà parere favorevole all’istituzione di un Liceo Scientifico “pareggiato”.

Qualche mese prima, l’Associazione di Educazione Nazionale “A. Vespucci” aveva proposto di aprire ad Umbertide una prima classe di Liceo Scientifico. La proposta appariva allettante, ma l’Amministrazione Comunale non avrebbe potuto impegnarsi finanziariamente. Si erano, quindi, mossi alcuni privati che si erano dichiarati disponibili ad elargire il contributo necessario.

E così, nella seduta del 30 agosto, il Sindaco informa che ciò non costituirà un aggravio per il Comune, poiché la popolazione si è offerta di coprire l’impegno di ventiquattromila lire annue. La Giunta dà quindi parere favorevole. Il Liceo, tuttavia, comincerà ad operare solo nel 1946.

Nel mese di settembre si discute circa la proposta di agevolazione tributaria per la fabbricazione di nuove costruzioni. Si pone l’accento sulla necessità impellente di incoraggiare con ogni mezzo le iniziative tendenti a costruire nuove abitazioni civili, non solo per venire incontro alle numerose famiglie ancora sinistrate, ma anche per far fronte, in qualche modo, al fenomeno della disoccupazione che, in vista dell’inverno, rischia di aggravare la già precaria situazione economica di Umbertide.

Si deicide, allora, di concedere la totale esenzione sull’imposta di consumo di tutti i materiali edili a tutti coloro che inizieranno i lavori entro il 1945, per condurli a termine il più presto possibile. Saranno ammessi solo ritardi obbiettivamente dimostrabili. I fabbricati portati tempestivamente a termine godranno, per un periodo di cinque anni, dell’esenzione dell’imposta comunale.

E’ questa una deliberazione che si rivelerà di fondamentale importanza per la rinascita di Umbertide.

Sempre nel mese di settembre, il Sindaco – dando applicazione ad un decreto legislativo Luogotenenziale dell’ 8.3.1945 – avvia la costituzione di un Consiglio Tributario, organo di nomina elettiva, che ha il compito di affiancare l’opera degli uffici finanziari per un ampia e perequata azione fiscale.

Sul finire del 1945, quando si vanno a fare i consuntivi, ci si accorge che il deficit aumenta. Ed allora l’Amministrazione comunale si vede costretta a prendere un’altra decisione piuttosto “impopolare”, ma inevitabilmente dettata dalla necessità di dare respiro ad un bilancio sempre più asfittico: ripristina la vendita degli stabili popolari siti in via XX Settembre , la cui asta era stata interrotta nel lontano 1925. Queste case sono, in questo periodo, abitate da famiglie disastrate che pagano, quando possono…, un affitto puramente simbolico. Il che costituisce per l’Amministrazione Comunale un’ingente perdita.

Eppure, nonostante l’anno si chiuda con l’ulteriore richiesta sacrifici, e soprattutto alla popolazione più indigente, dobbiamo affermare che l’amministrazione Bellarosa ha segnato un passo decisamente positivo nel difficile cammino della ricostruzione.

E lo ha fatto, in modo particolare, sul piano della ricostruzione “morale”, operando sempre con grande onestà e trasparenza, coinvolgendo quanto più possibile i cittadini che, responsabilizzati ad una partecipazione dimenticata da anni, si mostrano disposti, almeno in gran parte, ad affrontare i sacrifici con la consapevolezza di farli per un domani migliore.

1. Il 5 luglio, su proposta del C.N.L. la piazza è stata intitolata a Giacomo Matteotti, martire per la democrazia.

 
Astorre Bellarosa
 

1946 - Si torna alla partecipazione democratica. Le prime consultazioni elettorali

Nei primi mesi del nuovo anno l’attività dell’Amministrazione Comunale è quasi totalmente dedicata alla preparazione delle imminenti scadenze elettorali (1), che si calano in uno scenario reso drammatico dalle gravi difficoltà economiche e sociali in cui il Comune di Umbertide si dibatte, e per la cui risoluzione continua sempre ad operare. 

Citiamo, ad esempio, il suo fattivo apporto in favore dei disoccupati, con la creazione di un Comitato per l’Assistenza Invernale; la costituzione di un Consiglio di Amministrazione del Civico Ospedale; l’istituzione di un Servizio di Trasporto Pubblico tra Umbertide e Perugia; la formazione di un uovo comitato per la ricostruzione di Umbertide (il Comitato post bellico).

Ma il desiderio di portare a termine vittoriosamente quella rivoluzione per la libertà, che era nata con le lotte partigiane, e che stava per essere sancita da una libera scelta democratica davanti alle urne, conferisce un entusiasmo così grande che, spesso passano in secondo piano perfino i gravi problemi contingenti.​

Le elezioni amministrative​

La consultazione elettorale amministrativa, che dovrà svolgersi il 7 aprile, nel territorio umbertidese trova ben organizzati solamente tre partiti: Partito Comunista, Partito Socialista e Democrazia Cristiana.

La contesa, tuttavia, non sarà a tre; nel novembre del 1945, infatti, le locali sezioni del P.C.I, e del P.S.I. hanno stipulato un patto di unione, che li conduce a presentarsi sotto un’unica lista (2)

Si tratta, quindi, di uno scontro diretto che, implicando di mettere alla luce in modo inequivocabile le inevitabili diversificazioni politiche e ideologiche, sicuramente sconvolge l’immagine di leale collaborazione offerta sin qui dai partiti. Ovviamente con questo non si vuole affermare che sino a quel momento ci fosse stata una totale assenza di contrasti. Ma il comune slancio antifascista e repubblicano riusciva, almeno nella maggior parte delle occasioni di disputa, a non scatenare aspre diatribe ideologiche, sia in seno alla Giunta, sia nelle file del C.N.L. 

La campagna elettorale è in gran parte lasciata all’improvvisazione e al volontariato.

Più passionale, ma anche più concreta ed incisiva appare quella dei socialcomunisti, condotta capillarmente dai vari attivisti che battono palmo a palmo l’intero territorio comunale, talvolta spingendosi anche oltre (3).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di uno di tali interventi elettorali abbiamo significativa testimonianza in due articoli apparsi rispettivamente sul settimanale socialista “La Rivendicazione” (distribuito nel territorio dell’Alto Tevere) e su “Il Socialista”, periodico del P.S.I. di Perugia. Si dà notizia di una gita propagandistica dei socialcomunisti umbertidesi nella frazione di Preggio, considerata ancora molto legata al fascismo. A turno, parlano comunisti e socialisti. Viene citato anche l’intervento di una compagna della sezione del P.C.I. di Montecastelli.

​Apparentemente più cauta e meno eclatante, ma non per questo di minore intensità, appare l’attività della Democrazie Cristiana, che in massima parte affida la propria campagna elettorale alla collaborazione dei parroci, che cercano di fare opera di persuasione soprattutto nei confronti delle donne, più facili a cadere nei sensi di colpa, quando viene loro prospettato il rischio di non poter entrare più in chiesa o, addirittura, quello della scomunica (4).

Ne fa testo una Pastorale che, su direttiva del Vescovo, i parroci dovranno leggere nel corso di una messa domenicale di fine gennaio e che, quasi sicuramente, contiene accuse contro il comunismo e il socialismo.

Non sono riuscito a rintracciate il testo della Pastorale, ma abbiamo trovato un articolo de “La Rivendicazione” del 2.2.46, in cui si fa una severa critica non tanto al suo contenuto (che l’articolista ammette di non conoscere), quanto al modo in cui essa è stata letta e spiegata ai fedeli.

​Anche se l’articolo è integralmente riportato in calce al presente capitolo, val la pena farne risaltare alcuni passi: “…non possiamo non rilevare lo spirito settario…di qualche canonico commentatore, che…si è sentito in diritto di promulgare anche pene ultraterrene per chi non si fosse attenuto ai dettami della pastorale in questione…”, ed ancora “… Lo scandalo suscitato…dimostra quanto sia inopportuna la propaganda, nettamente politica, fatta in chiesa a favore di un solo partito…” e prosegue “…il clero è nettamente conservatore e svolge questa campagna intimidatoria sulle anime pe poter continuare ad essere il pilastro principale della reazione e del capitalismo “.

​Per amore di verità corre comunque l’obbligo di precisare che non tutti i preti sono così solerti nella propaganda. Ad esempio Mancini e Palazzetti ricordano benissimo che alcuni parroci della campagna umbertidese disattendono le direttive della Curia e non leggono, in quella domenica, la lettera in questione.

I due giornali di ispirazione socialcomunista pubblicati e distribuiti nell’Alta Valle del Tevere (il già citato “La Rivendicazione”  e il settimanale comunista “Voce Proletaria”), concedono ampio spazio alla cronaca del comprensorio di Città di Castello, ma solo rarissimamente parlano di ciò che accade ad Umbertide.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al contrario, il quindicinale religioso “Voce Cattolica”, e il quindicinale democristiano “Libertà”,  si fanno sentire in più di una occasione.

​Nell’uscita del 23 febbraio 1946, la “Libertà” affronta per la prima volta il tema delle elezioni amministrative nel Comune di Umbertide, parlando di grande attesa elettorale in seno alla Democrazia Cristiana, la quale ha risposto all’alleanza socialcomunista allargando la lista dei propri candidati ad alcuni indipendenti. 

In verità, più che di “indipendenti” veri e propri si tratta di rappresentanti di quei partiti (quali ad esempio il P.L.I.) che non si presentano alla tornata elettorale: ciò, evidentemente, nel tentativo di raccogliere il voto dei simpatizzanti dei suddetti partiti. Si precisa, inoltre, che il partito democristiano si presenterà con il suo carattere ben distinto, che però non vuol dire rinuncia a collaborare per l’interesse del popolo. 

Tale, espressa, dichiarazione alla “collaborazione” (anche se non si può escludere che sia dettata da vera disponibilità), appare forse più realisticamente da interpretarsi come un “mettere le mani avanti”. I democristiani umbertidesi, infatti, ben sanno di partire in situazione di svantaggio rispetto alle “sinistre” ; ed allora non si vogliono irretire in sterili quanto irritanti posizioni di netta spaccatura con i diretti concorrenti.

Lo stesso articolo termina con l’esprimere dubbi circa la fusione tra P.C.I. e P.S.I. che, apparentemente dettata da unità di intenti e concordia, in realtà costituisce una sorta di forzatura che ha lasciato scontenti diversi candidati i quali, oltre ad essere contrari ad alcuni punti del programma, … puntavano all’affermazione individuale. 

Un altro cavallo di battaglia della propaganda democristiana è rappresentato dalla lettera con la quale il dott. Stefano Codovini (che è stato, seppure per un periodo brevissimo, nel Direttivo del C.N.L.), giustifica le proprie dimissioni dal Partito Comunista, in seno al quale svolgeva funzioni di oratore e propagandista.

Il quindicinale religioso “Voce Cattolica”, nell’uscita del 30 marzo1946, dà grande risalto a questa vicenda, in un articolo dal titolo “P.C.I. in crisi?” , che inizia con l’annunciare, molto sottilmente, che il Codivini si è dimesso perché divenuto cattolico.

In verità, la formazione e l’educazione del Codivini erano già di chiara matrice cattolica e la sua adesione alle file del P.C.I., probabilmente dovuta ad una certa influenza dello zio Riego, non era mai stata troppo convinta. Ma l’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, e così l’articolo si conclude con il citare testualmente le parole dell’ “ex comunista”.  Scorrendo alcuni passi, notiamo che si tratta di un vero e proprio “j’accuse” contro l’ideologia marxista:

“Essendo il comunismo, una filosofia materialista, non riconosce né Dio né la religione…I capi del comunismo hanno sempre contestato la religione, risultando quindi atei e materialisti…Oggi il P.C.I. annovera nelle sue file anche cattolici ma è tutta tattica temporanea e utilitaristica…Quindi il cattolico che risiede in tale partito è un cattolico che si prodiga affinché nasca una società dalla quale sarà ripudiato.”

Anche la vicenda del parroco della vicina Montone diventa motivo di polemica elettorale.

“Voce Proletaria” del 23 marzo 1946, pubblica la notizia dell’arresto del prete, accusato di avere sottratto undici quintali di grano, non conferendoli ai granai del popolo. Ma il 31 marzo, “Voce Cattolica” si premura di annunciare che il Tribunale ha ampiamente dimostrato che trattasi di equivoco, e non perde l’occasione per stigmatizzare il comportamento di chi ha strumentalizzato l’episodio per diffamare ampiamente il parroco nei discorsi di propaganda.

Alquanto interessante, per assaporare il clima nel quale si svolge la campagna elettorale, è anche l’elzeviro che “Libertà” pubblica appena un giorno prima delle elezioni (e cioè il 6 aprile 1946), dal titolo “…Sottovoce…a questi allegri compagni…” e formato con lo pseudonimo di “quello che ride”.

Sicuramente si fa riferimento al fatto che nel corso della campagna elettorale spesso gli oratori della D.C. erano talmente contestati e disturbati, da non poter condurre in porto il comizio. Credo valga la pena riportare l’articoletto, redatto con un’ironia del tutto particolare e, nell’ultima riga, anche un po’ … ermetica:

“Sottovoce perché altrimenti scenderebbero giù con la doppietta. Siete (voi delle zone dove i nostri rappresentanti hanno parlato) dei mattacchioni: tenete allegri i vostri amici, quando è il turno dell’esponente D.C., vi ritirate ordinatamente sugli alberi o sui muretti e cominciate ad urlare e fischiare. Poi voci “autorevoli” ci dicono che sono solo degli elementi irresponsabili e che saranno presi i dovuti provvedimenti (numerosi questi irresponsabili…). Ma noi non volevamo rimproverarvi, cari compagni così allegri: volevamo solo domandarvi, dopo avervi fatto balenare davanti agli occhi l’immagine del cane da pagliaio che abbaia da lontano, se la signora democrazia è sempre florida e grassa come noi ci auguriamo”.

I programmi dei due schieramenti elettorali

Insomma, il dibattito che coinvolge i due schieramenti è piuttosto vivace e, talvolta, perfino aspro. Ma dobbiamo, altresì, riconoscere che il carattere amministrativo di queste prime elezioni favorì, in ultima analisi, anche un costruttivo scambio di opinioni e di proposte sui temi della ricostruzione urbanistica, della riorganizzazione della vita sociale e, appunto, amministrativa. Per avere conferma di ciò, è sufficiente fare una comparazione del programma elettorale dei Socialcomunisti e quello dei Democristiani.

Il programma del P.C.I. e P.S.I. (che consta di 10 punti), è riportato da “Voce Proletaria” il 13.3.1946.

Quello della D.C. (sintetizzato in 11 punti), viene invece pubblicato da “Libertà” il 30.3.1946.

Ebbene, 8 punti sono pressoché identici:

  1. Immediata ed energica sistemazione delle finanze e degli uffici tecnico-amministrativi del comune;

  2. Stesura di un nuovo piano regolatore e costruzione di case popolari;

  3. Osservanza scrupolosa della legge che obbliga i proprietari terrieri a ristrutturare le case coloniche bisognose di interventi,

  4. Rapida riattivazione della ferrovia e delle comunicazioni con le zone limitrofe;

  5. Miglioramento della Sanità, con particolare riguardo alla sistemazione e al potenziamento del Civico Ospedale;

  6. Ampliamento e sviluppo industriale, coinvolgendo imprese pubbliche e private, per dare “pane e lavoro”;

  7. Sistemazione dell’acquedotto, nel capoluogo e nelle frazioni;

  8. Interventi a favore della scuola: combattere l’analfabetismo; dare impulso agli asili d’infanzia; costruire edifici scolastiche nelle frazioni; istituire centri ricreativi; dare avvio all’attività didattica del Liceo Scientifico.

