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Rasina

la Rocca di Rasina è un imponente sito castrense di poggio in prossimità dell’odierno confine regionale con la Toscana, a nordovest della Valle del Niccone, prospiciente alle fortificazioni d’altura di Civitella dei Marchesi e Sant’Anna...

RASINA


(a cura di Giovanna Benni)

la Rocca di Rasina è un imponente sito castrense di poggio in prossimità dell’odierno confine regionale con la Toscana, a nordovest della Valle del Niccone, prospiciente alle fortificazioni d’altura di Civitella dei Marchesi e Sant’Anna.

La struttura visibile

Probabilmente la prima tipologia fortificata di Rasina era differente dall’attuale. Oggi si mostra come una fortezza di fattura trecentesca molto imponente, con pianta quadrilatera piuttosto regolare e due torrioni (anch’essi quadrangolari) sulla parte posteriore. La loro esecuzione assieme al resto della fortezza ha modificato la fattura originaria e lo scopo della prima fortificazione realizzata. 

Ciò è ipotizzabile poiché, giunti a Rasina, ci si trova di fronte a una struttura composita, data da più elementi: centrale si staglia un torrione a pianta quadrata leggermente irregolare, con basamento a scarpata e totalmente chiuso all’esterno, anche se nel lato destro presenta alcune tamponature e una porta serrata apposta molto in alto, probabilmente ricavata da una feritoia in epoca più recente.



Fig. 1: Visione di entrata del Castello di Rasina


La tessitura muraria è piuttosto irregolare e costituita da conci di varie dimensioni e materiali. Ai lati della torre coperta con tetto sono presenti due edifici più bassi di piccole dimensioni: uno, a  sinistra, si mostra come un vano continuo con la cortina muraria dell’edificio di destinazione però diversa da quella originaria. Il lato destro mostra lo stesso una costruzione unita alla torre non direttamente ma da un breve tratto di muratura su cui si innesta il portale d’ingresso al cortile interno della fortificazione. 

L’edificio sulla destra non presenta aperture esterne, ma nella parte più alta sono posti tre oculi consequenziali mentre una piccola feritoia nella parte frontale presente in basso, potrebbe far pensare a un diverso, originario livello del piano di calpestio rispetto all’odierno, poiché il lato frontale sembrerebbe più elevato rispetto al retrostante. 

Il torrione, nel quale si può accedere tramite una piccola scalinata esterna, contiene le opere prelevate dalla vicina chiesa di Maria Assunta, così che venne ad assumere la funzione di cappella gentilizia. Questo ulteriore elemento potrebbe riproporre l’idea di un riadattamento della primitiva fortificazione presente vale a dire solo la torre, la cui altezza oggi non corrisponderebbe a quella reale e un eventuale corpo laterale ad essa annesso. 

Anche la torre quindi, nel momento in cui il sito si sarebbe evoluto da fortificazione posta a presidio di un confine territoriale per divenire residenza signorile già nel ‘300 (di proprietà del marchesato del Monte), avrebbe cambiato la sua utilizzazione per essere incorporata al resto dell’abitato. Esso si mostra piuttosto unitario con le due torri nella parte posteriore che sporgono angolarmente ai lati con basamento poco aggettante e diviso da una mensola di pietra dalla parte superiore, unico elemento che costituisce parziale variazione alla generale omogeneità dell’edificio. 




Fig. 2: Il Torrione laterale principale ad ovest. Si noti la porta in alto.


Le fortificazione di Rasina vanno viste in funzione del suo ruolo di confine, per la sua posizione di «frontiera», posizione che si è mantenuta anche oggi con la Toscana. Alcuni di questi vocaboli appaiono collegati alla presenza di postazioni di vedetta o fortilizi. 

Questo è visibile grazie alla toponomastica per alcuni insediamenti posti a poca distanza da la Rocca: dalle carte IGM emergono proprio nei pressi del confine provinciale toponimi “Antria” e “Casa Antria”, posti rispettivamente a SO e SE di Rasina. I due termini sono riferibili alla presenza di elementi greci proprio al limite del Corridoio bizantino che comprendeva queste zone, derivando da <<ad andréia>>  ‘valore’ relativo a punti fortificati. Scendendo a SE di Rasina troviamo inoltre il toponimo “Casa Pagana” che rientra nella casistica dei termini con elementi goti o longobardi. 

Questi elementi dunque potrebbero permettere di identificare nel castello di Rasina non solo la fortificazione imponente visibile oggi, ma una torre come primitivo insediamento nel territorio, il cui scopo principale era la difesa e l’avvistamento sul confine per poi in seguito venire consolidata e riadattata a un uso residenziale.


