LA STORIA DEL TEATRO DEI RIUNITI

 

a cura di Fabio Mariotti

 

Dal libro “Progetto Recupero Restauro del Teatro dei Riuniti di Umbertide”













 

 

La storia del teatro dei Riuniti di Umbertide è legata non solo al teatro come edificio, ma anche a un'Accademia letteraria e teatrale che ebbe vita fin dal XVI secolo nella città. Per questo motivo riporteremo qui parallelamente notizie riguardanti entrambi gli argomenti. Va detto subito che tutta la documentazione prodotta dall'Accademia, cui appartenevano sicuramente certi “Libri degli atti accademici”, è andata perduta; la maggior parte delle notizie che abbiamo provengono dall'Archivio Comunale di Umbertide, da un dattiloscritto inedito di Renato Codovini sulla storia di Umbertide e dai ricordi di alcuni cittadini.

Tra le carte dell'Archivio Comunale vi è un manoscritto di un certo Filippo Natali (nato a Umbertide nel 1837, fu segretario comunale a Gualdo Todino dove morì nel 1922(1), intitolato: “Notizie sul teatro di Fratta (Umbertide) e sull'annessa accademia dei Riuniti” e datato novembre 1883 che ci tramanda delle notizie preziose.

Da esso sappiamo di un “istromento in data 7 marzo 1615 per rogito del notaio frattense Benedetto Santi” riguardante la nostra Accademia(2). E' questo il documento più antico che abbiamo (a parte un atto di costituzione, ma non il primo, dell'Accademia, del 1614). L'atto fu rogato alla presenza di otto membri della “Congregazione degli inestabili”(3) e di tre persone che chiedevano di entrare a farvi parte, alle quali fu accordato il permesso “essendosi fatto sopra le loro persone et virtù il colloquio et addunanza secondo lo stile di detta Congregazione”. A questa data l'Accademia degli Inestabili - così si chiamò fino al 1746 - aveva già un suo statuto e la prospettiva di “augmentare la detta loro Congregazione, acciò con le persone che sono in essa, e vi entreranno per l'avvenire, si possa fare progresso in atti virtuosi come conviene...”. A quell'epoca le Accademie rappresentavano un luogo di scambi assai liberi, ed anche raro in una società impoverita culturalmente. In esse fiorirono le produzioni poetiche non ufficiali come la satira, la poesia ditirambica e didascalica e più in generale il Teatro; ma vennero anche deputate all'educazione della nobiltà che qui esercitava le sue qualità per governare. Esse ebbero un forte carattere locale che raramente venne superato e a lungo andare la quantità dei loro prodotti andò a scapito della qualità.

Poco alla volta le azioni sceniche divennero lo scopo principale delle riunioni accademiche così che sorse l'esigenza di avere un luogo dove riunirsi adatto alle rappresentazioni. Si passò quindi da delle semplici sale a piccoli teatri che vennero utilizzati prima dai soli membri dell'Accademia, rispecchiandone perciò tutte le esigenze, poi divennero luoghi pubblici e le Accademie stesse nella maggior parte dei casi ne furono i “gestori”. A Umbertide sappiamo che, prima dell'attuale teatro ricostruito nel 1808 nel luogo dove era quello antico, sede dell'Accademia era una sala situata al primo piano di un edificio di proprietà del Comune, a cui si accedeva da una scala esterna in pietra. Nello stesso edificio vi erano l'abitazione del Commissario - di cui faceva parte la sala stessa -, l'Archivio a piano terra, la pubblica cancelleria e la prigione. Purtroppo non abbiamo notizie sull'attività dell'Accademia fino al 1746, ma possiamo supporre che fosse andata diminuendo per riprendere solo poco prima di questa data. Infatti, sempre dal Natali, che riporta una nota trovata all'inizio del “Libro primo degli atti accademici” veniamo a sapere “come si volesse ricostruire l'associazione nel 1746, chiedendo l'uso non solo ma la proprietà altresì del teatro al Comune, ...”. Si decise inoltre di redigere lo statuto dell'Accademia (4) “stabilendosi che l'Accademia dovesse avere di mira gli onesti ed utili divertimenti mediante la recitazione, che si componesse di un numero determinato di persone scelte fra il ceto civile le quali doveano pagare un canone annuo”; si dispose che si eleggessero annualmente un “Accademico Principe”, un Depositario e un Segretario addetto alla redazione degli atti accademici. Sempre in questa data infine fu cambiato il nome dell'Accademia da “Inestabili” a “Riuniti”, probabilmente proprio per fissare la volontà di cambiamento. Allora i membri dell'Accademia erano undici e fra essi figuravano i personaggi più in vista della cittadina: Prospero ed Annibale Mariotti (secondo il Lupattelli quest'ultimo nacque a Umbertide e non a Perugia, Giulio Cesare Fracassini, il famoso castrato Domenico Bruni che cantò nei maggiori teatri d'Europa(5), Francesco Guardabassi, ed alcuni membri delle più importanti famiglie di Umbertide: Ranieri e Bourbon di Sorbello. I nuovi accademici Riuniti scelsero come emblema la raffigurazione di una mano che stringe tre cordoni d'oro legati insieme, ed accanto il motto “Difficile solvitur”. Riguardo all'attività teatrale il Principe era tenuto a porre in scena una o più commedie durante il periodo di carnevale con intermezzi di musica e talvolta anche di ballo, mentre nelle altre stagioni i dilettanti filodrammatici dell'Accademia si esibivano in rappresentazioni di minor importanza. Di quest'epoca ci è pervenuto il testo di due “intermezzi a tre voci”: “La schiava per amore” e “Don Falcone”, “da recitarsi nel teatro di Fratta” e editi nel 1772 (Figg. 1-2); con molta probabilità essi vennero cantati proprio dall'allora quattordicenne Domenico Bruni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si conserva infine un sonetto di A. Mariotti del 1788 sempre per il

