Arrivi

Chi è arrivato... o è nato praticamente ad Umbertide, ecco alcune delle nostre storie:

 Kamel e Kalida

(a cura di Francesco Deplanu)

 

Tra coloro che hanno scelto Umbertide per abitare c’è Kamel che formò qui la sua famiglia. Molto giovane Kamel, nato ad Algeri, cercò di conoscere le modalità di vita di altri Paesi. Arrivò per la prima volta da noi nel 1991, ci si stabilì nel 1995 ma quest’anno, un mese fa circa, si è sentito costretto a lasciare Umbertide, oramai da cittadino italiano, per cercare una vita migliore a Manchester in Inghilterra.

 

Fig. 1: Algeri da Wikipedia.

L’utente che ha caricato in origine il file è stato Dolphin Jedi di Wikipedia in inglese.Dolphin Jedi - English Wikipedia (Testo originale: Trasferito da en.wikipedia su Commons.), CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31689311

 Sua moglie Kalida, racconta che “Kamel era un giovane ragazzo di 20 anni, in gamba, pieno di sogni con tanta voglia di viaggiare e di scoprire ľaltra parte dell’orizzonte, essendo convito che ci sarebbe stato un futuro migliore che lo aspetta, malgrado che in Algeria fosse benestante, non c'era né guerra né crisi economica, ma stava cercando qualcosa di diverso, si lanciò così in un piccolo giro visitando tanti paese, Svizzera, Spagna, Libia, Austria, Ungheria, Marocco, e poi ľItalia. la prima volta che venne in Italia era nel 1991 ma solo con il visto turistico, e scattò qualcosa che al suo ritorno in Algeria lo fece pensare di ritornare li per viverci, ritornò un altra volta in Italia, ad Umbertide, ma per  cercare lavoro, non era tanto facile trovarlo quando non parli la lingua e quando c'è una grande diffidenza dalla gente verso tutto quello che é diverso. Kamel però non mollò e si diede da fare e fece  tutti  i mestiere possibili, muratore, giardiniere, lavorò nei campi di tabacco e col tempo nell'industria meccanica.”. Per 20 anni Kamel ha lavorato in diverse aziende di media grandezza umbertidesi del campo meccanico ma non è mai riuscito ad ottenere un contratto a tempo indeterminato.

 

Continua Kalida: “Per Kamel non fu non era sempre uno spasso, la vita si fece molto dura con quel giovane ragazzo, era sempre più difficile trovare case in affitto perché le persone non si fidavano, ma lui sognava una stabilità. Dopo tante sofferenze riusciva sempre a trovare una buona anima che gli concedeva il  beneficio del dubbio, così nel 1995 riuscì ad ottenere il suo primo permesso di soggiorno grazie ad contratto di lavoro stabile e una casa.”. Come molti emigranti dopo alcuni anni Kamel sentì il bisogno di sistemarsi, sposarsi e mettere famiglia. Sposerà Kalida, giovane acculturata che conosce già oltre all’ l’arabo la variante locale algerina, il berbero che è la lingua dei suoi genitori, l’inglese ed il francese. 

Fig. 2: Algeri.

 Il quartiere dove è nata Kalida.

Fig. 3-4: Cous Cous e Té all menta della tradizione algerina preparata da Kalida.