Dei restanti tre punti del programma della D.C., due si riferiscono rispettivamente al potenziamento dell’agricoltura e alla doverosa sistemazione dei reduci.

Il primo punto è, invece, a carattere più squisitamente politico. Si auspicano libertà ed autonomia del Comune all’interno del quadro nazionale, insieme ad una diretta partecipazione dei cittadini alla vita di Umbertide, magari ricorrendo ad un referendum, se il caso lo richieda.

​Come interpretare? Si può supporre che i democristiani umbertidesi temano veramente, in campo nazionale, una vittoria schiacciante delle sinistre, con conseguente ripercussione sulle amministrazioni locali che si troverebbero totalmente in mano ai socialcomunisti. Oppure si tratta di una pregiudiziale, per incutere timori e dubbi negli elettori. Come dire: state attenti per chi votate, perché potreste ritrovarvi, anche ad Umbertide, sotto la “dittatura” comunista…

I due punti del programma socialcomunista parlano a loro volta di maggior giustizia tributaria (tramite accertamento del reddito) e di colonie elioterapiche per l’infanzia.

Dunque il tema di fondo su cui convergono le analisi dei partiti (quello del risanamento del bilancio, dell’efficienza della macchina amministrativa, degli interventi socio-strutturali di prima necessità), trova numerosi punti di contatto. Tutti e due gli schieramenti condividono, inoltre, l’esigenza di percorrere vie nuove, che garantiscano l’efficace funzionamento, sia la democraticità dei servizi pubblici primari.

Dobbiamo anche dire che notevole significato politico riveste, in questa contesa elettorale, il fatto che per la prima volta in Italia, le donne siano chiamate alle urne. Si tratta del raggiungimento di un suffragio “veramente” universale, motivo di grande soddisfazione per i partiti democratici, che vedono in questo allargamento del diritto di voto un nuovo e decisivo passo verso quei traguardi di eguaglianza e di giustizia propugnati in ogni comizio elettorale.

Dicevamo prima che in questo periodo l’Amministrazione Comunale di Umbertide è quasi totalmente occupata nel disbrigo dell’iter burocratico di preparazione alle elezioni iter già iniziato nel novembre del 1945, con la stesura di un verbale riguardante la compilazione delle lista elettorale maschile(5). Ne fanno testo le cinque Relazioni sullo stato del lavoro elettorale che via via essa deve inviare alla Prefettura.

Tra di esse, significativa è quella del 31.3.1946 in cui si riferisce di aver redatto ed approvato la lista elettorale femminile, comprendendovi le nate a tutto il 1924.

Un altro aspetto che il Sindaco Bellarosa intende curare con particolare attenzione, è quello

dell’ordine pubblico. In una lettera inviata il 26.2.1946 al locale C.N.L., egli esprime la necessità

di convocare i Capi Partito, affinché si impegnino a garantire ordine e tranquillità. Così facendo,

infatti, non solo si dimostrerà maturità politica, ma si darà anche una chiara risposta alle cricche

reazionarie e fasciste che tentano ancora di dire la loro nel contesto politico italiano.

Non mancano, in tale contesto, le note curiose. Come quando il Prefetto ordina, con una circolare

del 22.2.1946, di mobilitare anche le Guardie Municipali e quelle Campestri, in divisa e armate, ed

il Sindaco risponde che esse sono sprovviste sia della divisa (vanno con la fascia al braccio), che

delle pistole (asportate dai tedeschi in fuga).

Nel mese di marzo si mette al lavoro anche la Commissione Comunale per la cancellazione delle

liste elettorali delle persone che hanno ricoperto determinate cariche fasciste. Tale Commissione

è stata nominata dal Prefetto con decreto n. 478 dell’1.3.1946 ed è formata da un rappresentante

di ciascun partito: A. Scannavini (D.C.), C. Palazzetti (P.C.I.), V. Occhirossi (P.S.I.).

Dopo attento esame, essa propone la cancellazione di una decina di persone, oltre ai 16 impiegati

già sospesi. Ma C. Palazzetti, Presidente della suddetta Commissione, riferisce che “…quasi nessuna

delle cancellazioni proposte diventerà poi esecutiva. E’ infatti sufficiente un ricorso al Prefetto per

ottenere la sospensiva ed avere così diritto al voto. E ciò succederà anche per le elezioni referendarie

di giugno”.

Il 17 marzo il Sindaco informa la Prefettura circa la regolarità della presentazione delle due liste di candidati, delle quali una recante il contrassegno “falce e martello” e l’altra il contrassegno “scudo crociato” con la parola “libertas”, comprendenti ciascuna 24 candidati.

​Per la cronaca diremo che le due liste vengono presentate alla Commissione mandamentale di Città di Castello alla stesso ora e nello stesso giorno: ore 16 del 7.3.1946

Il 7 aprile si va, dunque, alle urne, e l’affluenza è davvero alta: su 9.689 iscritti nelle liste elettorali, i votanti sono 8.258, pari all’85,21% !

Lo spoglio delle schede avviene in un clima di trepida attesa. “Voce Proletaria” del 13 aprile riferisce:

“L’intero paese era raccolto nella piazza principale, in attesa dei risultati delle elezioni. Quando l’altoparlante fa conoscere l’esito dello scrutinio, che sancisce la schiacciante vittoria della coalizione socialcomunista (ottiene 6.283 voti contr i 1.507 della D.C.), un imponente corteo con le bandiere rosse in prima fila e la fanfara ad intonare gli inni popolari ha percorso le principali vie della cittadina tra l’entusiasmo popolare. Una volta tornati in piazza, prima il Sindaco e poi il compagno Puletti hanno ringraziato Umbertide a nome del partito”.

Nello stesso articolo si parla di una doppia vittoria dei socialcomunisti, che hanno sfatato la leggenda di Preggio (la popolosa frazione ad alta percentuale fascista), ottenendo anche lì una netta affermazione.

La reazione dei democristiani non è di cocente delusione: anche se ci si aspettava qualche voto in più, la sconfitta era ampiamente prevista. Ci si consola, allora, con qualche illazione circa i metodi usati dai socialcomunisti nel corso della campagna elettorale o cercando di attribuire il loro successo a fortunosi fatti contingenti. 

Ad esempio “Libertà” del 20 aprile scrive “Ripensando ai sistemi propagandistici usati per accaparrarsi il voto, crediamo che gli avversari debbano preoccuparsi per eventuali legittime reazioni”. E, inoltre: “…vittoria socialcomunista secondata anche da 3 correnti, della qual vittoria bisogna tener presenti elementi vari che l’hanno determinata”(6).

In modo più generico “Voce cattolica” si limita a riconoscere una sconfitta del senso cattolico, senza addentrarsi in disquisizioni o scuse di ordine politico e ideologico.

E’, infine, interessante, notare come don Torquato Sergenti, a distanza di tanti anni (nel 1980) definisce “eversivismo” la vittoria delle sinistre ad Umbertide, e la segnali come scossa di involuzione politica.

 

 

 

 

 

 

I risultati delle elezioni elettorali determinano, nel comune di Umbertide, l’elezione di 30 consiglieri: 15 comunisti, 9 socialisti e 6 democristiani.

Da notare, che nella lista comunitaria P.C.I. – P.S.I. la differenza tra chi ha ottenuto il maggior numero di consensi (il comunista Bellarosa, 6.340) e chi ne ha avuti di meno (la comunista Corbucci, 6.256) è di soli 84 voti… Nella lista della D.C. è stato Vincenzo Goti ad ottenere il maggior numero di preferenze: 1595. 

Il Consiglio Comunale, per la prima volta liberamente eletto da un plebiscito universale, si riunisce il 28 aprile 1946. Il Sindaco uscente Bellarosa prende la parola per ringraziare il C.N.L., il suo partito, la Camera del Lavoro, l’Associazione degli Agricoltori e degli Industriali. 

Sottolinea, quindi, come sia per Umbertide adesso difficile riprendere la vita di sempre, dopo che la guerra ha così duramente provato il paese. Non manca, infine, di sottolineare la difficile situazione economico-finanziaria del Comune “…situazione che dovrà essere presa in immediata considerazione dalla nuova amministrazione”.

​Finito il discorso, i consiglieri sono invitati a votare per eleggere il nuovo Sindaco: su 30 presenti, be 29 voti (c’è una sola scheda bianca) confermano in carica il Bellarosa, il quale allora torna a ringraziare vivamente tutti i consiglieri “ricordando loro che dovranno amministrare ed agire nella maniera più giusta possibile, ora che il popolo stesso ha in loro riposto la propria fiducia”.

A nome dei rappresentanti della D.C. (che l’estensore del verbale cita come “Partito Popolare…”), chiede poi la parola l’avvocato Vincenzo Gotti, per significare che la minoranza è tutta concorde ad offrire la propria collaborazione alla maggioranza, nel duro cammino che l’aspetta. Tiene comunque a sottolineare che “…tale appoggio vestirà spesso i panni della critica, che comunque sarà sempre una critica aperta e costruttiva, tesa solo a dare dei vantaggi e dei benefici all’Amministrazione stessa. Il programma che il nostro partito ha in mente e vuole portare avanti”, continua il Gotti, “riguarda il miglioramento economico e l’elevazione morale delle classi lavoratrici per far si che capitalismo e lavoratori si tendano pacificamente la mano”, in uno spirito di vera “giustizia sociale”.

Forse il Gotti, nell’esprimere quest’ultimo pensiero, ha voluto tirare un po’ l’acqua al suo mulino. Non dimentichiamo, infatti, che lui è l’Amministratore Unico della Fattoria Autonoma Tabacchi, all’interno della quale il sindacalismo è piuttosto attivo…Intervengono anche alcuni consiglieri della maggioranza che, in sintesi, ripetono tutti gli stessi concetti: parlano dell’esultanza del popolo umbertidese, si augurano che il futuro sia migliore, auspicano che la pace sia veramente l’unica sovrana dei nostri tempi, che la giustizia sociale non venga mai meno nella vita di tutti.​

Chiusi i vari interventi, si procede alla votazione per la formazione della Giunta municipale, che vede eletti: Giuseppe Rondoni e Candido Palazzetti per il P.C.I., Alessandro Renzini e Virgilio Occhirossi per il P.S.I. membri supplenti risultano Vincenzo Rondoni del P.C.I. e Luigi Giulianelli del P.S.I.

La minoranza si è autoesclusa, avvertendo in anticipo – sempre per bocca del Gotti – che voterà scheda bianca non per opposizione, ma come atti di riguardo verso la maggioranza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note:

  1. Al governo costituito del maggio del ’45 da Ferruccio Pari è succeduta, nel dicembre dello stesso anno, una nuova formazione governativa con a capo Alcide De Gasperi. La nascente democrazia italiana ora deve dotarsi al più presto di proprie amministrazioni locali liberamente elette, esprimersi sulla forma istituzionale dello stato- se monarchia o repubblica – ed elaborare la nuova Costituzione.

  2. Ovviamente con questo non si vuole affermare che fino a quel momento non vi fosse stata assenza totale di contrasti. Ma il comune slancio antifascista e repubblicano riusciva, almeno nella maggior parte deelle occasioni di disputa, a non scatenare aspre diatribe ideologiche, sia in seno alla Giunta che nel C.N.L.

  3. E’ interessante notare come i più attivi propagandisti del P.C.I. e del P.S.I.  siano quasi tutti insegnati elementari:  R. Mancini, U. Alunni, M. Belardinelli, A. Bernacchi, D. Bernacchi, C. Caprini, E. Maestri, C. Palazzetti, R. Puletti, F. Rometti e V. Rondoni.

  4. Ecco, a tale proposito  cosa scrive “La Rivendicazione” il 5.1.1946: “… le donne di campagna, su cui Voce Cattolica fa gran conto perché non ci diano il voto potranno obbedire o no, ma se anche obbedissero sarebbero al fianco dei loro uomini e al fianco nostro per l’instaurazione della società socialista; le donne di città … sorridono di Bianco Spino e dei suoi anatemi e stanno con noi anche se portiamo all’occhiello il garofano rosso…”.

  5. Da questo verbale risulta che gli aventi diritto al voto sono 4.733. ma dopo aver esaminato la posizione di varie persone con certificato penale positivo o accusate di illeciti fascisti o decedute, ne vengono depennati 104. Restano quindi 4.629 elettori maschili.

  6. Riferisco testualmente, senza avere alcuna possibilità di dare una spiegazione circa le “3” correnti e circa gli “elementi  vari”.

La lettera del Sindaco al locale C.L.N.
28 aprile 1946. Si insedia la prima Giunta comunale eletta democraticamente

Le elezioni del 2 giugno 1946

Il Referendum

La consultazione elettorale sulla forma istituzionale dello Stato (se monarchia o repubblica), è senza dubbio più sentita di quella amministrativa, in considerazione del fatto che le strutture ed i fondamenti del futuro Stato italiano sarebbero stati disegnati dall’Assemblea Costituente, anch’essa eletta dal voto del 2 giugno 1946. Già all’indomani delle elezioni amministrative, e precisamente il 28 aprile 1946, “Voce Cattolica” avverte: “A nessuno può sfuggire l’immensa portata di questo atto, in confronto del quale le elezioni amministrative rappresentano un avvenimento di importanza piuttosto modesta”.

Quindi è inevitabile che i toni del dibattito elettorale si andranno caratterizzando sempre più in senso ideologico e che la polemica si farà più serrata.

Ancora il quindicinale “Voce Cattolica”, in un articolo del 26 maggio, cerca di spiegare ciò che unisce o divide comunisti, socialisti e cattolici. Riconosce che i tre grandi partiti popolari italiani sono ugualmente mossi dal desiderio di attuare l’idea della fratellanza umana e di migliorare le condizioni dei poveri e dei lavoratori, combattendo la comune battaglia contro il sistema capitalista, definito individualista, immorale, sfruttatore dei lavoratori.

Ma su questi elementi unitari – avverte ancora l’articolo – prevale la legittima preoccupazione che il potere possa cadere nelle mani dei partiti marxisti che negano Dio, non ammettono la religione, non credono nell’indissolubilità della famiglia, vogliono abolire la proprietà privata, propugnano uno Stato totalitario e conducono una lotta che spesso confina nell’odio di classe.

Questi, in sintesi, i temi su cui la D.C. costringe al confronto i socialisti e i comunisti che, pur incalzando su quelli delle riforme economiche e sociali, respingono l’accusa di essere i nemici della religione.

Soprattutto, cercano di mettere in risalto quanto sia contraddittorio l’atteggiamento dei democristiani, così come appunto si legge in un articolo di “Voce Proletaria”: “…Non è possibile oggi essere in pari tempo un partito che afferma di volere una profonda riforma sociale … ed essere in pari tempo il partito che scatena la lotta contro il partito Comunista … se la Democrazia Cristiana vuole veramente una trasformazione sociale non deve combattere come sta facendo il nostro partito perché … no farebbe che gli interessi dei nemici del popolo…”.

Insomma, lo scontro ideologico prende il sopravvento rispetto al confronto sui problemi concreti, ampliando in tal modo la frattura tra i partiti a base popolare.

