LA STORIA DI ALESSANDRO GRELLI

Caduto nel 1938 nella guerra di Spagna

 

Dal libro di Maria E. Menichetti Bianchi

“Alessandro Grelli – Un antifascista caduto nella guerra di Spagna (1936 – 39)”

Comune di Umbertide – Centro Socio Culturale San Francesco

Edizioni Nuova PRHOMOS – Aprile 1990

 

 

 


























 

 

 

 

 

 

IL SIMBOLO RITROVATO

 

Grazie al Premio Letterario Nazionale «Umbertide 25 aprile», un altro prezioso tassello è stato aggiunto quest'anno alla storia della nostra città e della nostra gente. Infatti, è stata premiata - per la Sezione Saggistica - una ricerca storica su Alessandro Grelli, un umbertidese di umili origini e di nobili sentimenti, volontario delle Brigate Internazionali, caduto sul fronte dell'Ebro nel settembre del 1938, mentre lottava contro la minaccia del fascismo che, da lì a due anni, avrebbe sconvolto il mondo intero con la seconda guerra mondiale.

Riteniamo, dunque, pubblicando la ricerca, di compiere un dovere civico, che del resto assolviamo con grande piacere e con legittimo orgoglio, per richiamare maggiore attenzione su questo scritto che toglie da un angolo dell'atrio del palazzo comunale un nome e gli dà finalmente un volto e una dimensione umana.

L'accurata opera della Prof.ssa Maria Ernesta Menichetti Bianchi offre l'opportunità di vedere ricostruiti, in una appassionata e intelligente ricerca puntualmente scandita su riferimenti a interessanti documenti di archivio, la vita ed il percorso politico del nostro eroico e sconosciuto concittadino.

Mentre prendiamo atto, con vivo piacere, della positiva valutazione data a questo lavoro dalla Commissione Giudicatrice del Premio e del giudizio altrettanto autorevole espresso dalla Prof.ssa Luciana Brunelli dell'Istituto per la Storia dell'Umbria, esprimiamo il più vivo apprezzamento e ringraziamento alla Autrice. Ella ha ridato alla luce della conoscenza la figura civile e politica del contadino-calzolaio di Romeggio, il cui sacrificio supremo era stato relegato alla sola fredda memoria di una lapide commemorativa.

Alessandro Grelli merita invece di essere ricordato con segni più caldi per l'insegnamento che ci ha dato con la sua vita breve, ma non per questo meno ricca di ideali. Egli rappresenta la rivolta dei poveri.

La rivolta degli emigrati per motivi di lavoro i quali, a contatto di realtà a loro prima sconosciute, approdano attraverso convincimenti politici al concetto della libertà, per la quale non esitano, se necessario, a sacrificare la propria esistenza.

I nomi degli Eroi si conservano nelle memoria patrie per essere additati, soprattutto ai giovani i quali, aprendosi alla vita, hanno bisogno di punti di riferimento sicuri, di verità testimoniate, che esaltano lo spirito e fanno prendere coscienza del regalo inestimabile che Grelli, e tanti altri come Lui, ci hanno dato riportando la libertà nel nostro Paese.

Libertà da amare e da difendere come il bene più caro che l'uomo possa mai possedere.

 

Umbertide, Aprile 1990

 

MAURIZIO ROSI

Sindaco di Umbertide

 

RAFFAELE MANCINI

Presidente Centro Socio-Culturale

 

 

PRESENTAZIONE

 

Se è vero, come scrivono Broué e Témine, che «l'intervento delle truppe straniere a favore della repubblica spagnola, l'aiuto portato dall'estero non è stato, in ultima analisi, che l'insieme di una serie di contributi individuali», allora questo lavoro di Nini Menichetti su Alessandro Grelli rappresenta un prezioso contributo alla conoscenza e alla riflessione attorno a quello straordinario fenomeno politico, sociale e culturale che fu il volontariato internazionale a sostegno dei repubblicani spagnoli.

L'interesse degli studiosi locali era stato sinora principalmente rivolto ai personaggi più noti dell'antifascismo umbro - Mario Angeloni, Armando Fedeli, Carlo Farini, Leonida Mastrodicasa -, uomini che ebbero un ruolo di spicco nella guerra civile spagnola e che successivamente furono protagonisti (Farini e Fedeli) della Resistenza e della vita politica umbra. Volgendo l'attenzione alle figure «minori» del volontariato - che furono numerose, circa 80 i miliziani umbri -, l'accento inevitabilmente si sposta dagli aspetti politici della guerra civile a quelli più propriamente sociali, connessi al fuoruscitismo e all'emigrazione degli anni venti e trenta, alla vita degli emigranti all'estero, soprattutto in quel triangolo di terra che va dalla Francia al Belgio al Lussemburgo.

Gli studi storici e letterari ancora di recente hanno sottolineato l'importanza degli anni '30 nella storia politica e culturale europea, e in particolare l'originalità dell'esperienza francese, crocevia per masse di uomini, crogiolo di idee e di speranze durante l'esaltante periodo del governo di Fronte popolare presieduto da Léon Blum. Alessandro Grelli fu uno di quegli uomini, la cui vita rinvia, quale preludio alla partenza come volontario, alle grandi vicende e ai grandi movimenti dentro i quali maturarono motivazioni, idee e ideali che fecero accorrere migliaia di uomini a combattere e a morire in Spagna.

Il paziente e intelligente lavoro di Nini Menichetti consiste proprio nel tessere con esilissimi fili la trama di una vita all'apparenza senza storia, segnata quasi solo dal fatto di essere finita nel settembre del '38 combattendo sull'Ebro in Spagna. Si è trattato di una ricerca non facile, nella penuria di documenti e testimonianze, nella povertà e partigianeria delle fonti ufficiali. Di Alessandro si sa poco o nulla, i parenti e il paese appena lo ricordano, i fascicoli a lui intestati presso la Questura di Perugia e presso il Casellario Politico Centrale sono troppo poveri di notizie, perfino la lapide in sua memoria è inesatta.

E allora, in questa situazione, l'autrice apre un dialogo, comincia a interrogare uomini e materiali - i fratelli, le carte, le fotografie, gli ex garibaldini - e trova una strada, o meglio tante strade che dalla vita mezzadrile dell'umbertidese negli anni '20 la conducono fino alla morte di Alessandro in Spagna. Così la ricerca si svolge lungo diversi sentieri - dall'Archivio di Stato di Perugia a quello di La Spezia fino a quello di Salamanca - e, attraverso incursioni nella vita di altri, anche la vita di Grelli si popola di vicende e personaggi. Personaggi che furono protagonisti della sua «educazione sentimentale» - il proprietario terriero Ramaccioni, l'Aldina, il comunista Bertieri - o che con lui condivisero l'emigrazione e il mito della Spagna.

Il ricco apparato di note al testo ci mostra le molte direzioni nelle quali la ricerca si è aperta e la molteplicità dei materiali necessari per avvicinarsi alla vicenda di Alessandro. Anche chi non si sia direttamente misurato con le difficoltà della ricerca storica sulla guerra di Spagna, potrà apprezzare la complessità del lavoro, derivante non solo dai limiti delle fonti ufficiali quanto anche da quelle particolari circostanze storiche che richiedono l'ascolto di molti materiali, di molte e diverse storie e memorie.

La vita di Grelli si dipana lungo un percorso che fu di tanti tra quelli che andarono a combattere in Spagna: il passaggio dalla condizione contadina alla dura esperienza dell'emigrazione, che fu insieme sconfitta ed emancipazione, certamente fu presa di coscienza, incontro, comunicazione, scoperta. Dovette essere tutto questo se - stando alle carte ufficiali -, emigrato nel '30 con «atteggiamenti favorevoli al regime», nel '37 egli era divenuto «pericoloso sovversivo comunista». A Saint Laurent du Var nelle Alpi Marittime, meta privilegiata dell'emigrazione umbra, Alessandro, assieme ai diversi compaesani lì confluiti, visse gli anni decisivi della sua formazione prima della partenza per la Spagna. Tra gli antifascisti umbri che andarono volontari il gruppo più numeroso è costituito proprio da uomini originari della zona di Umbertide-Città di Castello, partiti contadini e divenuti calzolai, falegnami, muratori o ancora braccianti nei giardini del sud della Francia. Gli stessi rapporti della polizia, tramite la fitta rete di informatori del regime, ci danno ampia documentazione della solidarietà verso i repubblicani spagnoli ben presto maturata nei gruppi dell'emigrazione e negli ambienti dell'antifascismo all'estero. Nel seguire la storia di questi e di Grelli, il lavoro di Nini Menichetti, mentre ci fa riflettere anche sui diversi linguaggi e sui diversi atteggiamenti che traspaiono dalle fonti ufficiali, ci restituisce appieno il senso del dramma e degli ideali che mossero gli uomini che, tra il '36 e il '38, andarono a combattere e a morire in Spagna.

 

LUCIANA BRUNELLI

Istituto per la Storia dell'Umbria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PREMESSA

 

Gli anni dell'antifascismo, prima e dopo il 1926, e oltre, e della Resistenza, prima e dopo il 1943, sono stati oggetti di studio in opere storiche a carattere generale, e in opere di taglio locale o regionale, utili quest'ultime per avvicinare alla realtà del presente movimenti e idee del passato, poiché ridanno voce e volto a personaggi, talora appena citati nelle prime, dei quali potrebbe perdersi la memoria nella coscienza storica di oggi e del futuro.

Abbiamo tracciato la storia di ALESSANDRO GRELLI, proprio per sottrarlo a tale sorte. Un «miliziano rosso» - bella qualifica di parte franchista! - nato a Umbertide nel 1907, morto nel 1938, combattendo sull'Ebro. Uno di quegli antifascisti che erano accorsi volontari a difendere la giovane repubblica spagnola, avendo identificato nel piano di Francisco Franco il primario obiettivo di sconfiggerla, e l'implicita finalità di sferrare un attacco all'antifascismo, non solo nella Spagna degli ultimi anni '30, ma nel più vasto ambito della politica europea e internazionale.

Le difficoltà incontrate in questa nostra ricerca risultano evidenti dalla sottile trama di notizie, documenti, informazioni, cui abbiamo potuto accedere, della quale diamo, schematicamente, conto qui di seguito:

a - quale memoria di Alessandro Grelli serbano la sua città natale, i suoi familiari, i testi storici, la stampa locale;

b - quali notizie abbiamo tratto da altre fonti, alcune delle quali sono state consultate senza alcun risultato;

c - quali notizie ci hanno fornito gli ex-Garibaldini di Spagna, ancora viventi.

 

a - Il Municipio di Umbertide conserva all'Anagrafe la certificazione relativa alla nascita, alla leva militare e l'atto di presunta morte. Ma non ha registrato gli eventuali rimpatri, dalla Francia, che pure ci sono stati.

Ha intitolato - non sappiamo in quale data - in un rione periferico, una strada al suo nome, la cui targa toponomastica non offre a chi legge né una data né un riferimento storico.

Ha affisso, per conto di alcuni cittadini residenti all'estero, - non sappiamo in quale data - una lapide nell'atrio della residenza municipale, con la seguente dedica:

 

A Alessandro Grelli

caduto combattendo per la libertà del popolo spagnolo

 

I democratici umbertidesi residenti a Nizza - Guerra antifranchista 1936-1937(1)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Archivio storico di Umbertide dispone di un materiale, ivi riversato da varie ed interessanti parti, non catalogato.

A Umbertide vivono due fratelli di Alessandro, uno dei quali è più giovane di appena due anni, Angelo nato nel 1926. Non conservano corrispondenza proveniente dalla Francia né dalla Spagna, che pure era arrivata, almeno dalla Francia, come è documentato(2). Non conservano la memoria di un nome di uno di coloro che rimpatriando, temporaneamente, portava loro notizie, o di chi portò loro la notizia più triste. Tra i loro scarsi e scarni ricordi ci sono, tuttavia, alcuni particolari che hanno illuminato uno o due snodi della vita di Alessandro, fino al 1933, anno della morte della loro mamma. Da quella data in poi i fratelli hanno appreso notizie inedite e a loro sconosciute, che abbiamo desunte dalla consultazione del fascicolo sul Grelli della Questura di Perugia e del fascicolo CPC che il Ministero dell'Interno è andato formando, non appena la polizia politica si accorse che Alessandro stava svolgendo attività antifascista, e dalla ricerca che abbiamo svolto, secondo l'itinerario della sua permanenza all'estero.

Risale al 1954 l'opera storica(3) di Rometti Clotide che cita tra gli umbri caduti della Guerra di Spagna il Grelli. Lo cita come Achille Grelli, cioè il soprannome che si portava da casa e dal paese(4) e che risulta in un solo documento ufficiale, molto posteriore alla morte.

Tra le memorie scritte dai reduci dalla Spagna solo la esauriente opera del garibaldino Giacomo Calandrone(5) cita, tra i caduti nelle sanguinose giornate dell'offensive sull'Ebro, il nome di Alessandro Grelli, in un elenco molto numeroso.

Le annate di «La Rivendicazione», settimanale di grande formato, a quattro pagine(6), fondato dai socialisti nel 1902, a Città di Castello, soppresso dal fascismo nel 1921, hanno offerto materiale per la ricostruzione del contesto storico e politico dell'Alta Valle del Tevere, dove sorge la città natale del Grelli.

 

b - La fonte fondamentale ed insostituibile per la nostra ricerca è costituita dagli archivi, dei quali diamo un elenco, che rispetta la significatività, sotto il profilo storico, dei documenti da essi provenienti:

- Archivio centrale di Stato e Archivio di Stato di Perugia che conservano il primo il fascicolo Casellario Centrale Politico su Alessandro Grelli e di molti suoi amici e conoscenti(7) il secondo il fascicolo della Questura di Perugia;

- Archivio di Stato de La Spezia che conserva la documentazione di un esule sarzanese che il Grelli conobbe in Francia e del quale a La Spezia risulta l'attività politica svolta anche prima dell'emigrazione(8);

- Archivi correnti della Direzione Provinciale del Tesoro Perugia, e della Direzione Generale del Tesoro di Roma che hanno fornito il completo dossier della pratica di pensione autorizzata a Abramo Grelli per la morte in combattimento del figlio, che contiene la documentazione esclusiva delle circostanze della morte di Alessandro(9);

- Archivio dell'AICVAS che non dispone di materiale storico e documentaristico rilevante, così come si verifica per l'Archivio dell'Istituto Regionale della Resistenza di Bologna(10), nel quale la Fratellanza ex-Garibaldini di Spagna ha riversato il suo materiale, quando confluì nell'AICVAS;

- Archivo Historico Nacional, Seccion Guerra Civil, Salamanca voluto da Franco negli anni '40, risponde alla volontà di documentare la partecipazione della Spagna alla sconfitta della Repubblica con particolare rilievo agli alti gradi militari ed esclusione dei ruoli militari bassi, e, ovviamente, trascurando la presenza di coloro che venivano considerati gli «assassini rossi». Tuttavia, il materiale conservato nella Sez. della Guerra civile è talmente grande (n. 5598 fascicoli (carpetas) molto consistenti) e affiancato da Inventari che si riferiscono regione per regione ai luoghi dove fu presente e si spostò il fronte franchista, che meriterebbe un esame prolungato, da noi non esperito, anche un po' scoraggiati dalle assicurazioni del personale dell'Archivio, che è stato con noi disponibile e generoso, e che qui ringraziamo vivamente, nelle persone di Maria Pilar Raulì Lopez e Gregorio Redondo. Essi, pur accompagnandoci nella nostra ricerca, ci dicevano «esto senor no tenemo nada»(11).

Citiamo, in ordine alfabetico, le fonti consultate senza alcun risultato:

- ANPI, Comitato Generale di Bologna (Archivio); Archivi correnti del Ministero dell'Interno e del Ministero della Difesa(12);

- École Frangaise, Roma;

- Mairie de Saint-Laurent du Var, Alpes Maritimes (France);

 

c - L'occasione per incontrare gli ex-garibaldini di Spagna ancora viventi(13) l'abbiamo avuta partecipando a « Jornades internacionales por la Pau y la Libertat y la Democracia, 1938-1988», organizzate dalla Coordinadora Catalana d'associations de ex combatentes de la Repubblica e svoltesi a Barcellona nei giorni 28, 29, 30 ottobre 1988. Abbiamo chiesto a molti presenti, che erano quasi settecento, - francesi, spagnoli, americani, belgi, irlandesi, inglesi, ebrei di varie nazionalità, ecc. - notizie del Grelli.

Nessuno lo conosceva, nessuno lo ricorda. Non lo ricordano gli italiani combattenti sull'Ebro e non lo ricorda nemmeno Ferrer Visentini che nella scheda compilata dalla Fratellanza ex-Garibaldini di Spagna è indicato come colui che «denuncia» la morte del Grelli, insieme con i familiari.

La Torre Ossario di Saragozza-Casa degli Italiani raccoglie, dagli anni successivi la fine della guerra al 1942, i resti di tutti i caduti in Spagna. In forza di codesta omologazione tra antifranchisti e franchisti, sulla quale non consentiamo, vi risultano i nomi dei caduti delle Brigate Internazionali, tra i quali quello di Alessandro Grelli, che ha qui la sua targhetta contrassegnata da un minuscolo BI(14).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel Cimitero di Fuencarall, a Madrid, una grande lapide, scoperta solo nel 1986, ricorda i caduti antifranchisti, con la seguente iscrizione: «Volontari delle Brigate Internazionali, caduti da eroi, per la libertà del popolo spagnolo, la prosperità e il benessere dell'Umanità».

Nell'ottobre 1988, nell'occasione sopra citata, è stato scoperto a Barcellona, alla presenza dei volontari delle BI, convenuti da tutti i paesi, il monumento «David y Goliat» alla memoria dei caduti appartenenti alle file delle BI. Il monumento è stato donato dalla SCWHS. Attendiamo che la municipalità di Umbertide completi la targa toponomastica intestata al Grelli, specificando:

«Miliziano rosso, caduto da antifascista sul fronte dell'Ebro, settembre 1938»,

come monito a ricordare un protagonista di un periodo storico e di una idea da non archiviare.

