Personaggi Storici del Novecento

In questa sottosezione proponiamo le biografie di alcuni personaggi che hanno avuto un ruolo nella storia della città.

a cura di Simona Bellucci

Astorre Bellarosa 

Nasce nel 1895 ad Umbertide in una famiglia che comprende padre, madre e dodici figli. Rimasto orfano di padre da bambino, il nonno, cocchiere presso la famiglia Marinelli, si prende cura della numerosa prole e Astorre può continuare a studiare fino all’ottava classe. Dopo la scuola, apprende il mestiere di falegname, ma nel 1915 all’età di 20 anni, è richiamato in guerra e combatte sul Carso dove rimane ferito, riportando una lesione lieve ma permanente, ad una mano. Al ritorno dalla guerra si sposa con l’umbertidese Tecla Beati, da cui avrà tre figlie, delle quali la seconda muore in tenera età. Riesce ad aprire una segheria in Via Roma con un socio Riego Maccarelli, noto antifascista, che impiega anche diversi dipendenti, esercitando il mestiere di falegname con grande maestria. Animato da profonde convinzioni politiche, aderisce al Partito Comunista Italiano fin dalla fondazione e rimane profondamente attaccato alla sua fede politica anche durante il ventennio fascista. L’adesione al comunismo è sempre coniugata con la grande ammirazione per Giuseppe Mazzini, di cui studia da autodidatta il pensiero politico e non rinuncia mai a portare il cravattino repubblicano. È sottoposto ad un’aggressione da parte dei fascisti prima che salissero al potere e le minacce si ripetono anche durante il ventennio, tanto che tiene sempre una corda ed un coltello nella sua camera posta sul retro di via Roma, da cui qualche volta scappa in tutta fretta. Dopo il bombardamento di Umbertide, sfollato a Serra Partucci, vede dall’alto andare a fuoco la sua segheria, incendiata dai nazifascisti per ritorsione. Il socio Riego, catturato, è portato in carcere a Perugia, torturato e poi rilasciato. Finita la guerra, continua ad esercitare il mestiere di falegname ma come dipendente, poi apre un bar in via Roma. 

Diventa sindaco nel 1945, prima nominato dagli Alleati e poi eletto nell’aprile 1946 fino al 1952. In seguito, continua l’attività amministrativa come assessore nella seconda giunta del sindaco Serafino Faloci. Dopo la fine dell’esperienza amministrativa, rimane attivo in politica, intransigente dal punto di vista morale quanto generoso e amante della compagnia nella vita privata. Nel 1969, anno della morte, vuole un funerale laico la mattina di buonora ed essere seppellito sotto terra, qualora non fosse stata possibile la cremazione. I suoi ex-dipendenti gli costruiscono una bara di legno povero come aveva disposto e lo portano a spalla fino al locale cimitero . 

Francesco Alunni Pierucci 

Si può parlare di lui come dell’esponente politico e sindacale più illustre di Umbertide nel novecento . Nasce il 4 giugno 1902 da una famiglia contadina formata dal padre Alessandro, dalla madre Matilde Pasquini, dai fratelli Astorre e Antonio e dalle sorelle Linda e Veronica. All’età di due anni perde il braccio destro a seguito di un incidente e, a causa della menomazione, i genitori con grandi sacrifici gli fanno proseguire gli studi. Frequenta fino al terzo istituto tecnico superiore, cosa che gli permette in seguito di guadagnarsi da vivere, impartendo lezioni di matematica. 

La famiglia è mandata via dal podere dopo l’uccisione di un suino senza il permesso del proprietario durante la prima guerra mondiale e Francesco cresce in questo clima di sopraffazione, maturando un senso profondo di ribellione di fronte dell’ingiustizia ricevuta. A 15 anni si era iscritto alla sezione socialista di Umbertide ed in seguito, dopo la scissione comunista, si iscrive al PCI diventando segretario della sezione dell’Alto Tevere. Preso di mira dai fascisti, nel dicembre 1923 espatria a Nizza, dove si trovavano già i fratelli, qui apre un negozio di generi alimentari e diviene coordinatore di un gruppo di emigrati politici antifascisti. A Nizza conosce anche Sandro Pertini, nel 1933 si trasferisce a Tolone e poi a Lione. 