teatro di Fratta(6) (Fig. 3).

A questo periodo fa riferimento anche una curiosa notizia che

riportiamo dal Natali: “A titolo di curiosità e per mostrare quanto

spirito religioso si insinuasse nel petto dei giovani che allora si

dilettavano nella recitazione, noteremo come nel 1754, addì 1

febbraio l'Accademia teatrale, sulla domanda dei filodrammatici,

concede loro una recita libera, onde impiegare il ricavato per

suffragare le anime del Purgatorio! Quelli erano tempi! Quanta

differenza dai nostri increduli giovanotti! A mettere però un po’

d'acqua su questo bollente fervore, sappiano i bigotti che

l'Accademia nell'accordare il permesso, così esprimesi: “Purchè

non passi in esempio una tale protensione!”. Nel 1748, per la

prima volta, con un certo imbarazzo degli accademici, una

compagnia di giro di tal “Giovanni Gazzola, istrione” chiese di

poter utilizzare il teatro dei Riuniti. Nell'occasione portarono in

scena i personaggi di Pulcinella, Balanzone e Brighella. Da un

elenco delle rappresentazioni svoltesi nel teatro dal 1759 al 1795

e riportato dal Natali(7), citiamo due opere famose: il dramma del

Metastasio “La clemenza di Tito” dato nel 1759 (la prima avviene

nel 1741) ed il “Maometto” di Voltaire dato nel 1787 (la prima risale

al 1742). Fu solo nel 1783 che il Comune, sentito il parere della Sacra Consulta, concesse “per uso perpetuo dell'Accademia de' Riuniti.... la casa ove è il suo teatro,... la qual casa consiste in una sala che è il teatro, e la platea del medesimo, e due camere contigue a detta sala.”(8). Dal 1791 al 1798 Pio VI per motivi di sicurezza vietò tutte le manifestazioni in cui la gente potesse riunirsi e perciò fece chiudere tutti i teatri dello Stato Pontificio. Questa naturalmente fu anche la sorte del teatro di Umbertide. Per di più, appena riaprì, venne semidistrutto in occasione di uno scontro tra le truppe del Papa e un gruppo di rivoltosi aretini venuti a dar man forte agli insorti della valle Tiberina, cosicché rimase chiuso per altri quattro anni, fino al 1802, quando subì un primo restauro. Ma a quell'epoca cominciava già a prendere forma un progetto ben più importante per la costruzione di un vero e proprio teatro. Va detto anche che seguirono anni in cui l'urbanistica di Fratta subì molti cambiamenti e innovazioni tra cui la sistemazione della piazza, la torre dell'orologio, il ponte sulla Reggia, ecc..

