Carlo Becchetti

Carlo e la Svizzera

Dopo aver svolto il servizio militare di ben 15 mesi, nel 1963, partì per la Svizzera con l’idea di provare un nuova posizione lavorativa. Era spinto soprattutto dalla conoscenza del “mondo” di fuori, di vedere e provare modalità di vita differenti, come dice Carlo : “più spinto a cercare altri orizzonti … che per bisogno”. In effetti Carlo aveva cominciato ad imparare un suo “mestiere”, che porterà poi avanti fino ad oggi, ovvero quello di calzolaio. Attività che cercava di imparare integrandola con il ruolo che aveva nell’attività di famiglia, il lavoro mezzadrile. Lavoro famigliare dove ognuno svolgeva dei ruoli per il bene di tutti, con momenti di grande lavoro e altri che permettevano di avere del tempo più a disposizione. In questi momenti Carlo andava da apprendista all’inizio da Mario Mariotti che aveva la sua bottega a Santa Maria.

Foto 1: Foto appartenente a Carlo, si vede al centro l’enorme fabbrica, “ Maschinenfabrik Rüti” in Svizzera nel cantone di Zurigo.

Successivamente al servizio militare, che in quel tempo durava 15 mesi, Carlo decise di provare a cambiare e a farsi emigrante, condividendo la scelta con altri umbertidesi, tra gli altri con Settimio Presciutti e Giacché. Infatti il tipo di vita rurale legato costantemente alla terra, giorno dopo giorno, la struttura famigliare decisionale necessaria al funzionamento del podere, l’essenziale ottenuto per coprire i bisogni ma senza un indipendenza economica individuale e lo spirito di “vedere” cose nuove, spinsero Carlo a lasciare la famiglia e provare questa avventura.

Si recò comunque a Rüti, a lavorare nella Maschinenfabrik Rüti, una officina meccanica fondata nel 1842 da Caspar Honegger produttrice del telaio Honegger a Rüti (ZH), dove sull'onda del suo sviluppo confluirono numerosi lavoratori dalla Svizzera centrale e dall'Italia. Nel tempo divenne la società anonima Maschinenfabrik Rüti, che divenne una delle maggiori imprese a livello mondiale nel settore della produzione di macchine tessili arrivando a detenere un quarto del mercato mondiale. Oggi Rüti è una cittadina di 12000 abitanti circa.

La fabbrica era imponente e dipendente da una manodopera anche non qualificata che alimentò il flusso emigratorio. La notevole possibilità lavorativa e di produzione si concretizzò nella costruzione del treno che portava direttamente persone e materiali alla fabbrica. Un treno che, ricorda Carlo, aveva una cremagliera, una rotaia dentata posta al centro che aiutava il treno a salire lungo la pendenza verso l’entrata della fabbrica. In quel periodo la locomotiva che era utilizzata era a diesel, dal 1962.


Foto 2: Immagine da: https://www.sinfin.net/railways/world/rueti/index.html

Il lavoro nella grande officina era gestito da dei “Master”, italianizzati in “Maestro”, che organizzavano e controllavano i vari settori. Il settore dove Carlo cominciò a lavorare si occupava di colare in dei “grogioli di ghisa” delle “staffe” che dovevano essere preparate e controllate in maniera estremamente precisa. Negli anni ’60 Carlo ricorda che nella fabbrica era utilizzato anche un materiale speciale che permetteva la realizzazione dei “pezzi” in maniera più efficace, delle “anime” composte di sabbia ed ossa di pesce che si adattava perfettamente alle forme e solidificavano subito. Il settore dove fu introdotto a lavorare, prima come manovale, poi sempre più con ruoli di responsabilità fino a diventare ed ottenere la qualifica di “fonditore”, era uno dei luoghi più salubri rispetto alla “fonderia” vera e propria, dove andò a lavorare Presciutti, o alla “sbaveria” dove si pulivano i pezzi. “Sbaveria” che ricorda Carlo era veramente malsana per la polvere che veniva alzata dai processi di pulitura dei “pezzi” realizzati. Il lavoro era duro e pagato ogni 15 giorni, proprio dal “Master” che destina la produzione. La fatica era però ricercata da Carlo e dagli altri emigranti che sceglievano di lavorare “a cottimo”, questo dava la possibilità di un guadagno maggiore. Questa ricerca di guadagnare il più possibile aumentando il lavoro svolto, spesso nello stesso tempo dei lavoratori stabili, portava delle tensioni forti tra gli operai emigrati e gli altri, sicuramente non erano ben visti anche per questo motivo.

Nell’insieme per quanto faticoso il lavoro si fermava il sabato pomeriggio e la domenica, lasciando spazio per il riposo. Giornate di riposo che nella vita rurale del mezzadro non era contemplato.

Carlo ricorda che nelle baracche dove alloggiavano oltre ai nostri umbertidesi c’erano molti italiani, veneti, napoletani, e di altre parti d’Italia. Erano baracche che si animavano nei momenti liberi di allegria e musica grazie a dei giradischi che i giovani portavano… nel suo ricordo permettevano momenti di grande divertimento.

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Carlo Becchetti

Carlo Becchetti

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Locomotiva a diesel, dal 1962.

Immagine da: https://www.sinfin.net/railways/world/rueti/index.html

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Maschinenfabrik Rüti

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