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IL RISORGIMENTO AD UMBERTIDE

 

A cura di

Fabio Mariotti

 

Novanta volontari umbertidesi parteciparono

alle battaglie per l’Italia unita

 

di Amedeo Massetti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fascino trascinante della fama di Garibaldi, specie tra le file repubblicane e liberali, si diffuse anche alla Fratta e molti giovani lo seguirono con passione e attaccamento per circa venti anni, dalla prima all’ultima ora, dalla difesa di Roma repubblicana nel 1849, al tentativo di rovesciare il governo papalino a Mentana nel 1867. Con il capitano Luigi Vibi, sulle mura di Roma c’erano altri ventisei giovani della Fratta. Inoltre, altri 28 volontari umbertidesi accorsero nel 1859 nella Seconda Guerra di Indipendenza e ancora altri 23 nel 1866 a Condino e Bezzecca. A Mentana, nel 1867, erano presenti 31 ragazzi di Umbertide.

Tre di essi non fecero più ritorno: il 21 giugno 1849 il capitano Luigi Vibi fu colpito a morte a Porta di San Pancrazio sulle mura di Roma; il 16 luglio 1866 il caporale Giuseppe Mastriforti cadde a Condino in provincia di Trento; il 3 novembre 1867, Giovanni Battista Igi si sacrificò a Mentana.

La lapide in Piazza Matteotti riporta i nomi dei 90 volontari che contribuirono al raggiungimento dell’Unità Nazionale. Sono elencati in ordine alfabetico, senza distinzione delle campagne compiute. Alcuni di loro furono presenti in più di una campagna garibaldina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra coloro che persero la vita in quelle vicende, è doveroso ricordare Berlicche (Cipriano Angioloni). Era di Città di Castello, ma venne fucilato dagli Austriaci nello spiazzo all’inizio di via Secoli dopo i lavatoi pubblici. Lo chiamavano Berlicche, come uno dei diavoli, perché era un grande bestemmiatore che aveva seguito fino a due giorni prima Garibaldi. Giuseppe Bertanzi, in una lettera scritta all’amico Giuseppe Amicizia di Città di Castello, ci dice che possedeva una eccezionale agilità del corpo. Fu arrestato tra Mercatale e Cortona da una colonna austriaca e quasi certamente l’Angioloni doveva essere un anello della Trafila. La Trafila consisteva in una catena capillare di informatori segreti, diffusa nel territorio dello Stato Pontificio, che aiutò Garibaldi in tutti i suoi spostamenti. Fu grazie alla Trafila che, a Sant’Angelo in Vado, venne informato che per la Valle del Metauro risaliva una colonna austriaca per attaccarlo e la evitò dirigendosi a San Marino per la Valle del Foglia. Era il 28 luglio e Cipriano Angioloni venne fucilato il 30.

 

 

 

 

 

Qualche giorno dopo, morta Anita nella pineta di Ravenna, il fuggiasco eroe riuscì a evitare la stretta morsa delle pattuglie austriache che lo braccavano da vicino grazie all’efficienza della Trafila.