Sempre nel 1802 l'Accademia decise di occupare le tre stanze a piano terra sotto il teatro, e comprò il legname per il rifacimento del tetto dell'edificio. Nel 1805 fu deciso di affidare a Giovanni Cerrini(9) il progetto per la costruzione del nuovo teatro: questo prevedeva tre ordini di 13 palchi l'uno, la platea, un capace palcoscenico con camerini annessi e due camere per l'Accademia(10). Tuttavia affinché si potesse raggiungere il numero di palchi e le misure stabilite dal Cerrini(11), fu necessario che il Comune concedesse anche uno “scioito” (passaggio) che correva tra le mura e l'edificio(12) in cambio del quale l'Accademia si impegnava al mantenimento delle mura.

Per avere un'idea della grandezza di Fratta a quell'epoca, basti pensare che nel 1826 contava due parrocchie e 1300 abitanti, mentre 8630 erano gli abitanti di tutto il territorio di Umbertide nel 1812 (purtroppo abbiamo solo questi dati, che comunque sono indicativi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra il 1810 e il 1812 furono fatte le decorazioni pittoriche dal perugino Giovanni Monotti(13) e dal Faina, le stesse che oggi vediamo riportate alla luce e restaurate dalla Ditta Guerri e Polidori. Si tratta di due fasce di decorazione lungo il secondo e il terzo ordine di palchi in cui sono raffigurate delle teste di insigni attori drammatici incorniciate da corone di alloro e intercalate con dei cigni. Il soffitto della platea era decorato con una pittura, anch'essa del Faina, che rappresentava Talia, musa della commedia(14); oggi non esiste più poiché il soffitto venne prima ridipinto e poi rifatto del tutto. Il Faina nel 1810 dipinse anche il telone del sipario con la storia di “Alcide al bivio” che, a detta di chi lo ricorda, era molto bello. Purtroppo esso è andato perduto in questi ultimi anni. Una lettera conservata nell'Archivio Comunale(15) e scritta tra il 1822 e il 1823 dai “capi delle famiglie di artisti” di Umbertide venne indirizzata al Delegato Apostolico di Perugia affinché intercedesse presso gli Accademici e il Comune per finire la decorazione del teatro e in particolar modo degli scenari, così da rendere finalmente agibile il teatro. Dal tono di questa lettera sembrerebbe che gli Accademici ritardassero la fine dei lavori per non consentire alla gente comune di entrarvi, tuttavia altri documenti testimoniano che già dal 1811 si davano rappresentazioni nel teatro. Secondo il Natali, che in questo caso si affida alla memoria degli anziani, il nuovo teatro venne inaugurato nel 1813 o 1814 con il Don Giovanni di Mozart; se ciò fosse vero - e ci sembra difficile - dovette essere una rappresentazione veramente eccezionale, visto che la stessa opera fu data per la prima volta in Italia nel 1811 a Bergamo e a Roma, poi nel 1812 a Napoli e nel 1814 a Milano(16).