Il 9 maggio 1946 l’Episcopato umbro emana un comunicato in cui ricorda la grave obbligatorietà del voto e la proibizione assoluta di aderire in qualsiasi forma a ideologie e partiti dalla Santa Sede condannati, quali quelli che si ispirano al marxismo o al laicismo di stato, nonostante il tanto conclamato rispetto della religione.

Il 2 giugno, quindi, gli umbertidesi tornano in massa alle urne (la percentuale dei votanti è altissima: 92%!!), le quali danno un responso inequivocabile circa la forma istituzionale dello Stato: 6.840 voti per la repubblica, contro i 1541 in favore della monarchia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le elezioni Politiche

Per quanto riguarda l’elezione dei deputati dell’Assemblea Costituente, stavolta sono in gara ben dieci partiti, contro i tre che si erano presentati alla tornata amministrativa: P.C.I., P.S.I., D.C., P.R.I., Partito d’Azione, Movimento Naz. Ric., Partito Monarchico, Uomo Qualunque, Unione Democratica Nazionale, Partito Cristiano Sociale.

I risultati, rispetto alle elezioni del 7 aprile, ribadiscono un’altra vittoria schiacciante delle sinistre, e in particolar modo quella del Partito Comunista: 4.975 voti sui 8.898 disponibili.

La Democrazia Cristiana subisce una sensibile flessione, quasi sicuramente dovuta alla dispersione dei voti confluiti nei Partiti minori: ha ottenuto, infatti, 1,424 consensi a fronte dei 1.507 (su 8.256 votanti) ottenuti nelle amministrative. Resta comunque il secondo partito votato e, direbbero i nostri attuali politici, “tutto sommato, regge”.

Anche il P.S.I., che questa volta ha corso da solo, ottiene un significativo successo con 1.225 voti. Ed appare ancora più significativo se si considera che nella vicina Città di Castello (come riporta il settimanale socialista “La Rivendicazione” dell’8.6.1946), il Partito Socialista ha ottenuto quasi 2.000 voti.

Degli altri partiti, solo l’Uomo Qualunque di Giannini salva un po’ la faccia, con 238 voti…

Gli esiti elettorali del Comune di Umbertide contraddicono pienamente quelli nazionali, dove la D.C. si afferma come perno centrale del sistema politico italiano (con il 32,5% dei suffragi), mentre il P.C.I. 8con il 19%) ne risulta la terza forza, dopo il P.S.I. (con il 20,7%).

E l’eco di tali risultati deve aver fatto in qualche modo scalpore, perché si sparge la voce che Umbertide intenda cambiare il proprio nome in quello di Palmiria, in onore al leader del P.C.I. Palmiro Togliatti.

Ciò suscita le ire del Sindaco, che protesta ufficialmente con la stampa, la quale ha dato credito ad una notizia frutto di mente malata e disperata… Questo curioso episodio è riportato dal giornale socialista “L’Avanti” del 17.9.46, il quale informa che già qualche mese prima alcuni giornali a tiratura nazionale (come ad esempio il Corriere della Sera) , avevano pubblicato la notizia.

 

 
 

Il Comitato di Liberazione Nazionale ... tra politica e ricostruzione

L'Atto di Costituzione del Comitato Nazionale di Liberazione, sezione comunale di Umbertide, porta la data del 23 luglio 1944. Alla riunione, tenutasi presso la sala delle udienze della Pretura nel Palazzo Comunale, sono presenti 32 persone che "Viste le disposizioni trasmesse dalla circolare N.1 del Comitato Provinciale di Liberazione nazionale di Perugia ...avvertita la necessità di procedere alla costituzione di un Comitato locale ...procedono alla conformazione del presente atto costitutivo dal quale risulta così disposta la distinzione rappresentativa".

 

 

 

Seguono i nomi di: Carlo Pini del P.L.I; Giovanni Bambini della D.C.; Zurli Arnaldo e Rometti Aspromonte del P.S.L; Renato Ramaccioni del Partito d'Azione; Puletti Ruggero e Tonanni Remigio del P.C.L; per la Democrazia del Lavoro non è indicato alcun nome(1). All'apparenza questa riunione risulta caratterizzata da un clima di serenità e di concordia. Eppure troviamo strano, ad esempio, che l'Atto di Costituzione si chiuda con queste parole:

"Il presente atto di costituzione ha carattere definitivo dacché l'organizzazione dei vari partiti ha permesso di eleggere i propri rappresentanti". Questa postilla (e soprattutto quell'accezione di definitivo), lascia spazio a qualche perplessità: definitivo perché i partiti hanno collaborato e si sono dimostrati concordi?

Sembra proprio una puntualizzazione un po' forzata e forse anche tardiva, quasi sicuramente concepita in seguito e, cioè, al momento di dattiloscrivere il verbale.

A nostro avviso, invece, quel definitivo potrebbe rappresentare un malriuscito tentativo di mettere a tacere certi malcontenti e dissapori che magari sono sorti in seguito a quella riunione. E questa nostra tesi trova concreto conforto nell'esame del verbale della prima seduta del 18 agosto 1944, dal quale risulta che i rappresentanti dei partiti politici sono i seguenti:

Partito Liberale: Pini Carlo e Ramaccioni Renato

Partito d'Azione: Ramaccioni Giuseppe

Partito Socialista: Zurli Arnaldo e Tonanni Remigio

Democrazia Cristiana: Bambini Giovanni e Zampa Raffaele

Partito Comunista: Puletti Ruggero e Codovini Riego

Democrazia del Lavoro.: Bottaccioli Giuseppe e Bettoni Raffaele.

Come si può constatare, rispetto ai nomi che compaiono nel verbale dell'Atto Costitutivo, abbiamo correzioni ed aggiunte, che mettono immediatamente in discussione la validità di quel carattere definitivo in calce all'Atto stesso.

C'è da notare, innanzi tutto, che ci sono due rappresentanti per ogni partito, ad eccezione del Partito d'Azione che ne ha uno solo. Quindi Ramaccioni Giuseppe e Ramaccioni Renato hanno trovato definitiva collocazione(2); Remigio Tonanni passa dal P.C.I. al P.S.L; Democrazia del Lavoro non è più orfana di rappresentanti; non compare più Aspromonte Rometti(3).

Quasi sicuramente è successo questo: la maggior parte dei 32 uomini presenti non possiede alcuna esperienza di quei sottili "giochi" che caratterizzano la politica. Certo, ognuno ha un ideale di riferimento e si riconosce magari in un gruppo, ma c'è realisticamente da supporre che molti di essi si siano presentati alla riunione senza sapere con esattezza quello che si sarebbe dovuto fare e, soprattutto, lontani dall'immaginare che sarebbe stato necessario concordare una certa strategia di partito o di gruppo.

E qui ci è di conforto R. Mancini, che riferisce: "Quando i presenti vennero invitati a dichiarare a quale partito appartenessero, alcuni si dimostrarono piuttosto incerti, prima di rispondere; altri invece, del tutto confusi, ne indicarono uno, salvo poi correggersi in un secondo momento."

E così, nello svolgersi della seduta, molto probabilmente sono in pochi a rendersi veramente conto dell'importanza politica che riveste la distinzione rappresentativa in seno ad un organismo quale il C.L.N..

Ed è questa minoranza a dirigere il "gioco", senza incontrare, al momento, alcuna opposizione.

Può darsi anche che qualcuno, in cuor suo, non sia d'accordo con quanto viene deciso; ma chi se la sente di turbare questa prima riunione democratica?

Solo nei giorni successivi, quando c'è più tempo per riflettere, per incontrarsi con maggior tranquillità e ponderatezza, emergono ripensamenti che possono anche condurre a qualche polemica. Di qui, l'opportunità di un confronto per giungere a quella definitiva composizione del C.L.N. che accontenti un po' tutti.

Nella seduta del 18 agosto viene nominato (non sappiamo se per elezione o per acclamazione), anche il Presidente: è il giovane avvocato Renato Ramaccioni, del Partito Liberale(4). Segretario e Cassiere vengono nominati, rispettivamente, Ruggero Puletti del P.C.I. e Giovanni Bambini della D.C.

L'attività del C.L.N. umbertidese ha un avvio piuttosto tormentato.

La difficoltà di trovare, all'interno, un preciso assetto politico, la mancanza di idee chiare circa i propri compiti e, soprattutto, l'immediato instaurarsi di un clima di conflittualità con gli altri organismi (Giunta comunale, Governatore Militare Alleato, Prefettura), fanno sì che i suoi primi passi siano caratterizzati da incertezza e contraddittorietà.

Ed infatti, sin dalla prima riunione (appunto quella del 18 agosto 1944), si evince chiaramente che la maggior preoccupazione del Direttivo è quella di determinare una precisa gerarchia di competenze tra Giunta e Comitato stesso.

Gli argomenti all'Ordine del Giorno sono diversi(5) ma la discussione si anima quasi esclusivamente sui punti 2) e 3) che riguardano l'attività della Giunta comunale e cioè:

2) Decentramento delle cariche;

3) Invito ai membri della Giunta a fare un rapporto due volte la settimana ai propri partiti sui problemi posti a consulto dalla Giunta.

Si inizia con la proposta del P.C.I. e del P.S.I. circa la necessità che le delibere della Giunta siano sottoposte al controllo del C.L.N., prima di essere rese note.

A dire del Presidente, la proposta scaturisce a seguito di una Circolare emanata dal C.L.N. Provinciale, con la quale si affidano al Comitato incarichi di controllo amministrativo nelle Amministrazioni Statali oltre che politico.

Si delibera quindi all'unanimità di invitare la Giunta comunale a presentare un rapporto settimanale circa la propria attività, affinché il Direttivo del C.L.N. locale possa controllare ed approvare.

Ma sicuramente non deve essere la succitata Circolare a determinare questa presa di posizione.

I motivi più profondi vanno invece ricercati in due fatti ben precisi: nel malcontento che ha suscitato, in seno al C.L.N., la nomina a Sindaco di Giuseppe Migliorati (considerato troppo moderato e troppo vicino alla borghesia cittadina) e, soprattutto, nel cumulo di cariche amministrative attribuito al socialista Aspromonte Rometti, in cui il Sindaco ripone illimitata fiducia.

In verità, il fatto che il Rometti ricopra così tanti incarichi pubblici può anche non costituire una novità ed in altri momenti nessuno lo avrebbe contestato. Infatti l'uomo, di provata fede socialista, possiede alte qualità morali ed intellettuali, confortate da un notevole spirito di iniziativa e da una grande capacità di organizzazione, che coinvolge un po' tutti. In paese è stimato e gode di ampio carisma. È tra gli animatori del Comitato di Salute Pubblica, è assessore nella prima Giunta guidata dal dottor Mariano Migliorati ed opera fattivamente alla costituzione del locale Comitato di Liberazione Nazionale, il quale fa molto affidamento sul suo apporto.

Ma il Rometti è legato da stretta amicizia e da fede di partito con il geometra Giuseppe Migliorati, che il 15 agosto 1944 viene nominato Sindaco. E quasi sicuramente, prima di accettare la carica dal Governatore Alleato, il Migliorati deve aver strappato all'amico una promessa di stretta collaborazione.

Intuito che tra il nuovo Sindaco ed il C.L.N. si sarebbero inevitabilmente create delle incomprensioni, il Rometti non vuole assumere una posizione di compromesso (far parte cioè della Giunta e del C.L.N. nello stesso tempo), e decide di collaborare con il Migliorati.

Diserta quindi la riunione costitutiva del C.L.N., nel corso della quale si opera un ultimo tentativo per farlo desistere da questa sua decisione: come abbiamo visto, lo si elegge quale membro del Direttivo, quasi a volerlo mettere di fronte al fatto compiuto e di fronte a precise responsabilità morali.

Ma egli resta fermo nella propria posizione e scatena il risentimento della componente socialcomunista, che nel corso di questa prima riunione ufficiale lo accusa, appunto, di accumulo di cariche.

Comunque il Rometti non viene mai citato esplicitamente. Il socialista Zurli, infatti, nel fare un lungo discorso a proposito del punto 2) all'o.d.g. e nell'affermare testualmente che "non ci può essere sana amministrazione quando un solo individuo accentra in sé cariche e prebende...", ha il buon senso e l'accortezza di non fare nomi(6).

Ma che si tratti del Rometti lo scopriremo più avanti, quando l'argomento tornerà ad essere trattato, e questa volta con tanto di nome, nel corso della quarta riunione del I° settembre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Seppure dal verbale non risulti niente di particolare, anche questa prima seduta del C.L.N. deve aver generato un po' di maretta. Lo testimonia il fatto che il Comitato, quando il 26 di agosto torna a riunirsi(7), risulta allargato ad altri cinque membri: si tratta del dottor Sante Pannacci (P.L.I.), del ragionier Alvaro Alberti (Democrazia del Lavoro), di Angelo Martinelli (Partito d'Azione), di Reale Cecchetti (Indipendente) e di Stefano Codovini (P.C.I.).

Ed all'inizio del suddetto verbale si dice che si è avvertita la necessità di dover estendere il numero dei rappresentanti in seno a detto organo direttivo, purché di provata fede antifascista, serietà e rettitudine, al fine di giungere alla formazione di un contesto di più ampie vedute e cognizioni.

Perché dunque questa necessità di ampliamento?

Una risposta plausibile ci può essere offerta dal tenore estremamente conciliante della lettera che dovrà essere inviata al sindaco, per delimitare e definire i compiti del C.L.N. nei riguardi dell'Amministrazione Comunale, come appunto recita il primo punto all'ordine del giorno.

Ed è significativo, inoltre, sia che la lettera venga trascritta sul verbale come ad evitare che, una volta approvatone il testo, si possano avere tardivi ripensamenti..., sia che a dettarne il contenuto spetti proprio ad uno dei nuovi nominati: Alvaro Alberti, di Democrazia del Lavoro.

Non v'è allora dubbio che la prima riunione (caratterizzata da troppa intransigenza e da eccessivo spirito censorio nei confronti della Giunta), non solo deve aver destato forti preoccupazioni nell'entourage del Governatore Alleato, ma sicuramente deve aver anche provocato qualche perplessità all'interno del C.L.N..

Lo potrebbe confermare anche il fatto che la seconda riunione del Direttivo, convocata il 22 agosto, è andata quasi deserta. Infatti sul verbale, privo anche dell'o.d g., vengono indicati solo cinque presenti, che hanno discusso circa le posizioni di alcuni ex fascisti. Ecco che allora, onde evitare le conseguenze di un duro contrasto con le autorità costituite, si decide di allargare il Direttivo ad elementi più...concilianti e politicamente non troppo rigorosi, magari suggeriti dal Governatore Militare o dallo stesso sindaco Migliorati.

Si cerca di definire meglio il ruolo e i compiti del C.L.N.

Dicevamo dunque della proposta presentata dall'Alberti circa la necessità di scrivere una lettera alla Giunta, per delimitare e definire i compiti del C.L.N. e per far sì che il Sindaco diventi tratto di unione fra Comitato di Liberazione e Governatore Alleato. Vale la pena di riportarne alcuni passi, perché - come dicevamo poc'anzi - il suo contenuto è alquanto significativo per comprendere che si tratta di un atto … riparatore nei confronti della Giunta.

Vi si dice che il C.L.N. intende entrare in stretta collaborazione con il Sindaco, il quale viene invitato a non considerare tale volontà partecipativa come una forma dittatoriale che il Comitato vorrebbe avere sugli altri organi direzionali. Soprattutto si chiede che il Sindaco indichi dove inizia e dove finisce la sfera di attività del C.L.N..