La storia conosciuta

Le notizie sull’origine sono frammentarie ma la presenza della Rocca sembra fosse già attestata nel XII-XIII secolo. Probabile è l’appartenenza ai possedimenti dei marchesi di Colle, che in quest’area disponevano di grande controllo per i numerosi beni detenuti (tra i quali vanno ricordati i castra di Montemigiano, Civitella Guasta, Migianella dei Marchesi. Si consideri che il capostipite del lignaggio, Ranieri I di Toscana (1014- 1027) del casato di Colle, ricevette la fregiatura di marchese «di tutti i possedimenti, soprattutto degli [...] infrascriptis oppidis»  che sono nominati e quei caeteris castris ab eorum dominio [...] solius Montis S. Marie; si può dunque pensare che, almeno nell’XI secolo, anche Rasina fosse compresa tra questi “caeteris castri”. 

Nel ‘200, però, il settore di appartenenza di castrum Rasine si caratterizzava per i conflitti intercorrenti tra vescovato tifernate e comune di Città di Castello per il possesso di castra e villae presenti nella diocesi che costituivano, per entrambi, il mezzo di affermazione del rispettivo dominato. Di questo scontro inoltre faceva parte anche il lignaggio di Colle, i cui discendenti più volte si trovarono in accordo con il Comune castellano concedendo, con “sottomissioni”,  i propri possedimenti, come nel caso di Civitella Guasta (o dei Marchesi), Montemigiano e Monte Castelli già dagli inizi del XII secolo, ottenendo perciò di rimando un aspro confronto con l’episcopio (principalmente durante il vescovato di Giovanni II, agli inizi del XIII secolo). 


Fig. 3: Edificio alla destra del portone principale. Le aperture in basso Fano ipotizzare un diverso livello del piano di calpestio.


All’inizio del ‘200 Città di Castello fu divisa tra tendenza all’espansionismo territoriale e contenimento della molto più potente Perugia e il dominio di Rasina subì questa situazione politica. Questo “conflitto” si risolse solo diplomaticamente con la sottomissione dei Tifernati a Perugia (1220) e più tardi con la stipula di un trattato (1223). A seguito di ciò, è possibile dunque comprendere perché anche Rasina, in quella stessa data, rientrasse nei domini tifernati arbitrati dai Perugini. Tuttavia Rasina rimase feudo tifernate nel 1223, così come nel 1230 quando venne affidata a Città di Castello. 

Le vicende di Rasina continuano nel rapporto con Città di Castello: un ramo del casato di Colle divenne marchesato di Rasina con Pietro del Monte che nel 1378 parteggiò per i Tifernati che tentavano la presa di Civitella Guasta «anche a costo di attirarsi l’odio dei marchesi consorti». Poco più tardi l’intervento combinato delle magistrature perugina ed eugubina portò a definire una conciliazione nel casato. 

Nel 1386 Pietro cominciò a scorrazzare nel contado tifernate per il possesso di Lippiano, a causa di ciò Città di Castello mosse d’assedio contro Rasina, ma dopo gli scontri le due parti convennero in accordo nel 1387, proprio su pressione del Consiglio di Città di Castello. Certamente questi continui scontri provocarono vere rotture all’interno del lignaggio, condizionando anche ulteriori suddivisioni del casato e portando nuovamente al confronto Guido II di Civitella contro Piero di Rasina cui sottrasse l’omonimo castrum nel 1391 «suscitando allo stesso tempo le ire di Città di Castello la quale inviò truppe alla riconquista». Perpetrate nel tempo le lotte tra marchesi del Colle, fu solo con il ricorrente intervento dei Tifernati che gli equilibri vennero malapena mantenuti. 

Molto più tardi (1435) il castello fu ceduto al marchese di Monte Cerbone che lo unì ai suoi possedimenti. 

A fine ‘400 la potente famiglia tifernate dei Vitelli approfittando dei disordini politici occorsi a Perugia per lo scontro tra famiglie signorili degli Oddi e dei Baglioni tentò di entrare in possesso di castrum Rasine ma senza successo. L’antico legame che univa i marchesi di Colle alle signorie fiorentine costituì un difficile ostacolo. I fatti politici del 1490 testimoniano il rapporto: sottoposta alla protezione della Firenze medicea e ottenuta la conferma in quell’anno, veniva ceduta una metà del dominio di Rasina dal marchese Ugolino mentre l’altra parte venne accorpata nuovamente allo stesso casato di Rasina grazie a un’abile politica matrimoniale. 


Immagini: Giovanna Benni


Fonti:

  • Giovanna Benni, “Incastellamento e signorie rurali nell’Alta valle del Tevere tra Alto e Basso Medioevo. Il territorio di Umbertide (Perugia, Italia)”. Lavoro edito in NOTEBOOKS ON MEDIEVAL TOPOGRAPHY (Documentary and field research) Edited by Stefano Del Lungo N. 7, 2006.

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