L'Ottocento

 
 

Ottocento e Risorgimento

(a cura di Simona Bellucci e Francesco Deplanu)

Dalla fine della Repubblica romana (29 settembre 1799) si succedettero le amministrazioni provvisorie militari fino al recupero nel giugno del 1800 dei territori del Lazio, dell'Umbria e delle Marche. Con l'editto del segretario di Stato Consalvi del 22 giugno 1800 viene riorganizzato il territorio statale e vennero istituite 7 delegazioni apostoliche con a capo un delegato residente nel capoluogo (Viterbo, Spoleto, Perugia, Camerino, Macerata, Ancona e Urbino); furono istituite anche le province suburbane di Civitavecchia, Campagna e Marittima (con capoluogo Frosinone), Sabina (con capoluogo Rieti).

La restaurazione pontificia del 1799 segna una battuta d’arresto momentanea al diffondersi delle  idee liberali e democratiche che si manifestano durante l’esperienza rivoluzionaria della Repubblica Romana.

Lo stato pontificio è, però, molto debole e viene di nuovo occupato da Napoleone  dal  1808 fino al 1814. Le Marche sono unite al Regno d'Italia mentre nel 1809, viene soppresso lo Stato pontificio, l'Umbria ed il Lazio sono annessi all'Impero napoleonico con una articolazione territoriale in due dipartimenti del Tevere (o di Roma) e del Trasimeno, a loro volta suddivisi in circondari (arrondissements) e cantoni, la minore delle circoscrizioni statali.

L'Italia in epoca napoleonica (1810) da wikipedia . L’utente che ha caricato in origine il file è stato Eltharion di Wikipedia in italiano con licenza CC BY-SA 3.0

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Il Dipartimento del Trasimeno comprendeva gli arrondissements di Spoleto, Perugia, Todi, Foligno. L'amministrazione di ogni dipartimento fu affidata ad un prefetto, un segretario generale di prefettura e un consiglio generale di dipartimento. Ogni circondario (arrondissement-provincia) fu amministrato da un sottoprefetto. Entro i singoli cantoni, le comuni erano amministrate dal maire (sindaco), e da un consiglio municipale. I maires duravano in carica 5 anni ed erano scelti tra i consiglieri municipali, scelti a loro volta tra i 100 maggiori contribuenti. I comuni con più di 20.000 franchi di bilancio dovevano tenere un ricevitore municipale, e nel 1804 un percettore delle imposte in rapporto col ricevitore di arrondissement e col ricevitore generale del dipartimento. 

Cosi, il 13 luglio 1809,  la Fratta torna Cantone, "...con un giudice di pace, Griffier Uscieri, ...e Domenico Bruni maire di Fratta. Furono sostituiti gli stemmi venne messo un "aggiunto" e dieci consiglieri municipali. Con il bollettino della Suprema consulta di Stato n. 123 del 23 novembre 1810, confermato con decreto imperiale 3 gennaio 1812 inserito nel bollettino delle leggi al n. 416, Fratta venne dichiarata capoluogo di Cantone con aumento di territorio formato da altre frazioni; venne istituito un tribunale sotto il titolo di Giudicatura di pace, "che aveva soggette diverse comuni, castella e villaggi" e, in più, fu istituito l'ufficio di Stato civile."

 