La lettera si chiude con queste parole: "Il C.L.N. conscio dei gravi problemi che assillano chi deve dirigere l'Amministrazione Comunale e chi deve risolvere i problemi della disoccupazione e dell'alimentazione, vuole avere la possibilità di sottoporre alla S. V. le soluzioni migliori che a detti problemi si presentino". Accettato all'unanimità, il testo viene dunque trascritto sul verbale.

Ma il Presidente del Comitato, l'avvocato R. Ramaccioni, reputa forse che si è esagerato, in fatto di "riparazione": nei confronti della Giunta, questa appare una sottomissione bella e buona...

In particolare non lo convince che sia il Sindaco a dover stabilire dove possa giungere l'influenza del Comitato, ed allora propone che il Direttivo prenda in ogni caso contatti con il Governatore Alleato della vicina città di Gubbio, per farsi rilasciare da questi una dichiarazione che definisca i compiti ed i limiti di azione del Comitato stesso(8). La proposta viene accolta.

Nel corso di questa seduta, stranamente non si fa cenno alla posizione di Aspromonte Rometti, che per altro doveva essere stato il casus belli del deterioramento dei rapporti con il Sindaco.

La questione torna però a ripresentarsi al primo punto dell'o.d.g. della riunione successiva (1 settembre 1944), ma con toni alquanto pacati, seppure decisi. Dopo lunga discussione, si approva di inviare una lettera al Sindaco, redatta nei seguenti termini: "Il Comitato ha riscontrato che il Sig. Rometti Aspromonte accentra sulla sua persona le seguenti attività: 1. Presidente dell'Ospedale. 2. Organizzatore del Bottegone. 3. Assessore Comunale. 4. Organizzatore dei Sindacati. Perché le summenzionate attività possano essere effettivamente svolte con assoluta dedizione ed efficace rendimento, il Comitato ritiene utile decentrarle su più di una persona"(9).

Si tratta di una richiesta precisa, ma formulata senza toni polemici e badando bene a non esercitare alcuna pressione ("... il Comitato ritiene utile... ").

Un segnale di ritrovate concordia e fiducia?... Meglio forse sarebbe parlare di tentativo mal riuscito. Non sfugga, infatti, l'estrema concisione della lettera, in netto contrasto con la ridondanza della precedente; non sfugga neppure l'assenza (polemica?...) del Presidente Ramaccioni; ed infine non sfugga quanto si delibera al punto cinque dell'o.d.g. della stessa riunione ("Elenchi di persone da arrestare o fermare "): non verrà presa alcuna decisione in merito, sino a quando non si saprà quali provvedimenti abbia preso il Sindaco nei confronti del Rometti(10). Ma, chiaramente, il Migliorati non deve tenere in alcuna considerazione la proposta del C.L.N., perché il 14 settembre il Direttivo torna a riunirsi per decretare, polemicamente, il proprio scioglimento.

E' il Presidente a prendere la parola ed a dichiarare che il C.L.N. di Umbertide "per l'inutilità del lavoro finora compiuto, di fronte alla vanità dei suoi tentativi di collaborazione con il Sindaco, decide di sciogliersi per protesta verso il C.L.N Provinciale che non ha curato né il suo sorgere né il suo svilupparsi".

In sintesi, deve essere accaduto questo: una volta resosi conto che il Sindaco vuol prendere decisioni autonome, il Comitato umbertidese si è rivolto al C.L.N. provinciale, sicuro di trovarvi un concreto appoggio morale.

Ma quando si è accorto che da Perugia nessuno si muoveva, ha cercato di fare da solo, sia usando toni concilianti nei confronti del Migliorati, sia rivolgendosi al Governatore Alleato di Gubbio. Risultati vani anche questi tentativi, ecco esplodere la rabbia del Comitato che, a nostro avviso giustamente, se la prende innanzitutto con il C.L.N. provinciale.

Il Presidente propone quindi di scrivere una lettera di protesta al C.P.L.N. di Perugia annunciando, appunto, lo scioglimento del Comitato locale.

Tale proposta è messa ai voti ed unanimemente accettata. La lettera produce un effetto immediato.

Del C.L.N. Provinciale fa parte, con funzioni di rilievo, Bonuccio Bonucci, già animatore del Comitato di Salute Pubblica, il quale comprende che lo scioglimento del Comitato locale lascerebbe il controllo "politico" di Umbertide nelle mani del Governatore Alleato e dei rappresentanti dei partiti più "moderati", con conseguente emarginazione di quelli, come il P.C.I, più vicini al proletariato.

Convince allora il Presidente del C.L.N. provinciale, dottor Abbatini, a recarsi con lui nella cittadina dell'Alta Valle del Tevere, per prendere immediati contatti con gli esponenti più rappresentativi di quel Comitato.

Anche se non conosciamo né la data né il luogo dove tale incontro avvenga, appare chiaro che esso dia comunque esiti positivi.

Il Bonucci e l'Abbatini devono senz'altro condurre un'ottima azione mediatrice, sia richiamando gli uomini del Comitato umbertidese ad un comportamento di maggior disponibilità nei confronti dell'Amministrazione Comunale, sia ottenendo, da parte del Sindaco, assicurazione ad una maggior apertura verso i consigli elargiti dal C.L.N. ed, in particolar modo, ad una rapida soluzione del caso Rometti(11).

Ma la mediazione del C.P.L.N., pur efficace, non è indolore.

Il Direttivo del C.L.N. si rinnova ed entra in vigore lo Statuto

Dal Direttivo escono Giuseppe Ramaccioni (Partito d'Azione), il notaio Raffaele Zampa (D.C.), Riego e Stefano Codovini (P.C.I.) e Giuseppe Bottaccioli (Democr. del Lavoro). Entrano, invece, Astorre Bellarosa e Rondoni Giuseppe del P.C.I., Benvenuto Mastriforti e Valerio Gennari del P.S.I.

Insomma, sparisce il Partito d'Azione, mentre D.C. e Democrazia del Lavoro riducono la rappresentatività ad un solo membro; dal canto suo, il P.L.I. l'aumenta a tre, così come aumenta la rappresentatività di P.C.I. e P.S.L.

Un rimpasto, dunque, tutto a favore delle sinistre e del P.L.I., che è il partito del Presidente.

E così la successiva riunione del 25 settembre si apre con un discorso dell'avvocato Ramaccioni che porge il benvenuto ai nuovi membri, i quali sono venuti a dare il loro contributo al rinnovato Comitato, che si propone di collaborare con il Sindaco e di porre le soluzioni migliori che si prospetteranno per risolvere con spirito di assoluta concordia i problemi che gravano su chi deve dirigere l'Amministrazione Comunale.

Sentire il Ramaccioni parlare in questi termini, fa un certa meraviglia…

Un discorso davvero partecipato? Nutriamo i nostri dubbi e propendiamo per un discorso di comodo, dettato da necessità di compromesso.

Dicevamo infatti che il Sindaco deve aver dato il proprio assenso al rinnovamento dei rappresentanti dei partiti in seno al Comitato e deve aver "sistemato" il caso Rometti. Ha però chiesto, in contropartita, un'ufficiale promessa a non contestare le decisioni della Giunta.

Comunque le buone intenzioni ci devono essere, perché si trascrive, a buona memoria e per buona pace di tutti, lo Statuto che dovrà regolare la vita del C.N.L. di Umbertide.

Quasi certamente è stato il Presidente del Comitato Provinciale, in occasione della sua venuta ad Umbertide, a portare in visione uno Statuto-tipo, per chiarire le idee agli uomini del locale C.L.N. Citiamone i passi più significativi(12).

Ad esempio, ai punti a) e b) dell'articolo 1 concernente le Attribuzioni e Funzioni del Comitato Locale di Liberazione Nazionale leggiamo:

a) "Il Comitato ha lo scopo di coordinare ed unificare l'azione dei vari partiti politici in esso rappresentati, al fine di assicurare una unione di tutte le forze attive del Comune, per la distruzione del Nazi-Fascismo, e per la ricostruzione nazionale".

b) "Il Comitato dovrà entrare in contatto con le autorità Alleate del Comune, assicurando alle medesime la più completa collaborazione…".

Non si parla, quindi, di controllo da esercitare sulle Amministrazioni locali, ma di coordinazione e collaborazione. Di notevole importanza ci sembra anche il punto a) dell'articolo 2, circa la composizione del Comitato: "Il Comitato dovrà essere composto dai rappresentanti dei partiti tradizionalmente antifascisti, che sono rappresentati nell'attuale Governo democratico nazionale e cioè: Partito Liberale, Democrazia del Lavoro, Democrazia Cristiana, Partito d'Azione, Partito Comunista, Partito Socialista".

Concludiamo con il ricordare il punto a) dell'articolo 6, che recita circa i diritti e doveri dei componenti: "In tutti i casi in cui è richiesta la votazione, ogni rappresentante ha il diritto di dare il proprio voto, prescindendo il più possibile da interessi di Partito e conformandosi alle esigenze dell'attuale momento, che richiedono serenità di coscienza e obbiettiva cooperazione". Nonostante qualche inevitabile contrasto(13), concordia e collaborazione tra Giunta e Comitato sembrano tenere, almeno per qualche tempo.

Ne fa testo, ad esempio, il fatto che il Sindaco accetti di buon grado di partecipare, il 27 ottobre 1944, ad una seduta del C.L.N. in cui si discute circa la nomina del Giudice Conciliatore e del suo vice. Tale nomina è di competenza del Sindaco, ma il Comitato intende proporre dei nomi di suo gradimento, tra i quali il Migliorati dovrebbe scegliere.

Ed il Sindaco affida l'incarico al ragioniere Francesco Martinelli, che è appunto uno degli uomini proposti dal C.L.N.

Ma poi, quasi improvvisamente, la situazione precipita con una serie di avvenimenti che ci è piuttosto difficile ricucire nella loro esattezza, ma che cercheremo ugualmente di analizzare.

Il C.L.N. protesta con il Prefetto per gli interventi promessi e mai realizzati

Il 4 novembre 1944 il C.L.N. scrive una lettera di vibrante protesta al Prefetto di Perugia (e p.c. al Sindaco di Umbertide) per cercare di affrettare almeno qualcuno di quegli interventi sempre promessi e mai mantenuti(14).

Dopo una breve presentazione della situazione, la lettera assume subito toni fortemente polemici. Si parla della popolazione che con l'arrivo degli Alleati sperava di avere qualcosa, ma che invece, delusa, protesta sia contro le autorità cittadine, sia contro le superiori autorità provinciali. Si ironizza amaramente anche sul fatto che, mentre i vari manifesti e circolari riguardanti il blocco delle derrate o il pagamento delle tasse arrivano regolarmente (anzi, talvolta con forte anticipo...), gli aiuti invece stentano sempre a trovare la strada di Umbertide, dove ancora non è stato reperito un locale che possa fungere da magazzino per il deposito delle derrate.

Si chiede anche che venga ripristinata l'energia elettrica e si cita l'esempio di Norcia le cui pubbliche vie sono illuminate. Sembra infatti quasi una beffa che l'elettricità sia stata riattivata in un paese rinserrato fra i monti, difficilmente raggiungibile anche in situazioni di normalità, mentre resti ancora al buio una cittadina a soli trenta chilometri da Perugia...

Eppure - si avverte nella lettera - tutti questi disagi sono ben conosciuti, perché Commissioni varie e persone autorevoli vengono sovente ad Umbertide. "Anzi, domenica scorsa il signor Bonucci, in una riunione del C.O.S. sulla discussione dei problemi cittadini, ha ascoltato dalla viva voce della popolazione le richieste e le proteste ed ha promesso di farsi portavoce presso la Vostra Eccellenza. I giorni sono passati e già un certo scetticismo aleggia ".

Quindi, dopo aver appunto accennato all'alluvione del Tevere, lo scritto termina con queste parole: "Come è possibile non comprendere? E se è stato compreso, perché non prendere i provvedimenti necessari? Questo Comitato, che si è fatto portavoce delle necessità impellenti della popolazione, spera ed esige un pronto ed energico intervento(15)".

Leggendo fra le righe, si comprende benissimo che le critiche sono dirette anche all'Amministrazione comunale, accusata, nello specifico, di non aver saputo ottenere neppure i provvedimenti di più immediata necessità, mentre ad esempio Gubbio e Città di Castello hanno già goduto di molti aiuti, nonostante la loro situazione sia, per certi versi, meno disastrosa di quella di Umbertide.

Ma sarà proprio questo puntare il dito contro la Giunta del Migliorati che provoca, in seno al Comitato, una sorta di frattura. Lo si deduce dal fatto che, stranamente, a firmare la lettera quale presidente del C.L.N. non è il Ramaccioni, ma il socialista Valerio Gennari, il cui nome, nei verbali delle sedute, compare per la prima volta in una riunione del 5 novembre. Insomma, la lettera porta la data del 4 novembre, ma sicuramente è ratificata il giorno successivo, nel corso di una riunione il cui iter dà adito a qualche perplessità.

Il verbale infatti inizia avvertendo che, non essendovi la maggioranza, non può essere discusso l'ordine del giorno (che comunque non risulta specificato). Poi queste parole vengono cassate e si procede nella seduta, ma solo per prendere in esame alcune licenze di commercio. Il Ramaccioni, si badi bene, è presente.

Il Comitato si riunisce ancora tre giorni dopo e cioè l'8 novembre; ma il verbale non viene steso: vi sono trascritti solamente i nomi dei pochissimi presenti, tra cui compaiono sia il Ramaccioni che il Gennari.

Da questo momento, e sino alla metà di dicembre, le poche delibere che siamo riusciti a rintracciare portano tutte la firma del Gennari; una sola volta ricompare quella del Ramaccioni e, guarda caso, in calce ad un atto che annulla un precedente provedimento di epurazione a firma del Gennari...

Intanto il Sindaco Migliorati rassegna improvvisamente le proprie dimissioni nelle mani del Governatore Alleato. E tutto lascerebbe supporre che anche questa decisione debba ricollegarsi al momento di crisi del Comitato.

Ma che cosa è successo? I non cospicui documenti in nostro possesso (poco confortati dalle testimonianze orali, piuttosto confuse e contraddittorie), non ci consentono di dare precisi contorni a questa vicenda, costringendoci altresì a formulare una sola probabile ipotesi, che in verità potrebbe rivelarsi anche azzardata, ma che è giocoforza "sposare".

Proponiamola, dunque, facendoci aiutare dagli avvenimenti documentati.

Dopo le incomprensioni dei primi momenti, abbiamo visto che tra C.L.N. e Sindaco si è creato un discreto rapporto di collaborazione, con conseguente ritrovata intesa personale tra il Migliorati ed il Ramaccioni: intesa che sicuramente non è vista di buon occhio dalla componente comunista del Comitato che crede di individuare, nel buon rapporto tra i due borghesi-moderati, una sorta di compromesso per tenere le forze progressiste ai margini della vita amministrativa di Umbertide.

Del resto sono gli stessi Mancini e Palazzetti a riferire che anche se ogni tentativo di contestazione era stato messo a tacere per ragioni di opportunità, occorre significare che gli uomini del P. C.I. e l'ala più estremista del P. S.I. non avevamo mai condiviso, in cuor loro, né la nomina a Sindaco di G. Migliorati, né quella a Presidente del C.L.N. di R. Ramaccioni.

Quindi in seno al C.L.N. l'equilibrio è alquanto precario ed è sufficiente che si decida di inviare la già citata lettera di protesta alla Prefettura (il cui contesto lascia trasparire esplicite critiche all'Amministrazione comunale), per provocare disaccordi tra il Presidente (che vede in questa delibera una volontà di "sovrapporsi" all'Amministrazione Comunale) ed alcuni dei membri.

