Gli Statuti di Fratta del 1521

 

 

(a cura di Francesco Deplanu)

 

Lo "Statuto di Fratta" è un documento datato 1521, ed è una riscrittura degli “Statuti di Fratta” del 1362 di cui non si ha traccia archivistica ma solo poche notizie frammentarie. La data dei primi "statuti fantasma" è desunta da ciò che si dice negli Statuti del 1521, ovvero che  i precedenti erano “deturpati et guasti per lo antiquo et lungo uso de anni cento cinquanta e nove”. 

 

Lo “Statuto di Fratta” è  un volume in pergamena  formato da 112 carte che misurano cm. 23 x 33 e presentano 26 righe su due colonne. Sono divisi in quattro parti per argomenti internamente indicati dalla presenza di una “lettera” rappresentata miniata (cap. 1-40; 41-61; 62 -110; 11,142). 

E' composto da:

-LIBRO PRIMO (con Proemio dello statuto del Castello di Fratta del 1521, “rinovati et resscriptti”  a partire dagli Statuti del 1362)

 

-LIBRO SECONDO ("Del modo da procedere in le questioni civile")

 

-PARTE TERZA LIBER MALEFITIORUM

 

-PARTE QUARTA DAMNORUM DATORUM

 

Non abbiamo notizia odierna della loro “posizione” all’interno dell’Archivio storico del Comune di Umbertide dove risulta conservato.

Esiste però la possibilità di consultare il volume digitalizzato, grazie al prezioso sito (https://www.sa-umbria.beniculturali.it/ricerche-online/inventari-online-1) e relativa "app", uscita a fine luglio 2022, della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica dell'Umbria: "Statuti Comunali Umbri".

 

Un sito ed una  "app" (per Ios ed Android: basta ricercare nel relativo "store" l'applicazione "Statuti Comunali Umbri", scaricarla ed accedere, scegliere tra lingua inglese ed Italiana e poi cercare per "Comune" con riferimento attuale divisione amministrativa umbra) dove si possono trovare i documenti statuali di Fratta (gli "Statuti" del 1521 e una loro fedele trascrizione di Enrico Agostini del 1804 conservata a Perugia), mostra le immagini archivistiche delle vicine Montone, Città di Castello, Gubbio e Lisciano Niccone all'interno di oltre 300 statuti comunali umbri, che vanno dal XIII° al XIX° secolo.

 

Il documento è scritto in volgare come conseguenza dello sviluppo del Comune medievale che continuò anche nella fase del declino di questa tipologia di istituzione e si estese alle istituzioni minori. Gli Statuti infatti, da più di un secolo, cominciavano ad essere scritti anche in volgare: a Firenze nel 1335, Perugia a metà del ‘300 li aveva anche "tradotti" in volgare oltre che scritti in latino. Questo perché oramai strati sempre maggiori di popolazione, che non parlava in latino, aveva assunto ruoli di importanza economica e politica negli abitati. Sarà nel Cinquecento che molti nuclei umbri si doteranno di Statuti direttamente in volgare.

 

Lo "Statuto di Fratta" del 1521 si presenta dunque in volgare e come detto fa riferimento a quelli precedenti del 1362, probabilmente scritti in latino o al massimo con traduzione in volgare come quelli coevi perugini. Di certo negli Statuti giunti a noi, come nota il professor Ignazio Baldelli, dell’Università di Roma (in "Porrozzi, Statuti di Fratta dei figlioli di Uberto (Umbertide) del 1521, 1980" citato sotto), vi si trovano “una immissione vasta di formule giuridiche e retoriche desunte dalla latinità rinascimentale” assieme ad un “adeguamento al toscano del tempo". Restano alcune forme dialettali “quisto”, “quista” e simili che, per di più,  oggi non sono più in uso se non nella zona sud del territorio comunale dell’odierna Umbertide.

 

Così nel 1521 Angelo di Antonio Cibo, Antonio di Giovanni Ser Ursino, Simone di Speranza e Bentevenga di Antonio Dell’Uomo danno incarico al notaio Marino di Domenico di Marino Spunta di riformare, rinnovare e riscrivere gli “Statuti”…  in data “M D XXJ nella indictione nona regnante papa Leone X adi XXIJ del mese de febraio”. Qua sotto riportiamo le quattro pagine con le lettere iniziali miniate che indicano la divisione in quattro parti.