Conclusasi l'esperienza napoleonica nel 1814 venne ripristinato il potere dello Stato della Chiesa. Dopo la Restaurazione papale, Bartolomeo Borghi, arciprete a S.Andrea di Sorbello, eccellente cartografo del Comune,  viene arrestato e condannato per essersi messo in evidenza come rivoluzionario filo-francese. Vennero ripristinate le istituzioni pontificie ma le novità in campo amministrativo che aveva portato il periodo napoleonico si fecero vedere anche nel centro Italia. Lo Stato della Chiesa diede vita alla realizzazione di quel documento, nato a fini fiscali ma che è diventata una fonte storica importantissima che il "Catasto Gregoriano": un catasto geometrico-particellare con i "brogliardi" per risalire alle proprietà, e qualità, delle proprietà sia rurali che cittadine. Anche la terra di Fratta venne accatastata . Inoltre con un "motu proprio" del  6 luglio 1816, Fratta non risultò più capoluogo di governo ma semplice "comune", amministrato da Perugia per mezzo di un sindaco. Divenne di nuovo comune di residenza dei governatori nel 1817. La nuova statistica del 1833 confermò Fratta capoluogo di governo di seconda classe: a capo di questa circoscrizione c'era un governatore con competenza a giudicare fino a scudi duecento, e comprendeva i comuni di Fratta, Montone e Pietralunga.

Post dell'Archivio di Stato di Roma su Facebook con una mappa corografica dllo "Stato Ecclsesiastico" dove è ben visibile "Fratta"

 

Nel post si può leggere:..."Il pontefice Pio VII e il suo Segretario di Stato, il cardinale Consalvi, con il motu proprio “Quando per ammirabile disposizione” del 1816, avviano una profonda riorganizzazione dell’amministrazione.🗞 L’editto del 26 novembre 1817, “Riparto dei governi e delle comunità dello Stato pontificio con i loro rispettivi appodiati”, sancisce la nuova geografia politica: lo Stato, ad esclusione della Comarca di Roma, è suddiviso in 17 provincie rette da delegati. Era inclusa anche Benevento."

ASR, Presidenza generale del Censo, Registro di Archivio delle mappe e carte censuarie, 1842-43.

In quel periodo, il centro cittadino è molto più piccolo di quello odierno, i residenti sono solo 900-1000, la maggior parte dei quali vive in campagna.  Il totale della popolazione è di circa 10.000 abitanti. Il dominio pontificio esprime una presenza molto forte dell’autorità ecclesiastica, che detiene anche le cariche civili più importanti. Non solo, ma gran parte delle terre è in mano ai conventi e agli ordini religiosi. L’economia agricola, dominata dal sistema mezzadrile è povera e stagnante.

Il regime papale non è particolarmente brutale, ma tiene tutto sotto controllo con una rete spionistica molto capillare. Fratta, come altri centri  umbri, partecipa ai moti del 1830-31, dove si distinsero Luigi Vibi e Petronio Reggiani. Anche questa volta i patrioti di Fratta e gli altri non riuscirono a conseguire risultati duraturi. D’altronde i moti non ebbero risultati migliori nelle altre parti di Italia. La Massoneria e la Carboneria ne erano state le promotrici, animate da borghesia, aristocrazia illuminata e ceto artigiano. 

Nel periodo successivo si diffusero le idee repubblicane di Mazzini e di altri ideologi moderati del Risorgimento. Nel 1848-49, quando si verifica un nuovo scoppio rivoluzionario,  Fratta vi partecipa con 26 volontari, sia arruolati nelle truppe pontificie alla prima guerra di indipendenza, sia, dopo il voltafaccia di Pio IX, come combattenti a difesa della Repubblica Romana. Ancora una volta, si deve registrare un insuccesso e conseguente restaurazione pontificia. Poco dopo nel 1859,  alla seconda guerra di indipendenza gli arruolati sono 23. Ben 31 sono i volontari nel 1866 e 1867, questi ultimi a proclamazione del Regno d’Italia avvenuta, per la conquista del Veneto e Roma ancora mancanti.

Il Risorgimento portò il vero cambiamento: il  12 settembre 1860 i soldati piemontesi del generale Manfredo Fanti entrarono in paese e " … venne proclamata una giunta provvisoria di governo con pieni poteri nelle persone dei signori Costantino Magi Spinetti, Raffaele Santini, Giuseppe Agostini e Luigi Igi". Risale al 14 settembre il decreto emanato dal Marchese Gualterio, commissario regio per le province di Perugia e di Orvieto, con cui veniva costituita una commissione municipale provvisoria, le cui attribuzioni ricalcavano quelle pontificie, in attesa della emanazione della nuova legge municipale. Con decreto n. 64 del 21 ottobre 1860, emanato dal regio commissario Pepoli, venne indetto il referendum plebiscitario, ai fini dell'annessione al Regno sabaudo.".