Il Sindaco comprende che il Ramaccioni sta per perdere il consenso ed il controllo del Comitato e che, di conseguenza, la Giunta si troverà ora più esposta agli attacchi ed alla richieste del C.L.N.

Tenta allora una manovra di forza, dando le proprie dimissioni e provocando una crisi amministrativa, dalla quale ritiene si potrà uscire solo conferendo maggior potere alla Giunta stessa. Ovviamente tutto dipende dal Governatore Militare Alleato che, nel disegno del Migliorati, dovrebbe respingere le sue dimissioni. Però il Comitato intuisce questa strategia ed invia una lettera al Governatore Militare, in cui significa che secondo le tradizioni democratiche italiane sarebbe incompatibile riconfermare in carica il Sindaco che domanda di sua volontà di essere dimesso. La lettera, firmata dal Gennari, porta la data del 9 novembre 1944 e viene inviata, per conoscenza, anche al Sindaco.

Ed in un'altra lettera (datata sempre 9 novembre 1944 ed anch'essa a firma del Gennari), il C.L.N. presenta al Governatore una lista di sette nomi di persone che rispecchiano la volontà popolare, in quanto scelte da un Comitato composto dai 6 partiti politici democratici che collaborano alla ricostruzione italiana.

Se saranno approvati, i medesimi nella prima riunione eleggeranno a maggioranza di voti la persona del Sindaco. Nello stendere la lista, il Comitato, molto accortamente, propone solo due iscritti al P.C.I, per altro da tutti riconosciuti come elementi alquanto moderati: Giuseppe Rondoni e Astorre Bellarosa.

Indica quindi quattro persone non iscritte ad alcun partito: Antonio Beatini (di fede mazziniana, come lui soleva dire), l'ingegner Giorgio Rappini (vicino alla D.C.), il marchese Ugo Patrizi (di estrazione liberale) ed il ragioniere Francesco Martinelli, già nominato Giudice Conciliatore (che si dichiara, semplicemente, di nessun partito).

L'unico nominativo che lascia alquanto perplessi è quello che si trova a capo della lista: si tratta di Aspromonte Rometti, l'ex assessore comunale, già casus belli di forti contrasti tra C.L.N. e Sindaco.

Perchè ora il Comitato lo "candida" addirittura a Sindaco, mentre appena un mese prima lo avversava aspramente?

Una sola è la spiegazione plausibile: il suo nome rappresenta una sorta di garanzia nei confronti del Governatore Militare, che lo conosce e lo stima. E c'è anche da credere che il Rometti non sia stato neppure interpellato, ma che il C.L.N. abbia fatto il suo nome "motu proprio".

Ma il Governatore disattende totalmente le indicazioni del Comitato e propone l'ingegner Giovita Scagnetti, un professionista che si è sempre mostrato ben disposto a collaborare con l'Amministrazione Comunale.

Lo Scagnetti però non può essere gradito al C.L.N., perché, pur non iscritto ad alcun partito, non ha mai mostrato simpatia per i movimenti della sinistra; anzi, nelle diatribe tra affittuari e proprietari ha in effetti sempre patrocinato questi ultimi.

Quindi, con una lettera del 22 novembre, il Gennari comunica al Governatore di essere contrario alla nomina dello Scagnetti e lo invita a prendere visione dell'elenco dei candidati già proposto con la lettera del 9 novembre, i quali sono la vera espressione della volontà del Comitato.

Tale comunicazione convince sì il Governatore a rinunciare allo Scagnetti, ma non ad accontentare il C.L.N.

Quindi, in attesa di trovare una miglior soluzione, egli invita il Migliorati a restare in carica.

C'è da supporre che a questo punto inizi tutta una serie di abboccamenti ed incontri informali per trovare, appunto, una soluzione alla situazione di stallo che si è venuta a creare.

E verso la metà di dicembre si verifica il colpo di scena: il Migliorati rassegna definitivamente le proprie dimissioni ed al suo posto il Governatore Militare nomina l'avvocato Renato Ramaccioni. Sì, è proprio l'ex Presidente del C.L.N. Ma, vista alla luce delle ipotesi che avevamo formulato, la sua nomina non dovrebbe meravigliare più di tanto...

Il 29 dicembre 1944 si insedia ufficialmente la nuova Giunta, nella quale compaiono solo due nomi (G. Rondoni e F. Martinelli), fra quelli indicati dal C.L.N.

Sconfitto sul piano politico, il Comitato si ritrova improvvisamente anche senza una guida. Ed infatti, seppure all'interno del Direttivo il Ramaccioni non godeva di unanimi consensi, è comunque innegabile che la sua presenza di uomo di cultura e di legge fosse di fondamentale importanza, soprattutto per quanto riguardava l'organizzazione e soprattutto se si considera che il Comitato era formato da molti autodidatti.

Si cerca allora di far fronte a tale situazione nominando alla carica di presidente il professor Dante Baldelli; ma dopo pochi giorni egli è costretto, per una grave malattia, al ricovero in una clinica di Roma.

Ora è veramente crisi, per il Comitato, che rischia quasi lo scioglimento. Basti pensare che per ben cinque mesi (dal novembre del '44 all'aprile del '45), il verbale delle riunioni non porta annotazione di alcuna seduta, ma solo tante pagine in bianco: segno evidente che l'attività del C.L.N. umbertidese, in questo periodo, si svolge in modo alquanto precario, disorganizzato e fors'anche con qualche polemica tra i partiti.

Ne fa testo, ad esempio, una lettera che il P.S.I. scrive al Comitato stesso (è datata 24 gennaio 1945 e forse non è la prima...), in cui lo si torna a pregare di inviare preventivamente, alla Sezione socialista, gli ordini del giorno di ciascuna riunione. Ciò, al fine di avere la certezza che il punto di vista espresso dai nostri delegati a proposito di ogni questione sia perfettamente corrispondente a quello della ...Sezione.

La lettera dunque non solo testimonia che il Comitato, pur orfano di Presidente e pur senza mettere niente a verbale, svolge comunque una qualche attività; ma conferma anche che sul piano politico non tutto fili liscio.

Possiamo dire, a questo punto, che per il C.L.N. di Umbertide si chiude un periodo caratterizzato da una forte quanto disordinata volontà di incidere sulla ricostruzione morale, materiale e socio-politica di Umbertide.

L'entusiasmo è infatti assai grande, ma non viene quasi mai organizzato in una precisa e concreta programmazione di interventi.

Il poter finalmente discutere, dibattere e proporre le proprie idee in piena libertà conferisce quel certo senso di euforia che mal si coniuga con l'operare concreto e sbrigativo.

Anche la smania di "fare giustizia", che anima la stragrande maggioranza dei suoi componenti, si trova ben presto irretita nel labirinto delle varie competenze; e vedremo ciò più compiutamente, quando si parlerà di epurazione.

Gioca un ruolo decisamente sfavorevole anche la mancanza di precise direttive da parte del C.L.N. Provinciale di Perugia, che costringe il Comitato umbertidese ad agire, almeno in questi primi mesi, del tutto autonomamente e quasi in situazione di isolamento.

Accordo nel C.L.N. tra P.C.I., P.S.I. e D.C.

La situazione torna a normalizzarsi, come dicevamo, nella primavera del 1945, con una riunione che vede presenti i soli rappresentanti di P.C.I, P.S.I. e D.C.

Il fatto che nel verbale della seduta questi rappresentanti vengano definiti delegati, sembra proprio star a significare che il nuovo Direttivo del C.L.N. scaturisca da una precisa volontà di accordo tra i suddetti tre partiti, mentre non si fa alcun cenno a Democrazia del Lavoro, Partito d'Azione e P.L.I.

Che cosa è successo, dunque? Per formulare almeno un'ipotesi di risposta, occorre soffermarci in una breve digressione circa la riorganizzazione dei partiti nel territorio umbertidese(16).

Subito dopo la liberazione, solo comunisti, socialisti e, in parte, i democristiani si attivano per darsi almeno un minimo di organizzazione e di struttura.

Il P.C.I. era già abbastanza organizzato fin dalla metà degli anni '30, quando ad Umbertide operava la cellula clandestina diretta da Antonio Taticchi e formata in gran parte da uomini provenienti dal Partito Repubblicano.

Quindi, caduto il fascismo, non gli è stato difficile passare dalla clandestinità all'ufficialità.

Non conosciamo l'esatta data in cui avviene questo passaggio, ma si presume che già prima dell'agosto del 1944 doveva operare una Sezione umbertidese del P.C.L, perché in quel periodo R. Mancini ed altri compagni costituiscono, nella frazione rurale di S. Benedetto, la prima cellula del Partito Comunista, che il 15 di settembre 1944 ottiene il riconoscimento a sottosezione, appunto da parte della Sezione di Umbertide(17).

Il P.S.I. (che si definisce Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria), costituisce la sua prima Sezione il 19 novembre 1944, diretta da un Comitato Provvisorio Esecutivo (ed intitolata a Giuseppe Guardabassi), di cui fanno parte G. Migliorati, M. Migliorati, V. Occhirossi, G. Bartolini, A. Silvestrelli, A. Zurli ed A. Renzini(18).

Per quanto riguarda la D.C., sappiamo (soprattutto da testimonianze orali), che subito dopo la Liberazione G. Bambini ed E. Pazzi sono gli animatori del gruppo democristiano, che solo nei primi mesi del 1945 si costituirà in Sezione.

Gli altri partiti, invece, sembrano vivere solamente ...nel cuore e nella mente dei propri rappresentanti, che in genere partecipano alla vita politica cittadina in guisa di "cani sciolti" e cioè attraverso interventi ed iniziative del tutto individuali, lontani da ogni strategia di partito.

Iniziano ad emergere le differenze ideologiche fra i tre schieramenti principali

Sul finire del '44, mentre le differenziazioni ideologiche fra i tre principali schieramenti si vanno sempre più delineando, i democristiani cominciano a temere di dover misurarsi, ben presto, con un fronte compatto delle sinistre, che da qualche tempo vanno prendendo accordi(19).

Timore avvalorato dal trovarsi estromessi dalla nuova Giunta Comunale del Sindaco Ramaccioni e dall'essere, anche in seno al C.L.N., in netta minoranza (hanno un solo rappresentante).

A questo punto non resta che cercare di coagulare, attorno alla D.C., gli uomini dei partiti "minori", al fine di riassestare, almeno in parte, il forte squilibrio tra gli opposti schieramenti. Sicuramente tale assestamento non si attua in maniera indolore; anzi, deve provocare un certo scompiglio nel contesto politico umbertidese, già reso piuttosto precario dalla conflittualità tra C.L.N. ed Amministrazione Comunale e neppure estremamente sicuro nell'alleanza socialcomunista; è dato per certo, infatti che, nonostante l'apparente intesa, P.C.I. e P.S.I. vivono ed operano in un clima di malcelata diffidenza, soprattutto a causa di una qual certa sudditanza psicologica dei socialisti nei confronti dei comunisti, giudicati -talvolta a ragione e talvolta mal interpretando la loro decisa volontà di azione- un po' troppo "prepotenti." Quando la situazione si fa davvero pesante, ci si rende conto che solo un'azione "equilibratrice" del Comitato di Liberazione può porvi rimedio(20).

Ma, di certo, non può farlo un Comitato che, come quello umbertidese, si trova quasi allo sfascio. Occorre, prima di tutto, ricomporlo nelle sue file e renderlo davvero efficiente.

Si organizzano allora incontri, si prendono accordi ed alla fine si decide che il Direttivo dovrà risultare ristretto ai soli rappresentanti di P.C.I, P.S.I. e D.C. (due per partito). E si stabilisce che Presidente e Segretario per concorde volontà dovranno scegliersi tra i sei delegati stessi.

Il P.S.I. delega la sua rappresentatività ad un giovane (Mario Belardinelli) ed all'ormai "collaudato" dottor Mariano Migliorati, primo Sindaco di Umbertide. Giovanni Bambini ed Eugenio Pazzi rappresentano la D.C., mentre il P.C.I. delega Astorre Bellarosa ed Aspromonte Rometti(21).

Mariano Migliorati nuovo Presidente del rinnovato C.L.N.

Presidente del rinnovato C.L.N. viene eletto Mariano Migliorati. E qui c'è da supporre che la sua elezione sia stata "pilotata" dai partiti, (se non anche dai dirigenti del C.L.N. Provinciale di Perugia), nell'intento di mettere a capo del Comitato un uomo che si era sempre tenuto al di fuori delle mischie politiche: la figura di un "puro" è fondamentale per riguadagnare in credibilità, soprattutto nei confronti del Governatore e del Prefetto(22).

In un primo momento questa non appare in verità una mossa dai rapidi effetti, perchè la diffidenza da parte della Prefettura è ancora piuttosto evidente.

Basti pensare che il 26 di aprile è proprio il Prefetto a respingere il suggerimento del Comitato umbertidese circa l'uomo da designare come temporaneo sostituto del Sindaco Ramaccioni, e ad inviare un suo Commissario a dirigere la Giunta.

Ma sono sufficienti solo pochi giorni (forse quelli necessari ad assumere le dovute informazioni da parte della Prefettura), per vedere totalmente mutato tale atteggiamento e per far sì che il rinnovato Comitato assapori il suo primo successo politico: sarà proprio un membro del C.L.N., il comunista Astorre Bellarosa, ad essere nominato successore del Ramaccioni, oramai fermamente deciso a rassegnare definitivamente le proprie dimissioni. Per assumere la nuova carica, il 23 maggio 1945 il Bellarosa lascia il Comitato e viene sostituito da Riego Maccarelli.

Ma al di là di questa vittoria morale, che resta comunque di grande valenza, conta il fatto che da questo momento viene a cadere ogni ragione ideologica di conflittualità fra Amministrazione Comunale e C.L.N..

E ciò, confortato dal ritrovato equilibrio interno e dai buoni rapporti con gli altri organi preposti, determina un radicale rinnovamento dell'attività del Comitato, che si farà davvero aderente ai compiti stabiliti dal suo Statuto: collaborare, suggerire, raccordare.

E viene sostanzialmente rispettato anche l'impegno di riunirsi almeno una volta la settimana, assunto al termine della prima seduta: dal 12 aprile alla fine di dicembre del 1945, risultano infatti verbalizzate ben 31 riunioni.

Ma la frequenza delle sedute non è certo segnale di frenesia. Anzi, l'esame del Registro dei suddetti verbali (purtroppo solo raramente confortato da altra documentazione), ci consente di affermare che l'operare del C.L.N., in questo periodo, si caratterizza maggiormente sul piano qualitativo che non su quello quantitativo, sia che si tratti di epurazione, sia che si tratti di ricostruzione o di iniziative socio-morali.

Il C.L.N. cerca di segnalare i problemi più urgenti della città

Con ciò intendiamo dire che il Comitato non è più pervaso -com'era avvenuto nei primi momenti- dalla smania di rimediare a tutto e subito. Adesso si preoccupa soprattutto di individuare e di selezionare i problemi più urgenti per sottoporli all'attenzione della Giunta o dei partiti o delle altre organizzazioni, cui spetta ogni intervento in merito.

Se poi si rende necessario anche il suo apporto operativo, non si tira certo indietro, specie quando si tratta di "farsi sentire in alto". A titolo esemplificativo proponiamo una breve sintesi delle più considerevoli inziative (ad esclusione di quelle relative all'epurazione), prese dal C.L.N. nell'arco di tempo che va dall'aprile del '45 al giugno del '46.