I novanta giovani che seguirono Garibaldi appartenevano prevalentemente al ceto artigianale (fabbri, falegnami, sarti), a quello dei commercianti, dei possidenti, degli impiegati e della cultura. La stessa distribuzione sociale, del resto, la troviamo nell’impresa dei Mille (vedi documento appresso). Alle vicende del 20 giugno perugino del 1859 mancarono 800 giovani che erano partiti volontari per il nord dove si combatteva la Seconda Guerra di Indipendenza. Appartenevano agli stessi ceti. Nella terza, a Condino e Bezzecca, si ripeté lo stesso copione e tra i perugini c’erano anche Annibale Brugnoli e Zefferino Faina insieme a 23 umbertidesi.
La riflessione su questi dati ci porta a precisare l’affermazione di alcuni autorevoli storici che definiscono la Resistenza del 1943-45 un secondo Risorgimento, con la differenza che essa registrò una partecipazione di massa, mentre il primo fu solo opera di una élite. Questo giudizio si basa su una trasposizione frettolosa del concetto di “massa” nei due avvenimenti. Se sul piano sociologico la massa è costituita da tutto il popolo che forma una comunità, su quello politico è “popolo” l’elemento consapevole, motivato e partecipe alla vita della società civile. Verso la metà dell’Ottocento, la massa dei contadini non godeva di alcun diritto ed era spettatrice estranea e passiva ai piccoli e ai grandi avvenimenti che non la toccavano minimamente. La classe operaia era ancora nella fase iniziale della sua nascita. Cento anni dopo, le cose erano cambiate e anche il popolo dei campi e delle fabbriche partecipava alla vita politica, era organizzato in partiti e si era dato i propri sindacati di categoria. È logico che nelle file della Resistenza militassero anche quei ceti sociali che non erano presenti nelle lotte risorgimentali. Sulla base di queste considerazioni appaiono ingenerose le frustate che lo stesso Garibaldi nelle sue Memorie rifila all’assenza del popolo contadino tra le sue fila.
Al Risorgimento nazionale e a Garibaldi in particolare la comunità umbertidese offrì le sue migliori energie giovanili (la sua “massa” - molti avevano poco più di sedici anni -) appartenenti a quei ceti (artieri, possidenti, commercianti, impiegati, uomini di cultura) che avevano il privilegio della partecipazione e della consapevolezza. La cittadina di Umbertide in quel periodo contava 900 abitanti e 90 combattenti garibaldini rappresentano il 10% del totale. Una cifra elevata se si considera che non fu il frutto di un precetto di leva, ma di una scelta volontaria.
La fine delle lotte risorgimentali lasciò un segno profondo nella comunità umbertidese. L’unione fraterna, sperimentata nei campi di battaglia, ebbe un seguito nella Società dei Reduci delle Patrie Battaglie, un’Associazione numerosa e vivace fondata il 17 ottobre 1882. L’articolo 2 dello Statuto ne fissava lo scopo che era quello “della mutua assistenza, dell’istruzione morale e fisica e di ogni altro mezzo che congiuri al benessere della istituzione e delle idee liberali che essa propugna”. Non si trattava di un partito ante litteram, ma di un gruppo solidale, aperto e progressista che contrastava il conservatorismo e le nostalgie del nobilato agrario locale. Il Consiglio Direttivo era costituito, infatti, da elementi liberali e repubblicani di punta quali:

Giuseppe Utili, presidente
Filippo Natali, vice presidente
Aristide Reggiani, consigliere
Eugenio Vincenti, consigliere
Lorenzo Reali, consigliere
Alpinolo Sbarra, consigliere
Angelo Rometti, cassiere
Leopoldo Grilli, segretario.

In particolare il segretario Leopoldo Grilli, cui è stata dedicata una via, fu l’anima instancabile del movimento repubblicano di Umbertide. Era nato il 24 aprile del 1848 a Sigillo e gli ideali di Mazzini ben presto lo affascinarono, tanto che nel 1866 e 1867 si aggregò tra le file garibaldine a Condino e a Mentana. Non figura nella lapide dei novanta poiché in quel periodo era cittadino di Sigillo. Si trasferì ad Umbertide, infatti, nel 1870 e il 21 giugno 1874 si sposò con Francesca Natali. Fu il primo arrabbiato di sinistra in città e venne perseguitato, accusato e costretto a fuggire esule in Svizzera. Assolto dalle accuse mossegli tornò, e venne eletto per numerose legislature in Consiglio Comunale. Erano tempi duri per i repubblicani che venivano in ogni modo osteggiati dalla maggioranza liberale e monarchica che occupava i palazzi del potere e nel caso specifico di Umbertide il Palazzo Comunale. Un episodio è molto eloquente. Nel 1871, Filippo Natali, allora funzionario del Comune di Magione, scrisse al sindaco chiedendo che le ceneri di Luigi Vibi fossero riportate nel Cimitero di Umbertide, da quello di Santo Spirito, detto dei Centocinque, dove si trovavano. In seno al Consiglio si aprì una discussione infinita, come succede sempre quando non si vogliono fare le cose. Riportare le ceneri solo di Vibi, sarebbe stata un’offesa a Giovan Battista Igi e Giuseppe Mastriforti, si disse, che erano caduti per gli stessi ideali. Così invece di estendere il trattamento anche agli altri due, fu ritenuto più saggio non fare niente per nessuno. Dopo tanti discorsi venne posta una pietra anonima e scialba alla memoria di Vibi nel cimitero cittadino in cui si diceva che il capitano garibaldino, “di provata fede politica”, era caduto combattendo per l’indipendenza d’Italia. Non compare la parola “repubblicano” né il fatto che combattesse in difesa di una repubblica nata al posto dello Stato Pontificio. D’altra parte una cosa del genere stava per succedere a Perugia nel 1887 quando il Comitato Repubblicano decise di erigere il monumento a Giuseppe Garibaldi nell’ottantesimo della nascita. Ci fu chi sostenne che i monumenti dovevano essere due, uno al Perugino e l’altro a Baldo degli Ubaldi, il giureconsulto, perché la fama di Garibaldi chi sa se avrebbe durato.
Il 16 maggio del 1892 Leopoldo Grilli fu proposto come sindaco, ma non accettò l’incarico per non prestare giuramento di fedeltà al Re. Fu sindaco “facente funzione” solo per qualche mese e consegnò a Francesco Mavarelli il testimone ricevuto da Francesco Andreani. Gestiva un bar in via Cibo e morì il 22 settembre 1912.
In questo contesto è doveroso ricordare anche la figura di Giuseppe Bertanzi. Era nato ad Umbertide il 6 marzo 1837 da Paolo e Angelica Vibi. Ereditò l’amore patrio dallo zio materno, quel Luigi Vibi di cui abbiamo parlato. Liberale illuminato e impegnato, la sua vita non si intrecciò direttamente con le vicende garibaldine, ma fu egualmente un protagonista prestigioso e di primo piano nelle vicende risorgimentali perugine. Sulle mura del Frontone, il 20 giugno 1859, c’era anche lui, nella 3° compagnia comandata da Raffaele Omicini e in quella triste serata fu tra gli ultimi a fuggire dalla città per la Porta del Bulagaio con Francesco Guardabassi e Zefferino Faina. Un anno dopo, sarà lui a fare da guida alle truppe piemontesi di Fanti, che erano passate per Umbertide, lungo gli scoscesi pendii che salivano a Perugia, il 14 settembre 1860. Diverrà collaboratore stretto di Pepoli e segretario di Filippo Gualterio, primo prefetto di Perugia. Fu testimone diretto, e in parte anche protagonista, considerando il suo ruolo, nella serrata battaglia diplomatica tra Cavour, Pepoli e Gualterio da una parte, e Napoleone III (che difendeva gli interessi del Papa) dall’altra affinché Orvieto e Viterbo entrassero a far parte dell’Italia e non rimanessero al Patrimonio di San Pietro, ridotto ormai al solo Lazio. Come è noto, Orvieto, la città di Gualterio, fu assegnata all’Italia, mentre Viterbo rimase con Roma.
Quando si fece l’Italia, i ragazzi di Umbertide, molti dei quali non avevano ancora vent’anni, accorsero numerosi all’appello.