 

Note:

(1) L'unica data indicata nella lapide è sbagliata. Infatti la guerra antifranchista ebbe termine nel 1939. Mancano le date della morte del caduto e dell'affissione della lapide, avvenuta certamente dopo il 2 giugno 1948, data la presenza dello stemma della Repubblica Italiana che inquadra la lapide.

(2) ASP, Inv. Quest. fasc. Grelli Alessandro. Lo affermano i CCRR di Città di Castello, nel 1938.

(3) ROMETTI CLOTIDE, Sessant'anni di Socialismo nell'Alta Umbria e in Italia, Città di Castello, Il Solco, 1954, pag. 132.

(4) Non era il «nome di battaglia», ma il soprannome che si portava da Romeggio, ricordato nettamente dal fratello minore, Angelo, che ancora oggi parla del fratello con il vezzeggiativo «Achillino».

(5) CALANDRONE GIACOMO, La Spagna brucia, Cronache garibaldine, I Edizione, 1962. Consultato nella biblioteca dell'AICVAS.

(6) BCC, «La Rivendicazione», 1906-1921.

(7) Il fascicolo CPC di Grelli Alessandro in ACS è quello formato dalla Sez. I del Ministero dell'Interno Div. PS Affari Gen. Ris. Quello conservato in ASP è formato dalla questura di Perugia. Il fascicolo dell'ACS è più

interessante, perché offre materiale che non compare nel fascicolo della Questura di Perugia, relativo alla data della partenza del Grelli per la Spagna, e altri particolari.

(8) ASLS, Fondo Ufficio Leva del Comune di Sarzana per l'anno 1892, Matricola di Bertieri Giovanni Tomaso Nello, 1912; ibid., Fondo Prefettura de La Spezia, Serie Gabinetto, busta 7 fascicolo 16 «Relazione in data 17/6/1921 del Vice Commissario Ufficiale di PS di Sarzana riguardante gli avvenimenti verificatisi nei giorni 12, 13 giugno 1921, in occasione dell'incursione fascista di Sarzana, dietro segnalazione del 13 giugno da parte del Sindaco e degli Assessori Calderini e Bertieri.

(9) Ringraziamo la Direzione Provinciale del Tesoro di Perugia e la Direzione Generale del Tesoro di Roma, e ci rallegriamo di essere giunti, appena in tempo a consultare documenti importantissimi, ai fini della presente biografia, prima della scadenza propria degli archivi correnti.

(10) IRB, scheda di Grelli Alessandro (Achille). Essa contiene un'imprecisione relativa alla paternità del Grelli (di Alberto, ma di Abramo), e alla residenza all'estero (Nizza, ma St. Laurent du Var). La partecipazione al II Battaglione Garibaldi non è completata dall'indicazione della Compagnia. La morte - secondo la scheda - «viene denunciata da Visentini e dai suoi familiari». Abbiamo intervistato Ferrer Visentini - autore di una bellissima memoria sulla guerra di Spagna - che non ricorda di aver incontrato Alessandro Grelli. I familiari non poterono «denunciare» la morte del loro congiunto per due ragioni: perché erano all'oscuro della sorte toccata a Alessandro, e perché è proprio la Fratellanza ex-Garibaldini di Spagna che ha dato loro la notizia. Parleremo più avanti delle fotografie che ci rimangono del Grelli, ma vogliamo subito rendere conto che la fotografia conservata nella scheda di cui stiamo parlando, non risulta nei fascicoli, né in ASP né in ACS CPC. Si tratta di una fotografia segnaletica, secondo le norme dettate dalla Circ. del Servizio Schedario, e cioè: una fotografia di faccia, una di profilo e una di profilo a tre quarti. Infatti il Grelli è qui ritratto in quest'ultima posa, in cravatta, in capelli, e dimostra un'età che doveva precedere di poco la sua partenza per la Spagna, che avvenne, come diremo, nel 1936, quando aveva 29 anni.

(11) Ministerio de Cultura, Archivo Historico Nacional, Seccion «Guerra civil», 37001 Salamanca (E). Condividiamo il pessimismo sul Grelli, ma non per una ricerca sulla presenza delle BI, confortati da alcuni titoli, scorsi rapidamente a Salamanca, quali: «Milicia P.O.U.M.»; «Regimento Milicia popular»; «Prisioneros»; «Servicio segreto»; «Milicia los Comuneros»; «Esercito rojo» («el Campesino»), ecc. Altri archivi possono essere consultati a Valencia, a Castellon e principalmente l'«Archivo Historico Militar» di Madrid, il materiale dei quali si riferisce principalmente al personale delle forze armate, di polizia e dei carabinieri che rimasero inquadrato nella zona repubblicana, al fine del riconoscimento del loro servizio.

(12) Gli archivi correnti del Ministero della Difesa e del Ministero dell'Interno avrebbero dovuto conservare il verbale della «Commissione interministeriale per la formazione e la ricostituzione di Atti di morte e di nascita

non redatti o andati smarriti o distrutti per eventi bellici». È codesta Commissione che ha redatto il certificato di «presunta morte» del Grelli, in data 16 ottobre 1957, depositato, secondo esplicita dichiarazione della Commissione medesima, presso gli archivi sopra citati. Ogni nostra ricerca esperita attraverso canali istituzionali e privati è risultata inutile.

(13) Abbiamo intervistato Fucile Domenico, che è l'unico garibaldino umbro ancora vivente, sul punto di compiere novanta anni. Egli non ricorda nulla del Grelli e degli anni della Guerra di Spagna. Ama narrare ripetitivamente un aneddoto, che si riferisce alle circostanze del suo arruolamento. Il Fucile, un po' convincendo, un po' sfidando, seppe spingere a partire volontari, una quarantina di uomini, italiani e francesi. Pertanto la partenza fu commentata, alludendo al cognome del leader, «Partono i fucili»!

(14) Quanto sia stata aberrante e lo sia tuttora codesta omologazione risulta dal pensiero di un visitatore della Torre-Ossario di Saragozza che «ringrazia i caduti per averci dato quarant'anni di felicità e di pace, combattendo il marxismo».

 

I. - LA VITA DI ALESSANDRO GRELLI FINO ALL'ESPATRIO

 

Capo della famiglia di Alessandro Grelli era Abramo, nato ad Umbertide nel 1878, dove i suoi erano immigrati da Monte Tezio, coniugato con Maria Ercolanelli, e morto nel 1957(1).

Avevano messo su una famiglia numerosa, Maria e Abramo, circostanza ordinaria tra i coloni, che pensavano alle braccia da lavoro prima che alle bocche da sfamare: Alessandro nato il 27/10/1907 era il secondogenito, preceduto da Fenenne (1906) e seguito da Giovanni (1909) e da Angelo (1921) viventi; seguivano Adolfo (1923) e Gina (1926). Carlo e Sabina erano nati e morti rispettivamente nel 1914 e nel 1919, gli anni della spagnola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abramo era colono parziario e andava a lavorare a giornata, come bracciante, dove capitava. Abitava con i suoi cinque fratelli, che a loro volta, eccetto uno, avevano moglie e figli, in Parrocchia S. Giuliano di Umbertide, voc. Casella n. 487, Frazione Romeggio, Villa Corradi, e successivamente, dopo la nascita di Giovanni, si era trasferito a Villa Pantano, sempre nella medesima frazione, dove con tutta la tribù, circa una trentina di anime, poteva godere di un reddito migliore con un podere in trentacinque ettari, lavorativo e boschivo complessivamente. Non sono i dati appena citati desunti dal Catasto erariale, ma appresi dai fratelli, Giovanni e Angelo, che ci hanno dato notizie, riferito episodi e ricordi, che puntualmente segnaleremo via via.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il marchese Liborio Marignoli era il proprietario di quelle terre assegnate ai suoi antenati, tre secoli prima, dai dominatori spagnoli, per meriti militari.

Tra i coloni e il marchese i contatti non erano né diretti né frequenti e tutto sbrigava il fattore che esigeva dai Grelli la metà del raccolto - grano, granturco, uva, tabacco -. Dalla quota parziaria del colono veniva, inoltre, tolta una percentuale per la semina, e per il concime, valutata da Giovanni intorno al 30%, mentre il padrone non pagava mai puntualmente i soldi corrispondenti alla metà della spesa necessaria per la battitura - grano, granturco, semini -, così come non corrispondeva mai i soldi per il verderame e lo zolfo, in compenso del lavoro manuale che il colono si sobbarcava.

Il padrone metteva le bestie, ci pagava le tasse, ed erano a suo carico le tasse fondiarie. Ancora negli anni dieci del secolo, tuttavia, si discuteva sul pagamento delle cure per le malattie delle bestie e non si era giunti alla conclusione del grave contenzioso.

Stando alla stima di Giovanni il podere di Romeggio fruttava 15 quintali di grano per ettaro, per cui gliene restavano 150 quintali, sufficienti per il pane, per la torta, ma i fagioli erano necessaria integrazione. Il companatico - il maiale era tutto del padrone - era costituito dall'«erba cotta», dal baccalà, salato perché meno costoso, e dalle aringhe. Tali generi alimentari, insieme con il sale e lo zucchero - l'olio era sostituito dallo strutto - venivano pagati in natura allo spaccio, principalmente con uova. In conclusione - ammette Giovanni - si mangiava, ma non ci si vestiva, valutando la situazione di allora con parametri attuali.

Le case, anche quando erano discrete, erano pessime - si legge nei giornali locali dell'epoca(2) - una stanza da letto, compresa quella dei coniugi, ospitava perfino quattro persone, che, dopo le brevi veglie davanti al fuoco, si stendevano su pagliericci di foglie di granturco, posati su quattro assi di legno o su reti metalliche.

Nell'aprile del 1911 la battaglia per il miglioramento dei Patti Colonici, portata avanti dalla Lega dei Contadini, tra i quali si erano distinti quelli di Lama, si occupava ancora dei «conti colonici», che erano stati la bandiera dello storico sciopero del 1906: che i conti dovevano essere liquidati anno per anno; che «se il padrone tiene parte del credito per garantirsi del bestiame» «dovevano essere pagati al colono gli interessi dei soldi trattenuti»(3).

Abramo era analfabeta, ma mandò a scuola tutti i suoi figlioli, anche le femminucce, fino alla terza elementare, nelle scuole istituite nelle frazioni rurali e poi a Umbertide - un'oretta di strada, dal podere - dove potevano conseguire la licenza elementare(4).

Alessandro, secondo la scheda anagrafica(5), aveva fatto fino alla terza elementare. È attendibile però la notizia fornita dal Distretto Militare, che avesse conseguito la licenza elementare fino alla 6a classe. A conforto di ciò, la testimonianza del fratello che dice: «era bravissimo a scuola, era un genio».

In casa - continua, Giovanni - non abbiamo mai avuto sentore di quello che si diceva fuori o si scriveva sui giornali; come, ad es., insinuiamo - che ancora nel 1911 la gente era spinta a prendere coscienza dei propri diritti e a non seguire il prete «l'eterno nemico di chi lavora e produce», «il quale condanna la lotta dei contadini» e «organizza i circoli colonici» «per mantenere il dominio politico dei padroni»(6).

I Grelli non avevano ascoltato, e forse non avevano voluto ascoltare, codeste e altre esortazioni e non erano stati mai avvicinati dagli organizzatori delle Leghe e delle

Cooperative. Vivevano la loro vita con precisi punti di riferimento: il lavoro, necessario per vivere, e, in qualche periodo dell'anno, per sopravvivere; la chiamata alle armi, sotto il temuto controllo della Stazione dell'Arma di stanza in paese, i rapporti tra i sessi, necessari per aumentare braccia nei campi, per il governo della casa, e, forse, per una presenza femminile saggia e gentile; e, prima di tutto, il parroco, la chiesa, di cui le donne Grelli, vestali della più rigorosa osservanza cattolica, - come dice Giovanni - erano devote fedeli.

Durante la sua infanzia, né a casa né a scuola, sentì Alessandro parlare di avvenimenti e fatti che prenderanno peso nella sua vita adulta: alcuni, come l'espulsione di Benito Mussolini, nel 1914, dal Partito Socialista, di cui parlava il giornale locale, scivolano via a causa della sua tenerissima età. Ma era un po' più cresciuto, quando il babbo e gli zii Annibale e Natalino partirono per la guerra e avrebbe potuto intendere qualche cosa sulla disputa circa l'opportunità dell'intervento italiano nell'immane conflitto, disputa che, in realtà, in casa Grelli, non si svolse minimamente.

Divenuto adolescente non ebbe miglior occasione per rendersi conto delle notizie che giungevano sbiadite a Romeggio, in occasione, ad es., delle elezioni del 1921, precedute da una campagna elettorale in cui la violenza fascista era stata attiva anche in Umbria(7), o di eventi gravi che si svolgevano nella non lontana Perugia, tanto gravi da portare il fascismo al potere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1924 non aveva ancora diritto al voto, che non eserciterà mai, essendo quella del 1924 l'ultima consultazione elettorale autorizzata dalla dittatura fascista, che l'aveva fatta svolgere sotto la sorveglianza dei militi della MVSN, che presiedevano seggi e favorirono brogli. Trascorrevano per Alessandro infinite le giornate al lavoro nei campi e lunghe le serate invernali.

Di questa vitaccia non poteva essere né contento né appagato, con quel suo temperamento «combriccolone», «compagnone», «allegro», «espansivo», «sempre di buon umore, di grande salute, intelligentissimo», descritto da Angelo. Amava gli amici - incalza Giovanni - gli piacevano le ragazze, amava vestirsi bene, ma... in tasca non aveva mai, almeno, qualche centesimo!

Ci pensò da sé, Alessandro, a uscire da questa situazione, dando prova di una volontà trasgressiva, questa prima volta nei confronti del padrone, il quale, informato dal fattore, vide malvolentieri Alessandro assentarsi dai campi e recarsi in paese ad imparare il mestiere di calzolaio nella bottega del «povero Giuliano», che raggiungeva a piedi in località Borgiacca periferica rispetto a Umbertide.

A questo primo gesto di indipendenza, molto importante in sé perché gli faceva cambiare lo stato sociale, ne seguiranno altri, nella vita privata e nella vita pubblica del Grelli, intorno ai quali avremo occasione di parlare a lungo, e dai quali Alessandro si connota come un anticonformista, un uomo curioso e desideroso di esperienza, coraggioso, perfino temerario. Risulterà che non è questa un'interpretazione in chiave psicologica del personaggio, ma una valutazione del carattere e del suo temperamento, come traspaiono da vicende e fatti concreti.

Raccontano i fratelli che, facendo il calzolaio, aveva conosciuto tra i suoi clienti il sig. Luigi Ramaccioni, proprietario di una vasta tenuta confinante con quella a regime parziario dei Grelli, più adulto di una ventina d'anni, con il quale aveva stretto una grande amicizia. Non un antifascista - precisa Giovanni - come quelli che conoscerà in Francia - soggiungiamo -, ma un fascista, sia pure moderato, non accanito né facinoroso.

Da questa amicizia, che non nasconde a nessuno, discende, a nostro avviso, il passo delle note biografiche redatte dai CCRR di Città di Castello, su informazioni dirette della Stazione di Umbertide(8): «non aveva la tessera del PNF, ma dimostrava atteggiamenti favorevoli al regime», riferite alla sua condotta politica prima dell'espatrio.

Senza escludere l'ipotesi, peraltro fragile, che Alessandro abbia simulato, ci sembra che i CCRR interpretino un fatto che si riferisce agli ultimi anni '30, con l'esperienza e l'ottica dell'anno di redazione della nota biografica, cioè nove anni più tardi, dilatandolo a dismisura e colorendolo di significati suggeriti a posteriori.

Ma ci sono altre ragioni per non concordare con i carabinieri su di una «fase filofascista» della vita del Grelli, anche se, in caso fosse dimostrata autentica, non costituirebbe un fatto di cui gridar scandalo, considerando l'incertezza e perfino la confusione dei tempi, la subalternità delle classi basse nei riguardi degli intellettuali, e l'insufficienza dei loro mezzi di orientamento e degli strumenti critici.

I CCRR danno del fatto, che certamente era a loro conoscenza, una valutazione burocratica, senza descriverlo e circoscriverlo: noi proviamo ad evidenziare nella frequentazione di Alessandro con il sig. Ramaccioni non tanto l'aspetto politico, quanto la realizzazione di un rapporto personale, che tornò a gran vantaggio di Alessandro.

Il rapporto tra il giovane calzolaio ex contadino e l'adulto proprietario ricco ed istruito non era alla pari sotto molti aspetti, quasi tutti intuibili. Ma Alessandro poteva essere portato ad annuire e forse consentire su cose mai sentite, che lo affascinavano, su argomenti che gli aprivano orizzonti impensati rispetto all'aria che respirava a casa. Se il Ramaccioni, senza fare propaganda scalmanata, ma persuasivamente, come assicura Giovanni, avesse parlato al suo giovane amico calzolaio, ad es., del programma economico del fascismo che presentava aspetti accattivanti sul versante operaistico e contadino - accenniamo alla riduzione delle ore lavorative in fabbrica e all'imposta sul capitale dei «baroni medievali» - ne avrebbe potuto Alessandro intuire i risvolti demagogici?(9)

Diremmo di no, almeno ai tempi di Romeggio! Tempi in cui Alessandro assorbiva informazioni e notizie ma non si era fatto ancora delle idee politiche, come invece

affermano i CCRR. I quali, facendo valutazioni di tal genere, che non sono infrequenti, pensavano di rendere un servizio allo schedato per il quale un passato filofascista poteva costituire un precedente positivo e alleggerivano, anzi cancellavano, ogni responsabilità del loro ruolo investigativo, per il tempo nel quale lo avevano avuto sotto il loro controllo.

