TERRITORIO e MEZZADRIA

(a cura di Simona Bellucci e Francesco Deplanu)

Pianura  verso Montecastelli vista dalle colline di Spedalicchio di Umbertide: si noti il paesaggio caratterizzato dall'insediamento sparso.

Il territorio di Umbertide, come quello di quasi tutta l'Italia centrale, è stato "plasmato" dalla lunghissima scelta di gestione economica delle proprietà che ebbe inizio alla fine del medioevo, andò in crisi nel dopoguerra e terminò nel 1964 con la normativa che mise fine ai nuovi contratti mezzadrili.

Anche il paesaggio della nostra zona si può definire con i termini del paesaggio rurale utilizzati per l’intera Europa, ovvero rientra nel paesaggio agrario a bocagé e non appartiene all'altra grande categoria degli openfields (campi aperti). Openfields che si svilupparono dove la proprietà venne gestita in maniera diretta da grandi latifondisti o in comune. In Italia centrale fu invece la conduzione indiretta della terra, tramite mezzadria, che diede vita alla divisione in appezzamenti e alla distinzione tramite siepi, alberi e fossi, dei vari appezzamenti. Appezzamenti che, spesso, andavano in maniera non omogenea a formare un podere, l'unità economica della conduzione indiretta della terra tipica delle nostre zone. Così dall’alto il territorio appariva completamente spezzettato. Questa suddivisione, seppur diminuita dopo gli anni sessanta, è ben visibile anche dalle immagini satellitari che si possono vedere con “Google Earth”: fossi, querce secolari e altri tipi di alberi continuano ad essere elementi funzionali inspiegabili all’interno dei campi senza "vederli" con occhi storici. Gli appezzamenti di differente posizione e tipologia che componevano il podere  sono una conseguenza della necessità di far lavorare bene, in più periodi in base alle diverse colture o tempi di maturazione, la famiglia che vi si stabiliva.

La gestione economica del territorio in forma indiretta ha dato vita dunque ad un paesaggio rurale particolare: l'insediamento sparso e la policoltura. Tipologia di insediamento particolarmente stabile con case isolate in pianura e collina  che oggi vede la sostituzione dei vecchi casolari collegati ai "Poderi" dove vivevano i mezzadri con case spesso di seconda proprietà e, da 20 anni e più, la nascita di un nuovo uso economico del territorio rurale votato al turismo. Agriturismi, country house, case vacanze con la piscina, spesso, nella zona della vecchia "ara", arricchiscono le nostre colline e le zone pianeggianti. La policoltura era ben visibile nell'Alberata" cosiddetta, ovvero nella coltura promiscua della vite alternata a cereali e nelle piccole coltivazioni attorno ai casolari.

Cosa è la Mezzadria

La mezzadria è un contratto agrario in base al quale si attuava l’esercizio dell’agricoltura su un podere. In base alla pattuizione mezzadrile un soggetto (concedente), titolare del diritto di godere di un fondo rustico, si associava con un altro soggetto (mezzadro), in proprio e quale capo di una famiglia colonica per la coltivazione del fondo e l’esercizio delle attività connesse, al fine di dividerne a metà i prodotti e gli utili. In particolare, il concedente conferiva il godimento del podere, mentre il mezzadro prestava il lavoro proprio e della famiglia colonica, con l’obbligo di risiedere stabilmente nel podere. Nel giorno di San Martino poteva avvenire, su decisione del "padrone" il cambio di casa colonica in base alla reale capacità di una "famiglia", anche per questo per questo patriarcale e numerosa, di far fruttare in maniera adeguata il "podere".

Le prime forme di mezzadria sono nate attorno all'anno mille ma ebbero una rapida crescita nel XIV sec. a partire dalle zone dei contadi comunali. Questa forma di contratto ha dominato nelle nostre zone fino al XX secolo, quando nel dopoguerra si ebbe una rapida decadenza della mezzadria non solo per le spinte in direzione della coltivazione diretta dei poderi, che presero la forma della legge n. 756 del 1964,  ma  anche  per il crescente rifiuto dei contadini a risiedere nelle vecchie case coloniche, spesso senza elettricità e acqua corrente.