Due anni dopo il Comune di divenne Umbertide. La scelta del nome con la sua motivazione è complicata e nasce dopo l'Unità d'Italia su richiesta dello Stato unitario per evitare "equivoci" amministrativi per via delle numerose "Fratta" esistenti nel territorio italiano.... Se si può semplificare come avvenne la scelta del nome possiamo dire che gli uomini del tempo da una parte cercarono di collegarlo alla sua origine storica con il riferimento a “Fracta filiorum Uberti», ossia Uberto figlio naturale di Ugo re d'Italia, che l'avrebbe fondata nel X secolo; questa esigenza però si saldò con una esigenza "politica" collegata al momento storico coevo (l’Unità d’Italia), con il rimando del nome di Umbertide a quello del principe ereditario della casa Savoia. Inseriamo per completezza un estratto dalla pagina della “Siusa” sulla storia di Umbertide:

 

Nella delibera del 14 dicembre 1862 l'assessore Mauro Mavarelli, presidente dell'assemblea, annunciò che il regio prefetto, con dispaccio del 10 luglio, n. 13341, per incarico ricevuto dal Ministero dell'interno, invitava il sindaco di Fratta a proporre al consiglio in una delle sue prossime sedute "la delibera, se non di cangiare l'attuale denominazione del Comune, almeno di farvi una qualche aggiunta, da desumersi dalla specialità della situazione, e ciò per evitare equivoci ed imbarazzi, come alle pubbliche amministrazioni così ai privati, che derivano dalla multiplicità dei Comuni che s'appellano col nome di Fratta". Il sindaco e la giunta, pertanto, furono dell'avviso di nominare una commissione composta da … "quelli, che si reputarono maggiormente informati della Storia Patria".

Nel 1862 il sindaco e la giunta municipale, con provvedimento n. 1591 del 21 settembre, procedettero alla nomina della commissione, allo scopo di cui sopra, composta da Costantino Magi Spinetti, Ruggero Burelli e Genesio Perugini, con l'incarico di proporre un nuovo nome per Fratta. Il primo ottobre successivo i membri della commissione, dopo aver elencato i vecchi nomi di Fratta, quali Forum Bremitii, Forum [Iulii] Concubiense, Pitulum, Fracta Filiorum Uberti e, secondo il Lauri, Fracta insigne Umbertinorum Oppidum, ritennero che quest'ultimo nome in particolare fosse più "rappresentativo dell'attualità se reca un tributo al sovrano, Umberto o Uberto, principe ereditario del re d'Italia": la proposta di "Umberta" o "Umbertide" venne approvata con sette voti favorevoli e uno contrario.

Il 25 gennaio 1863, a motivo di certo malcontento tra la popolazione in merito alla nuova denominazione del Comune e per il fatto che la delibera "era stata presa in seconda chiamata con scarso numero di consiglieri", la Prefettura, con dispaccio del 15 gennaio n. 574 div. 5 sez. 10, ordinava di riproporre lo stesso oggetto a nuova deliberazione. L'avvocato Costantino Magi Spinetti portò delle motivazioni perché il consiglio si persuadesse ad abbandonare il vecchio nome Fratta, in quanto "esso rammentava la sua distruzione per opera dei barbari, e la conseguente dominazione straniera, proponendo invece di sostituire Umbertide ad Umberta come nome più consentaneo alla patria tradizione, imperocchè dalla medesima risulta che non Umberto, ma i di lui figli fossero di questa terra i fondatori". Tale proposta ebbe approvazione unanime per appello nominale.”