Si apre successivamente il periodo della ferma militare di Alessandro(10) che trascorre a Modena, in un ambiente che forse non era soltanto dominato dalla burocrazia militare. Lo diciamo suggestionati dal passaggio in quell'ambiente militare di un perugino caduto in Spagna(11) e ipotizzando che qualche strumento valido per guardarsi intorno il Grelli lo avesse ormai acquisito. Del periodo non abbiamo alcun documento e perciò non sappiamo nulla di ufficiale, se non che il Regio Questore di Perugia per ben due volte chiede notizie sul comportamento del fante Alessandro Grelli. Non sappiamo se il Regio Questore avesse particolari ragioni per farlo e riteniamo che la mancata risposta voglia significare che tutto era regolare, o semplicemente un'inefficienza burocratica. Risulta, infatti, che Alessandro ha fatto regolarmente i suoi mesi di soldato, sedici mesi, escluso il periodo di addestramento che precedeva la «chiamata alle armi»(12).

Una fotografia formato cartolina di Alessandro in divisa è conservata nel suo fascicolo. L'abbiamo offerta in fotocopia ai fratelli che, non conoscendola, l'hanno ricevuta con commozione, piangendo e baciandola(13).

Alessandro è ritratto in divisa da soldato con la bustina in testa, in posizione di «riposo»,

con il braccio destro appoggiato su di una mensola in legno traforato che sorregge un

vaso di fiori, tra le dita della mano la sigaretta e il braccio sinistro sul fianco. È la classica

foto da mandare alla fidanzata, alla quale chiedere la complicità di essere considerato

non il soldatino di fresca matricola, ma un ragazzo, anzi un uomo, scanzonato, come

dicono tutti i particolari, scarsamente marziali - la sigaretta, la mano sul fianco, il corpo

flessuoso, insieme con i fiori sulla mensola da «sala buona» -. I fratelli ricambiano il mio

dono con una fotografia ricevuta dalla Francia e che compare nel bollettino della RF(14).

Il Grelli ha più anni, e un'espressione virile e determinata, sottolineata dai tratti maturi

del volto. In capelli, e la camicia aperta sul petto, alla disinvolta moda francese, denota

maggior consapevolezza, che non è nuova né in contraddizione con la fotografia di

Modena. Un po’ più maturo, in cravatta, risulta il Grelli in una terza fotografia, come

già detto(15).

Resta lontana dalle tre fotografie la descrizione burocratica, affrettata e distratta che la

Regia Questura fa di lui al momento dell'espatrio, nella quale l'unico particolare azzeccato

è il «basso». Infatti il Grelli era appena un centimetro e mezzo più alto del minimo richiesto

per essere «abile arruolato».

Sul periodo della vita di Alessandro che intercorre tra il congedo militare - primi giorni di

settembre 1928 - e la data dell'espatrio, che non è anteriore alla data del rilascio del

passaporto - ottobre 1930 - un lasso di tempo di poco più di due anni - fa luce la

testimonianza di Giovanni. Il quale racconta: «prima dell'espatrio ufficiale, Alessandro

è andato in Francia clandestinamente, raggiungendo in treno la frontiera di Ventimiglia,

dove si affidò a persone esperte, anzi addette alla bisogna, che lo accompagnarono, parte a piedi parte sul mulo per sentieri e valichi delle Alpi Marittime, fino in Francia. Durante questo viaggio - prosegue Giovanni - si è fermato a Firenze in Via della Scala, al Reggimento Genio, dove facevo il soldato».

Il ricordo di Giovanni trova riscontro nella sua matricola di leva dalla quale risulta che egli è arrivato a Firenze il 28/4/1930(16).

Pertanto la tappa fiorentina di Alessandro si può datare non prima della fine di aprile, ma non dopo la fine dell'ottobre, data di rilascio del passaporto.

Perché Alessandro se ne andava così avventurosamente in Francia? Lo sa Giovanni: era una fuga d'amore! Alessandro - come richiede il suo temperamento - andava a raggiungere la sua ragazza, l'Aldina, che era espatriata in Francia con tutta la sua famiglia(17).

La motivazione confidata al fratello a Firenze era riscontrabile nella circostanza reale. Altre motivazioni, in concorso con quelle sentimentali, dovevano essere da lui taciute: non poteva manifestare un suo sia pure generico desiderio di evadere dalla famiglia; di motivazioni politiche, improbabili al momento, ma da non escludere con assolutezza, sarebbe stato meglio non parlare nemmeno all'aria.

In Francia non rimase a lungo, non solo perché la sua storia d'amore non sfociò nel matrimonio - Alessandro morì celibe - ma perché i suoi compaesani, emigrati politici, possono averlo consigliato a non stare un giorno di più all'estero, senza documenti, dove avrebbe corso dei rischi centuplicati rispetto a quelli, già gravissimi, che correvano gli espatriati in regola con il passaporto.

E infatti, assolto il servizio militare, ottenne nel 1930 il passaporto valido per un anno, ed espatriò regolarmente «per lavoro» alla volta della Francia.

Si aprono, a questo punto, due periodi della biografia di Alessandro, quello relativo al suo soggiorno in Francia, fino al 1936, e quello drammaticamente più breve del suo arruolamento nelle milizie rosse della Brigata «Garibaldi», nel Gruppo Laroche.

L'uno e l'altro periodo verranno separatamente trattati in base alla documentazione attinta nel fascicolo a lui intestato dalla Regia Questura di Perugia e nel fascicolo CPC, dei quali i fratelli ignorano perfino l'esistenza.

Prima di diventare gli informatori di Giovanni e Angelo, vogliamo riferire che cosa ci hanno risposto nel merito di questioni che riguardano il loro fratello, ma anche aspetti generali e comuni a molti emigrati:

- quali rapporti sono intercorsi tra la famiglia Grelli e i CCRR di Umbertide, considerati come il primo anello della catena degli investigatori;

- quali ricordi conservano i Grelli del periodo francese dell'emigrazione del fratello, e successivamente della Spagna.

I carabinieri di Umbertide, che dipendevano direttamente dalla Tenenza di Città di Castello, non si fecero mai vivi né per chiedere notizie né per darne. Le informazioni non potevano essere attinte dalla famiglia, in quanto - lo sapevano bene i carabinieri - erano o bugiarde, o reticenti, non affidabili e fuorvianti, anche davanti a un sincero «non sappiamo nulla».

Erano importanti e fondamentali, come vedremo, le informazioni «confidenziali» o «di fonte fiduciaria».

D'altra parte i carabinieri non dicevano mai nulla alla famiglia. Eppure ne avevano saputo delle belle sul suo conto: «sovversivo antifascista», «comunista da arrestare alla frontiera», «miliziano rosso nelle file dell'esercito, in Spagna», là dove c'era una guerra, tanto più grave e compromettente, quanto più sconosciuta! Ma, sapevano mai i Grelli qualche cosa che i CCRR non sapevano, e che nemmeno la polizia segreta avrebbe mai scoperto? Almeno in tre casi: la prima emigrazione clandestina di Alessandro; il viaggio di Abramo che era andato a fare una visita al figlio in Francia, riportando ottime notizie sulla Cordonnerie(18) la calzoleria che aveva aperto, al punto che sollecitava i fratelli a raggiungerlo per collaborare con i quattro operai già assunti; e, infine, il rimpatrio clandestino di Alessandro per la morte della mamma(19), di brevissima durata e del quale possiamo stabilire con esattezza la data(20).

I fratelli ritornano volentieri al 1933, quando Alessandro, valicando clandestinamente le Alpi Marittime, era venuto a salutare la madre malata ed era arrivato in tempo a vederla morta, estremo segno del profondo vincolo familiare che univa tra loro i Grelli, per il quale, anche oggi Alessandro è da loro ricordato con un affetto fraterno che ha la priorità sull'orgoglio e la fierezza di un fratello «morto da eroe per la libertà».

Dalla morte della mamma i Grelli non hanno saputo più nulla del fratello: anticipiamo loro che ci furono ragioni politiche che indussero Alessandro al silenzio scoperte tardivamente anche dalla questura.

La famiglia - non è un sospetto, ma un'intuizione - era persuasa che Alessandro stesse in Francia esclusivamente per lavoro, e non si faceva troppe domande sul passaporto scaduto o su altri particolari da loro appresi con superficialità e quasi indistintamente.

La vita del Grelli, non limitatamente al suo primo periodo, che abbiamo trattato, ma relativamente all'intero suo arco, meriterebbe insieme con l'approccio storico un'evocazione epica. Invece dobbiamo concludere con lo squallido episodio del «pacco» da noi appreso nel colloquio con i fratelli.

Racconta Angelo, il fratello minore: finita la guerra di Spagna - il riscontro cronologico non emerge - ricevemmo una cartolina dell'Ufficio Postale della stazione di Umbertide per ritirare un pacco proveniente dalla Francia. Ci andarono il babbo e Giovanni - dunque prima del 1957 data della morte di Abramo -. Si sentirono dire che il pacco era stato già ritirato. Non protestarono, non indagarono, e forse, conclude Angelo, hanno fatto male! Giovanni annuisce e commenta: «Non c'era certo del denaro in quel pacco! Perché andarlo a rubare? È stato qualcuno d'accordo con le Ferrovie». Da quel «qualcuno», non si ricava né un'indiscrezione, né un'allusione. Insinuiamo che forse c'era in paese chi voleva loro male, e che forse sono stati i fascisti a eliminare quell'unico segno concreto del passato del loro avversario politico.

Giovanni si chiude in un silenzio, dal quale riusciamo a comprendere un profondo dolore, rassegnato e impotente.

 

Note:

(1) MU, Ufficio Anagrafe, Abramo di Agostino e Bussotti Filomena era nato a Umbertide lì 6/XII/1878, coniugato con Ercolanelli Maria nel 1906 e rimasto vedovo nel 1933.

(2) BCC, «La Rivendicazione», cit., anno 1907.

(3) BCC, «La Rivendicazione», cit., anno 1906 e 1911.

(4) BCC, «La Rivendicazione», cit., anno 1913. Era stata una vittoriosa campagna del Partito socialista che si era battuto dai primi anni del secolo per l'istruzione elementare, per un'adeguata preparazione delle maestre e per l'istituzione dei Patronati scolastici.

(5) MU, Registro Ruolo Matricolare 62, Matric. 535 di leva, Alessandro Grelli. In data 23/10/1926 c'è la visita militare: è «abile arruolato» sa leggere e scrivere, 6° Elementare, «statura m. 57,50». Richiamato alle armi, giunto a Modena al 36.mo Reggimento Fanteria li 30 - IV - 1927, congedato dal medesimo li 2/9/1928 - Ibid, Registro della popolazione, il Grelli risulta avere frequentato solo fino alla III elementare.

(6) BCC, «La Rivendicazione», cit., anno 1911.

(7) BCC, «La Rivendicazione», cit., anno 1920.

(8) ASP, Inv. Quest., fasc. Grelli Alessandro cit.

(9) BIANCHI ANTONIO, Lotte sociali e dittatura, in Lunigiana storica e Versilia, (1919-1930), Firenze, Leo S. Loschki, 1981.

(10) Cfr. n. 5.

(11) Ci riferiamo a Mario Angeloni.

(12) Cfr. n. 5.

(13) ASP, Inv. Quest., fasc. Grelli Alessandro. La foto è stata scattata a Modena da Foto Insvardi Via S. Michele Modena -. Non sono pertanto i Grelli che l'hanno fornita ai CCRR, i quali forse sono riusciti ad averla per altri canali. La foto era importantissima per la iscrizione nel BR.

(14) ACS, Grelli Alessandro, CPC. La segnalazione nel BR non è contenuta in ASP, Inv. Quest., Grelli Alessandro, cit.

(15) IRB, scheda di Alessandro Grelli, di cui abbiamo detto in Premessa.

(16) MU, Ufficio Anagrafe, Registro Ruolo matricolare Giovanni Grelli Matric. 10290 VII.mo Reggimento Genio di Corpo d'Armata. Giovanni passa la visita alla fine del 1928 e «chiamato alle armi» è giunto al VII.mo Genio li 24/4/1930.

(17) Il cognome dell'Aldina è incerto e confuso nella memoria di Giovanni. I registri della popolazione di Umbertide degli anni dieci del secolo non hanno dato alcun riscontro a seguito di una ricerca sul nome «Aldina». È chiaro che la sua famiglia non era iscritta all'anagrafe di Umbertide.

(18) ASP, Inv. Quest., fasc. Grelli Alessandro. Dell'industria calzaturiera installata a St. Laurent parlano i CCRR, fornendo alla Questura l'indirizzo «Cordonnerie de Puget. St. Laurent du Var» e ce ne hanno parlato i fratelli testimoni che gli affari andavano bene per Alessandro.

(19) MU, Registro popolazione 1933, Maria Ercolanelli è morta il 20/02/1933 a Umbertide.

(20) Alessandro ritornò subito in Francia, dopo il funerale e perciò il 22 o 23 febbraio era di nuovo in viaggio. Lo desumiamo da un curioso racconto di Angelo: quando ritornò qui per la morte della mamma Achillino - era

questo, come sappiamo, il soprannome con cui Alessandro veniva chiamato abitualmente -, non aveva voluto dormire la prima sera sotto lo stesso tetto della defunta, perché sarebbe stato costretto a dormirci per nove giorni successivi. Ciò per non «disturbare» la morta. Achillino-Alessandro dormì in casa di un vicino e quindi partì molto prima della scadenza dei nove giorni.

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II. - IL FASCICOLO DELLA REGIA QUESTURA DI PERUGIA

INTESTATO A GRELLI ALESSANDRO

 

Il fascicolo della questura di Perugia sul Grelli contiene cinque fotografie(1) e quarantasette carte, dal 1936 al 1951.

Non si pensi, però, che la Regia Questura di Perugia e gli altri organi di polizia si siano occupati del Grelli per quindici anni consecutivi. Sono soltanto nove gli anni(2) che datano certificati ordinari, moduli, bollettini e stampati del Servizio di Schedario, e la varia corrispondenza, lettere, riservate e riservatissime, raccomandate in doppia busta, biglietti di servizio, circolari telegrafiche, telespressi, ecc. Solo tre sono gli anni che si riferiscono al Grelli ancora in vita (1936, 1937, 1938). Gli anni successivi (1939, 1940, 1941, 1942) attestano la inutile ricerca da parte della polizia, del comune di nascita e dei carabinieri, intorno alla sorte del Grelli, mentre l'ultimo anno gira intorno al sospetto della scomparsa del Grelli, che tuttavia non è documentata ufficialmente.

Il fascicolo del Grelli, già modesto come volume, risulta, pertanto, ridotto cronologicamente, rispetto al periodo di emigrazione (1930-1938), trascorso parte in Francia e parte in Spagna, e limitato risulta nel contenuto, in quanto manca la presenza viva del Grelli, quale potrebbe essere, ad es. una sua lettera intercettata in partenza o in arrivo. Il fascicolo sul Grelli, del quale diamo in appendice un analitico riscontro(3), contiene, tuttavia, un prezioso riferimento indiretto a un personaggio incontrato in Francia, il quale, come diremo, illumina la sua vicenda politica del Grelli.

Una copia del fascicolo del Grelli è consultabile anche all'Archivio Centrale dello Stato Casellario Politico Centrale, Ministero dell'Interno Divisione I Servizio CPC. Essa offre una documentazione più circostanziata circa la partenza del Grelli per la Spagna e altri particolari sostanziali che ci saranno molto utili.

Sulla copertina esterna, in sottile carta giallo-arancione, comune a tutti i fascicoli della Questura di Perugia, campeggia, in calligrafia, il suo nome, cognome e paternità, e, in inchiostro indelebile, spicca la dicitura «schedato». Seguono due annotazioni essenziali: «Comunista ex miliziano rosso», come qualifica politica, e la indicazione dell'iscrizione in BR, e in RF «per arresto», disposte dal Ministero dell'Interno(4).

Nel mese di luglio 1936 due lettere, che si susseguono a distanza di un solo giorno, arrivano, una al Ministero a Roma e p.c. al Regio Prefetto di Perugia, e l'altra al Regio Questore di Perugia. Il mittente della prima lettera è il Regio Prefetto di La Spezia; chi scrive al Questore è 1'UPI del Comando della 102.ma Legione MVSN, di stanza a Perugia(5). L'oggetto delle due missive è identico: il Grelli è un «sovversivo e antifascista» che lavora con un pericolosissimo individuo di Sarzana - il riferimento a quest'ultimo è esclusivo della lettera che arriva da La Spezia - e con altri tre umbri, i cui nominativi sono comunicati da ambedue le lettere. I mittenti dichiarano di aver ricevuto la segnalazione del Grelli da «fonte fiduciaria», cioè dalla polizia segreta.

Dunque, il Grelli è stato «scoperto», e da questo momento scatta la formazione del suo fascicolo, e viene «schedato» in Cat. A/lett. 8 della R. Questura di Perugia, che terrà informata passo passo la Divisione della Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno(6).

Si raccomandano, sia il Prefetto de La Spezia che 1'UPI della MVSN, che venga negato ai quattro segnalati il permesso di «riespatrio» e che vengano esperite indagini per la loro identificazione.

Dalla prima carta, che è appunto la prima lettera sopracitata, all'ultima carta, il fascicolo sul Grelli diventa per noi la testimonianza dell'intreccio tra le indagini e le ricerche della polizia e la sua vita di emigrato, politicamente impegnato; come una tacita sfida tra la polizia e l'antifascista, vinta, negli anni che precedono il 1936, dal Grelli. Il segno è in questo lungo vuoto di notizie dal 1930 circa al 1936, periodo nel quale egli era riuscito a non farsi scoprire. Il ritardo non è un particolare esclusivo della biografia del Grelli: passavano, in generale, alcuni anni prima _ che la polizia scoprisse gli antifascisti all'estero. Ma ci voleva anche un po' di fortuna e molta accortezza per farla franca con le spie, e Alessandro sapeva dare di sé l'immagine di un individuo ai margini della politica, occupato a pieno tempo come si dava a vedere nella Cordennerie, da cui ricavava soldi forse anche per la causa. Era, in buona sostanza, un modesto personaggio, del quale, però, era stato difficile intuire le doti naturali, mutuate dalla sua origine contadina: farla in barba al padrone.

Vedremo, comunque, che esiste un documento che illustra il periodo rimasto oscuro per gli inquirenti(7).