 

Nel 1940, al tempo della Repubblica di Vichy, è internato nel campo di concentramento di Vernet. Viene poi consegnato alle autorità italiane e qui passa varie carceri ed infine è inviato al confino a Maierà. Tornato a Perugia dopo il 25 luglio 1943 riprende l’attività politica in Alto Tevere, facendo parte del CLN ma a novembre, a causa di una soffiata, è arrestato e torturato. Rimane in carcere fino alla liberazione di Perugia nel 1944, in seguito riprende l’attività politica e sindacale fino a diventare segretario nazionale delle tabacchine CGIL. Dopo la guerra sposa una partigiana ligure, 

Mirella Alloisio, che diventa la sua inseparabile compagna. Nel 1948 è eletto senatore per il PCI nel collegio dell’Alto Tevere. Dal 1952 al 1958 è sindaco di Città di Castello. Sarà, poi, fondatore del giornale “Il solco”, che si rivolge ai contadini e si occupa anche del movimento cooperativo, riuscendo a risanare la situazione critica del Molino di Umbertide. Nell’ultima parte della sua vita pubblica, scrive diversi libri sulle lotte politiche del movimento operaio e contadino in Umbria. Muore nel 1985. 

 Antonio Rossetti

Antonio Rossetti è un contadino delle Petrelle di Umbertide, nato nel 1915 che, da segretario della locale Camera del Lavoro, è l’animatore delle rivendicazioni dei mezzadri nel dopoguerra, nonché consigliere comunale eletto fra le fila del Partito Comunista per tre volte consecutive nel 1946, 1952 e 1956. Ricoprì la carica di assessore comunale nella seconda legislatura dal 1952 al 1956. Di lui si ricorda che, per organizzare la lotta sindacale, arrivava perfino a Gubbio e ritornava a notte fonda in bicicletta. 

Schivo e riservato quanto determinato nell’azione, Rossetti, nel clima acceso degli scioperi per il lodo De Gasperi, ossia per la divisione dei prodotti fra il proprietario e il mezzadro al 53%, è accusato, insieme ad altri sindacalisti dell’Alto Tevere, di avere estorto firme di accettazione del lodo da parte dei contadini e passibile di arresto preventivo prima del processo a lui intentato. 

Si dà alla latitanza, tenuto nascosto dai contadini della zona di Faldo e Petrelle, si costituisce qualche mese dopo ed è condannato, scontando anche qualche mese in carcere. Niente poteva piegare il tenace organizzatore che, uscito di prigione, si dà subito da fare per mettere in piedi un’impresa ancora più ambiziosa: la nascita del Molino Popolare di Umbertide di cui fu presidente. Travolto dalla crisi del Molino nel 1964, sconta, in qualità di esponente più in alto, responsabilità gestionali più grandi lui. 

Si ritira, da allora, a vita privata, coltivando un pezzo di terra insieme alla moglie Elisabetta, tabacchina, nelle sue Petrelle, probabilmente amareggiato dalla vicenda che lo ha investito. I suoi meriti di infaticabile attivista sono stati rimossi e non sufficientemente ricordati nemmeno in occasione della scomparsa, avvenuta nel 2013

Fonti: Simona Bellucci: Umbertide nel XX secolo 1943-2000, Nuova Prhomos, 2018.

 
 
 

EBE IGI

 

 

La storia della giovanissima virtuosa del violino

strappata alla vita da un destino crudele e drammatico

 

A cura

di Fabio Mariotti

di Amedeo Massetti

 

Una violinista di raro talento. Oggi sarebbe ricordata tra i grandi musicisti umbri e non solo, se una grave malattia non avesse stroncato la sua giovanissima vita. E Umbertide l’avrebbe annoverata tra i suoi tanti personaggi famosi.

