Personaggi Storici del Novecento

In questa sottosezione proponiamo le biografie di alcuni personaggi che hanno avuto un ruolo nella storia della città.

a cura di Simona Bellucci

Astorre Bellarosa 

Nasce nel 1895 ad Umbertide in una famiglia che comprende padre, madre e dodici figli. Rimasto orfano di padre da bambino, il nonno, cocchiere presso la famiglia Marinelli, si prende cura della numerosa prole e Astorre può continuare a studiare fino all’ottava classe. Dopo la scuola, apprende il mestiere di falegname, ma nel 1915 all’età di 20 anni, è richiamato in guerra e combatte sul Carso dove rimane ferito, riportando una lesione lieve ma permanente, ad una mano. Al ritorno dalla guerra si sposa con l’umbertidese Tecla Beati, da cui avrà tre figlie, delle quali la seconda muore in tenera età. Riesce ad aprire una segheria in Via Roma con un socio Riego Maccarelli, noto antifascista, che impiega anche diversi dipendenti, esercitando il mestiere di falegname con grande maestria. Animato da profonde convinzioni politiche, aderisce al Partito Comunista Italiano fin dalla fondazione e rimane profondamente attaccato alla sua fede politica anche durante il ventennio fascista. L’adesione al comunismo è sempre coniugata con la grande ammirazione per Giuseppe Mazzini, di cui studia da autodidatta il pensiero politico e non rinuncia mai a portare il cravattino repubblicano. È sottoposto ad un’aggressione da parte dei fascisti prima che salissero al potere e le minacce si ripetono anche durante il ventennio, tanto che tiene sempre una corda ed un coltello nella sua camera posta sul retro di via Roma, da cui qualche volta scappa in tutta fretta. Dopo il bombardamento di Umbertide, sfollato a Serra Partucci, vede dall’alto andare a fuoco la sua segheria, incendiata dai nazifascisti per ritorsione. Il socio Riego, catturato, è portato in carcere a Perugia, torturato e poi rilasciato. Finita la guerra, continua ad esercitare il mestiere di falegname ma come dipendente, poi apre un bar in via Roma. 

Diventa sindaco nel 1945, prima nominato dagli Alleati e poi eletto nell’aprile 1946 fino al 1952. In seguito, continua l’attività amministrativa come assessore nella seconda giunta del sindaco Serafino Faloci. Dopo la fine dell’esperienza amministrativa, rimane attivo in politica, intransigente dal punto di vista morale quanto generoso e amante della compagnia nella vita privata. Nel 1969, anno della morte, vuole un funerale laico la mattina di buonora ed essere seppellito sotto terra, qualora non fosse stata possibile la cremazione. I suoi ex-dipendenti gli costruiscono una bara di legno povero come aveva disposto e lo portano a spalla fino al locale cimitero . 

Francesco Alunni Pierucci 

Si può parlare di lui come dell’esponente politico e sindacale più illustre di Umbertide nel novecento . Nasce il 4 giugno 1902 da una famiglia contadina formata dal padre Alessandro, dalla madre Matilde Pasquini, dai fratelli Astorre e Antonio e dalle sorelle Linda e Veronica. All’età di due anni perde il braccio destro a seguito di un incidente e, a causa della menomazione, i genitori con grandi sacrifici gli fanno proseguire gli studi. Frequenta fino al terzo istituto tecnico superiore, cosa che gli permette in seguito di guadagnarsi da vivere, impartendo lezioni di matematica. 

La famiglia è mandata via dal podere dopo l’uccisione di un suino senza il permesso del proprietario durante la prima guerra mondiale e Francesco cresce in questo clima di sopraffazione, maturando un senso profondo di ribellione di fronte dell’ingiustizia ricevuta. A 15 anni si era iscritto alla sezione socialista di Umbertide ed in seguito, dopo la scissione comunista, si iscrive al PCI diventando segretario della sezione dell’Alto Tevere. Preso di mira dai fascisti, nel dicembre 1923 espatria a Nizza, dove si trovavano già i fratelli, qui apre un negozio di generi alimentari e diviene coordinatore di un gruppo di emigrati politici antifascisti. A Nizza conosce anche Sandro Pertini, nel 1933 si trasferisce a Tolone e poi a Lione. 