La segnalazione del Grelli è molto seria e pesante, perché è circostanziata: si è messo con un personaggio in vista, emigrato da parecchi anni, propagandista di razza, noto in patria e in Francia, capo di un gruppo che fa «opera deleteria» nei confronti dei connazionali, riuscendo a guadagnare all'antifascismo gli stessi fascisti. I quali, pur volendosi «mantenere buoni italiani» - che significa mantenersi fascisti! - venivano influenzati dalla forza della sua propaganda.

C'erano nel gruppo tre umbri, come abbiamo già detto, due dei quali compaesani, nativi di San Giustino, abitanti a St. Laurent du Var, un muratore e un falegname, e tutti e due comunisti 8. Il terzo umbro segnalato, che una nota manoscritta nella lettera stessa dell'UPI della Milizia dichiara radiato dal 1930, merita un discorso a parte(9).

L'effetto immediato della segnalazione doveva essere la ovvia e po' scontata negazione del permesso di riespatrio e principalmente l'avviamento delle indagini per la «identificazione». Il questore, che non ne sa proprio nulla, interpella i CCRR di Città di Castello, i quali trasmettono prontamente le informazioni ricevute dalla Stazione dell'Arma di Umbertide. Il contenuto delle informazioni è favorevole al Grelli e il tono usato dagli informatori è decisamente benevolo: il Grelli ha tenuto buona condotta morale, politica e civile - si noti l'aggettivazione esaustiva di tutti, proprio tutti, gli aspetti del comportamento -; non ha nessun precedente penale e nessuna pendenza in atto con i carabinieri di Umbertide - in codesta materia è sempre meglio abbondare nella specificazione. Tuttavia, come sorpresi dalla segnalazione di antifascista, dichiarano che il Grelli, pur non essendo iscritto al PNF, dimostrava sentimenti favorevoli. Quanto all'espatrio, è stato regolare «per lavoro», con passaporto rilasciato proprio dal questore. Allegano la fotografia e descrivono i connotati.

Non è infrequente trovare nelle informazioni dei carabinieri toni smorzati, mentre altri organismi di polizia cercano spesso il modo per infamare lo schedato, con un _ particolare apparentemente banale, talora con una vera e propria calunnia. Il comportamento dei carabinieri di Città di Castello sembra celare la preoccupazione di essere ritenuti responsabili di non aver riconosciuto antifascista il Grelli, come era stato poi «segnalato» in Francia. Per questa ragione accentuano e sottolineano quanto di positivo possono dire su di lui, che è forse in parte autentico, ma un po' ostentato(10).

Aggiungiamo che la loro benevolenza risulta in altre circostanze: non rispondono alle ripetute richieste del questore che vuole sapere come si è comportato il Grelli durante il servizio militare; si guardano bene dal compilare la finca predisposta nella scheda biografica (1939) per i nomi dei funzionari o degli agenti che lo avessero conosciuto: eppure, se lo avevano conosciuto! Si chiudono, infine, nel silenzio quando vengono interpellati (1949) dal questore sull'opportunità di revocare il Grelli dal novero dei sovversivi della provincia.

Li approviamo, soggiungendo che a dieci anni dalla morte sembra inverosimile che la questura non sappia ancora nulla!

Le notizie richieste ai CCRR giungono a Roma nei primi giorni del gennaio del 1937 (1937).

Da questa data il fascicolo non dà indicazione né di un documento, né di un modulo, né di una lettera. Ciò non è dipeso da smarrimenti(11).

All'inizio della seconda metà dell'anno giunge una circolare telegrafica (1937) diramata al Regio Prefetto di Perugia e a tutti i Prefetti del Regno, firmata dal Bocchini p. il Ministro, con una notizia di fonte confidenziale: il Grelli si è arruolato nelle milizie rosse spagnole(12). La notizia è data in maniera spettacolare: il mezzo postale non è di ordinaria amministrazione; la polizia segreta è presente nell'uso del condizionale «sarebbesi arruolato»; la raffica di provvedimenti repressivi a carico del Grelli acquista drammaticità nella lunga sequenza: venga arrestato «rientrando regno»; venga iscritto RF e BR, con fotografia; venga disposto riservato controllo della corrispondenza diretta ai familiari «per accertare rimesse in danaro proveniente da soccorsi rossi».

Questo è, dunque, l'anno nel quale la polizia riporta un relativo successo con una notizia esplosiva sul conto del Grelli - vedremo che la cronologia non è esatta - e nel quale si accanisce la repressione con i mezzi che le sono propri.

Dieci lettere e tre moduli, concentrati in poco più di un mese - da 19 luglio al 14 agosto (1937) -. Per sette volte il questore risulta mittente e adempie tutte le incombenze affidate dal ministro. In meno di una settimana compila il modello per la segnalazione di persona da ricercare, che dovrebbe essere corredata da fotografia che i carabinieri gli hanno mandato l'anno prima.

Ma il regio questore se 1'è persa, perciò deve ricorrere al Gabinetto scientifico della questura di Terni per la riproduzione, che, stavolta, fa fare numerosa, ormai inutilmente (1937).

All'interno dell'annata c'è perfino la schedina stralciata dalla RF, dove il Grelli è qualificato «comunista pericoloso», da arrestare. (1937).

L'anno 1938, invece, è costituito da una sola carta (1938), proveniente dal Gabinetto del Questore: «Il Grelli combattente o sospetto combattente nelle file dell'esercito rosso» è stato inserito nell'ottobre 1938 nella Cat. A/9, che è la categoria dei miliziani rossi. Conformemente alla data che la carta porta, 1938, l'abbiamo collocata al suo naturale posto, mentre nel fascicolo ha una collocazione alla carta 1, cioè dopo i documenti ultimi del fascicolo (1951).

Il silenzio degli inquirenti non deriva dalla loro conoscenza di quello che era accaduto e che stava accadendo in Spagna, dove Alessandro era ormai caduto nell'infuriare dell'attacco sull'Ebro e per pochi giorni aveva mancato il ritiro dei Garibaldini - la despedida - episodio doloroso, ma non inglorioso, concordato anche con il consenso del governo repubblicano e della Società delle Nazioni. Piuttosto va collegato ad una crisi di consenso nei riguardi del fascismo. L'opinione pubblica, infatti, era venuta recependo l'aspetto guerrafondaio e repressivo del regime - Guerra d'Africa e Leggi razziali - e gli stessi inquirenti sembrano subire un calo di motivazioni nell'assolvere i loro compiti.

Abbiamo rilevato già qualche smagliatura e proseguiamo nel rilevare che il certificato del Casellario Giudiziale è stato richiesto solo nel 1939 (1939). Il ritardo dell'acquisizione di un tale documento denuncia, peraltro, la divaricazione tra la polizia di regime e la magistratura ordinaria. Ed è sorprendente che la Questura ricominci da capo con la richiesta del certificato di nascita (1939) e dell'indirizzo all'estero, quando tale documentazione era stata acquisita tre anni prima (1936). La redazione della scheda biografica avvenuta tardivamente (1939) porta la notizia della «emigrazione dalla Spagna rossa» e del «confino».

Emigrazione dalla Spagna e confino che non trovano alcun riscontro nella storia del Grelli, né nei documenti di archivio.

Negli anni 1940, 1941, e primo trimestre 1942, il questore si affanna nella ricerca del Grelli e continua a mandare al Ministero dell'Interno gli aggiornamenti della residenza all'estero del Grelli, che dà per certa, asserendo «nulla da segnalare». Solo una volta (1939) confessa che «mancano notizie»; qualche dubbio lo assale nel 1941. Accortosi, in sede di revisione del Casellario Politico, che il Grelli non è più segnalato, richiede al CCRR di Città di Castello notizie sulla condotta morale, ma «specialmente politica» tenuta «prima di oggi». Chiede ancora il recapito e i carabinieri (1939) rispondono che non lo sanno, perché non arriva più corrispondenza né a amici né a parenti «di qui», cioè di Umbertide. In questa stessa circostanza i carabinieri scelgono di non pronunciarsi - come già detto - sull'opportunità della revoca del Grelli dall'elenco dei sovversivi della provincia. Del tutto insignificante è la duplicazione della scheda biografica nel 1942 (1942) che del resto non ha una virgola in più rispetto alla prima redazione (1939), se non gli aggiornamenti di cui agli anni 1940, 1941 e 1942.

Siamo giunti agli ultimi due anni del fascicolo che si riferiscono alla morte del Grelli: nel 1949 il Questore ordina la revoca del Grelli dal Bollettino dei Ricercati «per cessati motivi», formula di rito che adombra il suo decesso.

Nel 1951 una lettera che parte dal Ministero dell'Interno, per interessamento del Ministero del Tesoro, è destinata al Questore di Perugia perché dia notizie circo stanziate sulla morte di Alessandro, considerato che suo padre ha chiesto la pensione di guerra del figlio. La risposta più concreta viene dai carabinieri che asseriscono senza esitazione che la morte del Grelli, avvenuta in combattimento in Spagna li 12 settembre 1938, risulta all'anagrafe del Comune di Umbertide.

Ma non abbiamo nessuna dichiarazione del Comune di Umbertide, che chiude la storia del Grelli con l'Atto di Morte Presunta(13).

Scorrendo i nominativi dei mittenti della varia documentazione contenuta nel fascicolo sul Grelli, risulta che al livello periferico operavano i CCRR e le Questure in corrispondenza con i Ministeri dell'Interno e degli Esteri che avevano all'estero varie rappresentanze, le ambasciate e i consolati di Sua Maestà il Re d'Italia, strettamente legati agli organismi di polizia, propri del regime, quali erano gli UPI della MVSN e l'apparato che il PNF si era dato all'estero. Ma era concretamente efficiente e capace di una investigazione penetrante solo l'organizzazione poliziesca, nascosta sotto la formula «fonte fiduciaria» o fonte confidenziale, cioè la polizia politica segreta. Da essa provenivano le notizie determinanti sul conto degli schedati, a seguito delle quali era un ruolo soltanto burocratico quello assolto dagli investigatori periferici e ministeriali sopra menzionati.

L'analisi del fascicolo del Grelli lascia irrisolti molti problemi: la questione cronologica relativa alle date indicate nel fascicolo, non quelle macroscopicamente errate perché vanno oltre la morte, ma la data della sua segnalazione, che è certamente ritardata rispetto all'impegno politico del Grelli, e la data dell'arruolamento che non è - lo abbiamo anticipato - quella della circolare telegrafica del Ministero dell'Interno. Ci sono, infine la questione del confino e il vuoto delle circostanze della sua morte.

Il fascicolo offre - ripetiamo -, una documentazione indiretta, ma determinante per tracciare l'itinerario politico del Grelli, nel periodo 1930-1936, gli anni che egli trascorre in Francia prima della sua partenza per la Spagna.

Dagli incontri del Grelli con personaggi di spicco nella storia dell'emigrazione antifascista, sia nel dibattito politico e ideologico dell'antifascismo, sia nel concreto della lotta contro il fascismo, risulta il preciso tracciato della sua evoluzione politica e più ricco e vivo ci sembra lo scenario generale dell'emigrazione politica umbra.

 

Note:

(1) Un'originale f.to cartolina è la fotografia in divisa militare, prodotta in copertina, da cui vennero tratte quattro copie f.to tessera.

(2) Sono gli anni 1936, 1937, 1938, 1939, 1940, 1941, 1942; 1951. Il termine a quo coincide con il sesto anno dell'emigrazione del Grelli, l'ad quem con il tredicesimo anniversario della morte.

(3) Il fascicolo del Grelli viene interamente analizzato, in Appendice I, secondo le voci seguenti: anno, tipo di documento o di corrispondenza, data, mittente, destinatario e oggetto, Nel testo poniamo in parentesi l'anno cui si riferisce il documento della Appendice I.

(4) ASP, Inv. Quest., fasc. Grelli Alessandro, cit. Figurano in copertina due annotazioni: una che trova riscontro unico nella Scheda biografica del Grelli 1939, riporta che Grelli, è stato «confinato» alla data 12/6/1939. Ci

occuperemo in altra sede di questo particolare: L'altra riferisce che è stato iscritto nel Registro statistico 1942. La nota è a matita seguita da un punto interrogativo e non trova riscontro all'interno del fascicolo, né ha riscontro archivistico. In copertina risultano anche le «Revisioni».

(5) ASP, Inv. Quest., fasc. Grelli Alessandro, cit. Appendice II.

(6) La Cat. A/lett. 8 corrispondeva a «sovversivo e antifascista»; «sovversivo risaliva alla Circ. Min. Interno 5343, 1° giugno 1896, istitutiva del Servizio di Schedario, «antifascista» era stato aggiunto in era fascista.

(7) È quello che faremo in III. «Grelli in Francia».

(8) ASP, Inv. Quest., fasc. Gattini Goffredo di Gerasimo e fu Corsini Giuseppa. Il Gattini era nato a S. Giustino 4/8/1892, operaio falegname, antifascista. Ibid. Tarducci Ottavio fu Giuseppe comunista, nato a S. Giustino 8/9/1898.

(9) ACS, Settembre Luigi Antonio CPC. Il Settembre fu Giuseppe e fu Biondini Gelsomina, nato a Todi il 16/9/1880 calzolaio, socialista era stato radiato dal novero dei sovversivi li e 2/9/1930. Il Settembre non risulta consultabile in ASP perché non sono ancora disponibili i fascicoli sui «Radiati» e perciò ignoriamo la ragione della radiazione. Il Settembre è citato sotto diversi cognomi: in copertina del fascicolo sul Grelli risulta Settembrini Luigi ed è l'unica volta che non si riportano la sua paternità e maternità, dati che risultano ripetuti e invariati in altre citazioni. Il luogo di nascita è indicato ora in Città di Castello, ora in Todi. Abbiamo trovato il suo certificato di nascita all'anagrafe di Todi con il giorno, il mese e l'anno che risultano al suo fascicolo all'Archivio Centrale di Stato. Il Settembre risulta abitante a Roma dal 20/10/1930 dove era andato proveniente dalla Francia, dal Registro della popolazione di Roma.

(10) Della presunta fase «filofascista» del Grelli abbiamo già trattato.

(11) Escludiamo che si sia trattato di smarrimenti, perché anche tra le carte del fascicolo CPC sul Grelli in ACS abbiamo riscontrato codesto vuoto.

(12) La data della partenza del Grelli per la Spagna è dunque attribuita all'anno 1937. Esamineremo in IV Grelli in Spagna i documenti che offre il fascicolo sul Grelli conservato in ACS, che la anticipano di un anno.

(13) MU, Registro Atti di morte 1957, p. II, Serie C. Sentenza che autorizza la trascrizione dell'atto di morte di Alessandro Grelli. La copia dell'atto di morte ci è stata fornita dall'Ufficio Anagrafe di Umbertide, previa autorizzazione del Tribunale di Perugia, Procura Generale.

 

 

III. - GRELLI IN FRANCIA

 

Se gli emigrati potevano sentirsi quasi a casa loro al primo impatto con un ambiente dove, secondo alcune testimonianze(1), si parlava più l'italiano che il francese, come a St. Laurent du Var, nel Dipartimento delle Alpi Marittime, destinazione obbligata per il Grelli per le note ragioni di cuore, e residenza fissa durante la sua emigrazione(2), non potevano stare tranquilli in mezzo ai connazionali, che non erano tutti antifascisti, molti disposti a denunce e delazioni, a servizio della polizia politica segreta, e alcuni che avevano fatto o stavano facendo fortuna, «sfruttando il compaesano».

«Era pieno, pieno di spie», che creavano un'atmosfera di diffidenza, di sospetto, di paura di tutto e di tutti intorno agli emigrati. Si sentivano ed erano, pedinati, spiati anche nella vita privata e sempre all'erta davanti al rischio di avere tra gli amici di ogni giorno un infiltrato - la persona più impensabile e meno sospettabile - da cui potevano essere bollati come «antifascisti» e come tali schedati. Non c'è storia di emigrato-antifascista che non inizi da una segnalazione di una spia, degna di assoluto credito. Scattavano, di conseguenza, i provvedimenti di polizia, o si metteva in azione il Tribunale speciale, le cui leggi avevano reinserito la pena di morte, non solo per attentati al re o al duce, ma per la sola appartenenza ad un partito disciolto(3).

Se le spie capivano di essere individuate, scappavano, ma, non di rado, venivano intrappolate dai nostri, che sapevano trasformarsi in «bravi poliziotti»(4), e agli infiltrati dell'Ovra rispondevano dislocando individui «fidati, non conosciuti», che non dessero nell'occhio, nelle sedi del Dopolavoro, o nelle sezioni del PNF, luoghi dove si parlava di problemi sindacali e di questioni politiche per preparare la strategia offensiva contro gli antifascisti.

La Magistratura ordinaria, quella istituita dallo stato liberale, non era stata soppressa, ma esautorata: svolgevano compiti investigativi organismi strutturalmente estranei al ruolo di polizia. I Regi Consolati d'Italia all'estero, sollecitati dal Ministero dell'Interno, o dal Ministero dal quale dipendevano, erano molto efficienti, solerti e, ad onor del vero, perfino precisi, rispetto alle regie questure e regie prefetture. Il Console di Sua Maestà il Re d'Italia aveva un filo diretto con il fiduciario delle sezioni all'estero del PNF - le Case d'Italia o Case degli Italiani - che offrivano un'attività ricreativa - radio, carte e conversazione - per programmare, tranquillamente, piani di azione politica. In occasione del tesseramento veniva redatta una mappa dei «tesserati o no», con grossi guai per questi ultimi(5).

Gli UPI della MVSN, alla diretta dipendenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, disponevano di mezzi e uomini, appartenenti a ruoli burocraticamente autonomi. Si davano presenti in tutte le situazioni, e diffondevano le notizie confidenziali, che ricevevano per primi.

Le autorità amministrative locali, ad esempio le Mairies, erano loro ostili ed erano pregiudizialmente contro di loro, come la polizia governativa. Non facili erano i rapporti con i democratici francesi; ma abbiamo la documentazione di una manifestazione «antitaliana» - vale a dire antifascista - nella quale i nostri connazionali si associano numerosi ai francesi e ai naturalizzati in un'aggressione armata alla Casa degli Italiani di St. Laurent, per dimostrare contro la politica del loro governo, in occasione del richiamo alle armi dei riservisti: un intreccio di ragioni ideologiche, politiche e di rivendicazione nei ruoli militari(6).

