Dialetto

(a cura di Francesco Deplanu)

Il “dialetto” delle nostre zone, come ogni "linguaggio",  è mutabile, è una stratificazione di termini influenzati dagli eventi storici, come ad esempio il termine dialettale umbertidese “luzzino”, termine dialettale attestato sia a Sansepolcro che a Città di Castello e Pietralunga, solitamente riferito ad un bambino che non sta fermo o ad uno molto veloce: secondo il professore Mattesini (biturgense) docente per lunghi anni di “Storia della lingua italiana” e "Dialettologia" presso l'Università degli Studi di Perugia,  deriverebbe dal greco "luchnos" che significa "fiaccola", da cui per estensione "fulmine"... ovvero dal greco del V secolo con la dominazione dell'Impero Romano d'Oriente nel "corridoio bizantino". Le varietà locali linguistiche, come il linguaggio  riescono a trasmetterci la continuità di ciò che chiamiamo "storia", una stratificazione culturale che viene utilizzata, senza consapevolezza, anche da chi viene ad abitare ad Umbertide da altri Paesi, soprattutto dai figli nati qua.

Per quanto riguarda questo aspetto che lega storia e lingua ciò che sappiamo del nostro dialetto a lungo era incompleto e poco approfondito. In uno dei più completi tentativi italiani di dar vita ad una "nuova storia" che è stato la pubblicazione negli anni' 70, de la "Collana Storia d’Italia”, ad esempio, si notano assenze di conoscenza del dialetto dell'alta Umbria notevoli.  Difatti per quanto riguarda la carta sociolinguistica di Corrado Grassi che indica i limiti dell’uso di “imo” per “andare” presente su “Parole e strumenti del mondo contadino” all’interno del vol. 20 dell’”Atlante Immagini e numeri dell’Italia” volume a cura di Lucio Gambi, della Collana ”Storia d’Italia”  (gigantesca ed innovativa opera del 1976 ristampata dal “Sole 24 ore, a Torino nel 2005), non possiamo non notare che la tale carta non riporta della particolarità presenti invece nel nostro dialetto. Qui si riporta, infatti, nella tav. n. 2 “Aree linguistiche conservative ed innovative della latinità d’Italia” con una linea denominata “d” il limite settentrionale, che va dal Conero direttamente verso Roma, della  persistenza del verbo “ire” nell’Italia centro meridionale (ad esempio “imu” in Sicilia, “iamme” nel napoletano per “andiamo”) a causa della diversa modalità con cui il latino nella romanizzazione linguistica della penisola attecchì sul precedente sostrato linguistico. Il Grassi riporta che tale persistenza del latino venne  invece sostituito da “vadere” in tutta la “Romània” ad esclusione di zone molto  più sud della nostra Umbertide, come riportato sopra.

Notoriamente, invece, l’uso di termini dialettali di tale tipo nella nostra zona è presente ed ancora di uso comune persino tra i più giovani: “gimo” per “andiamo” e "gite” per “andare”.

 

Immagine ricostruita in forma semplificata ed approssimata sulla base di alcune informazioni presenti nella Tav 2, “Aree linguistiche conservative ed innovative della latinità d’Italia", di Corrado Grassi. 

Oggi possiamo dire che diverse cose sono cambiate. Dal punto di vista della conoscenza linguistica del dialetto umbertidese va segnalato il notevole lavoro del prof. Sestilio Polimanti sia nel suo "Vocabolario del dialetto di Umbertide e del suo territorio. Raccolta di lessico, proverbi, modi di dire, soprannomi, stornelli e toponimi"; lavoro prezioso di conoscenza iniziato già negli altri lavori da lui curati sul Tevere a partire dagli anni '90: “Il Tevere ed Umbertide”" ristampato da poco dalla .

Fonte: 

- “Parole e strumenti del mondo contadino” di Corrado Grassi vol. 20 dell’”Atlante Immagini e numeri dell’Italia” , a cura di Lucio Gambi, in  "Collana Storia d’Italia”,  Sole 24 ore, Torino 2005. Tav 2, “Aree linguistiche conservative ed innovative della latinità d’Italia", pp.  437. 

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