Ebe Igi, figlia di Ivo ed Eletra Butturi, era nata ad Umbertide, in via Mancini, il 26 agosto 1912 da una famiglia della piccola borghesia cittadina: il padre impiegato comunale, la madre casalinga. Abitava in via Petrogalli n. 6, nel cuore del quartiere di S. Giovanni. Aveva cominciato lo studio dello strumento agli inizi del 1921, a nove anni, unica ragazza di un gruppo di giovani che frequentavano la scuola di violino del professor Decio Ajò, da poco istituita in paese col nome di “Scuola d’arco”, e alla quale il Comune erogava un contributo di 150 lire al mese. La Giunta, presieduta da Settimio Rometti, primo sindaco socialista di Umbertide, il 19 gennaio 1921 aveva deliberato anche di istituire dieci posti gratuiti, riservati ai giovani tra gli 8 e i 14 anni di famiglie non abbienti: tre ragazzi avevano presentato la richiesta di iscrizione alla scuola. Il maestro Ajò insegnava stabilmente a Gubbio e veniva ad Umbertide una volta la settimana. Ma Ebe, molto appassionata alla musica, si recava con la mamma altri due giorni nella città di Sant’Ubaldo, con il treno dell’Appennino, per prendere altre lezioni da lui. Studiò poi a Bologna con il maestro Supino come a volte ricordava la sorella, Vittorina Igi, morta quasi centenaria a Frascati il 22 giugno 2004.

I genitori seguivano attenti l’attività musicale della figlia, assecondandone la passione. La piccola Ebe si rivelò molto dotata e proseguì con profitto gli studi per nove anni. La sua arte non passò inosservata ad Umbertide dove ancora studentessa tenne applauditi concerti come solista, accompagnata al pianoforte dal maestro Alessandro Franchi, direttore della banda musicale, o dal pianista e compositore Raffaele Zampa, grande musicista oltre che notaio.

La ragazza si diplomerà in “Magistero di Violino” nel 1930 presso la Regia Accademia Filarmonica di Bologna, con il maestro Angelo Consolini, uno dei massimi esponenti della scuola d’archi bolognese, con la “magnifica votazione” di 30/30, “premio meritatissimo alla sue nobili fatiche” ed al suo “felicissimo temperamento di violinista”. Ma non potrà veder realizzato il sogno di una brillante carriera perché morirà nell’ospedale di Perugia, appena diciottenne, pochi mesi più tardi, il 12 novembre 1930. Il suo decesso repentino e immaturo colpì molto gli umbertidesi dai quali era conosciuta ed amata: tutto il paese partecipò ai funerali.

Per la sua tomba sotto i “portici”, nell’emiciclo destro del cimitero di Umbertide, il giovane artista Corrado Cagli, allora direttore artistico alle Ceramiche Rometti, scolpì un lucente bassorilievo di ceramica in “Nero Fratta”, in cui è raffigurato un volto di donna reclinato all’indietro, poggiato su un’ala, un ramoscello reciso ed un violino che pare irrimediabilmente abbandonato.

Un coro polifonico porta oggi ad Umbertide il suo nome: il Chorus Fractae Ebe Igi. È stato costituito da un gruppo di appassionati nel 2000, sotto la guida del professor Nicola Lucarelli. Attualmente è diretto dal maestro Paolo Fiorucci, conta oltre trenta coristi, ha un repertorio che spazia nei più vasti campi, dal classico – tradizionale al moderno. Ricorrendo quest’anno (N.d.r. 2012) il centenario della nascita di Ebe, i componenti organizzeranno una manifestazione in suo onore in cui ne ricorderanno le straordinarie doti musicali, facendone conoscere la vita e l’attività artistica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcune notizie sui concerti della giovanissima Ebe

riprese dai giornali dell’epoca

 

La scuola comunale di violino, nel 1926, funzionava bene ed erano tanti i giovani umbertidesi che la frequentavano. Domenica 14 marzo, nel teatro del Patronato Scolastico, si svolse un saggio musicale degli allievi di Umbertide e Gubbio della scuola diretta dal professor Decio Ajò. Il pubblico era numeroso, “grandi applausi salutarono la fine di ciascun pezzo dell’interessante programma, eseguito alla perfezione dai singoli allievi, fra i quali si distinsero Cardinali e la signorina Igi” (L’Assalto, Perugia, 18-19 marzo 1926). Ebe Igi era tra gli allievi migliori: applauditissima a soli quattordici anni nei suoi assoli di violino. Grande entusiasmo suscitò nella serata la sinfonia della Gazza Ladra (fu richiesto il bis), “magistralmente diretta dal maestro Franchi mentre al piano sedeva con la nota valentia il dottor Zampa”.