Difficoltà di non lieve peso incontravano nella ricerca del lavoro, a meno che non si rassegnassero a fare i contadini nei campi coltivati a ortaggi e frutta nella Fran cia meridionale, a dure condizioni di vita e di salario, cui il Grelli poté sfuggire mettendo a frutto la sua abilità di artigiano che lo avvantaggiò, anche come posizione sociale. Gli operai dipendenti dovevano pagare una tassa di 25 franchi, con cui ottenevano la «carta di lavoro», indispensabile per essere assunti; coloro che lavoravano in proprio pagavano la «carta di lavoro», 100 franchi. Anche questa tassa era occasione per le sezioni del PNF all'estero, d'accordo con le autorità francesi, per porre in atto discriminazioni e ricatti(7).

Il periodo trascorso inizialmente dal Grelli, subito dopo il suo espatrio, risulta illustrato dal colloquio con i fratelli: la fuga clandestina da Umbertide, seguita dalla regolare emigrazione «per lavoro», le visite frequenti e reciproche, occasione per sollecitare i fratelli a trasferirsi a lavorare nel calzaturificio, fino al 1933, anno della morte della madre. Da questa data il Grelli non ritorna più a casa, e non fa sapere più nulla di sé, né con messaggi orali, né per lettera, come attestano anche i carabinieri. Sembra che la sua vita abbia subìto una svolta e si stia svolgendo in un contesto che lo spinge ad estraniarsi dalla famiglia e da qualunque rapporto con Umbertide. Particolare di cui i fratelli si dolgono e non si danno ragione.

Circostanze specifiche e precise ragioni per giustificare codesto comportamento del Grelli le cogliamo nel suo incontro, già citato, con Giovanni Tomaso Nello, Bertieri che ha formato e dirige un gruppo per la propaganda politica. Il Grelli entra, insieme con altri umbri - ma non sono soltanto umbri (8) - a far parte del gruppo, inizia a militare nella lotta antifascista con consapevolezza e con rischio, che inducono in lui prudenza, riservatezza, principalmente nei riguardi della famiglia che, a Umbertide, avrebbe potuto subire interrogatori e perquisizioni. Il Grelli, emigrato senza qualifica politica, diventa comunista alla scuola del Bertieri che «lavora» con i suoi gregari. L'espressione «lavora» usata dall'informatore lascia intuire la febbrile attività di propaganda, le riunioni, i coordinamenti interni, i contatti nuovi e i continui spostamenti, come riferiscono frequentemente gli emigrati superstiti.

Nell'incontro con il Bertieri il Grelli trovò l'occasione per entrare in politica e lo strumento della sua maturazione ideologica. La quale si andò evolvendo, in primo luogo, con l'assimilazione del significato delle varie esperienze fatte dal Bertieri prima del 1923 e successivamente in tutte le occasioni nelle quali fu coinvolto in concrete iniziative, che si inquadravano nel contesto del dibattito ideologico.

Il Bertieri era stato il testimone e il protagonista di un fatto centrale nella storia dell'antifascismo, quale fu la rivolta del luglio 1921 di Sarzana all'aggressione dello squadrismo, primo e per molto tempo unico esempio di vittoria sul fascismo: «un evento divenuto una sorta di mito durante gli anni scuri del fascismo, per i perseguitati, per gli esiliati, per coloro che soffrivano nel carcere»(9).

Il Bertieri prima del 1921 era stato l'animatore e il promotore di tutte le manifestazioni e di ogni sciopero, in un lembo di terra quale era la Lunigiana a concentra zione operaia nei cantieri navali spezzini, e contadina nei vigneti delle «fasce» liguri-sarzanesi. Era un assiduo let­tore e diffusore della stampa di sinistra, ma non era mai stato collaboratore di redazione di alcun giornale, come affermano i carabinieri che lo conoscevano.

Nel ruolo di assessore socialista(10) dell'amministrazione comunale di Sarzana - carica che ricopriva dal 1921 come socialista, passato al comunismo dopo il Congresso di Livorno - aveva proclamato in Giunta comunale lo stato d'assedio davanti all'aggressione squadrista, e al comando del Comitato di difesa proletaria degli Arditi del Popolo(11), da lui stesso organizzato, aveva determinato l'umiliante ritirata dei fascisti, alla fine di una settimana di sanguinosi scontri che avevano fatto molte vittime tra gli aggressori(12).

Dallo scontro tra i fascisti, finanziati dagli agrari e dagli industriali e l'opposizione proletaria che cercava di sollevare le condizioni della gente, organizzando leghe, cooperative, unioni e comitati, come era accaduto a Sarzana, il Grelli comprese il significato politico della situazione italiana. E ne scopriva un riscontro nel vissuto a Romeggio, in prima persona e dalla famiglia stessa(13).

Dopo i fatti di Sarzana, per sfuggire al mandato di cattura, che aveva già colpito qualcuno dei suoi(14), il Bertieri si diede alla latitanza e alla fine fu costretto a emigrare clandestinamente in Francia, raggiungendo Marsiglia, dove non si fermò a lungo. Continuò infatti la sua attività di propagandista che lo portava a spostarsi per tutta la Francia per tenere riunioni e comizi. L'internazionale socialista lo sceglieva come oratore ufficiale. Lo troviamo in questo ruolo a Marsiglia, nel 1930, in occasione della grande festa del proletariato di allora, che era il 1° Maggio(15).

Capacità oratorie - «parla bene» ed è un «discreto comiziante» - gli vengono riconosciute perfino degli inquirenti. Noi le avalliamo, in quanto sostenute anche dal livello di studi universitari da lui raggiunto(16). Tuttavia il Bertieri non esibì mai la qualifica di «studente» e declinò, senza alcuna eccezione, quella di «operaio» o di «meccanico» che lo porta - gli faceva comodo affermarlo - a lavorare ora in un luogo ora in un altro. Alla fine anche la polizia intuisce che questa era una «scusante» per l'attività politica del Bertieri che «girava un po' di qua e un po' di là» «compariva e scompariva», perché era occupato a «lavorare» al «servizio del sovversivismo italo-franco-russo»(17).

In un'altra occasione il Bertieri si divertì a prendersi gioco della polizia(18), confondendola per quasi un anno per via del soprannome, Buccin o Bucin, con cui era conosciuto anche a Sarzana e la imbrogliò al punto che essa fu indotta a fornire dati anagrafici di una inesistente persona.

Il dibattito politico all'estero e in Italia era animato da tutte le forze democratiche in campo - citiamo, senza essere completi, il liberalismo, i repubblicani, i socialisti, i comunisti, i popolari e tutte le varie associazioni che si diramavano da esse.

Diversamente articolate quanto a contenuti politici, erano finalizzate a formare un organismo, il più possibilmente unitario, da opporre al fascismo. Ne potremmo dare un resoconto storico (19), ma ci sembra significativo utilizzare il materiale contenuto nel fascicolo CPC sul Bertieri, e riferire di alcune iniziative ed esperienze del suo gruppo, che sono il riflesso puntuale del dibattito in corso, e in più aprono uno squarcio sul quotidiano politico dei nostri emigrati.

Ebbe contatti con Luigi Campolonghi(20), proveniente anche lui dalla Lunigiana, più anziano di età e di esilio. Fu il Campolonghi a iniziarlo alla conoscenza con la Concentrazione antifascista(21) senza spingerlo ad aderirvi. Ma lo aiutò dal punto di vista organizzativo ed ideologico a fondare a St. Laurent du Var una sezione della LIDU(22).

Il Grelli ce l'aveva in casa, e frequentava le riunioni settimanali in un pubblico locale, convocate dal Bertieri che ne era divenuto il presidente. Davanti ad un pubblico abbastanza numeroso - per ammissione degli stessi inquirenti - il Bertieri teneva principalmente discorsi politici «improntati all'antifascismo» e orientati verso le correnti socialcomuniste, che avrebbero dato vita al Fronte popolare francese. Nella sede si svolgevano «conferenze», cioè incontri con personaggio di spicco - ad es., il Pacciardi, il Campolonghi stesso - i quali facevano il punto della situazione e davano notizie sul lavoro svolto da altre sezioni. A margine delle riunioni venivano raccolti fondi, vendendo, ad es., le cartelle del «Prestito della libertà», a L. 1000 ciascuna, con il frutto, a dire il vero, scarso, di L. 5000 franchi. Organizzavano la festa annuale della Lega italiana dei diritti dell'uomo, che si svolgeva, il 30 marzo(23). Come presidente della LIDU di St. Laurent du Var il Bertieri ottenne una carta speciale di «rifugiato politico», lasciapassare autorizzato dalla Società delle Nazioni(24), ben noto ai controlli degli inquirenti.

Gli sarà stato molto utile in occasione della sua espulsione dal Lussemburgo, un episodio della vita del Bertieri, del quale non conosciamo né le ragioni né le circostanze.

Ma la collocazione politica naturaliter aderente al «fervente gregario del Fronte popolare francese», al comunista Bertieri, che aveva aperto - è importante - una sezione del partito comunista a St. Laurent(25) e conseguentemente al suo gruppo fu quella del FU, il Fronte Unico, come veniva identificato nel gergo poliziesco il Fronte Unico antifascista.

Il giorno 24 gennaio 1934, XII e.f. si svolgeva a Nizza al Cafè de la Gare una riunione del FU, presente, tra i molti emigrati, il Bertieri, che è citato al secondo posto nell'elenco(26). Come si svolse quella riunione ce lo racconta un infiltrato in un resoconto redatto per la Direzione Generale PS Divisione Affari Generali e Riservati Div. I del Ministero dell'Interno.

Molte notizie relative alla composizione, alla diffusione e organizzazione del FU, alla strategia del suo progetto politico risultano veritiere dalla relazione dell'infiltrato, come vedremo appresso. Egli, tuttavia, conscio di riferire informazioni scottanti, e forse allarmanti, si preoccupa di minimizzarle - le ritiene di «scarso rilievo e di scarsa importanza» - e valuta i dati e le prospettive del lavoro politico del FU con scetticismo e pessimismo, come quelli che sono, alla base, inficiati dall'egemonia dei comunisti. I quali vogliono «imprimere un carattere troppo marcato al movimento» che è endemicamente - sembra pensare l'infiltrato - sull'orlo della rottura. C'è chi esce dal FU(27), ma deve ammettere che ci sono anche delle adesioni più definitive e concrete, i massimalisti, ad es.(28). Ci informa che il FU è diffuso per tutta la Francia, a Parigi, dove le riunioni sono «ripetute e numerose» a Cannes, Nizza, Beausoleil e frequentate dalla LIDU, da repubblicani, dai massimalisti, dalla Fratellanza Società Mutua, dai riformisti, dai socialisti e, ovviamente, dai comunisti.

È un indizio di successo la presenza nella riunione del gennaio 1934 di esponenti del partito comunista francese e per il passato di un prestigioso personaggio quale era a quell'epoca Henri Barbusse(29).

La formazione dell'organismo unico da opporre al fascismo secondo la proposta dei massimalisti, che viene accolta, è di sostituire al Comitato unico allargato, molti piccoli comitati o sottocomitati di quartiere articolati sulle realtà e situazioni parcellizzate, a somiglianza delle cellule comuniste.

Le rivendicazioni economiche dei lavoratori emigrati erano per il FU una premessa fondamentale per un'azione unitaria contro il fascismo, secondo la tradizione del socialismo degli anni del II e III Congresso dell'Internazionale, a cui il FU, si ispirava.

Il problema del momento era quello di difendere la mano d'opera e proteggerla contro la legge francese sul salario(30). Pertanto - affermano i convenuti - si rende indispensabile di far infiltrare nelle sezioni del Dopolavoro delle persone che raccolgano le intenzioni e i piani elaborati a questo proposito.

Non viene, infine, trascurato il lavoro spicciolo come l'inviare lettere di propaganda, circolari dal contenuto politico, e, con molta precisione, gli inviti alle riunioni perché non debba accadere che qualcuno è assente, solo perché non ha ricevuto l'avviso di convocazione(31). Quando nei primi mesi del 1936 esplose la propaganda per l'arruolamento dei volontari a difesa della repubblica spagnola il Grelli decise di andare a combattere. Egli abbandona, nella misura più discreta, come vedremo, il gruppo e suggella l'incontro con il Bertieri con un atto di grande significatività politica.

Un incontro nel quale le tante differenze e diversità tra i due protagonisti - età, istruzione, militanza politica, motivo dell'espatrio, temperamento e carattere - avrebbero potuto schiacciare la posizione debole del Grelli, che invece, esce rafforzato nel vincolo di ideali e di intenti comuni.

«Tra i sovversivi va notato un individuo alto, magro, capelli biondi, sulla cinquantina circa, operaio, occhi ardeasiaci, colorito rosso...», una descrizione del Bertieri scritta dalla polizia politica che ci convince e quasi emoziona. Confrontiamolo con il Grelli, che conosciamo per fotografia: basso - per solo un centimetro e mezzo «abile alla leva» - rozzo, senza particolari caratteristiche, che non fossero quelle poco appariscenti e accattivanti del suo viso di schietto contadino umbro. Taciturno, ascolta i racconti e i discorsi del Bertieri dall'eloquio fluente, reso incisivo dalla melodiosa cadenza ligure-toscana.

La forza passionale e la capacità di convincere traspaiono dalla descrizione del suo temperamento, stilato dai carabinieri di Sarzana: «ambizioso» «prepotente», cioè con una volontà di fare il capo, perché sapeva di poterlo fare. Le valutazioni negative «di cattiva fama» e «fiacco lavoratore» sono il frutto della campagna calunniosa che gli hanno fatto i fascisti dopo Sarzana e dell'oggettiva scarsa frequenza dei garage e degli autoservizi, dei quali si dichiarava dipendente.

I fratelli di Alessandro non hanno conosciuto né sentito parlare di una famiglia umbertidese, i Broccolicchi che, dopo una fallimentare emigrazione interna a Gubbio, era espatriata nel 1902 in Francia, padre e madre, quasi cinquantenni, con nove figli, tutti tra i quindici e i cinque anni(32). Ma Alessandro li ha certamente conosciuti e frequentati, perché la seconda e terza generazione Broccolicchi era conosciuta e attiva nella Francia meridionale, proprio nel periodo in cui il Grelli era là. Ne sia la prova che tra zii e nipoti, viventi negli anni '20 e '30, ben tre di essi sono schedati. Essi sono Antonio inteso Alfonso, Vittorio e Maria: dei fascicoli all'Inventario della Questura di Perugia relativi a Alfonso e Vittorio diamo un breve resoconto in nota(33).

Personaggio che vogliamo segnalare è Maria Broccolicchi, appartenente alla terza generazione, figlia di Eugenio, schedata come antifascista - la «soprascritta donna» precisa il funzionario di PS - perché comprendiamo la eccezionalità dell'antifascista al femminile(34).

Maria lavorava strettamente con un cugino, Gino, per il quale la Questura non ha formalizzato il fascicolo, forse perché era assimilato alla nazionalità del padre, naturalizzato dal 1928.

 

Note:

(1) Ci riferiamo ai compianti Mariano Fulmini e Probo Martinelli, e a Italo Nicoletto, Vincent Tonelli tra i molti ex-Garibaldini superstiti. I passaggi più incisivi delle loro testimonianze risultano tra virgolette nel testo.

(2) I fratelli del Grelli riferiscono solo dell'indirizzo di St. Laurent, come i carabinieri. Anche il Consolato di Nizza, in quella che si può definire, come vedremo, l'ultima notizia certa sul Grelli, prima della Spagna, si riferisce alla medesima cittadina del Dipartimento delle Alpi Marittime.

(3) AA.W. Lezioni di antifascismo, Bari, Laterza, 1962, p. 138 e ss.

(4) Racconta uno dei nostri testimoni: «riuscimmo ad individuare l'abitazione di una spia, le sequestrammo una lettera, che conteneva una notizia gravissima: un comunista era stato assassinato per vendicare un fascista ammazzato a Parigi». Il nostro testimone fa i nomi dei protagonisti del suo racconto.

(5) ASP, Inv. Quest. fasc. Gattini Goffredo. Il Gattini, in sede di interrogatorio al confino, racconta di aver chiesto al fiduciario della sezione del PNF di St. Laurent la tessera e di averla ottenuta. Non potendo pagare le annualità arretrate finì per destare i sospetti del fiduciario, che lo minacciò.

dicendogli «tî arrangio io!». Il Gattini fu terrorizzato dal fiduciario e si allontanò dalla frequentazione della sezione fascista. Inizia così - secondo la sua versione - la sua persecuzione come antifascista.

(6) ACS, Bertieri Giovanni Tomaso Nello, CPC. Due volte la settimana, il lunedì e il giovedì, la Casa degli Italiani, almeno quella di St. Laurent, rimane aperta ai connazionali per sentire «la radio, giocare a carte, chiacchierare». Ma nessuna riunione - prosegue la nota - ha carattere di «cerimonia» o è improntata a riunione politica. In occasione della dichiarazione di guerra della Francia e dell'Inghilterra alla Germania nazista - siamo nel 1939 - furono richiamati alle armi i riservisti francesi, cosa che costituì per loro motivo di risentimento. Fu organizzato, pertanto, da parte loro una manifestazione antifascista con aggressione notturna alla Casa degli Italiani, volendo colpire la politica del regime alleato al nazismo.

(7) ASP, Inv. Quest., fasc. Tarducci Ottavio. Il Tarducci, ancora nel 1935, non era riuscito ad ottenere la «carta di lavoro», pur avendola sollecitata perfino dalla Mairie di St. Laurent. Alla fine ricorse alla locale Casa degli Italiani e cominciò a frequentare tranquillo e apparentemente convinto la sez. del PNF. Ottenuta la carta di lavoro il Tarducci cambia comportamento, prende a frequentare elementi estremisti - come rilevano gli inquirenti. Per la umiliazione subita e la rabbia accumulata nel rifiuto della Mairie esce in una manifestazione clamorosa in occasione della festa del patrono di St. Laurent. Nel bel mezzo dei festeggiamenti intona l'Internazionale - ed è subito un coro. Il Sindaco lo invita a smettere e il Tarducci risponde con minacce e insulti e facendoglisi sotto con il pugno chiuso gli rinfaccia di non averlo voluto aiutare per la «carta di lavoro».