Nel proemio interno al primo Libro possiamo leggere in maniera più estesa il motivo della stesura (ristesura) degli Statuti: “Cum cio sia cosa che el tempo devoratore de tutte le cose mundane per lo antiquo et longo usu de anni cento cinquanta et nove el laudabile honesto et virtuoso volume o vero libro delli sacri statuti del notabile castello della Fratta delli figluoli de Uberto contado di Perosa della porta de sancto Angelo quasi al tutto habbia deturpato et guasto Per il che meritamente si po iudicare epsso castello del principale et piu suo necessario membro in gravissimo disohonore danno et vilipendio non solum suo ma di tutti li habitanti essare mancho Et ancho perche la nova eta dalla antiqua in molte cose difforme et di continuo desidera promettere novo rito: El che vedendo considerando et per longa experientia provando li egregij homini Angelo de Antonio Cibbj : Antonio di Jovanni di ser Ursino: Simone de Speranza et Bentevenga di Antonio de Lhomo quattro al presente defensorj del ditto castello della Fratta cum comuni consenso et universal volunta de tutti li altri officiali et della generale adunantia et universita del ditto castello et quam maxime ad persuasione dello circumspecto homo ser Paulo de Cristofero Martinelli et molti altri homini virtuosi di epsso castello del bono honesto et pollitico vivere amatori li prefati statuti ad essare in melglo reformati innovati et rescriptti ad me Marino di Domenico di Marino Sponta del ditto castello della Fratta servulo minimo della comunita di epsso benche indengno et mediante el parere et I conselglo de epssi homini virtuosi hanno constituito […]…”" 

 

All'interno del documento si possono trovare delle curiosità grafiche che gli estensori, o dopo di loro chi ne curava la consultazione, inseriremo nel testo come in questo passo “Del camerario et suo officio", dove compare un volto nella frase "Con cio sia cosa che lo ufficio del camorlengo essere sia certo in lo ditto castello summamente utile et necessario... “

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Del Camerario et suo officio” (particolare della pagina degli “Statuti di Fratta”, 19r). Si può vedere un volto stilizzato nelle "o" di "con ciò". Per la precisione si può leggere a proposito del Camerario: "Con cio sia cosa che lo ufficio del camorlengo essere sia certo in lo ditto castello summamente utile et necessario... “.

Immagine estratta da: https://www.sa-umbria.beniculturali.it/ricerche-online/inventari-online-1

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"Che la peschaia del commune se riguardi"particolare della pagina degli “Statuti di Fratta”, 84r) Qua si può vedere il disegno, probabilmente successivo, per indicare un aspetto evidentemente significativo per la comunità, con una mano che indica la parte più significativa, immagini simili di una mano, spesso con il dito inalennato, si ritrovano più volte nel documento. Per la precisione a riguardo della "pescaia" si può leggere: "Accio che le cose del comuno sieno riguardate et piu habilmente ad li tempi se vendino et maxime dove che si pescha Statuimo adonqua et ordinamo che in el fiume del Tevere in quella parte dove si pesscha et che per lo comuno se riguarda: ad niuna persona sia lecito ne possa

pesschare ne fare pesschare..."

Immagine estratta da: https://www.sa-umbria.beniculturali.it/ricerche-online/inventari-online-1

 

La tipologia di documento "Statuto" di un castello del contado, ovvero "del notabile castello della Fratta delli figluoli de Uberto contado di Perosa della porta de sancto Angelo", ricalca in piccolo le caratteristiche di quelli dei secoli precedenti comunali: " un corpus di regole e norme che trae la sua origine dalla revisione e redazione scritta di consuetudini, norme di diritto comune ed affermare il diritto per ogni organizzazione politica, anche minima, di darsi proprie regole" già presente, evidentemente, nel 1362. Nello Statuto si incentra l'attenzione al funzionamento delle magistrature cittadine, alla giustizia, all'ordine pubblico, ai mercati, acque ecc..

Esiste una traduzione degli Statuti completa da cunsultare, in edizione cartacea, pubblicata nel 1980 grazie al lavoro del Prof. Bruno Porrozzi ed all’allora Pro Loco, al quale si deve un meritorio lavoro di ricerca storica locale con la pubblicazione di numerosi libri. Il testo è indicato sotto tra le fonti.

 

L'edizione venne realizzata probabilmente a partire dal libro edito in precedenza dal Comune di Umbertide: "Statuti della Fratta del 1521, in lingua volgare".