Sin dalla prima riunione, il "rinnovato" Comitato avverte la necessità di riorganizzare, ad Umbertide, il C.O.S. (Centro di Orientamento Sociale).

Di chiara matrice marxista, il C.O.S. è un organismo che, nelle sue linee programmatiche generali, si propone di promuovere lo studio dei problemi che la trasformazione sociale presenta nei vari aspetti economici, politici, giuridici, scientifici, morali, religiosi e culturali(23).

E tale studio dei problemi generali e locali deve effettuarsi sulla base di una socialità concreta, indipendente, critica da pregiudizi e da privilegi, persuasa che la trasformazione da fare porta con sé non solo problemi economici, politici, amministrativi, ma anche morali e culturali(24).

Nei piccoli centri come Umbertide, il C. O. S. non svolge solamente ruolo di promozione sociale; in modo particolare, esso si assume il compito di riaggregare i cittadini e di farli partecipi dei problemi politici ed amministrativi locali.

La popolazione viene infatti invitata a periodiche riunioni, nel corso delle quali si stimolano libere conversazioni: ognuno può esprimere le proprie critiche e le proprie proposte circa l'organizzazione politica ed amministrativa, l'epurazione, l'alimentazione, il mercato, i trasporti, la viabilità, etc. L'organizzazione dei C.O.S. è fortemente caldeggiata dal C.L.N. Provinciale e dai partiti di sinistra, perché vedono in essi un efficace strumento di "rieducazione" dei cittadini alla partecipazione democratica: il che finisce per trasformarsi - seppure indirettamente- in una sorta di controllo e di stimolo, nei riguardi delle Amministrazioni Locali costrette a subire le direttive dei Governatori Alleati.

Nonostante i documenti siano davvero scarsi, si può supporre che ad Umbertide il C.O.S. cominci a funzionare, soprattutto grazie all'impegno del suo Presidente Riego Maccarelli.

Ma con l'andar del tempo le riunioni devono scadere nell'assemblearismo caotico, perché nel mese di dicembre il C.L.N. è ancora alle prese con il Centro che, si dice, deve assolutamente essere riorganizzato.

A tal fine si invitano i Segretari dei tre partiti a partecipare ad una seduta, nel corso della quale si stabilisce che le riunioni del C.O.S. siano dirette da persone che sappiano tenere l'ambiente calmo e corretto, inibendo inoltre la partecipazione a chi non sappia discutere i problemi in maniera concreta.

Si prende anche in esame il problema del finanziamento del C.O.S. ed alla fine i Segretari di PCI, PSI e DC se ne assumono l'onere. Il 5 gennaio 1946 si stabilisce che la domenica sucessiva si riunirà il C.O.S., con il seguente ordine del giorno: a) Comunicazioni del Presidente del C.L.N. b) Nomina Presidente c) Varie.

Da questa data non abbiamo più notizie circa il C.O.S.

C'è quindi da supporre che, scemato via via l'interesse, abbia finito per sciogliersi per forza di inerzia.

 

Il C.L.N. affronta con grande impegno anche la questione della distrutta Ferrovia Centrale Umbra, la cui riattivazione non solo ovvierebbe ai gravi problemi della viabilità e dei trasporti, ma darebbe un grosso contributo anche alla risoluzione dell'altrettanto grave problema della disoccupazione.

Il Comitato infatti, in perfetta sintonia con l'Amministrazione comunale, si è reso conto che è inutile fare progetti di ricostruzione se non si toglie Umbertide dal quasi totale isolamento con le principali vie di comunicazione. Ecco che allora assume tutta una serie di iniziative atte a stimolare le autorità competenti, cominciando con il dar vita ad una Commissione cittadina per la riattivazione della Ferrovia Centrale Umbra, in rappresentanza della quale il Rometti si reca a Roma ad un incontro con il Ministro dei Trasporti, al fine di sensibilizzarlo circa la ricostruzione del ponte ferroviario sul Tevere.

Al ritorno il Rometti riferisce che, pur esistendo grandi difficoltà, le autorità si sono prese il preciso impegno di inviare dei tecnici per un preventivo di massima. Ed in realtà i tecnici vengono e valutano. Ma la burocrazia procede a rilento e così nell'aprile del 1946 il C.L.N. deve ancora sollecitare il Sindaco ed i rappresentanti dei partiti ad una riunione che dovrà gettare le basi del lavoro da svolgere per la ricostruzione della ferrovia in particolare e per quella di Umbertide in generale.

La riunione si svolge il 4 maggio nella sede del C.L.N.. Oltre ai sei membri del Direttivo, sono presenti il Sindaco, il Segretario della Camera del Lavoro ed i segretari di P.C.I, P.S.I. e D.C.

Il programma per la ricostruzione di Umbertide

"Il Presidente espone ed illustra il programma per la ricostruzione di Umbertide e dice che per attuarla al più presto occorre di iniziare le pratiche con grande energia, e c'è bisogno inoltre, da parte di tutti, di quell'attività che man mano verrà ritenuta del caso ".

Si stabilisce quindi di riunirsi domani sera, 5 maggio, per nominare un comitato, al quale si dà nome di Comitato per la ricostruzione di Umbertide.

Esso risulta formato dal presidente del C.L.N., dal Sindaco, dal Segretario della Camera del Lavoro e da professionisti del paese(25). Non abbiamo reperito atti che si riferiscano nello specifico a questa attività, ma sicuramente si è lavorato in maniera concreta, perché nel luglio del '46 il Ministro Leone Cattani comunica al presidente del Comitato - l'avvocato F. Andreani - che le cinque perizie dei lavori interessanti Umbertide sono state approvate con decreto 25 giugno del Provveditorato alle OO.PP. per il Lazio ed Umbria.

Altro centro di attento interesse, è il problema della disoccupazione.

Nella seduta del 23 settembre 1945, dietro indicazioni di una circolare della sezione provinciale del C.L.N., il Comitato umbertidese, d'intesa con la Camera del Lavoro e con la Giunta comunale, decide di convocare una seduta per risolvere tale problema e per tracciare un programma che sarà in seguito attuato.

Ma l'attuazione di tale programma deve incontrare notevoli difficoltà, perché il 9 dicembre si ritorna ancora sull'argomento ed emerge la necessità di far chiarezza sul cattivo funzionamento della locale sezione della Camera del Lavoro, il cui segretario è, attualmente, il socialista Agostino Bernacchi.

Anche il problema della disoccupazione viene affrontato con una strategia diversa e cioè partendo dal presupposto che niente si potrà fare senza un pur minimo di programmazione, alla cui formulazione dovranno concorrere tutte le organizzazioni e le associazioni del Comune. Ed è essenziale che tale programma scaturisca da una precisa analisi delle effettive potenzialità del territorio che, al momento contingente, si riducono purtroppo quasi esclusivamente al settore dell'agricoltura e, limitatamente, a quello edilizio.

In tal senso, un ruolo fondamentale potrebbe appunto essere svolto dalla locale Camera del Lavoro, la quale però (almeno a giudizio del Comitato), non sembra funzionare come dovrebbe.

Al termine della discussione si è convinti che tutto dipenda dalla scarsa collaborazione dei rappresentanti dei tre partiti e non certo dall'operato del Bernacchi, il quale si dà da fare con encomiabile spirito di dedizione.

Si decide allora di invitare i Segretari di P.C.I, P.S.I. e D.C., a riunirsi per stabilire i provvedimenti da prendersi affinché la locale sezione della Camera del Lavoro possa funzionare regolarmentesa.

La questione viene ripresa in una successiva seduta del 23 dicembre, nel corso della quale si valuta l'esito dell'incontro dei tre Segretari di partito, che è avvenuto alla presenza del Comitato stesso: dalla discussione è emerso che il cattivo funzionamento della Camera del Lavoro non è dovuto all'assenteismo delle forze politiche, bensì alla mancanza di un rappresentante degli Agricoltori.

Immediatamente il Comitato si incarica di scrivere al Sindacato Agricoltori di Città di Castello, perché provveda a nominare un suo rappresentante.

Ma in attesa che la Camera del Lavoro si organizzi, il C.L.N. - su suggerimento del Partito Comunista - si fa promotore della costituzione di un Comitato di Assistenza Invernale per l'aiuto alle famiglie indigenti, che rischiano di trascorrere l'inverno al freddo, per l'impossibilità di procurarsi legna da ardere.

Vengono coinvolti in tale progetto non solo i partiti e l'Amministrazione comunale, ma anche le altre locali organizzazioni socio-politiche: l'Unione Donne Italiane(26), l'Associazione dei Combattenti, il Comitato Reduci dalla Prigionia e il Fronte della Gioventù(27).

A far funzionare questo Comitato viene nominata una Commissione formata da quattro rappresentanti delle suddette organizzazioni ed operante sotto il diretto controllo del C.L.N. Senza alcun indugio, essa prepara uno stampato in cui avverte che si è proceduto alla costituzione di un fondo cassa per la rimozione delle macerie, che l'Amministrazione comunale sarebbe costretta a sospendere per mancanza di fondi, e che invece è indispensabile far proseguire, sia per evitare il rischio di malattie infettive(28), sia per la necessità di procurar lavoro ai quei capi di famiglia i cui figli già sopportano il freddo e la fame di questo duro inverno. Quindi, facendo appello al senso di solidarietà umana e civile di coloro che sono stai trattati meglio dalla sorte, si chiede ai più abbienti di versare un contributo(29).

L'iniziativa deve avere una risposta davvero soddisfacente. Basti pensare che i proprietari terrieri non solo contribuiscono con la loro quota, ma mettono a disposizione dei lavoratori disoccupati un congruo numero di giornate da eseguirsi sulla loro proprietà per tutto il bimestre 15 gennaio/15 marzo 1946, e ciò allo scopo di venire incontro per quanto possibile a coloro che veramente soffrono(30).

Ma, accanto a questi interventi che potremmo definire "prioritari", il C.L.N. assume tante altre iniziative, ugualmente significative ed encomiabili.

Corre l'obbligo di segnalarne almeno qualcuna, procedendo in un veloce excursus cronologico del Registro dei Verbali:

 

VERBALE N. 18, del 29.5.1945

Dal momento che il presidente Migliorati dovrà partecipare al congresso di tutti i C.L.N. della provincia di Perugia, occorre redigere una relazione che illustri la situazione politico-economica di Umbertide. Si decide di prendere contatti con il Sindaco, affinché indichi quali siano gli interventi da privilegiare.

 

VERBALE N.24, del 29.7.1945

Il C.L.N. si rivolge all'Intendenza di Finanza per chiedere proroga delle denunce dei danni di guerra, perché la popolazione di Umbertide e della vicina Montone non hanno ricevuto gli appositi moduli.

 

VERBALE N.26, del 12.8.1945

Si delibera di scrivere una lettera al Sindaco affinché venga per lo meno limitato il permesso delle feste danzanti che hanno luogo già da tempo e proseguono quasi ininterrottamente.

A spingere il C.L.N. a formulare questa proposta, è una ragione altamente morale (non solo perché le rovine, lo strazio ed i lutti della nostra Umbertide richiedono un ben altro contegno da parte di tutti, ma anche per educare la gioventù all'amor patrio ed al rispetto umano), unita a motivi di ordine sociale (sono stati pure considerati gli inevitabili effetti economici e sociali che possono derivare dallo stato di cose che viene lamentato).

 

VERBALE N.39, del 2.XII. 1945

Il P.C.I. ha sottoposto ad approvazione un manifesto, che il C.L.N. autorizza a stampare ed a divulgare.

Il manifesto è diretto ai cittadini di Umbertide, che vengono invitati a denunciare ogni manovra ed ogni manifestazione del neo fascismo, a lottare a fianco delle organizzazioni di massa per combattere ...ogni tentativo liberticida, da qualunque parte esso venga e ad associarsi con i partiti democratici per superare questo momento criticissimo e per poter proclamare domani la Repubblica Socialista Italiana(31).

C'è anche una premessa, che in parte spiega i motivi di questo appello: "..le forze neofasciste organizzate in movimenti ed in Partiti sedicenti democratici, tentano di sfruttare la difficile situazione interna... ".

Sicuramente i comunisti italiani, in questo periodo, hanno avuto il sentore che si cercasse, nelle trame della politica nazionale, di creare momenti di tensione per impedire l'affermarsi delle forze di sinistra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VERBALE N.49, del 2.3.1946

Il Comitato ritiene sia opportuno invitare i segretari di P.C.L, P.S.I. e D.C. al fine di prendere accordi circa l'imminente campagna elettorale per le elezioni amministrative.

 

VERBALE N. 51, del 9.3.1946

Il presidente Maccarelli espone il contegno che ogni cittadino dovrebbe tenere in vista delle elezioni e legge un manifesto da lui compilato, sottoponendolo ad approvazione. Il manifesto non solo è approvato, ma i rappresentanti dei tre partiti invitati alla riunione, stabiliscono di sostenerne le spese di stampa. Facciamo notare che nel corso di tutti questi mesi si verificano diverse sostituzioni tra i membri del Direttivo, decise di volta in volta dai rispettivi partiti di appartenenza(31).

C'è avvicendamento anche fra i Presidenti.

In sostituzione di M. Migliorati, il 7 luglio 1945 viene eletto il comunista Riego Maccarelli(32), che il 9 dicembre dello stesso anno deve rassegnare le proprie dimissioni per motivi di salute.

Gli succede il prof. Giulio Briziarelli, del P.S.I.

Pur di diversa estrazione culturale (operaio autodidatta l'uno, direttore didattico l'altro), ambedue si distinguono per rigore morale e profondo senso di giustizia, sempre uniti ad un alto rispetto per l'individuo.

Ed è sotto la presidenza del Briziarelli che, il 17 luglio 1946, il Comitato di Liberazione Nazionale, sezione di Umbertide, decreterà il proprio scioglimento.

 

 
L'atto di costituzione del C.L.N. di Umbertide
Manifesto del PCI rivolto ai cittadini
Lettere dei partiti al C.L.N.
Deliberazione di scioglimento del C.L.N.
 

L'attività di epurazione

Seppure tra i fascisti Umbertidesi non siano poi tanti quelli che abbiano dato prova di estrema faziosità o che si siano macchiati di gravi episodi di intolleranza, c'è comunque il rischio di vendette sommarie, soprattutto nel clima che si è instaurato sull'onda emotiva dei barbari episodi di Penetola e di Serra Partucci.

Quindi immediatamente dopo la liberazione il Governatore Militare Alleato fa arrestare 25 iscritti al Partito Fascista Repubblicano, che vengono trattenuti per alcuni giorni nelle locali carceri della Rocca(35). Questo provvedimento appare senz'altro opportuno, perché evita l'innescarsi di un'indiscriminata "caccia all'uomo", come purtroppo facilmente accade in certe situazioni. Ad Umbertide si erano già verificati simili fatti, subito dopo la dichiarazione di armistizio dell' 8 settembre 1943. Ne abbiamo notizia da una relazione inviata dal C.L.N. all'Alto Commissariato per l'Epurazione in cui, tra l'altro, si parla della bastonatura di un fascista durante il movimento di settembre(36).

Anche il Comitato di Salute Pubblica vigila affinché non si perpetrino stupide vendette; ma sicuramente ciò non basta ad - impedire alcuni incoscienti atti di violenza condotti nei confronti di fascisti da parte di qualche sconsiderato; per fortuna si risolvono tutti con un pestaggio, senza che ci scappi il morto.