(8) ACS, Bertieri Giovanni Tomaso Nello, CPC cit. Più numerosi degli umbri erano i liguri - sarzanesi, comunisti, anarchici, repubblicani, tutti schedati, dei quali non si conosce la residenza all'estero, né la professione o l'occupazione lavorativa. Essi sono nativi uno di Arcola (La Spezia), uno de La Spezia, due di Sarzana, uno di Lerici, e un nominativo che non risponde a individuo nato né conosciuto a Sarzana - annota l'inquirente - il quale, come noi, sottolinea la comune provenienza geografica degli adepti del Bertieri.

(9) Bianchi A., cit. Prefazione di Giancarlo Pajetta.

(10) ACS, Bertieri Giovanni Tomaso Nello, CPC. La scheda biografica gli riconosce soltanto la elezione a Consigliere comunale; invece fu assessore proprio nell'anno dei fatti di Sarzana. Dopo che il Bertieri era già espatriato per ragioni di sicurezza personale, i fascisti nel 1926 lo denunciarono per peculato, secondo la loro classica equivalenza amministratore pubblico-ladro. Il Tribunale di La Spezia lo condannò ad un anno di reclusione, a L. 300 di multa ed ad un anno di interdizione dai pubblici uffici. La sentenza non lo raggiunse mai in Francia. Da altre condanne - contravvenzione del 1919 e bancarotta semplice - fu prosciolto rispettivamente per prescrizione e per amnistia nel 1924.

(11) Bianchi A., cit. Era una formazione politica nella quale erano confluiti antifascisti di vari schieramenti per fronteggiare le violenze dello squadrismo. Nei fatti di Sarzana avevano avuto un peso importante. Il Bertieri ne aveva costituito un reparto a Sarzana con un contingente di uomini 150, tutti operai e contadini. Avevano un loro giornale e, stando all'opera cit., del Bianchi, operarono anche in Umbria. Del fatto, però, non troviamo alcun riferimento nel giornale La Rivendicazione, cit.

(12) Dei fatti di Sarzana abbiamo letto due versioni l'una storica (cfr. Bianchi A., cit.), e l'altra ASLS Fondo Prefettura della Spezia, Relazione 12 e 13 giugno 1921 del Vice Commissario PS, di Sarzana, da inviare al Sottoprefetto de La Spezia, dietro segnalazione da parte del Sindaco di Sarzana, e degli assessori Calderini e Bertieri.

Il Commissario di PS li presenta come «un'incursione fascista» a Sarzana, il Bianchi come un'aggressione dello squadrismo terroristico contro la popolazione sarzanese, con la quale si era schierata l'Amministrazione comunale della città sostenuta dai partiti di sinistra. La prima versione presenta la sconfitta dei fascisti come una «ritirata» per evitare un intervento della polizia; la testimonianza storica parla di una vigorosa risposta delle forze popolari, contadini, operai e borghesi, una volta tanto in sintonia con i partiti antifascisti di Sarzana e di tutta la Lunigiana.

(13) Non il Grelli personalmente, né la sua famiglia, ma il movimento democratico dell'Alta Valle del Tevere faceva circolare un foglio «Comitato Sindacale Comunista Umbro - Nov. 1924 Appello» dove si denuncia la responsabilità dei capitalisti del continuo aumento della vita e per la diminuzione delle paghe, cfr. Appendice III.

(14) Bianchi A., cit. Ci riferiamo a Bocciardi Ugo, anarchico, non vedente, imputato di omicidio, personaggio vicino al Bertieri nei fatti di Sarzana, che non risulta far parte del suo gruppo.

(15) ACS, Bertieri Giovanni Tomaso Nello, CPC cit.

(16) ASLS, Fondo Ufficio di Leva del 1892 - Comune di Sarzana. Visita passata dal Bertieri nel 1922, cioè a 22 anni. Egli risulta «studente». Nella Scheda biografica del suo fascicolo CPC risulta invece che abbia fatto «corsi elementari» e che conseguentemente la sua capacità di propagandista per carente scolarizzazione si debba considerare scarsa e poco incisiva.

(17) ACS, Bertieri Giovanni Tomaso Nello, CPC cit.

(18) ACS, Bertieri Giovanni Tomaso Nello, CPC cit. Per almeno un anno la corrispondenza relativa al Bertieri si occupa di decifrare se Bucin o Buccin era o no altra persona del Bertieri. Pone la parola fine alla indagine il Comune di Sarzana. Ma si erano mobilitati la Regia Prefettura de La Spezia, il Ministero che aveva emesso una «circolare per la ricerca» e la Divisione della PP, de La Spezia aveva perfino fornito dati anagrafici di un inesistente Alfredo Bucino al quale venivano attribuite le stesse attività che svolgeva il Bertieri. Tutta l'indagine era complicata, in parte, dal fatto che il Bertieri era riuscito ad impedire che la questura de La Spezia venisse in possesso di una sua fotografia.

(19) Alatri Paolo, Antifascismo italiano, Ed. Riuniti, 1973.

(20) Luigi Campolonghi aveva aderito alla Concentrazione antifascista, alla quale non avevano aderito né Giustizia e Libertà, né i Comunisti.

(21) La Concentrazione antifascista costituita in Francia nel 1927 si richiama sostanzialmente a posizione aventiniane e comprendeva elementi dissenzienti della Lega italiana dei Diritti dell'uomo. Si sgretolò verso il 1934.

(22) La LIDU è un'associazione più vecchia della Concentrazione antifascista e ad essa sopravvissuta e ancora operante ai giorni nostri in Francia e in Algeria. Era sorta sulla falsariga della Ligue des Droits de l'homme le cui origini risalgono all'epoca dell'affare Dreyfus.

(23) ASP, Inv. Quest., fasc. Fulmini Mariano.

(24) ACS, Bertieri Giovanni Tomaso Nello, CPC, cit.

(25) ACS, Bertieri Giovanni Tomaso Nello, CPC, cit. La notizia è riportata con l'indicazione «sez. socialista» e corretta in «sez. comunista» a matita. La confusione viene fuori dal fatto che nelle note biografiche viene qualificato «socialista» come era prima della sua adesione al partito comunista dopo il Congresso di Livorno.

(26) ACS, Bertieri Giovanni Tomaso Nello, CPC, cit. Appendice IV.

(27) ACS, Bertieri Giovanni Tomaso Nello, CPC, cit. Mentre il partito socialista è sempre più favorevole alla rottura, a Beausoleil, i Massimalisti hanno, addirittura al completo, aderito al FU, e forse anche al Partito comunista.

(28) ACS, Bertieri Giovanni Tomaso Nello, CPC, cit. Oltre ai presenti di cui si fanno i nomi, il nostro relatore fa riferimento a un comunista sconoscìuto che è «l'oratore» principale.

(29) Henri Barbusse non era certo noto al Grelli per la sua opera letteraria ma lo divenne in occasione della guerra di Spagna quando Barbusse organizzò i volontari con un battaglione delle BI, con il suo nome.

(30) In quel preciso contesto storico si doveva difendere la mano d'opera italiana all'estero e proteggerla contro la legge sul salario, che ricalcava la legge fascista sulla riduzione dei salari, aggravandola con le quote di contingentamento, cioè riducendo il quantitativo di lavoratori italiani che i datori di lavoro francesi potevano o dovevano assumere.

(31) ACS, Bertieri Giovanni Tomaso Nello, CPC, cit. Era accaduto ai repubblicani.

(32) MU, Anagrafe. Gli emigranti del 1902 si chiamavano Celestino Broccolicchi e Stella Crispoltoni, nati rispettivamente a Umbertide e a Città di Castello nel 1852 e 1853. I figli erano nati tutti a Umbertide, ad eccezione di due che erano nati a Gubbio. Giunti in Francia trascorrono il primo periodo occupati nel coltivare i campi e con il grande numero di braccia, tutte in famiglia, che possono impiegare, traggono buoni risultati, se, intorno agli '20 Antonio inteso Alfonso (nato nel 1874) il primogenito «risulta» coltivare terreni «di sua proprietà». Con decreto del 1928 si naturalizza suddito francese. Successivamente diventa titolare di un autoservizio, come il fratello Eugenio e assume come meccanico anche il Bertieri Giovanni Tomaso Nello.

(33) ASP, Inv. Quest., fasc. Broccolicchi Antonio, Broccolicchi Antonio, inteso Alfonso di Celestino socialista, nato a Umbertide 22/3/1874 - carte 34, 1934-1944. Antonio era diventato socialista in Francia, essendo espatriato a diciotto anni. «Faceva pompa dei suoi principi»; è segnalato tra i partecipanti ad una conferenza tenuta da R. Pacciardi nel 1934 a Nizza, evento di primaria importanza politica, che aveva indotto la polizia politica a redigere un elenco dei partecipanti, da considerare indiziati. Il fratello Antonio, più giovane di dieci anni (cfr. ASP Inv. Quest. fasc. Broccolicchi Vittorio di Celestino, antifascista nato a Gubbio il 25/4/1895, carte 16 + 2 foto 1939-1944) è dalla polizia infamato con ogni sorta di accuse (sfruttatore di prostituzione e tenutario di case di malaffare) che gli avrebbero fatto meritare accuse giudiziarie di parte francese. Delle quali non abbiamo documentazione, così come non è documentata la sua presunta espulsione dal territorio francese avvenuta nel 1936. Dal fascicolo non risulta che il povero Vittorio si sia mai allontanato dalla Francia.

(34) ASP, Inv. Quest., fasc. Broccolicchi Maria, Maria Broccolicchi in Polidori, di Eugenio, antifascista, nata a Gubbio 25/4/1895 - carte 16 + 2 foto 1939-1944 - Maria, figlia di Eugenio e moglie del miliziano rosso Polidori Francesco, di Domenico, viene segnalata come «attivissima propagandista antifascista e iscritta in R.F., con la precisa finalità di sottoporla ad uno stretto interrogatorio sulla sua attività politica, e su quella del marito: «venga ampiamente interrogata e si riferisca nel merito». Molti particolari importanti della vita di Maria erano sfuggiti - stando al suo fascicolo - alla polizia: che aveva appreso dai cognati a Città di Castello a usare i caratteri a stampa e che era emigrata con il figlioletto e il marito, perseguitato per le sue idee «antinazionali e di simpatia per i partiti sovversivi» a Nizza dove era impiegata nel settore della stampa. Per provvedere al figlio e al marito, quest'ultimo disoccupato, era stata aiutata dai «soccorsi rossi» durante il periodo nel quale Polidori aveva tentato, per ben due volte, di andare a combattere o a lavorare in Spagna.

 
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IV. - GRELLI IN SPAGNA

 

Il contesto nel quale Alessandro Grelli passa gli ultimi due anni della sua vita è la Guerra civile di Spagna, della cui complessa origine, interna al paese in cui scoppiò, sembrerebbe indispensabile trattare ed indicare, inoltre, perché essa divenne inevitabilmente un affare europeo ed internazionale, non appena i contendenti - i repubblicani al governo e i franchisti rivoltosi - chiesero di avere, e in fretta, aiuti militari, ricevendone risposte generose e ambigue, quasi sempre di provenienza comune e di opposto segno nei riguardi delle due parti, mosse da interessi che andavano al di là della stessa ideologia di merito.

Potrebbe sembrare indispensabile parlare della guerra civile parallela che si svolgeva, sanguinaria e terroristica, dietro le linee repubblicane, tra comunisti e anarchici, sinistra proiezione del bolscevismo staliniano, e dell'eccidio di un grande numero di avversari politici di Franco, falcidiati dal plotone di esecuzione da lui ordinato(1), sinistro preludio del declino dello «spirito liberale» della Spagna per lunghi anni successivi.

Vogliamo collocare quel drammatico evento nella realtà circoscritta degli antifascisti, soprattutto degli esuli, per cogliere i segni della passione politica dei pochi che esposero volontariamente la loro vita per l'ideale: che cosa ne pensarono, come fu organizzata la loro volontà di partecipazione, come la guerra modificò atteggiamenti individuali e di gruppo. Circostanze che sfiorano il dramma umano, appena intuibile, che anche il Grelli visse. - Diremo della sua morte in combattimento attraverso notizie avare, ma sufficienti a porlo in una posizione solitaria, eroica, rispetto al gruppo di appartenenza.

La notizia della sollevazione militare franchista del luglio 1936 si propagò rapidamente per l'Europa, grazie alle emittenti radiofoniche, ufficiali o clandestine, segnatamente quelle catalane, che il rinnovamento tecnologico andavano rendendo protagoniste dell'informazione di massa(2). Gli antifascisti ne rimasero «affascinati e calamitati»(3), e, accantonate le riserve pacciardane, videro vicino il sogno di uno scontro diretto con il fascismo, instauratosi nel loro paese: per la libertà contro la tirannide. È questa l'interpretazione che enunciò tempestivamente e chiaramente Carlo Rosselli in un discorso a Radio Barcellona, il 13 novembre 1936, indirizzandosi a «Compagni, fratelli italiani»: identità tra franchismo e fascismo mussoliano, identità della lotta per sconfiggere l'uno e l'altro(4).

Nelle memorie dei reduci della Guerra di Spagna(5), scritte qualche anno dopo la sua conclusione, rari sono i riferimenti alla lettura pacciardana. Prevale la tesi rosselliana con varianti classiste - guerra anticapitalista - e varianti nazionaliste - guerra di appoggio ad un popolo minacciato dall'esterno -, con un netto rifiuto della contrapposizione democrazia-comunismo, della quale Franco riuscì a persuadere qualche diplomatico italiano.

Pronta e preoccupata fu la reazione degli antifascisti in Italia a seguito della rapidità con cui il regime inviò, già alla fine di luglio, in Marocco, contingenti per rinforzare i franchisti. Essi non ignoravano che alle simpatie di Mussolini per Franco si univano i collegamenti e le affinità di vecchia data tra la monarchia sabauda e quella borbonica.

Nelle varie città italiane non si svolsero manifestazioni di solidarietà, represse prima ancora che esplodessero, mentre il regime intensificò gli arresti, e il Tribunale speciale le condanne.

In Francia e in Belgio e altrove in Europa, dove erano emigrati gli italiani antifascisti, che negli anni dell'esilio avevano sperimentato l'importanza non solo materiale del sostegno economico, la prima cura fu la raccolta di fondi per il popolo spagnolo in guerra, e per le spese di viaggio dei volontari(6).

La propaganda politica a favore della Spagna repubblicana si concretò in conferenze, riunioni, circolari, volantini, incontri capillari da persona a persona, o con gruppi. L'opera degli arruolatori, organizzata nei modi che analizzeremo più avanti, fu talmente intensa ed efficace da spingere il governo di Mussolini a decretarne, -appena sei mesi dopo l'inizio della guerra, la detenzione, da uno a tre anni(7). Analogamente, nello stesso periodo, la Camera Francese, seguendo l'orientamento governativo del «non intervento» a fianco dell'Inghilterra, aveva votato un decreto per impedire la partenza dei francesi per la Spagna(8).

Le organizzazioni antifasciste di vecchia data, la LIDU e il FU, trovarono un'unità di intenti che non avevano mai raggiunto nella discussione ideologica. Comunisti e socialisti, dirigenti del partito liberale e i repubblicani lavorarono gomito a gomito nell'informare sulle modalità dell'arruolamento e del viaggio.

Nell'area delle Alpi Marittime circolava un volantino riprodotto a ciclostile, e perciò di larga diffusione, curato da «Fronte Unico Italiano del Dipartimento del Varo»(9), che il Grelli può aver avuto per le mani e discusso con i compagni.

Nel merito noi tendiamo a ritenere che la decisione del Grelli fu prima di tutto temperamentale, e, solo in parte, frutto di un'elaborazione collettiva del gruppo. Al cui interno le possibilità di influenza erano scavalcate, e quasi annullate, dalle sollecitazioni dei numerosi comitati, che si erano formati e si andavano formando, a favore della Spagna, i quali moltiplicavano febbrilmente le iniziative per organizzare l'arruolamento e per informare sull'andamento della guerra. Anche a Ponte S. Luigi, confine con l'Italia, funzionava una Sezione del «Comitato rivoluzionario pro Spagna», e a Nizza un «bureau russo» ingaggiava i volontari.

 

 

 

Lo stesso governo spagnolo aveva aperto una sua rappresentanza in Francia per promuovere la causa repubblicana, ed era autorizzato a far circolare propri agenti reclutatori.

Il Console di Spagna a Marsiglia organizzava il trasferimento dei volontari fino a Barcellona, su navi spagnole, che partivano due volte al mese, con capienza di 450 miliziani alla volta, ed assicurava loro accoglienze trionfali all'arrivo(10).

L'UPI della MVSN, di stanza a Marsiglia, riuscì ad avere gli elenchi dei trasportati, relativamente all'ultimo trimestre 1936, per un totale di mille nominativi.

È ovvio che l'UPI trasmetteva l'elenco al Ministero dell'Interno, che metteva in moto 1'iter burocratico della identificazione, e successive fasi, non diverso da quello riservato agli schedati. Il nome del Grelli non è compreso negli elenchi, come avevamo ipotizzato, sapendo per certo che egli era partito da Barcellona, ma non tenendo nel debito conto che era partito, sì, da Barcellona, ma con il gruppo Laroche, che può aver seguito diverso itinerario(11).

- Aggregato ad un gruppo, che ufficialmente denunciava le ragioni dell'arruolamento, il Grelli non dovette invocare la giustificazione «per lavoro»(12) analoga a quella degli emigrati degli anni '20 e '30 che, anche nel contesto della guerra di Spagna, trovava una sua oggettiva giustificazione nella contrazione della manodopera disponibile(13), come era avvenuto per gli emigrati degli anni '20.

Né fece capo a luoghi di smistamento dove si dirigevano, in generale, i volontari provenienti dalla Francia stessa, e da altri luoghi(14). In codesti «bureaux» essi potevano regolarizzare il passaporto, se ne erano in possesso, o venivano forniti di speciali lasciapassare.