Ma già prima dell'inaugurazione il nuovo teatro aveva ospitato la compagnia Mosso che da metà novembre 1811 a metà gennaio 1812 aveva rappresentato ben 17 opere in prosa, tra cui Voltaire e Goldoni(17). Al 1815 risale la messa in scena di due opere d'uno storico locale nonché professore di retorica: Don Antonio Guerrini(18): “Le colonne del sale” e “ll Pizzarro”. Nello stesso anno Domenico Bruni tenne concerti nelle chiese di Umbertide. Nel 1823 giunse la compagnia diretta da Luigi Salsilli che portò in scena ben 34 recite. Nel 1825 l'impresario Gasparo Zannini fece domanda per rappresentare nel teatro uno spettacolo con dieci ballerini, e chiese al Gonfaloniere una lauta somma come compenso; ma quest'ultimo, non potendo concedergliela, gli offrì gli introiti dei palchi di terz'ordine e del botteghino del caffè. L'anno seguente il Gonfaloniere non concesse invece il teatro alla “Compagnia d'opera in musica” di Filippo Troiani, composta da una prima donna e due buffi, adducendo come motivo lo scarso interesse dei suoi concittadini per quel genere di intrattenimenti. In questo secolo oltre a serate di prosa e di musica si usava il teatro per spettacoli di comici, acrobati e mimi, si organizzavano tombole e si davano balli. Nel 1857, dopo 45 anni, si volle rinnovare la decorazione pittorica del teatro; il lavoro venne affidato a un pittore di Assisi, Augusto Malatesta. Per valutarne la realizzazione sentiamo in proposito il parere del Natali: “il teatro come era dipinto dal Monotti e dal Faina, se non poteva dirsi splendido, e ben decorato, era peraltro migliore di quello che vediamo attualmente, ridotto in così misero stato nel 1857, da certo sedicente pittore Augusto Malatesta di Assisi che suppliva allo scarso ingegno con le raccomandazioni del frati e con la protezione del presidente di allora, e mentre coprii di uno strato di calce la volta della platea, che pure nel centro conteneva un quadro di qualche pregio, su cui era dipinta Talia, musa della commedia, vi sostituì alcuni trafori degni di figurare in una camera da letto e quattro figure di una impossibile anatomia, e di movenze così audaci e strambe, da farci meravigliare come possano reggersi anche dipinte lassù sull'intonaco. E' vero che furono tolti via dalle fasce dei palchi i pesanti cigni, le gravi corone e i più gravi medaglioni che incorniciavano i busti di sommi attori drammatici; ma a quella pittura cosa venne sostituito non dirò di bello ma di meno barocco? Si dette una mano di biacca che si chiamò per derisione marmo, vi si incastrarono attorno ai davanzali, malamente, delle piccole cornici di legno, e vi si dipinse con un turchino sbiadito un fregio che stona maledettamente con le pitture (le chiameremo così) della volta e col pesante zoccolo figurante un marmo, o meglio acciottolato a colori, non descritto né conosciuto da verun geologo mentre sopra i pilastri che separano i palchetti applicò tre foglie che sembrano altrettanti farfalloni di una fauna incognita.” Nella foto del 1916 qui riportata (fig.7) sono probabilmente riprodotte le decorazioni del Malatesta prese di mira dal Natali mentre quelle che vediamo oggi sono quelle più antiche del Monotti e Faina.

Nell'Ottocento fu direttore del teatro per 30 anni l'insigne storico perugino Luigi Bonazzi, il quale fu anche un apprezzato attore drammatico.

Se fino al 1867 l'offerto di musica fu esigua, tra il 1868 e il 1881 si rappresentarono invece diverse opere musicali: nel 1871 “La Traviata” di Giuseppe Verdi (18 anni dopo la prima veneziana), portata da uno dei più noti imprenditori del momento, Vincenzo Paoli di Firenze, che si impegnò per 12 rappresentazioni, dal 10 novembre al 10 dicembre, con parte della sua orchestra e l'intero compagnia. Nel 1881 fu in cartellone “La Sonnambula” di Vincenzo Bellini. Tuttavia per mettere in scena tali opere il teatro finì sempre con l'andare in perdita. Per questo nel 1886 si discusse a lungo prima di decidere di elevare la quota annua degli Accademici a 200 lire. Una curiosa notizia ci è trasmessa dalle delibere della giunta del 1869. Si risolse infatti di illuminare “a cera stearica” il teatro per la sola sera del 6 giugno, “in occasione della festa dello statuto”, data in cui vennero organizzate grandi celebrazioni in Fratta; generalmente invece il teatro era illuminato a gas.