 

Il 31 marzo 1929 il maestro Alessandro Franchi accompagnò al pianoforte un concerto di violino di Ebe Igi. La ragazza, diciassettenne, stava per diplomarsi all’Accademia Filarmonica di Bologna sotto la guida del maestro Consolini. Suonò nella sala grande del Circolo “L’Unione” davanti a un numeroso pubblico, in prevalenza femminile. Un enorme successo. L’esibizione fu molto applaudita, soprattutto nel nono Concerto di Beriot dove la violinista aveva “dato prova di possedere dolcezza e robustezza di cavata, intonazione perfetta e un senso interpretativo veramente sorprendente” (Il Messaggero, Roma, 9 aprile 1929).

Non era la prima volta che il maestro suonava insieme alla giovane Ebe, ragazza che stimava per le sue rare doti musicali e cercava di valorizzare in ogni modo.

Franchi accompagnerà Ebe al pianoforte anche la sera del 22 settembre, in un concerto tenuto in un’aula dell’asilo d’infanzia. La ragazza si esibirà con lui anche la sera successiva al Circolo “L’Unione” di Umbertide.

 

Domenica 11 maggio 1930, la “professoressa Ebe Igi” tenne un altro concerto di violino accompagnata dal maestro Franchi. Si era appena diplomata con il massimo dei voti all’Accademia Filarmonica di Bologna. Ad organizzare l’audizione musicale era stato il preside delle scuole di Avviamento professionale, Falorni, che aveva invitato i musicisti nella sala grande dell’istituto. Un numeroso pubblico, composto da scolaresche, dal Podestà, da autorità politiche e da insegnanti ascoltò con interesse i due bravi musicisti, che ebbero uno straordinario successo (La Nazione, Firenze, 18 maggio 1930). Ebe era considerata una “vera e grande artista dall’esecuzione impeccabile” (La Tribuna, Roma, 14 maggio 1930), che sapeva “far uscire dal suo “Bresciano” effetti di dolcezza e di intensa sonorità veramente sorprendenti” (La Nazione, Firenze, 18 maggio 1930). Franchi, al solito, accompagnava al piano “con quella coscienza e competenza artistica che sempre lo avevano contraddistinto”. Il programma era impegnativo ed interessante (Parte 1ª: Simonetti, Madrigale; Frontini, Serenata Araba; Bruch, Concerto (op. 26): a) Allegro moderato, b) Adagio, c) Finale energivo. Parte 2ª: D’Ambrosio, Canzonetta; Franchi, Intermezzo melodico; Paganini, La caccia; Wiennawski, a) Leggenda, b) Scherzo tarantella); l’esecuzione della musica “fu nella realtà magistrale” e la “virtuosità della violinista ebbe campo di mostrarsi nelle più ampie forme dando prova di un sentimento profondamente espressivo ed educato” (La Nazione, Firenze, 18 maggio 1930).

Fonti:

Ricerca storica di Amedeo Massetti - 2012

 

 

Programma del concerto al circolo "L'Unione" 

Gruppo archi maestro Ajò a Gubbio

Gruppo archi al Teatro dei Riuniti
Lapide in nero Fratta di Corrado Cagli
 

FRANCESCO ANDREANI

a cura di Fabio Mariotti

 

Sindaco illuminato dei primi anni del secolo scorso

Francesco Andreani, avvocato, ricoprì la carica di Sindaco di Umbertide dal 5 febbraio 1910 al 4 novembre 1919. Stimato da tutti, svolse il suo ruolo con competenza e lungimiranza. A lui si deve la costruzione del grandioso edificio delle scuole elementari di Umbertide, dell’architetto Osvaldo Armanni, e di altre importanti opere pubbliche. Oltre a questo, alla sua amministrazione si deve la costruzione delle scuole rurali, molto importanti per quei tempi, di San Benedetto, Pian d’Assino e Badia di Montecorona progettate dall’ing. Sozzi, le case popolari di via XX settembre, il viale Cesare Battisti dietro la stazione ferroviaria, il ponte sul torrente Rio che rese più agevole e sicuro il collegamento con Montone. Nel 1915 arrivò anche l’energia elettrica. Poi la guerra portò notevoli ristrettezze economiche che limitarono notevolmente anche il bilancio comunale.