Fratta risulta governata da una maggioranza liberale moderata per un lungo periodo fino al 1887. Dopo le dimissioni del sindaco Mauro Mavarelli, nel 1889 i democratici e i repubblicani ottengono la maggioranza per un breve periodo, ma nei primi anni novanta il blocco moderato riprende il Comune, di cui è sindaco dal 1892 al 1898 Francesco Mavarelli.  

I problemi di Umbertide dopo l’Unità, ma anche prima, erano quelli che attanagliavano il Paese. L’economia agricola era stagnante, l’analfabetismo largamente diffuso, le malattie infettive provocavano molti morti. Le comunicazioni e l’ industria languivano.

Alla fine del secolo si registrano progressi nel campo dell’alfabetizzazione, con la fondazione di numerose scuole rurali e anche in quello sanitario, con la nascita di un nuovo moderno ospedale nel 1878 nonché interventi di risanamento igienico,  tuttavia l’economia agricola, basata sulla mezzadria non riesce a dare lavoro ad una popolazione in crescita. Soprattutto dagli anni ottanta cominciano a manifestarsi, infatti, forti correnti migratorie.

LA PIU' ANTICA-1892Storiche archivio Bel

Umbertide 1892

Fonti: 

- Simona Bellucci, "La modernizzazione incompleta. Contadini e proprietari di Umbertide fra ottocento e novecento". Edimond, Città di Castello 2004.

- SIUSA (Sistema Informativo Unificato per le Sopraintendenze Archivistiche) su Umbertide

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=50311&RicProgetto=reg-umb&fbclid=IwAR2ydRABe1Uw3MxVbj3WkZrexe4eu0lBSPZe_991_1LGtalgyxlwAo62mww

- http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=profist&Chiave=84&RicProgetto=reg%2dumb

- http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=comparc&Chiave=330615&RicProgetto=reg%2dumb

- E. Gerardi, "Lineamenti istituzionali e documentazione nel periodo francese e nella Restaurazione", in Soprintendenza archivistica per il Lazio, "Gli archivi storici comunali. Lezioni di archivistica", Quaderni dell Rivista storica del Lazio, 1 (1998), pp. 37-52.

- Foto: foto storiche di Umbertide dal web e da diversi archivi privati  alle quali abbiamo applicato il watermark "umbertidestoria" in questa maniera cerchiamo di evitare che l'ulteriore divulgazione da parte nostra favorisca scopi non consoni ai nostri intenti esclusivamenti socialie culturali.

La Fratta del 1843
dello Zuccagni Orlandini

(A cura di Francesco Deplanu)

 

“Il cospicuo borgo della FRATTA, in antico Fracta, giace sulla sinistra riva del Tevere che ivi tragittasi sopra un ponte, inalzato non lungi dalla sua confluenza col Roggio…”

 

Nel periodo preunitario Attilio Zuccagni-Orlandini, geografo e cartografo fiorentino, editò una “Corografia Fisica, Storica e Statistica dell’Italia e delle sue Isole corredata di un Atlante, di mappe geografiche e topografiche” di 19 tomi e un grande atlante in 5 volumi.  Nel X volume del 1843, si occupò dello STATO PONTIFICIO con due “Supplementi”. In uno di questi qua vi troviamo la descrizione della DELEGAZIONE DI PERUGIA, con al suo interno il “Distretto” di Città di Castello dove viene descritto anche il GOVERNO DI FRATTA che comprendeva anche i “Comuni di Montone e Pietralunga. 

 

Il nostro “Capoluogo”, era diviso al tempo con le sue 18 frazioni e 3 “Appodiati” (Civitella Ranieri, Poggio Manente e Preggio) , a loro volta con 10 frazioni complessive.