Il primo atto ufficiale riguardante l'epurazione è del 9 agosto 1944, quando l'appena insediata Giunta Comunale, secondo gli ordini avuti dal Governatore del Comando Militare Alleato, procede alla epurazione di quel personale che, per i precedenti politici, non può rimanere in servizio.

Sono 16 i dipendenti sospesi dal servizio e dallo stipendio, tutti "accusati" di essere squadristi c/o iscritti al cessato Partito Fascista Repubblicano.

Gli impiegati "epurati" presentano immediato ricorso alla Prefettura, che verrà parzialmente accolto.

Il 9 febbraio del '45, infatti, il Sindaco Ramaccioni invita l'Ufficio Ragioneria a provvedere immediatamente per l'emissione degli assegni spettanti al personale sospeso per epurazione come da disposizione emanata dal Governo Militare Alleato, in seguito ad atto ufficiale della Prefettura.

Dunque, pur restando sospesi, gli impiegati comunali dovranno comunque percepire lo stipendio.

E la questione si trascinerà per diversi mesi, come vedremo in seguito.

Dall'agosto del 1944 è il locale Comitato di Liberazione Nazionale ad avocare a sé ogni decisione circa le indagini e le sanzioni da comminare ai collaboratori del nazifascismo, perchè i morti sotto le macerie del nostro paese che dormono incustoditi, le famiglie private di ciò che avevano di più caro e di più santo, i giovani che sono stati fucilati, le famiglie intere bruciate vive, gli infiniti lutti della Nazione vogliono una severa giustizia.

Diciamo subito che non sarà certo agevole accertare fatti o misfatti, ed altrettanto arduo risulterà dettare e tener fede a criteri uniformi di giudizio nella valutazione di casi particolarissimi, anche perché non tutti coloro che si sono trovati compromessi con la Repubblica Sociale vi hanno aderito volontariamente.

Ad aumentare le difficoltà concorre anche la Legge Sforza sull'epurazione che, redatta in maniera piuttosto frettolosa e resa nota il 29 luglio 1944, non offre sempre chiare direttive né per quanto riguarda i modi di applicazione delle sanzioni né, soprattutto, circa la determinazione degli ambiti di competenza.

In sostanza, i vari Comitati di Liberazione Nazionale periferici dovrebbero sapere che tutte le pratiche riguardanti l'epurazione devono essere sottoposte all'attento esame del C.L.N. Provinciale che, a sua volta, le inoltrerà alla Delegazione Provinciale dell'Alto Commissariato Aggiunto per l’epurazione cui compete l'ultimo atto di controllo.

Ad emettere la sentenza definitiva è invece la Delegazione Provinciale dell'Alto Commissariato per le sanzioni contro il Fascismo(37).

Ma la effettiva assenza di efficaci collegamenti tra i C.L.N. periferici e la sezione provinciale fa sì che inizialmente tale iter venga per lo più disatteso. In verità tale situazione può costituire anche motivo ...di comodo, per i Comitati locali, che hanno così la possibilità di prendere iniziative più immediate e dirette.

Anche il Comitato umbertidese, in assenza di precise indicazioni in merito, interpreta spesso a proprio modo la legge Sforza e si arroga il diritto di decidere in merito e di "pretendere" che l'Amministrazione Comunale dia esecuzione (o che i privati cittadini mettano in atto), quanto da esso deliberato.

Ed ecco allora ad esempio che, dopo aver espresso parere negativo su alcune licenze di commercio, il C.L.N. invia in merito una lettera al Sindaco (il 23.X.44), che si conclude con un: "Perché venga reso esecutivo quanto sopra".

Altrettanto significativa, in tal senso, è la lettera inviata all'affittuario di un ufficio che il Comitato giudica di secondaria importanza. Ebbene, lo si invita perentoriamente a lasciare libero, per entro e non oltre il 25 p.v. il suddetto locale, che con il 1° dicembre verrà consegnato alla signora Gnagnetti Matilde ved. Tosti, rimasta priva di negozio in seguito al bombardamento del 25.4. 44(38).

Anche quando il tono della comunicazione è formalmente più conciliante, traspare pur sempre l'intenzione di "forzare la mano". Ad esempio, in una lettera inviata al Sindaco il 9.XII.44 per sollecitare la destituzione del veterinario comunale, pur usando espressioni tutt'altro che impositive ("...questo Comitato avverte la necessità di esprimere alla S. V. il parere che egli venga destituito .... Si auspica che la S. V. accoglierà favorevolmente l'espressione di questo Comitato... "), si tiene però a sottolineare che il veterinario non gode la simpatia e la fiducia della gran parte della popolazione.

Non c'è quindi da meravigliarsi se questo modo di operare non solo rischia di determinare, ogni volta, una situazione di contrasto tra C.L.N. ed Amministrazione Comunale(39), ma provoca anche diatribe all'interno del Comitato stesso, dove molto probabilmente la linea dura si contrappone a quella morbida. E ciò è avvalorato, ad esempio, da quanto succede nel corso della prima riunione (18.8.44), allorchè si prende in esame il punto 4) dell'o.d.g.: "Esame delle licenze di vendita e revoca delle stesse per fascisti o filotedeschi ": viene verbalizzato che l'argomento provoca un'animata discussione al termine della quale ci si trova su posizioni di totale disaccordo, tanto che si decide di chiedere al Sindaco l'immediata convocazione di una Commissione formata da persone che abbiano un passato onesto e conoscenza del pubblico ".

Va comunque detto che l'attività di epurazione portata avanti dal C.L.N. dall'agosto del '44 all'aprile del '45, pur caratterizzata da una decisa e talvolta ...smaniosa volontà di rendere giustizia (40), non esce mai dalla legalità, anche a costo di inghiottire amari bocconi(41).

Soprattutto si deve riconoscere, agli uomini del Comitato, il merito di non dare troppo credito alle "voci" di piazza od a sfoghi confidenziali circa soprusi perpetrati da questo o da quel "fascista". I cittadini vengono invitati a non limitarsi a sterili linciaggi morali, ma a denunciare fatti e persone sulla base di testimonianze inoppugnabili.

Un manifesto apparso sui muri di Umbertide nell'ottobre del 1944 testimonia questo desiderio di obiettività: nel sollecitare la popolazione a denunciare reati fascisti e mercato nero, si raccomanda che le denunzie siano fatte con onestà e serietà, precisando i fatti(42).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Obiettività, onestà e serietà vengono confermate anche dal fatto che talvolta il Comitato ritorna sulle sue decisioni, in seguito a più approfonditi accertamenti. Nel novembre del '44, ad esempio, esso esprime parere sfavorevole nei riguardi di una richiesta di "discriminazione"(43) presentata da una signora; ma il 12 dicembre il C.L.N. riesamina la pratica e dichiara di aver accertato che l'iscrizione della medesima al Partito Fascista Repubblicano fu dovuta effettivamente a non fazioso spirito fascista, bensì a coercizione delle autorità del periodo repubblicano ed alla preoccupazione di mantenere l'ufficio di dattilografa, unica fonte di guadagno per vivere.

Quando, nell'aprile del 1945, si verifica il totale rinnovamento del C.L.N. umbertidese, l'attività di epurazione rallenta.

Ciò è assai probabilmente da collegarsi alla presidenza del dottor M. Migliorati, il quale forse cerca in ogni modo di evitare indagini e provvedimenti che potrebbero metterlo in serio imbarazzo, soprattutto a causa della sua posizione professionale di primario ospedaliero.

A riguardo, abbiamo la testimonianza di C. Palazzetti: "Un po' per quella sua disponibilità ad aiutare tutti, un po' perché tra gli inquisiti poteva capitare anche qualche suo paziente, il dottor Migliorati davvero malvolentieri accettava di prendere decisioni in fatto di epurazione ".

 E molto probabilmente sarà proprio l'ingrato compito dell'epurazione a determinare l'abbandono della Presidenza da parte del Migliorati.

Il fatto che nel verbale del 7 luglio 1945 non venga data alcuna spiegazione dell'avvicendamento alla Presidenza(44), ed il fatto che Riego Maccarelli firmi in vece del Presidente già un giorno prima di essere eletto ufficialmente(45), fanno realisticamente supporre che il Migliorati se ne sia andato a causa di qualche contrasto interno, per altro non esplicitato in alcuno dei verbali.

Ma prendiamo in esame il verbale della seduta precedente (quella del 2.7.1945): ebbene, di tutti i verbali redatti a partire dal 12 aprile 1945, stranamente questo è l'unico a non riportare i nomi dei presenti e mai in esso appare che il Presidente abbia preso la parola. Il che fa pensare che il Migliorati non fosse presente. E, guarda caso, nel corso di quella seduta si manifesta la decisa volontà di fare un sollecita e chiara epurazione di quei dipendenti statali e parastatali compromessi con il passato regime.

Si può allora ipotizzare che il Migliorati, già poco entusiasta del ruolo di Presidente (non dimentichiamo che quasi sicuramente era stato... "convinto", per le già indicate ragioni di credibilità, ad assumere la Presidenza del rinnovato Comitato) e non sentendosi affatto a proprio agio in quello di "epuratore", di fronte all'impossibilità di evitare certi atti che, pur sofferti, sono comunque dovuti, si metta da parte. Oppure è possibile che venga consigliato o... invitato a farsi da parte (magari dal Comitato provinciale), proprio per il suo scarso decisionismo in fatto di epurazione.

Qualcuno potrebbe obiettare, molto meno suggestivamente, che il Migliorati può aver rassegnato le proprie dimissioni perchè troppo impegnato nella sua professione di medico. Sicuramente anche questa è un'ipotesi da prendersi in considerazione, seppure appaia strano che una così normale decisione non venga verbalizzata... Sta di fatto che, sotto la Presidenza del comunista Riego Maccarelli, l'attività di epurazione si connota, rispetto ai precedenti Comitati, di maggior scrupolosità e, soprattutto, di più incisiva rigorosità.

In una riunione de127luglio 1945 il Maccarelli critica senza mezzi termini l'operato di quanti lo hanno preceduto. Testualmente afferma che, da tutta una serie di fatti, "...si può dedurre la poca attività dei precedenti Comitati, il loro disinteressamento, la loro poca iniziativa, i quali si lasciavano trascinare da sentimentalismi, non adempiendo così al compito che la popolazione gli aveva affidato. Ma attualmente il C.L.N. svolge le sue sempre più crescenti attività con giustizia e verità seguendo la migliore tradizione democratica".

Una severa critica dunque e, nello stesso, un annuncio di più serio impegno specie per quanto riguarda l'attività di epurazione, cui è sicuramente riferito quel "giustizia e verità".

Proposito che viene mantenuto.

Da questo momento, infatti, quasi in ogni riunione si fanno nomi di persone su cui assumere informazioni; si mettono ad approvazione relazioni già compilate; si valutano varie domande di discriminazione o si contestano discriminazioni avvenute senza il parere del Comitato; si sollecitano a prendere provvedimenti; si cerca di disciplinare il rilascio delle licenze da caccia(46); si esaminano richieste di certificati di buona condotta morale e civile e di dichiarazioni di renitenza alla chiamata alle armi dopo l'8 settembre del '43: tutte avanzate da persone su cui gravano sospetti di collaborazionismo o di reati comuni.

Ogni atto viene comunque intrapreso con attenzione e responsabilità.

E' infatti immediata preoccupazione del Maccarelli di sospendere il rilascio di documenti o di dichiarazioni ad personam, sino a quando il C.L.N. provinciale non abbia dato chiarimenti in merito. Pochi giorni dopo, il vicepresidente C. Palazzetti (che si è recato a Perugia, per avere un incontro con l'avvocato Monteneri, Presidente del C.P.L.N.), riferisce che i Comitati locali possono rilasciare attestati e dichiarazioni personali agli interessati e chiarisce, finalmente, che le denunce devono essere inoltrate al C.P.L.NP. che poi le inoltrerà agli uffici di competenza.

Ma il Presidente Maccarelli non deve essere soddisfatto di questa risposta orale, perché il 17 di agosto chiede per iscritto, all'Alto Commissariato per l'Epurazione, di essere autorizzato a rilasciare attestati e dichiarazioni. Ed ha ragione a non fidarsi delle parole non scritte: il 29 dello stesso mese riceve, in riscontro, una risposta negativa: "In generale i Comitati di Liberazione Nazionale non hanno alcuna dipendenza gerarchica con questa Delegazione ...Pertanto non può autorizzare... a rilasciare ...speciali attestati".

L'attività di epurazione prosegue intensamente anche sotto la Presidenza del prof. Giulio Briziarelli. Ma a mano a mano che si procede in essa, ci si accorge che i risultati non corrispondono alle aspettative.

Seppure la Delegazione Provinciale per l'Epurazione inviti i Comitati periferici ad un maggior zelo, perché si devono ultimare i giudizi di epurazione pendenti a carico dei vari impiegati che, spesso sospesi, costituiscono un grave onere ai bilanci delle amministrazioni(47), in verità tra le varie carte non compare mai una sentenza definitiva.

Per un certo periodo il Comitato non demorde e continua regolarmente a portare avanti indagini ed a proporre nomi di persone da epurare; poi, di fronte alla quasi totale mancanza di risultati (e fors'anche °perché assorbito dai problemi della ricostruzione e da quelli della consultazione elettorale), dà sempre minor spazio, nel corso delle sue riunioni, all'azione epurativa. Solo nella primavera del 1946 si cerca di riprendere in mano la situazione. Nella seduta del 19.V.46, infatti, si dice: "Questo Comitato dopo laboriosa discussione stabilisce quanto appresso: a) di invitare per il giorno 22 c.m. il Maresciallo dei R.R: C. C. al fine di prendere accordi per poter sorvegliare attentamente l'operato di elementi fascisti locali. b) di invitare alla stessa seduta il Sindaco".

La riunione del 22 maggio si svolge regolarmente, ma sembra che, al tirar delle somme, ben poco si dica di nuovo: viene solo stabilito di raccogliere, a mezzo di persone fidate, tutte le informazioni riguardanti la condotta degli elementi fascisti del luogo e di riferirle alla locale stazione dei R.R. C. C. la quale penserà di agire nel miglior modo possibile.

Ma, nonostante i proponimenti di nuovo impegno, solo in una riunione si parla ancora di epurazione, segnalando i nomi di alcuni ex fascisti su cui chiedere informazioni.

La legge sull'amnistia chiude i processi di epurazione

Agli inizi di luglio, Palmiro Togliatti, Ministro di Grazia e Giustizia del nuovo governo di coalizione (costituito da A. De Gasperi proprio in quei giorni), promulga la legge sull'amnistia, che determina la definitiva chiusura dei processi di epurazione.

Il provvedimento, anche se forse ritenuto opportuno in sede parlamentare, non può certo soddisfare chi si è tanto impegnato per cercare di rendere giustizia a soprusi e misfatti perpetrati durante il "ventennio".

Ad Umbertide è soprattutto il P.S.I. ad essere indignato. Lo dimostra la dichiarazione che appare su "La Rivendicazione" del 28.8.46: "Dopo la resa pubblica della Legge per l'epurazione di Togliatti, la sezione del PSI di Umbertide, durante l'assemblea tenutasi il 27.07 ha votato il seguente ordine del giorno: "Constatato il senso di smarrimento e di sfiducia provocati dalla ingiusta legge suddetta... deplorando il fautore di un così assurdo atteggiamento politico, che potrebbe avere anche gravi coseguenze nazionali, fa voti affinché venga il prima possibile intrapresa una ferma e chiara azione riparatrice".