La sua Giunta era composta da Giuseppe Guardabassi, Rolando Santini, Carlo Bebi, Alberico Bebi, Silvio Ramaccioni e Quintilio Pucci.

 

La famiglia di Francesco Andreani, originaria del Colle di Montecorona, si trasferì ad Umbertide negli ultimi decenni dell’Ottocento per gestire un negozio di generi alimentari e un pastificio in piazza Umberto I (odierna piazza Matteotti), nei locali dell’attuale banca.

 

Nato il 19 luglio 1861 da Michele Andreani e da Francesca Fuscagni, Francesco si laureò brillantemente in giurisprudenza presso l’Università degli studi di Perugia. Fu civilista di fama, dall’oratoria “polemica e convincente”. Esercitò la professione a Perugia, con frequenti ritorni a Umbertide dove ricoprì la carica di Sindaco per circa un anno, nel 1890, quando la vittoria elettorale dei socialisti-repubblicani rovesciò, per la prima volta nella storia cittadina, l’amministrazione dei conservatori; fu ancora Sindaco ininterrottamente dal 1910 al 1919. Per vari anni fu anche consigliere comunale ed assessore al comune di Perugia. (nella giunta di Ulisse Rocchi che portò a Perugia trasporti pubblici e acqua) Francesco Andreani non aderì ufficialmente ad alcun partito, anche se di sentimenti marcatamente repubblicani. Iscritto alla Massoneria, condivise l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915 contro l’Austria e svolse intensa propaganda patriottica. Non volle aderire al fascismo che nel 1919 iniziava l’ascesa al potere con violenze e soprusi. A Perugia, con altri cittadini, riordinò e fece funzionare una squadra di volontari per i casi d’infortunio denominata “Croce Bianca”, collaborò per fondare, nel 1909, il “Ricreatorio laico XX Giugno” per ragazzi, si adoperò attivamente alla realizzazione dell’Università popolare. Con Francesco Buitoni, Leone Ascoli e Annibale Spagnoli, Francesco Andreani costituì a Perugia, il 30 novembre 1907, una fabbrica di confetti che poi sarebbe diventata la “Perugina”. Nel 1910 fu candidato delle sinistre nel Collegio di Perugia 1º, per le elezioni al parlamento nazionale, ma fu battuto dal liberal-monarchico Romeo Gallenga. Morì il 21 marzo 1932. Il Comune di Umbertide, il 30 ottobre 1947, gli intitolò una via.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’imponente edificio scolastico (Oggi scuola elementare Garibaldi)

 

Era insediata da appena un anno che la giunta Andreani, nei primi mesi del 1911, incominciò a porsi il problema delle scuole del capoluogo e delle frazioni. In una delibera del 26 marzo si affermava che “nel capoluogo il fabbricato attuale è insufficiente e poco decoroso. Nella campagna per qualche scuola è stato impossibile di trovare il locale e per alcune altre vi sono aule assolutamente indecenti e poco adatte per lo scopo cui sono destinate. E’ perciò indispensabile di costruire, anzitutto nel capoluogo, un nuovo edificio rispondente a tutte le esigenze didattiche moderne ed altri per le scuole di campagna che mancano di un locale decente e possibile”.

Il progetto della nuova scuola del capoluogo venne affidato all’architetto prof. Osvaldo Armanni, personaggio di alto spessore professionale e consolidata esperienza famoso, fra l’altro, per aver progettato a Roma il Palazzo di Giustizia, meglio conosciuto come il “Palazzaccio” e la Sinagoga. Era nato a Perugia da una famiglia originaria di Assisi per la quale progettò l’ultima sua opera, il Convitto Nazionale”Principe di Napoli”.

Le dimensioni dell’edificio nascevano dalla necessità di avere a disposizione almeno 20 classi per la frequenza di 457 alunni, più gli uffici ed i vari servizi. C’era piena consapevolezza di andare incontro ad una spesa di notevoli dimensioni, tanto è vero che inizialmente era stata prevista la spesa di oltre 220mila lire, ridotta poi a 200mila lire per imposizione del Ministero della Pubblica Istruzione su richiesta dell’opposizione che chiese una riduzione del costo dell’intervento. Questo comportò, fra l’altro, la cancellazione della palestra che era stata prevista nel progetto iniziale.