Kalida racconta: “nel 2004 io e lui ci sposiamo, io giovane laureata in finanza piena di progetti di vita. La mia partenza per ľItalia provocò in me una sensazione di grande entusiasmo e di grande tristezza, lasciavo la mia terra per un altra sconosciuta, lasciavo i miei cari ignorando quello che mi aspettava. Sono una donna che ha viaggiato tanto da piccola, Francia, Spagna, Portogallo, Tunisia, Uk, insomma, per me vivere in Italia sarebbe stato una lunga vacanza, ma non lo è stato per niente. Il mio arrivo ad Umbertide é stato un grande cambiamento nella mia vita, io ragazza nata ad Algeri capitale delľAlgeria ero abituata alla grande città mi ritrovo in una piccola cittadina, i ritmi di vita erano completamente diversi, ma questo non era il maggior problema. Così mi sono affrontata l'ostacolo della lingua, ma mi sono data per sfida di studiarla e ce l'ho fatta, prendendo poi con il massimo dei voti anche la licenza media. La cosa che mi fece il più soffrire, però, era lo sguardo della gente, era una cosa che mi uccideva sempre di più, non ero vista come una donna ma come una “marocchina” col velo! Devo dire che mi sono confrontata a tante situazioni molto sgradevoli, per fortuna che ero forte di carattere ed ho cercato sempre di  andare avanti, studiando, facendo sport, dopo la nascita dei miei 3 figli mi sono impegnata sempre di più nel loro percorso scolastico provando di partecipare a tutte le attività delle scuole; senza mai perdere di vista il mio sogno di lavorare ma presto ho capito che col mio velo non mi sarà mai data la possibilità di lavorare, ero come "un alieno”. Quell’accessorio  faceva tanto paura, infine mi sono arresa alla dura realtà, ero sempre lì a dover giustificarmi per quello  che ero, volevo gridare alto e forte a tutto il mondo che il velo mi copriva i capelli e non il cervello! Per 15 anni non ho potuto ottenere un  lavoro ad Umbertide, e per noi non era facile resistere con uno stipendio pagando tutto (affitto, bollette, spesa…) però ce ľabbiamo sempre fatta certo con grande sacrifici, il rapporto che ho avuto con Umbertide é stato sempre amore e odio, certo che non ho avuto solo cose non belle nella mia vita in questa città, anzi, mi ha regalato la possibilità di conoscere delle persone fantastiche che mi hanno accompagnato lungo il mio percorso di vita."

"Grazie a queste persone ho potuto affrontare la nostalgia del mio Paese e della mia famiglia, io amo l‘Italia, i miei figli sono nati lì e loro hanno un amore incondizionato per Umbertide, con loro ho sempre parlato le 3 lingue, arabo, francese e italiano ma in maggioranza ľitaliano e tra di loro si parlano quasi sempre in italiano ma purtroppo per ragione economiche e sociali abbiamo dovuto lasciare questa terra, cercando un benessere economico e mentale altrove. Non é stata una scelta per niente facile ma nella vita bisogna  rischiare e quindi, per una seconda volta nella nostra vita, siamo stati costretti a lasciare terra e cari alla ricerca di un Paese che ci offre una possibilità di lavorare entrambi, senza nessun pregiudizio, il mio sogno era di essere giudicata per quello che ero e per le mie capacità  e non per quello che indossavo." 

Fig. 5: Il "Grattacielo" visto dalla Piazzetta.

Non avrei mai lasciato ľItalia se mi era stata data ľopportunità di lavorare.” Alla domanda di  quale Paese le mancasse più ora che è in Inghilterra Kalida risponde “l’Italia”, anche se dell’Algeria sottolinea “mi manca mia madre” e poi continua a raccontarci che “ci sono tante cose che mi mancano di Umbertide per primo le mie amiche e gli amici, i piccoli momenti piacevoli che condividevamo insieme come fare colazione, andare a fare shopping, stare seduta in Piazzetta vedere i bambini giocare insieme mangiando un buon gelato.”La Piazzetta, ovvero la piazza del "grattacielo” che ha sostituito come punto di aggregazione estivo i “giardini” delle generazioni precedenti, è stato il luogo principale dove bambini e ragazzi di diverse culture si sono incontrati soprattutto nel periodo estivo. Qui sono nati quei rapporti che hanno permesso di conoscersi più approfonditamente, cominciando dal mangiare assieme le pietanze più gustose e consolidare così le amicizie. 

Conclude Kalida “di Umbertide mi manca il sole e il buon cibo, fare un giro al mercato il mercoledì, fare una lunga camminata la sera dopo cena, qui a Manchester, invece, non mi sento al sicuro la sera.”.

Fig. 6-7-8 : Manchester in Inghilterraa.

Fonti:

- Testi scritti direttamente in italiana di Kalida S. 