Appare chiaro che l'indignazione dei socialisti umbertidesi non è solo contro la legge in se stessa, ma è anche rivolta nei confronti di Togliatti, definito fautore di un così assurdo atteggiamento politico...

Ma neanche gli uomini del P.C.I. sono d'accordo con questo provvedimento, seppure scaturito dalla volontà del loro leader carismatico Togliatti.

Il cocente disappunto provoca (come riferisce C. Palazzetti), una reazione di delusione e sfiducia soprattutto nell'ambito del C.L.N.: "In quei giorni si discusse, si criticò, ci si confrontò. Pur perplesso, ero fra quelli che interpretavano positivamente la legge sull'amnistia. Ma capivo anche quelli che, per tragedie vissute personalmente, non potevano veder cancellati con un colpo di spugna tanti anni di sofferenze... ".

E così, il 14 luglio 1946, il C.L.N. di Umbertide decreta all'unanimità il proprio scioglimento, votando il seguente ordine del giorno:

“Il Comitato di liberazione Nazionale di Umbertide, che nella sua opera ispirata a principi di umana giustizia già sentì la beffa della epurazione, si associa alla protesta del popolo contro il provvedimento dell'assurda amnistia recentemente promulgata e, ricordando i sacrifici, le lacrime, gli infiniti patimenti, le vittime e le immense rovine della Nazione causate dal fascismo e dalla guerra nazifascista, rassegna le sue dimissioni'”.

 

Note:

 

1. Vedi, in Appendice, pag. XX il verbale dell' Atto di Costituzione.

I presenti sono: Mancini Raffaele, Boldrini Nello, Polpettini Vittorio, Puletti Ruggero, Renzini Alessandro, Ramaccioni Mario, Taticchi Antonio, Nanni Ramiro, Loschi Luciano, Rondoni Vincenzo, Gennari Addo, Beatini Lamberto, Migliorati Natale, Alunni Umberto, Gennari Aspromonte, Caprini Claudio, Caprini Nazzareno, Ramaccioni Giuseppe, Rinaldi Antonio, Pini Carlo, Sonaglia Gino, Codovini Stefano, Becchetti Giuseppe, Migliorati Giuseppe, Bottaccioli Giuseppe, Silvioni Guerriero, Simonucci Raffaele, Villarini Mario, Distrutti Amedeo, Chiodini Giuseppe, Bambini Giovanni, Ramaccioni Renato.

 

2. Ed in effetti sono state proprio la correzione e la sovrapposizione effettuata fra i due omonimi Ramaccioni, a farci insospettire. Inizialmente Renato viene dattiloscritto, quale rappresentante del P.L.I., sotto il nome di Pini, mentre Giuseppe è annotato a fianco del Partito d'Azione; poi qualcuno ha cancellato il nome di Renato dal P.L.L, per scriverlo, a penna, a fianco del Partito d'Azione, a sostituire Giuseppe.

 

3. Vedremo poco più avanti il motivo dell'autoesclusione del Rometti.

 

4. Già abbiamo visto che successivamente il Ramaccioni verrà nominato Sindaco di Umbertide.

 

5. Per l'esattezza si indicano i seguenti sette punti da trattare:

1.Sostituzione di personale fascista o comunque filo-tedesco delle amministrazioni statali e parastatali.

2.Decentramento delle cariche.

3.Invito ai membri della Giunta a fare un rapporto due volte la settimana ai propri partiti.

4.Esame delle licenze di vendita e revoca delle stesse per fascisti o filotedeschi.

5.Stabilire definitivamente il locale per il C.L.N.

6.Indire ulteriori riunioni per l'inquadramento globale dei partiti.

7.Necessità che il Comitato entri in stretto contatto con il Comitato Prov.le di L.N. e con elementi della F.S.S. e se ciò impossibile, con la R. Questura.

 

6. Per quanto riguarda le cariche "cumulate" dal Rometti, vedi più avanti.

 

7. Questa riunione si tiene presso l'ex convento di S.Francesco, nella sala di musica, che da questo momento sarà la sede fissa del C.L.N.

 

8. Il fatto che si ricorra ad un Governatore Militare estraneo alle vicende umbertidesi, mentre sarebbe stato più ovvio interpellare il C.L.N. Provinciale, sta a testimoniare che tra quest'ultimo ed il Comitato locale c'è quasi totale mancanza di collegamenti.

 

9. Vedi, in Appendice, pag. XXI.

 

10. In verità ci riesce alquanto arduo stabilire un rapporto tra persone da arrestare ed il "caso Rometti". Magari si può ipotizzare che il Sindaco, per non assumersi lo scomodo ruolo dell'epuratore, cerchi di "scaricare" sul C.L.N. tale responsabilità, invitandolo a compilare o forse a dare il proprio benestare circa i suddetti elenchi, e che il Comitato, intuita questa mossa, ricorra ad una sorta di ricatto morale condizionando la propria collaborazione al decentramento delle cariche cumulate dal Rometti.

 

11. Ed infatti il 19 di settembre il Rometti rassegna le proprie dimissioni da membro della Giunta, conservando comunque le altre cariche. Un esplicito gesto di protesta verso l'amico Migliorati, che lo ha messo alle strette, prospettandogli l'opportunità di rinuciare a qualche incarico? Oppure, più sottilmente, una rinuncia ufficiale alla carica di maggior peso politico, ma con la tacita intesa di restare comunque amico-consigliere del Sindaco?…

 

12. Vedi, in Appendice pagg. XXII, XXIII, XXIV, XXV.

 

13. Come quando, ad esempio, nella riunione del 16 ottobre, il C.L.N. contesta i

canoni di affitto stabiliti dalla Commissione comunale, trovandoli non equi con salari e stipendi, e delibera quindi di chiedere al Sindaco di allargare la suddetta Commissione, nominando, nel suo seno, rappresentanti dei salariati e degli impiegati.

 

14. Vale la pena soffermarci un attimo su questa lettera, se non altro per metterla a confronto con quella inviata appena un mese e mezzo prima, allo stesso Prefetto, dal Sindaco Migliorati. Ambedue redatte con il medesimo intento di ottenere aiuti, sono però caratterizzate da uno spirito e da un'intonazione totalmente diversi. Piuttosto formale, quasi "fredda" la lettera del Sindaco, che si limita ad un elenco degli interventi da effettuare, confortato da scarni dati e cifre.

Calda, polemica, ma non meno concretamente essenziale, nelle descrizioni, quella del C.L.N., il quale quasi sicuramente ha deciso di rivolgersi al Prefetto dopo lo straripamento del Tevere (3 novembre 1944) che, aggiungendo ulteriori disagi ad una realtà fin troppo provata dalle distruzioni belliche, ha finito per esasperare i cittadini di Umbertide.

 

15. Vedi, in Appendice, pagg. XXVI e XXVII, copia dell'originale.

 

16. Dobbiamo avvertire che gli archivi dei partiti non sono certo fonte di informazione: nessuno ha un solo documento che possa riferirsi a questo periodo. Anche i giornali del tempo non dànno alcuna notizia. Quindi, quel poco che ci è dato sapere, lo abbiamo ricavato dalle rare carte personali di qualche militante o da testimonianze orali, per altro molto vaghe e frammentarie.

 

17. Vedi, in Appendice, pag. XXVIII, il verbale redatto quel giorno da R. Mancini.

18. In Appendice, pag. XXIX, riportiamo la lettera con cui il Comitato Provvisorio annuncia al C.L.N. la costituzione della sezione, indicando i nomi dei compagni delegati a rappresentare il P.S.LU.P. in seno al C.L.N. stesso. Riportiamo anche, alla stessa pagina, fotocopia di una tessera del P.S.LU.P., tratta dalle carte di A. Renzini.

 

19. Tra i documenti di A. Renzini abbiamo trovato un invito a prendere parte, giovedì 23 novembre presso la Sede Comunista sita nei locali del Teatro dei Riuniti, alla riunione indetta fra i dirigenti delle due sezioni proletarie.

 

20. Non a caso, la prima seduta del nuovo C.L.N. si apre con il proponimento che il C.L.N. rinnovato nei ranghi risulti nei fatti quale organo equilibratore della vita politica del paese.

 

21. Come è possibile che un socialista "storico" come il Rometti sia passato nelle file dei Comunisti? Le testimonianze orali ci riferiscono di dissensi con i compagni della locale sezione del P.S.LU.P.: nient'altro di più preciso ci è dato sapere.

 

22. R. Mancini e C. Palazzetti ci confortano, in questa nostra ipotesi, riferendo che forse la persona più adatta (per spirito di iniziativa e per capacità di organizzazione), a ricoprire la carica di Presidente è senza dubbio il Rometti. Ma il suo carattere accentratore e la sua momentanea ...scomoda posizione politica (era passato dal P.S.I. al P.C.L), fanno sì che gli venga preferito il Migliorati. C'è comunque da dire che la gran parte delle attività portate avanti dal "rinnovato" C.L N. saranno frutto dell'iniziativa del Rometti.

 

23. Così si dice in un opuscolo stampato e divulgato nell'agosto del 1944 a Perugia,

dove il Centro ha iniziato la sua attività il 17 luglio dello stesso anno. Vedi, in Appendice pag. XXX, copia dell'opuscolo

 

24. Vedi, in Appendice, pag. XXXI.

 

25. Vedi, in Appendice, pagg. XXXII e XXXIII.

 

26. L'invito è firmato dal nuovo Segretario, Egino Villarini. Le ultime tre righe, quasi incomprensibili, dovrebbero indicare il giorno dell'incontro (una domenica), già concordato dagli altri Segretari.

 

27. È stata la signora Anita Zanottì Giacchi (direttrice per tanti anni dell'Asilo Comunale di Infanzia), a dar vita, ad Umbertide, all'U.D.L, movimento femminile di ispirazione comunista. La suddetta ha fatto parte del Direttivo del C.L.N., che ha ritenuto necessaria una rappresentanza femminile. Ma, quando nel settembre del 1945 la Zanotti propone al Sindaco di nominare all'interno della Giunta una rappresentante dell'U.D.L, ne riceve risposta negativa, per il fatto chela Giunta ha potere deliberativo, mentre le donne hanno solo potere consultivo.

 

28. Ben poco sappiamo circa questo "movimento" che, per ammissione degli stessi fondatori, è costutito da giovani indipendenti, da Comunisti, da Socialisti, da Democristiani, dal Club Cremona (reduci della Divisone partigiana "Cremona"), dall'Unione Studenti Italiani. Esso si è costituito il 16 agosto 1945.

Vedi, in Appendice, pag. XXXIV, fotocopia di una tessera del Fronte della Gioventù, gentilmente concessa da R. Codovini

 

29. Si parla di "membra di corpi umani" giacenti ancora sotto le macerie. Vedi, in Appendice, pag. XXXV.

 

30. Da notare che l'importo di tale contributo, pur essendo volontario, è già stato stabilito, in base alla reale consistenza dei capitali dei vari proprietari.

 

31. Così scrive (20.1.1946) il segretario dell'Associazione Provinciale degliAgricoltori della zona di Umbertide.

 

32. Vedi, in Appendice, pag. XXXVI, il testo dattiloscritto del manifesto.

 

33. In Appendice, pagg. XXXVII e XXXVIII, a titolo esemplificativo, riportiamo copia di tre lettere con le quali P.C.L, P.S.I. e D.C. informano il C.L.N. di aver deciso di avvicendare i propri rappresentanti. C'è da notare come in nessuna di esse venga mai spiegato il motivo della sostituzione.

 

34. Vedremo, nel Capitolo seguente, i motivi di questo avvicendamento.

 

35. Una curiosità: per la somministrazione del vitto a queste persone (233 pasti in totale), il Comune sostiene la spesa di L. 1.631.

 

36. In verità la "bastonatura" non avvenne così come viene crudamente scritta. Ci si riferisce infatti ad un episodio che accade all'interno del posto telefonico pubblico. All'improvviso, tra le gente, comincia a spargersi la voce che nel locale della TIMO è entrato un noto sindacalista fascista. Invece si tratta di un omonimo direttore di banca. Ma ormai la folla si accalca e un vero fascista, che si trova lì, cerca di bloccare l'accesso. Tutto poi si placa e lo stesso "fascista" può essere medicato dal farmacista.

 

37. In verità, nelle varie carte abbiamo trovato differenti dizioni di questi organi: "Ufficio sanzioni contro il Fascismo ", "Commissione provinciale di epurazione ".

 

38. La lettera, datata 19.X1. 1944, ha all'oggetto "Provvedimenti".

 

39. Pur magari ritenendole giuste, il Sindaco non poteva rendere esecutive certe deliberazioni; egli infatti doveva dar corso solo ai provvedimenti presi dall'Alto Commissario per l'Epurazione o dal Governatore Militare Alleato.

 

40. La lettera di cui alla nota 66, termina con queste parole: "Questo deliberato è la soluzione di un alto senso di giustizia che agisce con serenità, punendo i colpevoli per agevolare coloro che ingiustamente furono l'oggetto delle disastrose conseguenze che ne derivarono".

 

41. Facciamo presente che tra i componenti il Comitato c'è chi ha subìto (o crede di aver subìto), vessazioni ed ingiustizie da parte dei fascisti.

 

42. Il manifesto è riportato in Appendice, pag. XXXIX.

 

43. Quando una persona viene accusata di un reato politico (quasi sempre si tratta di appartenenza al PER o di "intemperanze fasciste" o di collaborazionismo con la R.S.I. e con i tedeschi), essa può rivolgersi ai C.L.N. locali affinché certifichino che tali accuse sono infondate o che il reato è stato commesso in situazioni particolari. Se l'istanza ha esito positivo, il richiedente ottiene la cosidetta "discriminazione": il fatto viene a perdere carattere di reato, appunto per la presenza di una discriminante, cioè di una causa di giustificazione.

 

44. Si dice, semplicemente, che "si è proceduto all'elezione del Presidente e del vice Presidente. Risultano eletti: Presidente R. Maccarelli... ".

 

45. Porta la sua firma la lettera inviata al Sindaco il 5.7.1945, in cui si avverte che "il C.L.N. ha espresso il parere che la piazza principale venga intitolata a G. Matteotti ".

 

46. In più di una riunione si insiste sul fatto che per il rilascio di dette licenze ogni dubbio debba essere chiarito dal Comitato, perché "...è di sua competenza risolvere e condurre nella giusta luce quei casi che sono compromessi con il passato regime".

Non deve meravigliarci più di tanto che il CLN. dia così grande importanza al controllo delle licenze da caccia: ottenerla significa, in pratica, avere a portata di mano uno o più fucili, con tanto di regolare porto d'armi. Ed in momenti di così grande tensione è ovvio che il Comitato eviti di tenere armati (seppure in modo improprio), gli eventuali fascisti-cacciatori. E quando ci si accorge che ben poco si può fare in merito, viene invitato ad una riunione anche il maresciallo dei Carabinieri, al quale si chiede di intervenire per regolare queste concessioni. Purtroppo nel generale disorientamento è coinvolto anche il maresciallo; risponde, infatti, che ciò non è di sua competenza e "si limita ad esprimere un parere ".

 

47. Si tratta di una circolare del 13.9.1945., che interessa in modo particolare Umbertide, la cui Amministrazione Comunale, come abbiamo visto, ha un lungo contenzioso con la Prefettura, a causa degli impiegati sospesi ormai da un anno.

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