 

Questo testo è un documento notevole per le indicazioni geografiche, ma anche politiche e amministrative prima delle alienazioni religiose che avvennero con il Regno d’Italia, per il resto delle informazioni, che riportiamo completamente qua sotto, la descrizione delle origini della Città risente completamente delle conoscenze “storiche” del tempo, ovvero non sono molto accurate e sostanzialmente “letterarie”. Segnaliamo l’indicazione, inoltre, di “Raggio” per il torrente Reggia o Regghia. Giudizio simile si potrebbe dire anche a riguardo delle informazioni sull’Abbazia più importante del territorio, ovvero di S. Salvatore di Montecorona ed Eremo superiore, se non fosse per lo stato dell’organizzazione del sistema camaldolese qui riportato. Sistema organizzativo che scomparve nel giro di un ventennio con il con il Decreto dittatoriale dell’11 dicembre 1860, n. 205 del regio commissario generale dell’Umbria Pepoli.

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Per quanto riguarda la descrizione del territorio dell’Umbria lo Zuccagni-Oralndini riporta per esteso la divisione amministrativa dello STATO PONTIFICIO con la DELEGAZIONE DI PERUGIA  (con 4 DISTRETTI: Distretto di Perugia, Distretto di Città di Castello, Distretto di Foligno, Distretto di di Todi). 

Di nostro ristretto interesse è la descrizione del DISTRETTO DI CITTA’ di CASTELLO (con 2 Governi: Città di Castello e Fratta, 4 Comuni e 176 “Appodiati”). All’interno di questo ultimo “Distretto”, infatti, insiste il GOVERNO DELLA FRATTA. 

Per quanto riguarda “Governo della Fratta” la divisione amministrativa nel 1843 è la seguente: il “Capoluogo”, Fratta, con 18 “frazioni” (Castiglion dell’Abbate, Civitella di quà e di là, Leoncini, Migianella de’ Marchesi, Montalto con Cicaleto e Romeggio, Monte Acuto, Monte Castelli, Monte Migiana, Pieve di Migianella, Polgeto, Rasina, S. Cassiano, S. Giovanni di Certaldo, S. Giuliano delle Pignatte, S. Giuliano di Monte Corona, S. Silvestro dell’Arcelle,

Sportacciano, Verna)  e 3 “Appodiati”: Civitella Ranieri con 2 “frazioni” (S. Giovan Batista di Fratta, S. Giovanni Evangelista di Serra Partazio) , Poggio Manente con 3 “frazioni” (Monte Lovesco -in parte-, S. Paterniano di Pierantonio, S. Salvadore di M. Cosante -in parte-) e Preggio con 6 “frazioni” (Bastia Creti, S. Andrea in Penetole (annesso), Monestevole, Racchiusole, S. Bartolomeo dei Fossi, S. Paolo).

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Fig. 1-2-7:  Estratti dello  Zaccagni- Orlandini “Corografia Fisica, Storica e Statistica dell’Italia e delle sue Isole corredata di un Atlante, di mappe geografiche e topografiche”. Supplemento al volume X, Firenze, 1843

Lo Zaccagni - Orlandini  dopo aver descritto più lungamente Città di Castello, si sofferma sul nostro Paese e soprattutto sull’Eremo ed Abbazia di Montecorona. Qua sotto l’analisi che si riferisce a Fratta, oggi Umbertide.

 

 

 

 

GOVERNO DELLA FRATTA.

 