Pianura del Tevere al bivio della strada per il cimitero di Umbertide negli anni'60: si può vedere l'uso del territorio rurale con la cultura promiscua della vite, probabilmente con aceri campestri come supporto, potati a candelabro, forma utile anche per raccogliere i tralci di vite al momento della potatura e legni raccolti da far seccare.

Pianura del Tevere al bivio della strada per il cimitero di Umbertide nel 2019, sfortunatamente in estate, tra le foglie delle "roverelle" si può notare la completa scomparsa dell'arborata  con la cultura promiscua della vite; resta la divisione con i fossi degli appezzamenti.

La stessa pianura del Tevere al bivio della strada per il cimitero di Umbertide nelle "Tavolette" IGM con rilievo effettuato nel 1941, dove si può notare il cimitero sulla destra a metà immagine ed i terreni completamente coltivati con la cultura promiscua della vite: infatti si può notare come gli appezzamenti siano caratterizzati da "cerchietti" per indicare la presenza di una coltura, con all'interno una specie di linea ondulata con ombra che caratterizza il tipo di coltura degli appezzamenti stessi, ovvero il simbolo della vite. La "Tavoletta"  ci rappresenta così la presenza dominante dell'arborata con la cultura promiscua della vite.

La Mezzadria ad Umbertide

Simona Bellucci che si è occupata del sistema mezzadrile e delle relazioni tra i due mondi dei "proprietari" e dei "lavoratori" scrive a questo proposito  nella sua  "La modernizzazione incompleta. Contadini e proprietari di Umbertide fra ottocento e novecento": 

"La forma di conduzione della terra determina il tipo di agricoltore prevalente ad Umbertide, i mezzadri, ai quali si affiancano i braccianti: «Vige ovunque il contratto di mezzadria, C’è un buon numero di braccianti».Le fonti non menzionano mai i piccoli proprietari coltivatori diretti perché nel Comune troviamo esclusivamente la media e grande proprietà terriera.

La piccola proprietà contadina è scarsamente presente in tutta l’Umbria, limitata a certe zone appenniniche, soltanto «nell’immediato dopoguerra si ha, poi, tutto un movimento per la formazione della piccola proprietà contadina, che, avviatosi in ritardo e sorto la spinta speculativa del forte rialzo dei terreni e senza adeguato sostegno alle necessarie trasformazioni e all’esercizio stesso dell’attività, naufragò rapidamente intorno al 1930, dopo di che si ritornò rapidamente alla struttura prebellica».“ I grandi proprietari adottano il sistema di conduzione mezzadrile, contratto di antica data, risalente addirittura al Medioevo, che prevede in linea di massima la divisione dei prodotti a meta‘, per le sue caratteristiche di patto societario particolarmente idoneo a mantenere la pace sociale. Ci sono in Umbria, tuttavia, dei chiari segnali di peggioramento del contratto mezzadrile alla fine dell’Ottocento a causa di un rapporto che si fa più sfavorevole ai lavoratori per eccesso di manodopera.

La mezzadria, comunque, non è un vero e proprio patto societario, perché il colono subisce delle lesioni alle sue libertà individuali, da quelle riguardanti il matrimonio, all’istruzione, per i quali deve chiedere ed ottenere il consenso padronale. I contratti, tutti svantaggiosi, prevedono anche una serie di obblighi per il mezzadro, infatti è soggetto a donazioni aggiuntive di pollame e uova in certe ricorrenze festive come a Pasqua e a Natale, deve accollarsi anche parte dell’imposta fondiaria, la moglie del colono, inoltre, deve fare il bucato per la famiglia del proprietario.

Il contratto di mezzadria presenta clausole diverse da zona a zona, ad Umbertide «in linea di massima la divisione dei prodotti avviene a meta‘; solo per l’uva ad un terzo a favore del proprietario». Nella generale condizione di povertà ci sono, pero‘, mezzadri che vivono in modo migliore rispetto ad altri, sono coloro che coltivano poderi di pianura, più fertili rispetto a quelli di collina o di montagna e dove il numero delle braccia è in equilibrio con la estensione della terra.”.