Né dovette affrontare la partenza avventurosa di chi partiva isolato e individualmente, come spesso avveniva da molte parti(15).

In questo modo passavano la frontiera quei volontari «senza partito», cui va riconosciuto, statisticamente, il primo posto come partecipazione numerica(16), i quali correvano molti rischi, anche se il «Soccorso rosso» aveva predisposto alla frontiera il servizio delle «Guide Rosse»(17). In terra di Spagna i volontari che arrivavano per mare erano accolti nella grande caserma di fanteria di Pedralbes, quelli che arrivavano per terra, valicando i Pirenei, ad Albacete(18). In questi ed in altri centri anche il Grelli dovette sostare per l'addestramento, per seguire, cioè, un corso di formazione militare, imparare a tirare a segno, e altre tecniche di guerra. In conclusione del corso veniva iscritto negli elenchi ufficiali delle BI, con un numero di matricola, che è il medesimo di quello del «Carnet militar», la carta di identità del miliziano(19).

L'addestramento si limitava, spesso, ad una settimana soltanto, e anche meno, a seconda delle richieste di contingente che provenivano dal fronte. In ogni caso il miliziano veniva inserito nell'esercito spagnolo, con lo stesso grado militare che aveva conseguito nell'esercito italiano, e al grado iniziale, se, come poteva accadere, non aveva fatto il servizio di leva(20).

In grigio verde, non con l'uniforme da soldato, ma in tuta, l'uniforme dell'operaio, appropriata ad una guerra, nella quale più di metà dei combattenti era costituita da operai(21), in capo la bustina con la stella a tre punte, con il pugno stretto sollevato all'altezza della tempia, nel saluto garibaldino, appare ritratto il miliziano nelle fotografie d'epoca. Nelle quali, tuttavia, i baschi neri degli anarchici e i caschi coloniali rinviano alla diversificata provenienza politica dei partecipanti(22).

I documenti che si riferiscono alla partenza del Grelli per la Spagna sono due(23): la circolare telegrafica del Ministero dell'Interno (1937) al Regio Prefetto di Perugia e a tutti i prefetti del regno, datata luglio 1937; il telespresso del Regio Consolato Generale di Nizza (1937) al Ministro dell'Interno, datato 3 giugno 1937.

La data del primo documento è di pochi giorni posteriore alla data del secondo, e non suggerisce alcuna particolare osservazione se non quella di rilevarne la coincidenza.

Differenza sostanziali, invece, esistono tra essi, riguardo alla provenienza e alla struttura della notizia in sé: il ministro scrive da Roma, luogo periferico rispetto a Nizza, da dove scrive il Regio Console che ha avuto l'opportunità di un controllo, sia pure indiretto, delle prove di quanto afferma, vicino come è al luogo dove i fatti si sono svolti.

Il ministro informa che il Grelli «sarebbesi arruolato» usa il condizionale, proprio delle notizie di «fonte fiduciaria» - e non specifica alcun riferimento cronologico; il console scrive che il Grelli «si è allontanato da St. Laurent du Var nell'ottobre 1936». Il console usa il modo della certezza per un fatto accaduto sotto gli occhi di tutti e che perfino gli amici del Grelli, i compagni del gruppo, possono aver confermato, poiché, con tale indicazione, non compromettevano né l'amico né se stessi. La motivazione dell'allontanamento del Grelli è esplicitata con il condizionale e cioè «sarebbesi recato a Barcellona per combattere nelle milizie internazionali del gruppo Laroche».

In conclusione, il ministro dà la notizia a scopo investigativo, che non necessita di precisazioni cronologiche; il console comunica una data dalla quale il Grelli non si era più visto a St. Laurent du Var.

Pertanto, aggiungendo anche che trascorre qualche tempo da quando una persona si allontana da un luogo a quando quelli del luogo si accorgono che si è allontanata, possiamo stabilire la cronologia della partenza del Grelli per la Spagna, nell'ottobre del 1936, che è in contrasto con la data con cui nel fascicolo della Questura di Perugia si parla di questo importante snodo della vita del Grelli, come abbiamo già osservato.

Quando al gruppo Laroche, precisiamo ulteriormente che, a nostro avviso, si tratta di un gruppo politico e non militare, per il quale sarebbe stato usato diverso appella tivo - colonna, battaglione o altro -. Infatti il gruppo militare - compagnia o battaglione o brigata - non era noto alla partenza, ma assegnato, dopo l'addestramento, quando i soldati stavano per partire per il fronte, o forse al fronte stesso.

Il Grelli, dunqúe, è in Spagna dalla fine del 1936 al settembre 1938. Vi trascorre circa due anni, intorno ai quali non abbiamo alcuna documentazione relativa ai fronti di guerra, nei quali avrebbe potuto combattere, né a ferite, malattie e degenze in ospedale, né a probabili licenze. Il Grelli non ci ha potuto lasciare notizie sue perché non è rientrato in patria, come è accaduto per i miliziani reduci, che in sede di interrogatori o al confine o in questura, raccontavano i particolari della loro esperienza spagnola. Molti raccontano di spostamenti da un fronte all'altro, molti erano stati ricoverati in ospedali per ferite o per malattie. C'è chi può vantarsi di essere rimasto a combattere per ventidue mesi, con una sola interruzione perché ospedalizzato(24); c'è chi pur essendo ritornato in Spagna a due riprese, non raggiunse mai il fronte per cause non dipendenti dalla sua volontà(25).

Vedremo come la documentazione, sia pure povera ed incerta, sulla sua morte potrà autorizzarci a darlo presente in due diverse fasi della guerra di Spagna: la battaglia di Madrid alla fine del 1936 e primi mesi del 1937, e la grande battaglia dell'Ebro, iniziata nella seconda quindicina del maggio 1938, sanguinosamente culminata proprio nei giorni in cui il Grelli perdette la vita.

I documenti relativi alla definizione della data, del luogo, delle cause della morte del Grelli e annessi particolari attinenti a circostanze varie, come la sorte, che ci muove a pietà, toccata alla sua salma, non sono stati reperiti in sede propriamente archivistica, ma negli archivi correnti del Ministero del Tesoro Ufficio Pensioni di guerra nella sede provinciale e nella sede nazionale. La sede di Perugia ci ha fornito la domanda di pensione del padre di Alessandro(26) che trova il suo riscontro nella documentazione fornita dalla sede di Roma, con la completa documentazione acquisita per autorizzare la pensione a Abramo Grelli(27).

 

 

 

 

 

 

Da codesta documentazione emergono due documenti, di cui parleremo diffusamente - Atto di Notorietà del Console Generale d'Italia a Nizza e la lettera della segretaria della Fratellanza ex-Garibaldini combattenti in Spagna - posteriori di dieci anni alla morte di Alessandro, ma in assoluto i più ricchi di dati e, relativamente, più vicini all'evento. Documenti di indiscussa validità storica, soprattutto rispetto all'Atto di morte, di venti anni posteriore(28), che ha un valore esclusivamente burocratico e non offre nessuna documentazione sulla causa della morte del Grelli, non essendo stato possibile reperire il verbale della Commissione che lo ha redatto, come abbiamo già lamentato.

Quanto alla data della morte giorno, mese e l'anno essa collima nei documenti, dei quali abbiamo accennata sopra, e nell'Atto di presunta morte. Ma vediamo quali nuovi elementi apportino i documenti dell'operazione pensionistica iniziata da Abramo.

Essi provengono da fonti diverse: il più vecchio è redatto dal Console Generale d'Italia a Nizza, il quale, in funzione di notaio, attesta la morte del Grelli sulla base di «quattro testimoni noti ed idonei»; il secondo è redatto dalla segreteria della Fratellanza ex-Garibaldini combattenti in Spagna, la quale attesta la morte sulla base di «risultanze dei documenti in suo possesso».

Essi collimano sulla data - notte 12-13 settembre 1938 - e sulla causa della morte - arma da fuoco, mitraglia nemica -. Ma divergono sul toponimo nel quale è accaduto l'evento; « Arganda nella zona dell'Ebro» secondo i testimoni convocati dal console; «la Sierra Caballs sull'Ebro» secondo i dati della Fratellanza ex-Garibaldini combattenti in Spagna.

È evidente l'errore geografico e cronologico del primo: Arganda, a pochi chilometri dalla capitale, è una dei luoghi dove ebbe luogo la lunga battaglia di Madrid, che si è svolta negli ultimi mesi del 1936, fino all'aprile del 1937, cioè un anno e mezzo e più prima della morte di Alessandro; la Sierra Caballs è la località dove nei giorni in cui cadde il Grelli si stava svolgendo la battaglia dell'Ebro, dal maggio 1938 al settembre 1938.

La confusione nella quale sono incorsi i testimoni del console nizzardo conferma la cronologia da noi indicata per la partenza del Grelli per la Spagna, giacché l'errore geografico potrebbe documentare un'eventuale sua partecipazione alla battaglia di Madrid, nella prima fase della sua permanenza in Spagna, che abbiamo, appunto, collocata negli ultimi mesi del 1936. Pertanto definiamo i dati della morte del Grelli, insieme con i particolari ad essi connessi, come segue:

- data: notte tra il 12 e il 13 settembre 1938;

- luogo: fronte dell'Ebro, Sierra Caballs;

- causa: deceduto sul posto a seguito di ferite riportate in combattimento per raffiche di mitraglia nemica, arma da fuoco;

- sepoltura: non si conosce il luogo di sepoltura, perché la salma è rimasta in territorio nemico avendone la notte impedito il recupero;

- situazione militare: soldato, arruolato volontario nella IV Compagnia, II Battaglione «Garibaldi».

La battaglia dell'Ebro - 26 luglio - 23 settembre 1938 - si distingue per «terribilità», rispetto a tutti i fatti d'arme anteriori, in una guerra che durava da due anni.

 

 

 

Raccontano gli storici(29): mai vista battaglia così sanguinosa e tale quantità di artiglieria, carri armati e aviazione concentrata sull'Ebro. L'esercito repubblicano aveva passato il fiume per ordine del governo, il quale cercava un successo militare, momentaneamente raggiunto, ma subito bloccato dall'afflusso dei rinforzi franchisti, eccezionali ed imponenti, che determinarono conseguenze tragiche.

Fu comunicato più volte che la brigata «Garibaldi» si trovava in difficoltà, in situazione compromessa. Ma ogniqualvolta i fascisti si lanciavano all'attacco, i garibaldini spuntavano, come per miracolo, di sotto terra, dalle trincee semidistrutte, causando perdite e subendone di più gravi, al punto che quando la brigata fu mandata in riserva, nelle sue file restavano soltanto novecento combattenti. Tanto grande era il numero dei morti e dei feriti, che non poteva essere coperto dall'arrivo dei nuovi volontari, impedito, peraltro, dalle difficoltà crescenti nel passaggio delle frontiere, controllato rigorosamente dalle «commissioni» istituite dal Comitato di non-intervento.

Raccontano i garibaldini reduci(30): «la superiorità di armamento dei franchisti era pazzesca. Noi non disponevamo di carri armati, non avevamo aviazione, e le due mitragliatrici in dotazione non erano utilizzabili per mancanza di proiettili. Il fucile con trenta colpi in canna e le due uniche bombe a mano che avevamo, non ci mettevano in condizione di difenderci, sotto un diluvio di cannonate che ci arrivavano addosso, esposti come eravamo a viso aperto, senza un arbusto o un cespuglio che ci riparasse, su di un terreno spoglio e pietroso.

Ci appiattivamo a terra, aspettando che il colpo passasse di striscio. In una sola giornata, per ben venti volte, ci siamo ritirati dalla alture della sierra, e per altrettante volte le riguadagnammo.

Non c'era più servizio di foreria, non c'era da bere, non c'era da mangiare. Ce lo andavamo a prendere, quando era possibile, nei depositi, che erano sempre più sprovvisti. Perché le retrovie, se così si potevano ancora chiamare, avevano un solo compito, quello di raccogliere i morti e soccorrere i feriti... A sera si ricostituiva il gruppo, che diminuiva di giorno in giorno: in una sola giornata, - il ricordo è molto vivo - eravamo rimasti cinquanta da duecento che eravamo».

E, la notte dal 12 al 13 settembre - soggiungiamo noi - un «meno uno» dei presenti era Alessandro Grelli. Lo scorsero esanime in campo avverso, dove si era temerariamente spinto, senza poterlo sottrarre al fuoco nemico, che infuriava anche sui morti(31).

La tragica situazione si protrasse fino al 23 settembre, quando arrivò l'ordine della «despedida», la ritirata della BI, resa necessaria sotto la pressione della Società delle Nazioni Unite, per rallentare l'afflusso degli aiuti esterni a Franco, e forse anche per porre fine al massacro dei combattenti dei due fronti.

Gli antifascisti, come testimoniano i reduci, non ne avevano saputo nulla in anticipo, ma si rendevano conto che sarebbe stato assurdo continuare quella carneficina.

A più di cinquant'anni da quell'evento abbiamo colto nel racconto di alcuni reduci delle BI - non solo di provenienza italiana - qualche ombra, quasi come un rimpianto, un ripensamento, la rimessa in questione della loro volontaria partecipazione, tanto drammaticamente chiusa dall'ordine della «despedida», da farne smarrire le ragioni. Ma quei pochi soggiungono che nella situazione attuale si deve ancora continuare nella lotta per la libertà. Il distacco dai compagni spagnoli viene definito «doloroso» da alcuni garibaldini e solo in parte alleviato dalla preparazione della spettacolare sfilata per la Diagonale di Barcellona, che si svolse alla fine di ottobre.

I reduci non videro mai più nessuno dei prigionieri, perché furono tutti assassinati dai fascisti. Per loro la sorte riservò l'internamento nei campi di concentramento francesi, determinato dalla situazione complessa e politicamente contraddittoria dei rapporti tra Spagna e Francia. Più di un centinaio di reduci riuscì a fuggire da Argèles o da Vernet e tra essi alcuni entrarono nella resistenza al governo di Vichy; altri entrarono a combattere tra i partigiani in vari paesi del Nord d'Europa. Chi di loro si presentò, sfidando la sorte, alla frontiera di Ponte S. Luigi, venne arrestato e avviato al confino di polizia, con destinazione, per la maggior parte, Ventotene.

Nei verbali di interrogatorio che essi subivano, si nota che non volevano mai denunciare eventuali responsabili della loro decisione a partecipare volontariamente alla guerra di Spagna, e talora dichiarano fieramente di essere convinti «di aver fatto il loro dovere». Le rare volte che indicano persone o circostanze, lo fanno in maniera generica, in modo da non offrire agli inquirenti un'eventuale pista di ricerca, difficile, peraltro, da percorrere a quattro o cinque anni di distanza.

Dal confino gli ex-combattenti garibaldini furono liberati nel 1943 - 25 luglio 1943 - e nei mesi successivi vollero continuare la loro lotta politica entrando, come organizzatori, nella lotta partigiana.

I componenti il nucleo primitivo del gruppo del Bertieri concludono la loro storia di emigrati politici con una caratteristica comune, pur nella specificità delle situazioni personali, che può essere interpretata come il segnale della crisi che stava attraversando il fenomeno dell'emigrazione politica, nell'imminenza dello scoppio della IIª Guerra mondiale, tre anni circa prima della caduta del fascismo: si sono salvati tutti quanti la pelle e vissero a lungo nell'Italia repubblicana, che pure avevano contribuito a costruire, a casa loro, e ciò in forza di circostanze non fortunate o fortuite, ma per scelte e decisioni politiche volontarie, oculatamente calibrate.

Il Settembre «radiato» per ravvedimento nel 1930, visse a Roma fino al 1950; il Gattini visse nel paese nel quale era nato e sfuggì a qualsiasi sanzione, perché aveva rinnegato ripetutamente e insistentemente la fede politica che aveva in comune con il Grelli e con il Bertieri e perfino la loro amicizia, dichiarando che li conosceva appena, e che era stato fascista da sempre. Fascista e per di più perseguitato dal fiduciario del fascio di St. Laurent du Var, soltanto perché non aveva potuto pagare gli arretrati della tessera del PNF rilasciatagli dal 1934.

Il Bertieri, l'eroe dell'antifascismo sarzanese, stila nel 1940, di suo pugno, una domanda a Mussolini «Eccellenza il Capo del Governo di Roma», nella quale chiede di «poter liberamente e definitivamente ritornare in patria», impegnandosi a «non occuparsi più di politica» e a «dedicarsi alla famiglia e al lavoro». Non gli fu risposto. Egli insiste con una seconda istanza indirizzata alla Delegazione per il rimpatrio e l'assistenza, gestita dalla Commissione italiana d'Armistizio con la Francia. La istanza viene respinta «per i pessimi precedenti politici» del richiedente, il quale «era ancora mal ricordato nell'ambiente fascista sarzanese».

Il Bertieri non si arrende ed espatria senza autorizzazione. Il 13 marzo 1943 viene arrestato alla frontiera di Mentone e tradotto a La Spezia, dove il Tribunale, con ordinanza 9 luglio, lo assegna al confino di polizia per la durata di tre anni in un paesetto vicino a L'Aquila.

È probabile che l'ordinanza abbia subito qualche ritardo fino a giungere alla storica data dell'otto di settembre. La quale ha certamente cambiato la sorte del Bertieri.

Infine, il Tarducci presenta un caso a sé: non abbiamo reperito la data della sua morte, nemmeno nel paese di nascita, né l'evoluzione della sua storia politica. Supponiamo che in forza degli anni di emigrazione maturati dal 1926 si sia naturalizzato e definitivamente integrato nella società francese.

Per disseppellire dall'oblio la storia di Alessandro Grelli - lo abbiamo affermato in Premessa - abbiamo svolto la presente ricerca.

Grava su di lui il silenzio degli umbertidesi viventi che pur avendolo conosciuto lo ricordano tanto vagamente che sembra non l'abbiano mai conosciuto.