I lavori presero il via nell’estate 1914 per terminare nel marzo 1917. Tre anni appena per un lavoro impegnativo con i mezzi tecnici del tempo. Durante l’inverno 1917-1918 l’edificio fu utilizzato come ospedale militare per i feriti della Prima Guerra Mondiale. Solo il 5 aprile 1919 le quattordici classi elementari si insediarono nella nuova struttura.

A distanza di 100 anni, nel novembre dello scorso anno, la scuola Garibaldi ha festeggiato in grande stile il suo centenario di vita con tutte le sue componenti attuali, con le autorità cittadine e con le centinaia e centinaia di studenti che nel corso degli anni hanno frequentato le sue aule.

La Dirigente Scolastica dott.ssa Silvia Reali ha così commentato l’evento: “Sono molto contenta di essere parte della scuola Garibaldi e di poter festeggiare insieme al corpo docente, al personale tutto, agli alunni e alle famiglie questo evento così prestigioso. Poche scuole vantano tanta storia e un’architettura così bella e, direi, moderna per le intuizioni che l’architetto ha avuto nel creare ambienti di apprendimento vari, luminosi, ampi e davvero accoglienti”.

 

 

 

La foto di Francesco Andreani è di Bruno Porrozzi

Le foto della scuola sono dell'Archivio fotografico storico del Comune di Umbertide

La foto del Centenario è di Fabio Mariotti

Fonti:

“Umbertide nel secolo XX 1900 – 1946” di Roberto Sciurpa – Ediz. Comune di Umbertide - 2006

sulla base delle ricerche storiche di archivio effettuate da Amedeo Massetti.

L'edificio scolastico nel 1921
L'edificio scolastico negli anno '30
La scuola Garibaldi negli anni '80
La festa per il Centenario. Novembre 2019
 

ALESSANDRO FRANCHI

 

 

Grande compositore e maestro impareggiabile della Banda cittadina a cavallo delle due guerre

 

di Amedeo Massetti

 

Alessandro Franchi è rimasto un mito per i vecchi musicanti che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Il suo nome desta ancora oggi rispetto e ammirazione nei giovani per le tante volte che lo hanno sentito pronunciare con rimpianto e commossa riverenza. Qualche anziano della banda, fino a non molti anni fa, portava la sua fotografia nella cartella degli spartiti, tenendola con la devozione dovuta ad una reliquia. Ciò non stupisce: Franchi, uno dei più grandi compositori e direttori annoverati dalla storia della musica bandistica italiana, ha lasciato ad Umbertide un segno davvero profondo della sua arte e della sua umanità.

Era nato a Bastia Umbra il primo maggio 1887, da Napoleone, calzolaio di 34 anni, e Isolina Petrini, “donna di casa”. Straordinariamente dotato, aveva intrapreso fin da bambino lo studio della musica; nella sua formazione incontrerà grandi maestri che imprimeranno i loro segni nella sua mente fertile e nel suo animo sensibile.

Fin da ragazzo fece parte della Banda di Bastia Umbra e svolse il ruolo di organista in quella chiesa parrocchiale dedicandosi all’istruzione di cori scolastici. Nel 1908 iniziò lo studio dell’armonia sotto la guida del grande Raffaele Casimiri di Gualdo Tadino. Completò poi il corso di armonia e contrappunto con Armando Mercuri di Perugia; nel frattempo studiò strumentazione per banda col maestro Bernardino Casetti, direttore della Banda Comunale di quella città.

Negli anni scolastici 1910 - 11 fu a Bologna dove ebbe lezioni pratiche di composizione da Ottorino Respighi e, sotto la guida dei maestri Filippo Codivilla (Direttore di quella Banda Comunale) e Bonfiglioli (Capo musica del 35° Reggimento Fanteria) completò lo studio della composizione e strumentazione per banda.

Nel giugno 1911 conseguì il diploma di Maestro Capo Banda presso il Liceo Musicale di Bologna, meritandosi dal direttore Marco Enrico Bossi una lode speciale nell’esame di direzione.