 

Conseguenze della conduzione indiretta

Questa tipologia di gestione della proprietà agraria impose nel tempo anche una modalità colturale: la policoltura, esemplificata nella nostra zona dalla coltura promiscua della vite frammezza a cereali ma anche dalle piante di frutto e di noce di fronte alla casa. Essa caratterizzò la tipologia di insediamento umano nelle campagne umbre-tosco-emiliane, ovvero l'insediamento sparso, ovvero il nostro "paesaggio" con i nostri casali chiamati “Ca'” o “Cai”, i Mulini ad acqua , le chiesette di campagna con la loro viabilità necessaria ad un mondo di fedeli che si muovevano a piedi, e i microtoponimi ancora vivi in chi frequenta le campagne. La caratteristica della policoltura si coniugò con la necessità di produrre cereali e vite prendendo la forma della “coltura promiscua della vite”: ossia parti di campo a cereali suddividi da file di viti. Spesso “maritate” ad alberi, per favorirne la crescita. In Umbria, soprattutto al sud, solitamente la vite venne associata all'acero, anche oggi che è stato sostituito da pali in cemento l'acero è visibile nelle nostre campagne come “residuo” dell'antico modo di coltivare. Per motivi estetici/affettivi il paesaggio ha continuato a mantenere delle "sopravvivenze" non più funzionali al contesto economico che le aveva generate come nei residui di "cultura promiscua"che si incontrano sporadicamente nelle campagne. Un esempio di "sopravvivenza" la si vede poco oltre il bivio della strada che sale al cimitero in direzione di Montone, nei pressi del bivio per S. Lorenzo.

La fine della Mezzadria

la legge N° 756 del 1964 disincentivò la stipulazione di questi contratti  vietandone poi la costituzione di nuovi  a partire dal settembre 1974, pur riconoscendo quelli già esistenti. La legge  n° 203 del 1982 impose poi la fine dei contratti a mezzadria o mezzeria con la loro riconversione in contratti di affitto. 

Architettura rurale e pertinenze

 

Esiste un lodevole testo, edito dalla Regione Umbria è scritto dai professori, Melelli, Fatichenti dell’Università di Perugia che ci può guidare per rileggere la stratificazione storica del paesaggio sia per quanto riguarda l’architettura rurale che le pertinenze e gli spazi aperti della nostra Regione e anche della nostra Valle: Alberto Melelli Fabio Fatichenti Massimo Sargolini. “Architettura e Paesaggio rurale in Umbria. Tradizione e contemporaneità.” Regione Umbria, Quattroemme Srl. 

Ma sono molti gli elementi umani che si ritrovano nel paesaggio agrario apparentemente naturale, frutto invece di una  stratificazione storica economica che è restata stabile per centinaia di anni e poi è rapidamente mutata, nel testo indicato il prof. Fatichenti indica infatti come “beni storici” una serie di elementi: 

elementi minori di architettura religiosa (cappelle, oratori, chiese di fattoria, cimiteri di campagna, croci stradali, nicchie o targhe votive, tabernacoli, edicole);

- beni di servizio (fonti e lavatoi pubblici, osterie, sorgenti, acquedotti, capanni in muratura, cippi confinari in pietra);

- pertinenze agli edifici (aie in terra battuta o lastricata, pozzi o cisterne con o senza copertura, lavatoi, concimaie, forni, essiccatoi, fienili, ovili);

-sistemazioni agrarie (terrazzamenti e ciglionamenti, muretti a secco) ;

- sistemazioni idrauliche (arginature, canali, dighe)."

 

C’è da dire che nella nostra zona al contrario del resto dell’Umbria i “fienili” non hanno avuto utilizzo, il fieno veniva invece raccolto e lasciato seccare all’aperto, nel grande “covone” presso l’aia, spazio questo che era anche la piccola “piazza” della casa poderale o dei gruppi di case vicine.