 

1848-49

Prima guerra di indipendenza e difesa della repubblica romana


Giovani umbertidesi presenti:

Agostini Giuseppe, capitano a Venezia e a Roma
Banelli Giovanni
Baldacci Luigi
Benedetti Antonio
Benedetti Settimio
Bettoni Domenico
Baracchini Domenico, (legione Garibaldi)
Cencini Filippo, (legione Garibaldi)
Cristoferi Angelo Antonio
Facchini Giovanni Domenico
Faticoni Alessandro, (legione Roselli)
Igi Domenico
Igi Giovanni Battista
Iotti Antonio
Iotti Carlo
Iotti Domenico
Livi Garbriele
Mastriforti Domenico
Mercanti Francesco, (Colonna Zambianchi)
Pasquali Antonio
Romitelli Fioravante
Romitelli Luigi
Romitelli Tito, (nel 1831 aveva partecipato ai moti di Rimini)
Rovinati Giuseppe
Tonanni Settimio
Vibi Luigi, (Capitano, morto a Roma), possidente laureato

 


1859

Seconda guerra di indipendenza

 

Giovani umbertidesi presenti:

Baldacci Domenico
Barcaroli Domenico, (20° Regg.to)
Bastianelli Mauro
Boldrini Giovanni
Baracchini Giovanni, (20° Regg.to)
Carotini Serafino
Censi Amerigo
Ciangottini Bartolomeo, (20° Regg.to)
Cristoferi Angelo Antonio
Faticoni Alessandro
Garognoli Giovanni Battista, (20° Regg.to)
Giappichelli Genesio, (caporale del genio), fabbro nato l’11 luglio 1841
Igi Domenico
Igi Giovanni Battista
Igi Giuseppe fu Antonio
Igi Settimio
Manganelli Agostino
Mencarelli Gervasio
Natali Filippo, (caporale 38° Regg.to)
Polidori Luigi, (44° Regg.to)
Porrini Enrico
Reggiani Aristide, (caporale maggiore del 38° Regg.to), possidente commerciante nato 1840
Santini Giuseppe
Santini Leopoldo
Valdambrini Giovanni
Valeri Luigi
Vespucci Americo artigiano
Vibi Gervasio

 


1866

Terza guerra di indipendenza

 

 

Giovani umbertidesi presenti:

Barattini Mariano
Barcaroli Domenico
Benedetti Odoardo
Bertanzi Giuseppe
Burelli Alessandro
Caneschi Tommaso
Censi Americo
Ciangottini Bartolomeo
Crisostomi Nazzareno
Frati Valeriani
Gili Silvio
Igi Giuseppe di Giovanni Battista, (caporale)
Maccarelli Maccario, (prigioniero a Condino)
Magi Spinetti Lavinio
Masciarri Paolo
Mastriforti Giuseppe, (caporale morto a Condino)
Mastriforti Ruggero
Morelli Giovanni Battista
Polidori Luigi
Santini Giuseppe
Santini Pio
Testi Luigi
Valdambrini Giovanni

 


1867

Mentana

 

 

Giovani umbertidesi presenti:

Barattini Mariano
Barcaroli Domenico, (prigioniero)
Bartoccini Sante
Bellezzi Giacomo
Benedetti Odoardo nato il 13 luglio 1847
Burelli Alessandro, (sottotenente farmacista)
Caneschi Pericle
Caneschi Tommaso
Checconi Luigi, (prigioniero)
Ciangottini Michelangelo
Fornaci Salvatore, fabbro nato il 22 giugno 1850
Fratini Giuseppe
Giappichelli Genesio
Gili Silvio
Igi Giovanni Battista (morto a Mentana)
Latterini Retinico
Maccarelli Maccario, falegname nato il 7 aprile 1847
Maccarelli Torello, sarto nato il 15 maggio 1850
Martinelli Massimo, musicista nato il 12 marzo 1846
Migliorati Giovanni
Morelli Giovanni Battista
Polidori Luigi
Porrini Domenico, donzello comunale nato l’ 11 agosto 1848
Rometti Settimio
Rovinati Giuseppe
Santini Pio (tenente)
Testi Luigi
Tonanni Agostino
Troni Giuliano
Valdambrini Giovanni
Vespucci Americo

 


Dagli elenchi precedenti vengono estrapolati i nominativi dei volontari

che hanno partecipato a più di una campagna con la relativa indicazione


 

Partecipanti a tre campagne:


Barcaroli Domenico 1859 - 1866 - 1867.
Igi Giovanni Battista 1849 - 1859 1-867 - morto a Mentana.
Polidori Luigi 1859 - 1866 - 1867.
Valdambrini Giovanni 1859 - 1866 - 1867.

Partecipanti a due campagne:

Burelli Alessandro 1866 - 1867.
Caneschi Pericle 1866 - 1867.
Censi Amerigo 1859 - 1866.
Ciangottini Bartolomeo 1859 - 1866.
Cristoferi Angelo Antonio 1849 - 1859.
Faticoni Alessandro 1849 - 1859.
Giappichelli Genesio 1859 - 1867.
Gili Silvio 1866 - 1867.
Maccarelli Maccario 1866 - 1867.
Morelli Giovanni Battista 1866 - 1867.
Santini Giuseppe 1859 - 1866.
Santini Pio 1866 - 1867.
Testi Luigi 1866 - 1867.
Vespucci Amerigo 1859 – 1867.

 

Ricerca storica di Amedeo Massetti

 

Fonti:

 

- Archivio storico – Risorgimento umbro (1796 – 1870) fondato da Giuseppe prof. Mazzatinti e diretto da Giustiniano dott. Degli Azzi – Angelo dott. Fani / Anno II – Fascicolo II, Perugia – Unione Tipografica Cooperativa - 1906

 

- Umbertide nel Secolo XIX di Renato Codovini e Roberto Sciurpa – Comune di Umbertide – Ed. Gesp – 2001

 

- Calendario di Umbertide 2009 – Ed. Comune di Umbertide - 2009

 

La lapide nell'atrio del Palazzo Comunale in memoria
di Luigi Vibi, Giuseppe Mastriforti e Giovanni Battista Igi

I busti di Garibaldi e del Re sulla facciata del Palazzo Comunale

Nel 1884 il Comune volle ricordare le figure più significative del Risorgimento italiano: Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi. Ordinò due busti in marmo da porre sull’esterno di palazzo Bourbon ai lati del portone d’ingresso, allo scultore perugino Raffaele Angeletti per il prezzo di trecento lire ciascuno. Alla fine dell’anno il lavoro era pronto, ma i ritratti furono collocati dove sono attualmente solo la mattina del 22 febbraio 1885, alle ore 10, come risulta dal particolare avviso stampato dalla tipografia Tiberina ed inviato alle personalità del paese.

La lapide che ricorda l’uccisione di Cipriano Angioloni (Berlicche) in via Secoli,
nella zona dove avvenne la fucilazione  ad opera degli austriaci

Il palazzo comunale di Umbertide. I busti di Garibaldi

e del Re Vittorio Emanuele II sono posti ai due lati

del portone principale d’ingresso.

La lapide in piazza Matteotti che
ricorda i 90 volontari umbertidesi

Aiutaci a ricordare

 

umbertidestoria@gmail.com

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