Vogliamo, pertanto, suggerire un'ulteriore pista di ricerca da noi esperita, senza alcun esito: posto che tra «gli umbertidesi residenti a Nizza» firmatari della lapide sita nell'atrio della residenza municipale di Umbertide e tre dei testi convocati dal Console Generale di Nizza per l'Atto di Notorietà che sono, appunto, due nativi di Umbertide, e uno di Città di Castello, ci sia qualche probabile identità, il che vorrebbe dire che vengono rintracciate delle persone viventi, o loro discendenti, che hanno conosciuto Alessandro, auspichiamo che la ricerca di altri abbia miglior fortuna(32).

 

Note:

(1) Silvestri M., La decadenza dell'Europa occidentale, Torino, Einaudi, 1954, III, p. 399.

(2) Rosselli C., in «Giustizia e libertà», aprile 1937. Si chiamavano Radio Barcelona, Radio Valencia, Radio Madrid, Radio Toulouse. Altre non indicavano nella loro denominazione la provenienza geografica, come Radio Verdad, stazione spagnola truccata che emetteva dalle stazioni italiane, ribattezzata dopo la battaglia di Guadalajara in Radio Falsidad. Anche nel silenzio dell'etere - osserva il Rosselli - si combatteva la guerra.

(3) Silvestri M., cit., p. 360.

(4) Rosselli C., Oggi in Spagna, domani in Italia, Torino, Einaudi, 1967. È in uno dei discorsi contenuti in codesto opuscolo che fu stampato per la prima volta a Parigi, che il Rosselli lancia l'appello «Oggi qui, domani

in Italia», che nel gennaio successivo diventerà «Oggi in Spagna, domani in Italia», come già osservato.

(5) AA.W., Le Brigate Internazionali, La Pietra, 1976, p. 83. Anche il Partito comunista cecoslovacco, che fu la forza più attiva che si levò in difesa dei combattenti antifascisti spagnoli, lanciò la parola d'ordine «A Madrid si combatte anche per Praga».

(6) Vi fu un'importante mobilitazione degli intellettuali. In proposito non riusciamo a sottrarci alla suggestione dei versi di Pablo Neruda, che partecipò intensamente alla campagna di aiuti e solidarietà alla causa della Spagna repubblicana: «Ricordo, anni fa, a Parigi, / una sera che parlai alla folla / ero venuto a chiedere aiuti per la Spagna repubblicana / per il popolo nella sua lotta...» Canto Generale XXXIX - 1945 - P. Neruda - Poesie, Firenze, Hoepli, 1962. Nei quali, qualche anno dopo, il poeta accumuna gli eroi della guerra antifranchista agli eroi dell'America latina, in una memorabile occasione della storia brasiliana.

(7) Silvestri M., cit., p. 271. Il decreto è pubblicato sulla GU del 2/2/1937. Commenta in proposito il Silvestri «...punendo gli arruolatori, cioè il governo stesso».

(8) ASP, Inv. Quest., fasc. Zangarelli Emilio. Lo Zangarelli nativo di Pietralunga, arruolato nel Battaglione della morte di stanza a Santa Perpetua di Moguda avrebbe dovuto ricevere una lettera «in Caserma 19 luglio

delle Milizie rosse di Barcellona» inviatagli dal fratello, intercettata e dal destinatario mai letta. Essa è allegata al suo fascicolo e contiene le notizie delle deliberazioni della Camera francese. Aggiungiamo che lo Zangarelli, per giustificarsi e smentire la sua partecipazione alla guerra, asserisce di essersi recato a Barcellona per visitarla, dato che lavorava in Francia a Perigueux, cittadina molto vicina al confine spagnolo.

(9) ACS, Ministero DGPS, Volontari arruolatisi nella Guerra di Spagna per l'esercito rosso, Buste 62, 63, 64, Anni 1937, 1938. Sono tre buste molto voluminose che contengono carte non numerate, con riferimento anche al 1936. Il volantino descritto è in esse contenuto.

(10) ACS, Ministero DGPS, cit. Le navi si chiamavano «Villa de Madrid» e «Ciudad de Barcelona».

(11) ACS, Grelli Alessandro, CPC. La notizia dell'arruolamento del Grelli nel gruppo Laroche si legge soltanto nelle carte del fascicolo CPC in ACS. In proposito riferiamo che non abbiamo trovato alcuna notizia relativamente al gruppo Laroche, né dalle vive informazioni dei nostri amici ex-garibaldini, né nei vari fascicoli CPC consultati, né in opere di informazione generale, né in opere specifiche o in enciclopedie francesi e spagnole e italiane. Tuttavia possiamo formulare qualche ipotesi. Se Laroche sta per Laroque si potrebbe collegare con Pierre Laroque, un personaggio che negli '30 si interessò attivamente dei problemi sindacali degli emigrati, riconoscendo loro l'importante ruolo di supplenza alla penuria di manodopera francese. Con il suo nome potrebbe essere stato denominato un gruppo di volontari, come è accaduto per altri personaggi. Laroche può riferirsi ad una località della Loira - La Roche La Meuliere - dove funzionava una fabbrica di prodotti chimici, dove lavoravano molti emigrati. La notizia della fabbrica Laroche la Meuliere l'abbiamo appresa dal fascicolo dell'anarchico ternano Conti Ardito, che era partito proprio da questa località, ma non riferisce di un gruppo con tale denominazione (cfr. ASP, Inv. Quest., fasc. Conti Ardito).

(12) ASP, Inv. Quest. fasc. di Baciotti Guido, Bernardini Vincenzo, Carnevali Settimio, Galli Guido, Giacometti Giuseppe, Zangarelli Emilio. Sono tutti miliziani umbri, ai quali faremo riferimento per le notizie circa il loro trasferimento in Spagna e le motivazioni della partecipazione alla guerra.

(13) ASP, Inv. Quest. fasc. Galli Guido. Racconta il Galli che il giornale «Esclaireur de Nice et du Sud-Ouest» ospitava, alla fine del 1936 una inserzione del governo spagnolo con la richiesta di autisti e di meccanici. C'era chi «sapeva» che «lavoro» significava arruolamento e partiva da volontario convinto. Ma ci fu chi sorpreso del trucco, tentò di evadere. Quanto al Galli si avvale dell'inserzione sul giornale francese per tentare di negare la sua partecipazione alla guerra, che fu invece effettiva nel ruolo di autista dell'esercito repubblicano.

(14) ACS, Ministero DGPS, cit. A Basilea, a Lugano, a Zurigo venivano accolti da appositi bureaux coloro che provenivano dalla Germania e da tutta l'Europa del Nord. A Genova, presso il famoso «Bar della Borsa» si concentravano i volontari del Sud e del Nord d'Italia. Tutti passavano per Ponte dell'Unione, alla frontiera con la Francia, da dove iniziava l'ultima tappa.

(15) ASP, Inv. Quest. fasc. Fulmini Mariano, cit. Racconta il Fulmini che in molte città francesi, specialmente del Nord, il Comitato di soccorso del popolo spagnolo si prendeva cura delle partenze isolate: pagava, ad es., il biglietto in treno da Parigi a Perpignano a volontari italiani e di altre nazionalità, e dava loro L. 50 - non era poco - per quanto potesse occorrere durante il viaggio. Alla frontiera erano attesi da un Comitato spagnolo di frontiera, che si occupava di far accompagnare i volontari in Spagna.

(16) AA.W., Le Brigate internazionali, cit., p. 180. Riferisce altri dati: circa 5000 volontari erano italiani, di cui 1822 comunisti, 137 socialisti, 124 anarchici, 55 militanti di partiti democratici radicali. Più di metà dei volontari era costituita da operai. Il gruppo più consistente dei volontari era quello dei «senza partito».

(17) ASP, Inv. Quest. fasc. Fulmini Mariano, cit. A proposito del forte flusso che da Tolone si dirigeva verso Perpignano, il Fulmini osserva che i volontari costituivano gruppi di perfino cento alla volta, fuorusciti anarchici

e comunisti. La loro partenza - ecco l'interessante osservazione del Fulmini, che era un personaggio particolarmente attento alle cose - non era tenuta nascosta, al contrario, nei giorni precedenti i volontari facevano visite d'addio agli amici, e nella Camera del Lavoro locale si svolgeva un ricevimento di congedo, del quale il Fulmini lesse il resoconto nella stampa locale. Nel merito il Console d'Italia lamenta che «le autorità locali francesi ignorano 0 fanno finta di ignorare e ogni tanto si impongono il «dovere» di «fermare»

qualche volontario in procinto di partire, per darne annuncio ai giornali, a documentazione della neutralità francese, ma erano casi isolati». Il Fulmini coglie la smaliziata obiettività dell'autorità consolare.

(18) AA.W., Le Brigate internazionali, cit. Albacete era stata scelta dal governo spagnolo, perché lontana dalla traiettoria della aviazione militare. Ad Albacete nacquero le B.L, proprio il 14 ottobre 1936, dopo l'arrivo dei primi cinquecento volontari, appartenenti a varie nazionalità, anche italiani. Nello stesso mese fu decisa, ancora ad Albacete, la formazione del Battaglione «Garibaldi», nel quale confluirono italiani di tutte le componenti politiche del movimento democratico.

(19) Il «Carnet Militar», di cui siamo in possesso di una fotocopia, donataci dall'ex-garibaldino Gaspare Francioli, che vogliamo ringraziare vivamente, porta il numero di matricola, la fotografia, il partito politico del titolare, la data del suo ingresso in Spagna, e del rilascio del «Carnet», il grado militare, le malattie contratte, le eventuali ferite e conseguenti ricoveri in ospedale, i congedi, i servizi sui vari fronti, la descrizione della divisa militare in dotazione e sue sostituzioni. Infine indica il «soldo» nei vari periodi. Nell'ultima pagina del «Carnet» una lunga menzione a stampiglia, firmata dal Capo del servizio amministrativo delle B.L, autorizza il soldato a partecipare alla «ritirata» - in italiano nella stampiglia - e gli riconosce il merito di aver combattuto per l'indipendenza della Repubblica spagnola.

(20) Rosselli C., Oggi in Spagna, domani in Italia, cit. Il Rosselli non ha dell'addestramento militare un ricordo esemplare, se lo definisce «sommario»: il fucile veniva consegnato senza cartucce, e poi, «lassù», al fronte, il miliziano avrebbe avuto «le cartucce, l'elmo, le bombe, le scarpe, le calze, piatti e cucchiai». Invece, «lassù» - conclude il Rosselli - non ci sarà niente, o ben poco e «una colonna parte, appena arriva un camion di fucili».

(21) Cfr. n. 16.

(22) AA.W., Le Brigate internazionali, cit. Dalla foto di frontespizio.

(23) Cfr. Appendice I, Circolare telegrafica (1937) e Telespresso (1937) Appendice V.

(24) È il caso del Garibaldino Mosca Giuseppe, tenente, che si vanta, giustamente, di essere stato al fronte per ventidue mesi, per lo stesso tempo che il Grelli stette in Spagna, con la sola interruzione, peraltro breve, di un ricovero per malattia a Benicasin, come abbiamo constatato dagli elenchi degli ospedalizzati anche a Salamanca in AHNGC, dove il Mosca di cui non si recita la nazionalità, viene, secondo la grafia - moska josef - considerato di provenienza dall'Est.

(25) ASP, Inv. Quest., fasc. Polidori Francesco. Il Polidori passa il primo periodo del suo volontariato in un ospedale spagnolo e poco dopo viene mandato in licenza perché è affetto da una malattia grave. A Nizza, a casa sua, si ristabilisce discretamente, al punto che ritorna in Spagna, dove rimane subito vittima di una bomba di aeroplano, che non lo ferì ma, per il grande spostamento d'aria, gli procurò una commozione cerebrale, in seguito alla quale fu definitivamente rimpatriato.

(26) Il DL 19 Marzo 1948, n. 249 con cui «si estendono pensioni e assegni di guerra ai cittadini italiani, i quali facendo parte di formazioni antifranchiste abbiano riportato mutilazioni e invalidità in conseguenza del loro intervento nella Guerra civile di Spagna, e alle loro famiglie, in caso di morte» è riportato nel suo testo integrale in Appendice VII. La domanda di pensione di Abramo porta la data del 2 gennaio 1949, con un ritardo, peraltro concesso, rispetto ai termini del DL, a causa delle difficoltà di reperimento dei documenti da esibire.

(27) DGT, L'Ufficio Pensioni di Guerra, da noi richiesto, ci ha fornito le fotocopie autenticate dei documenti acquisiti, a suo tempo alla pratica pensionistica avviata da Grelli Abramo, padre di Alessandro come riferito in premessa. Essi sono: 1) Atto di notorietà del Console Generale di Nizza in data 3 novembre 1948 (Appendice VI); 2) Lettera del Comitato Promotore della Fratellanza ex-Garibaldini di Spagna, in data 12 maggio 1949. Diamo una descrizione particolareggiata di ciascuno di essi, che renderà più chiara la esposizione nel testo. 1) L'Atto di notorietà su carta intestata, marca consolare gratuita, è redatto in Nizza, nella sede del Consolato Generale d'Italia: il Console facente funzione di Notaio, su richiesta del Sindaco di Umbertide, con foglio n. 7302 del 21 settembre 1948 - lettera non reperita negli uffici del Municipio di Umbertide a Protocollo - convoca quattro testimoni «tutti noti ed idonei», i quali consultati separatamente e congiuntamente attestano, sotto vincolo di giuramento che «il sig. Alessandro Grelli, detto Achille, di Abramo e di Maria Ercolanellí, nato ad Umbertide li 27 ottobre 1907, volontario nelle BI, è deceduto in combattimento e a seguito di ferite d'armi da fuoco ad nucnNDa Spagna - fronte dell'Ebro, nella notte dal 12 al 13 settembre 1938». Segue la formula di rito «Noi Console Generale richiesti abbiamo rogato l'atto presente che viene con noi e con il Cancelliere dai comparenti sottoscritto». Seguono le firme. 2) Lettera del Comitato Promotore della Fratellanza Ex-Garibaldini di Spagna «Somo hermanos de Espana y Italia», datata da Bologna 12/5/1949: la segreteria del Comitato indirizza la lettera su carta intestata alla Famiglia Grelli, Umbertide, con oggetto «dichiarazione di morte del garibaldino Alessandro Grelli». La Fratellanza parla esplicitamente di «documenti in suo possesso». La dichiarazione ci ha spinto a ricercare l'Archivio della «Fratellanza...» che oggi, essendosi estinta la «Fratellanza» è riversato in IRB. Qui abbiamo letto la scheda intestata al Grelli, che non è esente da inesattezze, già evidenziate, ed è debole nella segnalazione dei «documenti in suo possesso». Infatti la morte del Grelli è «denunciata» da Ferrer Visentini, che oggi non si ricorda di nulla, e dai familiari, che, come sappiamo, erano i meno informati. Sono, invece, interessanti le notizie che risultano dal testo restante della lettera: «nel corso dei combattimenti svoltisi nella Sierra Caballs nella notte dal 12 al 13 settembre, colpito da raffiche di mitraglia nemica decedeva sul posto. Pertanto, essendo la salma rimasta in territorio nemico, si ignora il luogo di sepoltura».

(28) Presidenza del Consiglio, «Commissione interministeriale per la formazione e la ricostituzione di Atti di morte o di nascita non redatti o andati smarriti o distrutti per eventi bellici», in conformità con il R. Decreto Legge 18 ottobre 1942, n. 1520 e Decreto legislativo Luogotenenziale 5 aprile 1946. La «Commissione...» in data 12 ottobre 1957 redige l'Atto di morte di Alessandro Grelli che, dietro autorizzazione del Tribunale di Perugia viene trascritto dal Municipio di Umbertide nei Registri dei Morti. Abbiamo già rilevato che il verbale della «Commissione...» che ha redatto l'atto e che dovrebbe contenere i dati convalidanti l'atto stesso non è stato rintracciato, nonostante accurate e appropriate indagini.

(29) Sulla battaglia dell'Ebro esistono resoconti dettagliati, sia dal punto di vista strategico, sia sotto l'angolatura della situazione politica che determinò il «Piano dell'Ebro». Fondamentale è il Resoconto dattiloscritto che si legge in Appendice a Hugh Thomas, Storia della Guerra civile spagnola, Einaudi 1963. Del quale parla anche Nicoletto Italo in Anni della mia vita, Micheletti, 1980. Altre opere, già citate, sono: AA.W., Le brigate internazionali, tradotto dallo spagnolo, che ha il pregio di un'opera scritta da storici di varie nazionalità, tutte quelle rappresentate nelle file delle BI. Una vasta bibliografia - opere storiche in varie lingue, opere anonime o collettive, romanzi, giornali, riviste ecc. - aggiornata al 1977 si trova in Brouè Pierre e Emile Temine, La rivoluzione e la guerra di Spagna, Mondadori, 1980. Per quanto attiene gli archivi l'opera di Hugh Thomas offre una completa indicazione.

(30) La testimonianza più esauriente ci è stata data dal garibaldino di Spagna Vincent Tonelli, oggi Presidente dei Garibaldini di Toulouse, che ringraziamo vivamente.

(31) Calandrone G., cit. La battaglia dell'Ebro è narrata dal garibaldino in pagine drammatiche, giorno per giorno, dall'agosto al 23 settembre. Ci ha colpito la osservazione relativa alle alture della Sierra Caballs che, pro prio nei giorni in cui incontrò la morte il nostro Alessandro, sembravano «immense schiumarole, tanto erano bucherellate». Abbiamo segnalato il Calandrone tra i pochi testi ufficiali che parlano del Grelli. Aggiungiamo, in questo contesto della nostra narrazione che, relativamente alla data della morte del Grelli, il Calandrone la segnala in un giorno successivo alla notte 12-13 settembre, peraltro senza precisarlo e senza ricostruire la circostanza della notte, che ha impedito il recupero della sua salma.

(32) I nominativi sono Agabiti Luigi fu Felice, nato a Umbertide, il i° gennaio 1898, industriale, residente a Nizza; Lucaccioni Angelo, fu Achille, nato a Umbertide il 18 ottobre 1898, muratore residente a Nizza; Bastianelli Angelo di Florio, nato a Città di Castello il 1 ° giugno 1907, calzolaio, residente a Nizza.

 
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