Momento della mietitura, zona Montecorona, 1928

La casa rurale

 

La casa rurale è espressione dei bisogni del sistema produttivo in cui è situata. La sua struttura abitativa, le nuove parti che vengono costruite e gli annessi sono tutti funzionali a quella cellula economica dello sfruttamento della proprietà in forma indiretta che è l’appoderamento, ovvero il podere con il casale tipico della mezzadria. Lo spazio antistante la casa serve alla sistemazione dei lavori agricoli; nuovi edifici, se esistono, sono espressione di bisogni produttivi, stalle, essiccatoi, eventuali fienili, anche i bagni esterni sono costruiti solitamente nella medesima zona dove vengono conservati gli escrementi degli animali presi dalle stalle per la concimazione.

Solitamente il casale è a due piani, con scala esterna che termina nelle nostre zone con una piccola tettoia, nel sottoscala spesso si mettevano galline o conigli; al piano sotto c’è la stalla per gli animali, oggi risistemate in bellissimi saloni; al piano superiore, con botola interna per salire e scendere con una scala in legno per l’inverno, c'era lo spazio per i coloni.  Il secondo piano aveva sempre il grande camino nella sala centrale che doveva bastare per riscaldare tutti gli ambienti, dove si mangiava tutti assieme.

Soprattutto in collina la struttura esterna della casa rurale appare da lontano in armonia con i colori della natura che la circonda; questo è accaduto involontariamente perché i materiali di costruzione venivano presi dal terreno circostante. Quest’ultima tipologia geologica è ben visibile sulle strade che portano verso Pietralunga o verso Gubbio con le sezioni di “arenarie” gialle che sporgono con dei “denti” alternate alle “marne” grigie; marne presenti anche come su alcune forme calanchive  visibili a salire da Umbertide verso la zona di Monte Acuto. Le grande maggioranza delle nostre case rurali presentano l’uso di pietre marnose, più grigrie, o arenaree, di un giallo che imbrunisce, lasciando l'aspetto esterno dei casali in armonia con le colline attorno. La stessa rocca di Umbertide è costruita da pietre di questo tipo e per le rifiniture dei portali e del primo gradone lo è anche la “Collegiata”. Dal punto di vista geologico la zona del Comune di Umbertide insiste su dei depositi sedimentari fluvio-lacustri della pianura alluvionale assieme ad una zona di sedimentazione miocenica, di tipo marnoso-arenaceo, che caratterizza l’alta collina compresa tra il Tevere e la dorsale calcarea dell’Appennino umbro-marchigiano. Queste strutture geologiche  sono interrotte da alcuni affioramenti rocciosi calcarei di più antica formazione che occupano una superficie limitata proprie presso Monte Acuto. Basta osservare le case rurali una volta entrati nella pianura eugubina per accorgersi  della differenza con quelle della nostra zona, e di come le cave di calcaree hanno la scelta del materiale di costruzione delle abitazioni. Le strutture abitative più vicino ad Umbertide presentano l'uso più frequente di mattoni derivanti dall'argilla.

 

La Stratificazione degli elementi architettonici

 

Diamo qua due esempi di stratificazione storica negli edifici rurali ancora ben visibili, una più antica, la torre colombaia, e una molto più vicino a noi, ma diventata già una stratificazione "storica", ovvero gli "essicatoi" dei tabacchi.

Tra gli elementi che il sistema mezzadrile ha lasciato nell'architettura nostro paesaggio rurale ci sono le torri colombaie (o palombine).

Esempio di casa rurale umbra ricostruita mantenendo le caratteristiche precedenti, compresa la "torre colombaia" e con dei materiali originari, con l'antica struttura abitativa al piano superiore con la vecchia "tettoia" integrata, però, nel tetto. Zona "Buzzacchero".

Foto n.1. Torre colombaia in campagna, posta sulle rive del Torrente "Assino".

Foto n. 2.  Torre colombaia nell'antica campagna, posta verso la strada di Polgeto.

Foto n. 3  Probabile torre colombaia di ambito al limite tra la zona urbana e l'antica campagna, posta di fronte alle mure di Fratta. Servirebbero altre fonti per esserne certi, ma l'altezza a quattro piani, il "posatoio" tra terzo e quarto piano fanno pensare a tale tipo di architettura.