Dal 1887 al 1890 il teatro rimase chiuso per effettuare dei lavori ritenuti necessari in seguito alle disposizioni sulla sicurezza nei teatri. Nel 1897 uscì ancora un nuovo regolamento e la commissione incaricata di ispezionare il teatro di Umbertide stabilì che esso poteva contenere un massimo di 450 persone: 200 nella platea, 200 nei palchi, 50 sul palcoscenico. Ordinò l'apertura di altre due porte verso l'esterno e un sistema antincendio con prese d'acqua. L'inadempienza del teatro alle nuove normative tuttavia non impedì la prosecuzione dell'attività sino al 1906, allorché venne nuovamente chiuso per ingiunzione dell'ufficio di Pubblica sicurezza. Nel 1910, 271 cittadini firmarono una petizione per sollecitare la riapertura del teatro, ma sappiamo che solo nel 1913 i restauri vennero ultimati. Nello stesso anno venne stilato un nuovo statuto dell'Accademia dei Riuniti nel quale si ribadisce che: “La sede dell'Accademia è nello stesso teatro dei Riuniti, di sua proprietà” (articolo 2), e che “La Società è costituita da tutti i comproprietari dei palchi...” (articolo 5).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Negli anni del Fascismo il teatro si chiamò anche “solo cinematografica del dopolavoro” perché vi si proiettavano film, oltre alla rappresentazione di operette e di recite degli alunni delle scuole. Ma quello che più ricorda la gente sono le feste e i balli che lì avevano luogo. Ci si arrangiava così: si faceva venire da un bar il buffet (nel teatro non ce ne fu uno fino agli anni sessanta); per l'illuminazione ognuno portava una o due lampade ad acetilene che poggiava sui davanzali dei palchi; si liberava la platea dalle sedie e, per riscaldarsi, sopra il palcoscenico si metteva una damigiana con un rubinetto che permetteva di attingere vino dalla buca dell'orchestra dove a quel punto non mancava proprio più niente...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È in quest'epoca che la struttura interna del teatro venne modificata. Negli anni precedenti al Quaranta questa destinazione a sala cinematografica fu in qualche modo ufficializzata nella nuova denominazione della Società e del Teatro: “Teacine”. Negli anni Sessanta il Teacine, praticamente poco più che agibile, venne rilevato da una società che lo ristrutturò alla meglio allargandone il palcoscenico e riaprendolo al pubblico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A causa di questi cambiamenti peggiorò l'acustica della sala e andò perduto il sipario del Faina. Malgrado il degrado della struttura muraria, tuttavia l'Accademia dei Riuniti ha ripreso la sua attività da 25 anni e oggi è costituita da una compagnia di trenta dilettanti, dai 15 ai 60 anni, che porta il suo vario repertorio in rassegne nazionali e partecipa a scambi con altre nazioni europee. Non solo, ma Umbertide è anche diventata la sede di un festival di teatro dilettante, “Teatro in Umbria”, che dopo cinque anni di vita è oggi di livello internazionale. Tutto ciò, a conclusione di queste pagine di storia, avvalora l'esistenza di una tradizione e di un interesse per il teatro vivi e sentiti nella città che giustificano il ripristino dell'edificio e auspicano un uso appropriato dello stesso.

GALLERIA FOTOGRAFICA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note:

1) Filippo Natali, umbertidese, frequentò la facoltà di giurisprudenza a Perugia e si arruolò al seguito di Garibaldi. Scrisse: una storia di Umbertide inedita, “Escursione intorno al lago Trasimeno”, “Storia dello Stato libero di Cospaia” e varie cose su Gualdo T. (dc: G. Briziarelli, 1959). II manoscritto sul teatro si trova presso l'Archivio Comunale di Umbertide, b.383, Oggetti vari.

2) Archivio Comunale Umbertide, Fondo notarile, protocollo 482.

3) Questo genere di appellativi veniva dato alle Accademie per sottolinearne il particolare carattere...

4) Questo statuto subì qualche modifica nel 1769 ed ancora, sotto l'influenzo delle nuove idee propagandate dalla Rivoluzione francese, nel 1808.

5) Domenico Bruni, 1758-1821. Fu a Pietroburgo per tre anni alla corte dell'imperatrice Caterina, poi in Sassonia, Polonia, Inghilterra e Francia. Nel 1797 tornò a Umbertide per occuparsi di scuole di musica. Nella sua città ricoprì cariche pubbliche: Moire e Gonfaloniere. (da Don A. Guerrini, 1883).

6) Questi testi sono conservati presso la Biblioteca Comunale Augusta di Perugia.

7) Nel 1759 “La clemenza di Tito”; nel 1754 “ll vecchio deluso” e “Demetrio”; nel 1765 “Pulcinella potestà”; nel 1768 “La letterata”; nel 1769 “Sirce”; nel 1770 “L'avaro punito”; nel 1774 “Pulcinella finto giuocatore”; nel 1776 “Pulcinella dalle tre mogli” e “La finta malata”; nel 1778 “La moglie, disperazione del marito e il tutore”; nel 1783 “La Madonna...”; nel 1787 “La grotta delle mummie” e “Il Maometto” di Voltaire; nel 1795 “ll corsaro in Marsiglia” e “La donna colpevole”. Quasi tutti questi componimenti teatrali venivano messi in scena con intermezzi di musica a quattro o più voci e spesso con ballo. (vedi manoscritto Natali).

8) Archivio Comunale Umbertide, notaio Vittorio Paolucci, prot. 862.