Nel luglio dello stesso 1911 fu assunto dal Comune di Fojano della Chiana dove rimase fino al febbraio del 1915 occupandosi, oltre che di banda, di spettacoli teatrali dirigendo le opere: Bohème e Rigoletto e istruendo i cori (oltre che di dette opere) della Sonnambula, dei Puritani, della Norma, dell’Elisir d’Amore, del Barbiere di Siviglia ecc. Diressi anche allo stesso teatro “Garibaldi” vari concerti vocali - strumentali.

Nel 1914 conseguì al Regio Istituto Musicale “L. Cherubini” di Firenze il diploma di licenza e magistero di trombone tenore.

Nel marzo 1915 fu assunto dal Comune di Umbertide ma poté occuparsi solo d’un concerto vocale - strumentale “Pro corredo del soldato” perché nel novembre successivo fu chiamato alle armi e nel febbraio 1916 raggiunse il fronte di guerra dove rimase ininterrottamente fino al novembre 1918.

Dopo un lungo periodo in prima linea fu chiamato alla direzione di Bande Divisionali e fece parte dell’orchestra della Seconda Armata diretta da Arturo Toscanini.

Per ordine del Comandante il Corpo d’Armata istruì un coro di 350 soldati che, con accompagnamento di banda, eseguì in una grandiosa adunata militare la canzone del Grappa, un inno a Battisti ed altri canti patriottici. Nel febbraio 1919 fu inviato ad Innsbruck a dirigere la Banda Militare di quel Corpo d’Occupazione. Nell’aprile successivo fu inviato in congedo e riprese la professione civile presso il Comune di Umbertide.

Vinse diversi concorsi a posti di Maestro Direttore di scuole di musica e di Corpi Bandistici fra cui quelli indetti dai Comuni di Massa, Orvieto, Foligno, Bibbiena, ecc., ma, per ragioni famigliari, rimase sempre in questa sede.

Qui, oltre che dare la sua attività al Corpo Bandistico, si dedicò con passione e disinteresse all’istruzione di numerosi cori di opere, scolastici e patriottici, e concertò e diresse le operette: “Il Piccolo Balilla” e “Campane a Festa” di R. Corona; “Una Gara in Montagna” di M. Cagnacci; “La Pietra dello Scandalo” e “Signorina Terremoto” di V. Billi e una sua operetta in un atto scritta per i bambini. Inoltre si occupò di celebrazioni patriottiche, di spettacoli di beneficenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dall’anno scolastico 1930 - 31 al 1940 tenne l’incarico di insegnante di musica e canto corale presso la Scuola Secondaria di Avviamento Professionale di Umbertide, prendendo anche iniziative di vari concerti per la cultura musicale degli alunni, presentando gli alunni stessi quali esecutori di celebri cori di opere e d’altro genere. In precedenza, dall’anno 1927 al 1933, svolse sempre tale incarico anche nel Corso integrativo avente carattere magistrale inferiore annesso alla suddetta Scuola. Nel campo del Teatro e della Chiesa diede continua ed assidua attività, sia come organizzatore e direttore di concerti vocali – strumentali, sia come organista e direttore di musiche liturgiche eseguite in seno alla locale Schola Cantorum, da lui stesso fondata.