 

 

 

 

 

 

Sembra che siano nate prima del resto degli edifici e anche se si pensa che si sia esteso l’uso delle costruzioni dalle torri urbane, sono diventate caratteristiche dell’ambiente rurale. Portavano vari vantaggi vantaggi oltre alla carne dei colombi, vi era il fatto di far eliminare dai colombi i semi delle erbe infestanti dall’aia ai campi e di fornire, un prezioso concime per la coltivazione di canapa e lino, ma comunque si utilizzava per concimare anche oliveti e vigneti. Potevano essere a tre, quattro o cinque piani (quelle nate con scopi difensivi) ma solitamente l’ultimo livello, raggiungibile ancora dall’interno o con una scala a pioli esterna, consisteva nella vera e propria palombara. I livelli potevano essere usati per scopi diversi. Sulle sue pareti spesso  si aprivano numerose nicchie con funzioni di nido, erano intonacate e rese ben lisce così da impedire a donnole, faine e altri predatori di salire e fare strage di colombi. “All’esterno si aprivano i fori d’ingresso per i colombi, e il rosone per l’aerazione del vano, entrambi sovrastanti il “posatoio” (o “camminata”) avente funzione sia di ripiano di posa per il colombo ma anche di ulteriore ostacolo agli animali predatori.” Oggi molte di queste torri nel nostro territorio sono utilizzate a fini turistici e svolgono una funzione attrattiva per il turismo. 

L'allevamento di colombe o piccioni era un'attività  di allevamento presente ben  secoli prima della costruzione delle torri colombaie sul territorio, basti pensare che negli "Statuti di Fratta del 1535" si legge una norma specifica: "DELI PIGLANTI LE COLOMBE DOMESTICHE o DE COLOMBAJO".  Gli Statuti si occupano "delli piglianti le colombe domestiche", precisando la pena per chi li avesse rubati od uccisi: "... soldi X de dinari di pena per ognuno che rubi in qualsiasi modo, palomba de palomboro o domesticho o casalengho".

La caratteristica torretta probabilmente acquisì una valenza estetica e nel XX secolo anche le abitazioni rurali che non le usavano per tali scopi  si munirono di torri, come riferisce il prof. Fatichenti per lo spoletino in “Architettura e Paesaggio rurale in Umbria. Tradizione e contemporaneità.”. Il nostro paese manca di studi su questo aspetto e così possiamo ipotizzare che le numerose torrette che si vedono che hanno però il tetto a quattro spioventi siano state costruite per motivi estetici o di "rango". 

Consigliamo di leggere la Tesi di Laurea sulle "torri colombaie" del nostro territorio realizzato nel 1990-91 dalla professoressa Anna Maria Boldrini che ci ha gentilmente concesso di poterla mostrare a questa pagina. 

Foto n.1.  Probabile torretta costruita ad ememulazione della "torre colombaia" per il fatto che è differente il tipo di copertura (quattro lati). Zona "Poste".

Foto n.2.  Probabile torretta costruita ad ememulazione della "torre colombaia" per il fatto che è differente il tipo di copertura (quattro lati). Zona "Stazione".

Foto n. 3 Probabile torretta costruita ad ememulazione della "torre colombaia" per il fatto che è differente il tipo di copertura (quattro lati). Zona "Buzzacchero".