9) Di Giovanni Cerrini sappiamo che a Umbertide egli fece anche il ponte sulla Reggia (progettato nel 1804 e finito nel 1814), un progetto per un campanile sopra la torre della rocca e vari altri lavori.

10) Archivio Comunale Umbertide, notaio Tommaso Paolucci, prot. 923/4.

11) Il Cerrini le aveva “confrontate colla larghezza dei palchetti del teatro recentemente costruito nella terra di Panicale”.

12) A questo proposito va ricordato che i due archi tamponati, ma lasciati in vista dall'attuale restauro situati sotto il palcoscenico su due muri che formano un angolo di 90 gradi, creavano un passaggio nello spigolo dell'edificio che permetteva il proseguimento dello “scioito” sopra menzionato (anche il palazzo adiacente al teatro, in origine, non giungeva sino alle muro).

13) Giovanni Cerrini e Giovanni Monotti frequentarono insieme l'Accademia di Belle Arti di Perugia e nel 1791, come prova d'esame di disegno nella classe del Prof. Baldassarre Orsini, presentarono un progetto per una cappella corale nel Duomo di Perugia col quale ottennero il primo premio.

14) La musa Talia è generalmente rappresentata con un cartiglio, una viola o altro strumento e dal XVII sec. anche con una maschera.

15) Archivio Comunale Umbertide, b.28.

16) Le successive rappresentazioni furono: a Torino nel 1815, a Firenze e Bologna nel 1817, a Parma nel 1821, ecc..

17) Ecco l'elenco di quelle opere riportato nel manoscritto del Codovini: 14 novembre 1811: II cavalier d'onore, del Sig. Avelloni. 16 detto: La Semiramide, del Sig. Voltaire, tradotta dal Sig. Cesarotti. 17 detto: II pazzo per amore, inedito. 17 detto: Carlotta e Werter, del Sig. Sagrasti. 19 detto: Il Diogene, del Sig. Chiari. 20 detto: La Ginevra di Scozia, tragedia del Sig. Miller, 21 detto: Clementina e Dalmanzi, del Sig. Avelloni. 23 detto: La Giustizia arriva fin sotto terra, dramma inedito. 24 detto; Lo specchio dell'ostinazione, inedita. 25 detto: Le gelosie di Agapito e Silvestro, del Sig. Giraud. 26 detto: La riconciliazione fraterna, del Sig. Zozebue. 27 detto: La sposa persiana, del Sig. Goldoni. 28 detto: replica della “Riconciliazione fraterna”. 30 detto: Replica della “Semiramide” del Voltaire. 1 Dicembre: La Zaira, del Sig. Voltaire. 3 detto: S. Francesco al campo di Corrodine, inedita. 4 detto: (illeggibile), del Sig. D'Armand. 8 detto: Il convito di Baldassarre, del Sig. Dirghieri. 10 detto: La conversione di S. Margherita da Cortona, inedita. 11 detto: replica della suddetta.

18) Don A. Guerrini (1780-1845) fu un insigne letterato, professore di retorica a Umbertide, scrisse “Storia della terra di Fratta” pubblicata, non finita, dopo la sua morte, nel 1883. (Vedi la biografia che ne fa Antonio Mezzanotte come introduzione al libro sopra citato).

 

Dal libro “Progetto Recupero Restauro del Teatro dei Riuniti di Umbertide” – Tema editrice, 1990 – La storia del Teatro dei Riuniti, a cura di Flavia di Serego Alighieri

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

- Don A. Guerrini, Storia della terra di Fratta dalla sua origine fino all'anno 1845, Città di Castello, tip. Tiberina, 1883.

- G. Brizziarelli, Umbertide e umbertidesi nella storia, Città di Castello, 1959. R. Sabatini, Teatri umbri, Perugia, 1981.

- B. Porrozzi, Umbertide e il suo territorio, Città di Castello, s. d.. Teatri, luoghi di spettacolo e accademie a Montepulciano e in Valdichiana, Catalogo mostra, Montepulciano, 1984.

 

FONTI

- Archivio Comunale di Umbertide

- Renato Codovini, Storia di Umbertide - sec. XIX, dattiloscritto inedito.

14.jpg
16.jpg
1.jpg
2.jpg
3.jpg
4.jpg
5.jpg
6.jpg
7.jpg
10.jpg
8.jpg
17.jpg
18.jpg
9.jpg
19.jpg
11.jpg
15.jpg
12.jpg
13.jpg
20.jpg