- Foto di Kalida S. e Francesco Deplanu

 

Adil

La famiglia di Adil si trasferì ad Umbertide pochi mesi dopo che lui era nato da una città mineraria del Marocco centrale: Khouribga. Adil vive ed è vissuto sempre ad Umbertide.

 

Immagine dell'orologio della città natale dei genitori di Adil.

L’orologio di Khouribga: Energievision [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]. 

Da Wikipedia: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:ساعة_خريبكة_l%27horloge_de_khouribga_1.jpg

( a cura di Adil B. A.)

 

 

“Dopo 2 anni di visite il dottore disse a mia mamma che non poteva aiutare mio fratello in alcun modo.I suoi problemi erano irreversibili, ma con un intervento chirurgico e dei farmaci specifici avrebbe potuto vivere qualche anno in più. 

 

<<Vi dovete trasferire in Europa, signora>>

 

E fu così che la mia famiglia si trasferì in Italia all'alba del 1982. Un evento casuale quanto drammatico cambiò il corso degli eventi, per sempre. 

 

Mio fratello è vissuto fino al 3 marzo del 2000 ed ha trovato dei medici fantastici, infermiere che ancora oggi mi salutano e raccontano di quando mi tenevano in braccio, persone che si sono preoccupate della sua e della nostra salute.

 

 

Vivo ad Umbertide da quando ho coscienza di me, quando i miei si sono trasferiti avevo 3 mesi, perciò non ho vissuto il cambiamento, l'emigrazione. Solo pensare di lasciare casa mia, quale che ne sia il motivo, mi mette grande tristezza.

 

Ho vissuto 2 culture, quella in casa e quella fuori, a scuola, al campo, alle Garibaldi con gli amici.

Ho sempre avuto la possibilità di scegliere il mio pensiero e l'ho sempre formato con più chiavi di lettura. Sapevo come era di qua, vedevo come era di là ed è stata una fortuna per cui non potrò mai ringraziare abbastanza. 

A scuola ero l'unico, non in classe, ma in tutta la scuola a venire da un altro paese. Erano tempi senz'altro diversi ma quando si è bambini le diversità non esistono. Ho comunque imparato abbastanza presto che ero "altro da", solo che in alcuni ambiti ero un po' più diverso... dipendeva sempre dall'interlocutore. 

 

Questa è stata una lezione importante, come non tutti generalizzavano con me io non generalizzavo e non lo faccio tutt'ora con gli altri. Crescendo e uscendo dalla campana di vetro della scuola ho avuto qualche problema in più, ho dovuto fare i conti con alcuni aspetti della vita che mi hanno fatto soffrire ma senza dubbio anche crescere.

 

Mi sono ritrovato a non essere né carne né pesce. Troppo nero per qualcuno, troppo bianco per qualcun altro.

 

Ho attraversato un periodo in cui alla fine devi scegliere se fare la vittima e piangerti addosso oppure fare tesoro di ciò che ti succedeva e continuare comunque ad avere fiducia nell'umanità.

 

Fiducia che poi ripaga perché le qualità di una persona vanno oltre i pregiudizi.

 

Ho avuto opportunità di lavoro, ho conosciuto persone che inizialmente mi hanno guardato con dubbio e con le quali ho costruito amicizie trentennali. Amicizie trasversali, a prescindere dal credo politico, religioso, calcistico, o dall'estrazione sociale.

 

Ho avuto ed ho contrasti, soprattutto quando il tema della discussione è la religione, ma ho anche imparato a non metterla sempre sul piano personale. 

 

Ho imparato a misurarmi con gli altri serenamente a non "sentirmi nel mirino”. Ci sarà sempre chi la pensa diversamente a prescindere, è l'aspetto fondante di una società multirazziale.

 

In sostanza, mi sono dovuto trasferire per trovare casa mia.”.

Fonti:

- Testi scritti da Adil B. A.  

- Foto di Energievision [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]. Da Wikipedia: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:ساعة_خريبكة_l%27horloge_de_khouribga_1.jpg

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Fernand Braudel

"La storia non è altro che una costante interrogazione dei tempi passati in nome dei problemi, delle curiosità e persino delle inquietudini e delle angosce, del tempo presente che ci circondano e ci assediano"

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