“Il cospicuo borgo della FRATTA, in antico Fracta, giace sulla sinistra riva del Tevere che ivi tragittasi sopra un ponte, inalzato non lungi dalla sua confluenza col Roggio. Il maggior tempio, di figura rotonda, ha titolo di collegiata ; attigui ad altre due chiese sorgono i conventi dei Conventuali e degli Osservanti, Resta. tuttora in piedi la torre, entro la quale fu racchiuso nel 1393 Fortebraccio dal capitano Tuzio, poi da Biordo, Michelotti liberato. Possiede questo comune un Ginnasio per la pubblica istruzione, varie benefiche istituzioni, ed , un elegante Teatro modernarmente aperto: nella posizione più deliziosa dei dintorni hanno i Cappuccini un convento. Quando debbasi prestar fede ad alcuni letterati dell’Etrusca Accademia Cortonese, presso le rive del torrente Carpino, che mette foce in Tevere non lungi dalla Fratta, avrebbe esistito il Foro di Giulio Umbro, Forum Julii Concubiense, con un tempio sacro a Vulcano, allusivo alla destrezza degli abitanti nei lavori di ferro e nel trattare le armi. Opinano intanto gli Umbri scrittori che sulle rovine del vetusto Pitulum sorgesse Fratta, per cura dei figli di un tale Uberto, i quali ne goderono poi la signoria: tale opinione potrà forse sostenersi, ma non si può occultare che da Plinio furono i Pitulani collocati nel Lazio. Tra le borgate di questo Governo sono comuni Pietralunga e Montone; nei confini municipali del capoluogo trovasi Monte Corona, meritevole al pari di essi di speciale menzione.

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Fig. 3-4: Stralci uniti della Carta orografica e della carta storico tematica romano-medievale, n base alle indicazioni dello Zuccagni-Orlandini i nomi scritti con caratteri latini indicano le località esistenti sotto il dominio dei Romani, in caratteri gotici “additano” le località del Medio Evo."Atlante Geografico degli Stati Italiani delineato sopra le migliori e più moderne mappe, per servire di corredo alla corografia fisica, storica e statistica dell'Italia, di Attilio Zuccagni-Orlandini (Firenze, 1844). Opera in due volumi. Da https://phaidra.cab.unipd.it/ distribuita con Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

Monte Corona, di eremiti Camaldolensi, è un Cenobio costruito in alpestre cima montuosa, cui però ascendesi per non disagevole tortuoso sentiero. Quel santuario è ricinto da mura molto elevale, alle quali fan corona abeti e cipressi. Il maggior tempio corrisponde sopra una piazza a piano inclinato; un portico, ed un atrio ne rendono più decorso l’accesso. Le interne pareti sono riccamente fregiate: la repartizione del vasto cenobio è consimile a quella di ogni altro monastero dello stesso ordine: oltre le isolale caselle degli eremiti, trovansi riuniti in un solo edifizio la Foresteria, l' Infermieria, il Definitorio pei mọnastici comizj: in segregata parte detta il Reclusorio si incontrano gli abituri degli eremiti, che si dedicano a vita più austera.

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Fig. 5: Carta politica della Delegazione di Perugia dello Stato Pontificio del 1843 dello  Zaccagni- Orlandini incentrata sulla “Fratta”. "Atlante Geografico degli Stati Italiani delineato sopra le migliori e più moderne mappe, per servire di corredo alla corografia fisica, storica e statistica dell'Italia, di Attilio Zuccagni-Orlandini (Firenze, 1844). Opera in due volumi. Da https://phaidra.cab.unipd.it/ distribuita con Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

I viali interposti tra le distaccate celle conducono al più elevato vertice, giustamente desiguato col nome di Belvedere, poiché si godono da esso incantevoli scene. Presso la falda boreale di Monte-Corona sorge in riva al Tevere l'Abbazia di S. Salvadore, ove risiede l' uffizio amministrativo dell' Eremo soprapposto: ivi abitano i monaci, per età o per incomodi, non più atti a sostenere la vita solitaria. La vasta chiesa , di antico ma elegante disegno, ha tre magnifiche navate con sotteranea confessione, ed è repartita in guisa che la sua più bassa parte servir possa di parrocchia, e la più elevata all' uffiziatura dei monaci. Grandioso è il chiostro; vasti sono i quartieri dell'Abbadia; ben coltivati gli orti e i vigneti che la ricingono. Dicesi che S. Romualdo ne facesse eseguire la costruzione quattro anni prima dell' Eremo toscano : nell' 1050 erane affidato il governo a S. Pier Damiani. Dai Camaldolensi passò per qualche tempo ai Cistercenşi : ne fu poi fatto Conmenda: nel 1524 il Commendalore Gabbriello da Fano, consacratosi alla vita eremitica, ne ricuperò il possesso e fece dargli la forma attuale. Sul declivio del soprapposto monte esisteva un vetustissimo oratorio consacrato a S. Savino: il perugino patrizio Beltramo ne fece dono nel 1209 ai Camaldolensi : tre secoli dopo il monaco veneto B. Paolo Giustiniani vi dedusse una colonia di eremiti, che costruirono i loro abituri; ma il loro numero crebbe poi in modo, che fu forza costruire l' Eremo attuale verso il 1510. Successivamente quel cenobio fu dichiarato capo della Congregazione Camaldolense di Monte-Corona.”