Rendiamo qua visitabile, comunque, lo "STATUTO DI FRATTA" in immagine, riproponendo il collegamento al sito ed alla "app" "Statuti comunali umbri" grazie al bellissimo progetto della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica dell'Umbria; ed in trascrizione digitalizzata (.pdf), e navigabile, grazie al lavoro del Cemir, Centro Multimediale di Informazione e Ricerca della Provincia di Perugia, che li ha resi da tempo disponibili al pubblico in questa modalità. Il documento può, infatti, essere scaricato in .pdf dal link dell’Istituto. 

 

http://www.cemir.it/easyne2/Download.aspx?Code=CEMIR&filename=Archivi/CEMIR/PDF/0000/624.PDF

 

In alternativa abbiamo pensato ,dopo averlo scaricato, di metterlo disponibile nella nostra finestra qua sotto che permette una lettura diretta ed interattiva sia dal web che da smartphone senza scaricamento del documento.

Per facilitare una ricerca possiamo dire in maniera succinta che nel primo libro degli Statuti  si parla dei ruoli e delle competenze delle varie figure, dal  “notario” al “potesta”, dal  “cancelliere” al “camorlengo” e poi i compiti dei “consiglieri” , “officiali”, delle “guardie” e de i “defensori”. Nel secondo libro  nel “modo da procedere in le questione civile”, della “taxatione” e dei “debiti”. Nel “liber maleficiorum” e in quello “de li danni” l’attenzione è posta soprattutto l’aspetto produttivo con le regole per i vigneti, dell’uso del fiume Tevere, con la “peschaia”, la legna che discende nel fiume, le strade lungo lo stesso, delle api che sciamano e “delle colombe domestiche o  colombajo”;  ma anche dei comportamenti da tenersi per i vari mestieri ed anche per le persone ed il decoro civile ( dei “biastemmatori”, “delle meretrici“, “che njiuna persona  in certi lochi noti senza brache”, ecc…).  

Gli statuti terminano, infine,  con l’esigenza di una loro preservazione, caratterizzandosi come una sorta di “costituzione rigida”: “che niuna persona ponga mano in lo statuto”. Infatti nel tempo si erano verificati tentativi di modificare il “diritto” a proprio vantaggio da parte di varie persone e soggetti politici. Per questo in esteso al termine del documento viene specificato:  "Per manifesta experientia de li altri nostri antiqui statuti habbiamo veduto che molte persone alcune inducte da cupidita del rapinare: alcune per timore delle pene in le quale sonno incorse: et alcune per satisfare ad la loro volunta cum temeraria presunptione hanno hauto ardire le pene in dicti statuti existente ad libito loro mediante la cancellatione et permutatione de le lettere accrescere   et   diminuire   cum   danpno   et   dishonore   non   piccolo   del   comuno   vergogna   et victuperio de tutto el castello: Ad obviare adoncha ad le cose predicte Statuimo et ordinamo che si   alcuna   persona   quoquo   modo   a   uso   temerario   senza   licentia   della   publica   et   generale adunantia: arengho: o vero conselglio o de li haventi da quilli auctorita havera ardire o vero presumera in ponere mano in li presenti volumi de statuti o in alcuno capitolo | di epssi si sara officiale cancellando o adiungendo o diminnuendo alcuna lettera: dictione: oratione o numero: o per qualuncha altro modo o forma paghi livere vinticinque de pena et perda tutto el suo salario

et sia in mediate privato de officio et beneficio che havesse da applicarsi dicta pena et salario ad l comuno della Fratta et maie pio per alcuno tempo possa tornare ne havere officio in epsso castello: Et si non sara officiale paghi per pena livere vinticinque de dinari: da applicarsi ut sopra: et steggha X di in pregione et sia bandito per lo baylio ad son de trombe per falsario ad li

lochi consueti et havendo officio sia privato et maie piu possa ne debbia havere officio in ditto castello” (c. 107 v). 

Fonti:

 

 

- “Bruno Porrozzi (a cura di ), “Statuti di Fratta dei figlioli di Uberto (Umbertide) del 1521, Associazione Pro-Loco - Umbertide,  “la nuova Stampa” di Città di Castello, 1980.

http://www.archiviodistatoperugia.it/sites/default/files/storia_istituzioni_medievali_locali_1_0.pdf

- https://www.sa-umbria.beniculturali.it/ricerche-online/inventari-online-1

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