Tra le costruzioni recenti che l'introduzione di una nuova cultura ha lasciato nel tempo ci sono gli "essicatoi"del tabacco, edifici piuttosto alti con tanti comignoli, oggi a volte sostituiti da "abbaini" quando gli edifici sono stati riutilizzati come abitazioni. Questi annessi accostati o direttamente separati dalla casa colonica erano collegati alla coltivazione del tabacco svolgendo qui il momento dell'essiccazione con le foglie infilate su spaghi, messe su delle pertiche che poi venivano alzate anche a notevole altezza. La produzione del tabacco permise la nascita di una fiorente manifattura. si pensi che nel 1946 lo "stabilimento Tabacchi di Umbertide, dava lavoro a 230 persone, 180 donne. Il totale sal' a 315 persone nel 1951. Successivamente il passaggio alle forme cooperative e meccanizzate (bulk-curing) della produzione prima concentrò l'essiccazione in grandi edifici e poi la sostituì con i macchinari. Così la quasi totalità degli "essicatoi" perse la sua funzione. Destino analogo anche per i grandi edifici come per quelli dell'azienda FAT di Città di Castello che oggi sono utilizzati in chiave museale per le opere di Alberto Burri dopo la delocalizzazione a Regnano. Coltivazione del tabacco che contribuì anche ad omogeneizzare l'uso del territorio agricolo dai primi del '900 agli anni settanta nelle nostre zone pianeggianti e di bassa collina, contribuendo all'inizio dell'eliminazione dell'"alberata" con la cultura promiscua della vite.

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Figg. 1-4: mostriamo qua alcune dei numerosi essicatoi caratteristici di tutta l'alta Valle Tiberina, qua foto a partire dal confine con il Comune di Montone alle Tenute di Montecorona. Edifici di questo tipo si possono notare quasi in ogni zona del Comune.

Presentiamo qua in .pdf una ricostruzione dell'uso agricolo del Tabacco fatto dalla Prof.ssa Simona Bellucci che gentilmente ci concede dal suo lavoro: “Tabacco e tabacchine. Lo stabilimento dei tabacchi nell’economia e nella società di Umbertide", Crace/Fondazione Museo Storico Scientifico del Tabacco, Città di Castello 2009, pagg. 58-61.

Umbertide e la sua campagna, anno 1933. In basso a sinistra è ben visibile la coltivazione promiscua della vite sulla riva destra del Tevere.

Per approfondire il rapporto tra architettura rurale e mezzadria nel nostro territorio vi rimandiamo alla pagina delle "Tesi di laurea" dove esiste il bellissimo ed accurato lavoro della professoressa Anna Maria Boldrini: "L'architettura rurale nell'alta Valle del Tevere: Umbertide nel secolo XVI".

 

Cliccando sull' immagine sotto si apre il lavoro completo direttamente .

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Concludiamo ritornando al presente: oggi tra Agriturismi, Affittacamere, Bed and Breakfast, Case vacanze ecc..  presenti nel Comune di Umbertide nel sito "Alta Umbria" si contano 96 strutture ricettive... la quasi totalità appartiene a quel sistema agricolo che oggi ha mutato funzione economica. Strutture che solitamente devono all'insediamento sparso nato con l'appoderamento la loro esistenza.

Fonti: 

- Alberto Melelli Fabio Fatichenti Massimo Sargolini. “Architettura e Paesaggio rurale in Umbria. Tradizione e contemporaneità.” Regione Umbria, 2010, Quattroemme Srl. Presentiamo alcune elementi in sintesi

- http://www.treccani.it/enciclopedia/mezzadria_%28Dizionario-di-Storia%29/

- IGMI Tavoletta, Serie M 891, Edizione 3, Foglio , NICCONE, 122, I, NO

http://umbertide.infoaltaumbria.it/Ricettivita/Dove_Dormire.aspx

- Simona Bellucci, "La modernizzazione incompleta. Contadini e proprietari di Umbertide fra ottocento e novecento". Edimond, Città di Castello 2004, pp. 18-20.

- Simona Bellucci, “Tabacco e tabacchine. Lo stabilimento dei tabacchi nell’economia e nella società di Umbertide", Crace/Fondazione Museo Storico Scientifico del Tabacco, Città di Castello 2009, pagg. 58-61.

- Simona Bellucci, Umbertide nel secolo XX: 1943-2000, Edizioni Nuova Prhomos, 2018.

- Foto: Francesco Deplanu.

-Foto: foto storiche di Umbertide dal web e da diversi archivi privati  alle quali abbiamo applicato il watermark "umbertidestoria" in questa maniera cerchiamo di evitare che l'ulteriore divulgazione da parte nostra favorisca scopi non consoni ai nostri intenti esclusivamente sociali e culturali.

Henri Desplanques, Campagnes Ombriennes, 1969

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