La casa editrice “Musica Sacra” di Milano ha pubblicato varie sue composizioni per voci ed organo. Altre varie Case musicali, poi, hanno pubblicato diversi suoi lavori per grande e piccola banda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’ottobre 1937 conseguì presso il Regio Conservatorio di Musica “L. Cherubini” di Firenze il diploma di strumentazione per banda.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Franchi, dopo aver superato brillantemente la verifica della “Commissione di Epurazione” che giudicava i dipendenti pubblici per le attività svolte durante il fascismo, fu chiamato nel 1944 a coprire il posto di archivista comunale non potendo ancora ritornare a svolgere la sua attività musicale. Fu la giunta del sindaco Astorre Bellarosa, nel 1945, che sollevò Franchi dall’incarico amministrativo per riportarlo a svolgere la sua attività di maestro e direttore della banda cittadina “affinché l’insegnamento della musica potesse riprendersi a favore della popolazione e quindi la Banda potesse riacquistare la sua importanza anche come organo educatore dell’animo del popolo”. Il 4 dicembre di quell’anno furono riportate ad Umbertide le salme di tre giovani volontari che avevano dato la vita per la costruzione della nuova Italia democratica: Quirino Pucci e Giuseppe Rosati del “Gruppo di combattimento Cremona” e Giuseppe Starnini del “Gruppo di combattimento Legnano”. Ad accoglierli con grande commozione tutta la città e la ricostituita banda musicale cittadina. Queste le parole di ringraziamento del Sindaco: “Ringrazio sentitamente la S.V. e codesto Corpo Bandistico della partecipazione presa alle onoranze che la popolazione tutta di Umbertide ha reso alle salme dei volontari caduti sul fronte di Ravenna”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 1946 e il 1947 segnarono l’inizio della ripresa della piena attività bandistica ad Umbertide dopo il periodo della guerra. Ci fu l’ingresso di nuovi giovani e il consolidamento del gruppo storico. La Banda era composta allora da 35 persone di età media molto bassa, insieme ai componenti di più vecchia data come Mario Villarini, Giovanni Bartolini, Francesco Lotti e Giuseppe Lazzarini. Per il resto si trattava essenzialmente di giovani, alcuni tornati da poco dalla guerra o dalla prigionia (Giuseppe Coletti, Augusto Bruschi e Alvaro Lozzi) o dal servizio militare (Luigi Gambucci, Egidio Alunni, Aldo Rondini, Guido Giubilei, Luigi Briganti e Nello Migliorati). Molti i diciottenni (Aldo Fiorucci, Aldo Cozzari, Nello Belia, Giordano Corgnolini, Nello Palazzoli) e i poco più che ventenni Domenico Baldoni e Bruno Giubilei (21), Federico Lazzarini (23), Giuseppe Fiorucci (27). C’erano infine i giovanissimi Bruno Tarragoni Alunni (14), Rolando Rosati (15), Antonio Boldrini e Carlo Violini Alunno (16). Il Presidente Burelli e il suo vice Ceccarelli seguivano l’attività con grande partecipazione, cercando in ogni modo di soddisfare le esigenze dei musicanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Banda chiuse il 1947 il 31 dicembre, alle ore17.30, con un grande concerto in piazza per solennizzare la Costituzione della Repubblica Italiana. Franchi era il mitico direttore di sempre, amato dai ragazzi che trovavano in lui una guida e nell’attività musicale un modo per superare più serenamente le difficoltà quotidiane di un periodo così difficile, in cui mancava tutto.

Ma la sua salute, già da tempo malferma, si aggravò improvvisamente e il 5 aprile 1948, a 61 anni non ancora compiuti, il maestro Alessandro Franchi morì di coma diabetico nella sua abitazione di via Guidalotti n.1. Unanime in paese lo sgomento e il dolore per questa morte prematura. I suoi ragazzi lo vegliarono tutta la notte e lo deposero poi nella bara. I funerali si svolsero il 7 aprile partendo dalla Collegiata tra un’immensa folla commossa. La sua banda, diretta dal giovane professore di tromba Pietro Franceschini, lo accompagnò al cimitero, rispettandone la volontà, con le note gravi e struggenti di “Cuore che ricorda”, la marcia funebre da lui composta a 23 anni in memoria del maestro Giuseppe Censi.

Le foto sono tratte dal libro di Amedeo Massetti

Le foto dei funerali dei volontari caduti sono dell'Archivio fotografico storico del Comune di Umbertide

 

Fonti:

Ricerca storica di Amedeo Massetti per il suo libro “Due secoli in marcia – Umbertide e la Banda” - Petruzzi Editore – 2008.

 

Nel libro, la storia integrale del maestro Franchi nel capitolo “L’epopea di Franchi”.

2 gennaio 1927. La Banda con le nuove divise davanti alla Collegiata
9 settembre 1928. Esibizione in piazza Matteotti
                 1931. I programmi dei concerti di agosto e settembre 1934.                                          Il programma del 9 settembre e della Sacra Spina a Preggio
8 settembre 1930. Il concerto in piazza (Foto Mario Fornaci)
4 ottobre 1934. Esibizione a Monte Corona
4 dicembre 1945. I funerali di Quirino Pucci, Giuseppe Rosati e Giuseppe Starnini
La cerimoniain piazza Matteotti. Dietro si vedono le macerie del bombardamento
1946. Manifestino con le foto dei componenti della banda
la copertina del libro di A. Massetti

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