 

Nel 1940, al tempo della Repubblica di Vichy, è internato nel campo di concentramento di Vernet. Viene poi consegnato alle autorità italiane e qui passa varie carceri ed infine è inviato al confino a Maierà. Tornato a Perugia dopo il 25 luglio 1943 riprende l’attività politica in Alto Tevere, facendo parte del CLN ma a novembre, a causa di una soffiata, è arrestato e torturato. Rimane in carcere fino alla liberazione di Perugia nel 1944, in seguito riprende l’attività politica e sindacale fino a diventare segretario nazionale delle tabacchine CGIL. Dopo la guerra sposa una partigiana ligure, 

Mirella Alloisio, che diventa la sua inseparabile compagna. Nel 1948 è eletto senatore per il PCI nel collegio dell’Alto Tevere. Dal 1952 al 1958 è sindaco di Città di Castello. Sarà, poi, fondatore del giornale “Il solco”, che si rivolge ai contadini e si occupa anche del movimento cooperativo, riuscendo a risanare la situazione critica del Molino di Umbertide. Nell’ultima parte della sua vita pubblica, scrive diversi libri sulle lotte politiche del movimento operaio e contadino in Umbria. Muore nel 1985. 

 Antonio Rossetti

Antonio Rossetti è un contadino delle Petrelle di Umbertide, nato nel 1915 che, da segretario della locale Camera del Lavoro, è l’animatore delle rivendicazioni dei mezzadri nel dopoguerra, nonché consigliere comunale eletto fra le fila del Partito Comunista per tre volte consecutive nel 1946, 1952 e 1956. Ricoprì la carica di assessore comunale nella seconda legislatura dal 1952 al 1956. Di lui si ricorda che, per organizzare la lotta sindacale, arrivava perfino a Gubbio e ritornava a notte fonda in bicicletta. 

Schivo e riservato quanto determinato nell’azione, Rossetti, nel clima acceso degli scioperi per il lodo De Gasperi, ossia per la divisione dei prodotti fra il proprietario e il mezzadro al 53%, è accusato, insieme ad altri sindacalisti dell’Alto Tevere, di avere estorto firme di accettazione del lodo da parte dei contadini e passibile di arresto preventivo prima del processo a lui intentato. 

Si dà alla latitanza, tenuto nascosto dai contadini della zona di Faldo e Petrelle, si costituisce qualche mese dopo ed è condannato, scontando anche qualche mese in carcere. Niente poteva piegare il tenace organizzatore che, uscito di prigione, si dà subito da fare per mettere in piedi un’impresa ancora più ambiziosa: la nascita del Molino Popolare di Umbertide di cui fu presidente. Travolto dalla crisi del Molino nel 1964, sconta, in qualità di esponente più in alto, responsabilità gestionali più grandi lui. 

Si ritira, da allora, a vita privata, coltivando un pezzo di terra insieme alla moglie Elisabetta, tabacchina, nelle sue Petrelle, probabilmente amareggiato dalla vicenda che lo ha investito. I suoi meriti di infaticabile attivista sono stati rimossi e non sufficientemente ricordati nemmeno in occasione della scomparsa, avvenuta nel 2013

Fonti: Simona Bellucci: Umbertide nel XX secolo 1943-2000, Nuova Prhomos, 2018.

 
 
 

EBE IGI

 

 

La storia della giovanissima virtuosa del violino

strappata alla vita da un destino crudele e drammatico

 

A cura

di Fabio Mariotti

di Amedeo Massetti

 

Una violinista di raro talento. Oggi sarebbe ricordata tra i grandi musicisti umbri e non solo, se una grave malattia non avesse stroncato la sua giovanissima vita. E Umbertide l’avrebbe annoverata tra i suoi tanti personaggi famosi.