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Fig. 6: Stralcio Carta politica della Delegazione di Perugia dello Stato Pontificio del 1843 dello  Zaccagni- Orlandini incentrata sulla “Fratta”. "Atlante Geografico degli Stati Italiani delineato sopra le migliori e più moderne mappe, per servire di corredo alla corografia fisica, storica e statistica dell'Italia, di Attilio Zuccagni-Orlandini (Firenze, 1844). Opera in due volumi. Da https://phaidra.cab.unipd.it/ distribuita con Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

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Fonti:

-Attilio Zuccagni-Orlandini editò una “Corografia Fisica, Storica e Statistica dell’Italia e delle sue Isole corredata di un Atlante, di mappe geografiche e topografiche”. Supplemento al volume X, Firenze, 1843.

-Mappa Delegazione di Perugia dal vol. 2° di "Atlante Geografico degli Stati Italiani delineato sopra le migliori e più moderne mappe, per servire di corredo alla corografia fisica, storica e statistica dell'Italia, di Attilio Zuccagni-Orlandini (Firenze, 1844). Opera in due volumi. Da https://phaidra.cab.unipd.it/ distribuita con Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.

-  Carta dello Stato Pontificio sotto il dominio dei Romani e nel Medioevo. Nomi delle località usati dai Romani e nel Medioevo, coi nomi moderni corrispondenti.

- Carta orografica e idrografica dello Stato Pontificio. Altezze delle principali località. Prospetto dei principali prodotti minerali. 

- Carta moderna dello Stato Pontificio. Prospetto delle divisioni politiche dello Stato Pontificio.dal vol. 2° di "Atlante Geografico degli Stati Italiani delineato sopra le migliori e più moderne mappe, per servire di corredo alla corografia fisica, storica e statistica dell'Italia, di Attilio Zuccagni-Orlandini (Firenze, 1844). Opera in due volumi. Da https://phaidra.cab.unipd.it/ distribuita con Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

 

 

 

Fig. 4-5: Stralci uniti della Carta orografica e della carta storico tematica romano-medievale, n base alle indicazioni dello Zuccagni-Orlandini i nomi scritti con caratteri latini indicano le località esistenti sotto il dominio dei Romani, in caratteri gotici “additano” le località del Medio Evo."Atlante Geografico degli Stati Italiani delineato sopra le migliori e più moderne mappe, per servire di corredo alla corografia fisica, storica e statistica dell'Italia, di Attilio Zuccagni-Orlandini (Firenze, 1844). Opera in due volumi. Da https://phaidra.cab.unipd.it/ distribuita con Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

 

 

 

 

Fig. 6: Stralcio Carta politica della Delegazione di Perugia dello Stato Pontificio del 1843 dello  Zaccagni- Orlandini incentrata sulla “Fratta”. "Atlante Geografico degli Stati Italiani delineato sopra le migliori e più moderne mappe, per servire di corredo alla corografia fisica, storica e statistica dell'Italia, di Attilio Zuccagni-Orlandini (Firenze, 1844). Opera in due volumi. Da https://phaidra.cab.unipd.it/ distribuita con Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

Alexis de Toqueville

"When the past no longer illuminates the future, the spirit walks in darkness."


"Quando il passato non illumina più il futuro, lo spirito cammina nell’oscurità".

 

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