Ebe Igi, figlia di Ivo ed Eletra Butturi, era nata ad Umbertide, in via Mancini, il 26 agosto 1912 da una famiglia della piccola borghesia cittadina: il padre impiegato comunale, la madre casalinga. Abitava in via Petrogalli n. 6, nel cuore del quartiere di S. Giovanni. Aveva cominciato lo studio dello strumento agli inizi del 1921, a nove anni, unica ragazza di un gruppo di giovani che frequentavano la scuola di violino del professor Decio Ajò, da poco istituita in paese col nome di “Scuola d’arco”, e alla quale il Comune erogava un contributo di 150 lire al mese. La Giunta, presieduta da Settimio Rometti, primo sindaco socialista di Umbertide, il 19 gennaio 1921 aveva deliberato anche di istituire dieci posti gratuiti, riservati ai giovani tra gli 8 e i 14 anni di famiglie non abbienti: tre ragazzi avevano presentato la richiesta di iscrizione alla scuola. Il maestro Ajò insegnava stabilmente a Gubbio e veniva ad Umbertide una volta la settimana. Ma Ebe, molto appassionata alla musica, si recava con la mamma altri due giorni nella città di Sant’Ubaldo, con il treno dell’Appennino, per prendere altre lezioni da lui. Studiò poi a Bologna con il maestro Supino come a volte ricordava la sorella, Vittorina Igi, morta quasi centenaria a Frascati il 22 giugno 2004.

I genitori seguivano attenti l’attività musicale della figlia, assecondandone la passione. La piccola Ebe si rivelò molto dotata e proseguì con profitto gli studi per nove anni. La sua arte non passò inosservata ad Umbertide dove ancora studentessa tenne applauditi concerti come solista, accompagnata al pianoforte dal maestro Alessandro Franchi, direttore della banda musicale, o dal pianista e compositore Raffaele Zampa, grande musicista oltre che notaio.

La ragazza si diplomerà in “Magistero di Violino” nel 1930 presso la Regia Accademia Filarmonica di Bologna, con il maestro Angelo Consolini, uno dei massimi esponenti della scuola d’archi bolognese, con la “magnifica votazione” di 30/30, “premio meritatissimo alla sue nobili fatiche” ed al suo “felicissimo temperamento di violinista”. Ma non potrà veder realizzato il sogno di una brillante carriera perché morirà nell’ospedale di Perugia, appena diciottenne, pochi mesi più tardi, il 12 novembre 1930. Il suo decesso repentino e immaturo colpì molto gli umbertidesi dai quali era conosciuta ed amata: tutto il paese partecipò ai funerali.

Per la sua tomba sotto i “portici”, nell’emiciclo destro del cimitero di Umbertide, il giovane artista Corrado Cagli, allora direttore artistico alle Ceramiche Rometti, scolpì un lucente bassorilievo di ceramica in “Nero Fratta”, in cui è raffigurato un volto di donna reclinato all’indietro, poggiato su un’ala, un ramoscello reciso ed un violino che pare irrimediabilmente abbandonato.

Un coro polifonico porta oggi ad Umbertide il suo nome: il Chorus Fractae Ebe Igi. È stato costituito da un gruppo di appassionati nel 2000, sotto la guida del professor Nicola Lucarelli. Attualmente è diretto dal maestro Paolo Fiorucci, conta oltre trenta coristi, ha un repertorio che spazia nei più vasti campi, dal classico – tradizionale al moderno. Ricorrendo quest’anno (N.d.r. 2012) il centenario della nascita di Ebe, i componenti organizzeranno una manifestazione in suo onore in cui ne ricorderanno le straordinarie doti musicali, facendone conoscere la vita e l’attività artistica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcune notizie sui concerti della giovanissima Ebe

riprese dai giornali dell’epoca

 

La scuola comunale di violino, nel 1926, funzionava bene ed erano tanti i giovani umbertidesi che la frequentavano. Domenica 14 marzo, nel teatro del Patronato Scolastico, si svolse un saggio musicale degli allievi di Umbertide e Gubbio della scuola diretta dal professor Decio Ajò. Il pubblico era numeroso, “grandi applausi salutarono la fine di ciascun pezzo dell’interessante programma, eseguito alla perfezione dai singoli allievi, fra i quali si distinsero Cardinali e la signorina Igi” (L’Assalto, Perugia, 18-19 marzo 1926). Ebe Igi era tra gli allievi migliori: applauditissima a soli quattordici anni nei suoi assoli di violino. Grande entusiasmo suscitò nella serata la sinfonia della Gazza Ladra (fu richiesto il bis), “magistralmente diretta dal maestro Franchi mentre al piano sedeva con la nota valentia il dottor Zampa”.

 

Il 31 marzo 1929 il maestro Alessandro Franchi accompagnò al pianoforte un concerto di violino di Ebe Igi. La ragazza, diciassettenne, stava per diplomarsi all’Accademia Filarmonica di Bologna sotto la guida del maestro Consolini. Suonò nella sala grande del Circolo “L’Unione” davanti a un numeroso pubblico, in prevalenza femminile. Un enorme successo. L’esibizione fu molto applaudita, soprattutto nel nono Concerto di Beriot dove la violinista aveva “dato prova di possedere dolcezza e robustezza di cavata, intonazione perfetta e un senso interpretativo veramente sorprendente” (Il Messaggero, Roma, 9 aprile 1929).

Non era la prima volta che il maestro suonava insieme alla giovane Ebe, ragazza che stimava per le sue rare doti musicali e cercava di valorizzare in ogni modo.

Franchi accompagnerà Ebe al pianoforte anche la sera del 22 settembre, in un concerto tenuto in un’aula dell’asilo d’infanzia. La ragazza si esibirà con lui anche la sera successiva al Circolo “L’Unione” di Umbertide.

 

Domenica 11 maggio 1930, la “professoressa Ebe Igi” tenne un altro concerto di violino accompagnata dal maestro Franchi. Si era appena diplomata con il massimo dei voti all’Accademia Filarmonica di Bologna. Ad organizzare l’audizione musicale era stato il preside delle scuole di Avviamento professionale, Falorni, che aveva invitato i musicisti nella sala grande dell’istituto. Un numeroso pubblico, composto da scolaresche, dal Podestà, da autorità politiche e da insegnanti ascoltò con interesse i due bravi musicisti, che ebbero uno straordinario successo (La Nazione, Firenze, 18 maggio 1930). Ebe era considerata una “vera e grande artista dall’esecuzione impeccabile” (La Tribuna, Roma, 14 maggio 1930), che sapeva “far uscire dal suo “Bresciano” effetti di dolcezza e di intensa sonorità veramente sorprendenti” (La Nazione, Firenze, 18 maggio 1930). Franchi, al solito, accompagnava al piano “con quella coscienza e competenza artistica che sempre lo avevano contraddistinto”. Il programma era impegnativo ed interessante (Parte 1ª: Simonetti, Madrigale; Frontini, Serenata Araba; Bruch, Concerto (op. 26): a) Allegro moderato, b) Adagio, c) Finale energivo. Parte 2ª: D’Ambrosio, Canzonetta; Franchi, Intermezzo melodico; Paganini, La caccia; Wiennawski, a) Leggenda, b) Scherzo tarantella); l’esecuzione della musica “fu nella realtà magistrale” e la “virtuosità della violinista ebbe campo di mostrarsi nelle più ampie forme dando prova di un sentimento profondamente espressivo ed educato” (La Nazione, Firenze, 18 maggio 1930).

Fonti:

Ricerca storica di Amedeo Massetti - 2012

 

 

Programma del concerto al circolo "L'Unione" 

Gruppo archi maestro Ajò a Gubbio

Gruppo archi al Teatro dei Riuniti
Lapide in nero Fratta di Corrado Cagli

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