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La Fratta di Magini ai primi del '600

La Fratta di Magini del 1620

Fratta nel primo tentativo di Atlante d’Italia.


Giovanni Antonio Magini, insigne matematico padovano, prima ancora dei grandi editori olandesi realizzò il primo vero Atlante del nostra penisola: “L’Italia”. Opera pubblicata nel 1620 ma con realizzazione delle incisioni su rame di fine XVI secolo. Atlante dedicato alla nostra penisola, Istria compresa, ed isole con una omogeneità di scala e un’ attenzione notevole alle distanze, all’idrografia e alle indicazioni dei confini amministravi. Intenti che erano sconosciuto anche al meritevole tentativo dell’Ortelio, nel suo “Theatrum Orbis Terrarum”: che in effetti rimase una specie di “antologia” di carte di diversi autori, con notevole disomogeneità, anche anche se valido per quanto riguarda la generale rappresentazione della penisola italiana.


Fig. 1: Particolare de "Italia" di Gio. Ant. Magini data in luce da Fabio suo figliuolo al serenissimo Ferdinando Gonzaga duca di Mantoua edi Monferrato, Giovanni Antonio Magini, 1620


Composto da un breve testo descrittivo di sole 24 pagine, l’opera. “L’Italia”, è corredata di 61 carte geografiche della penisola, e costituisce il primo esempio di atlante italiano. Fratta compare nella carta n. 38.


Fig. 2: Tav. 38 "Italia" di Gio. Ant. Magini data in luce da Fabio suo figliuolo al serenissimo Ferdinando Gonzaga duca di Mantoua edi Monferrato, Giovanni Antonio Magini, 1620


L’opera è per intero di mano del Magini, che iniziò la realizzazione delle carte nel 1594 circa, dando alla luce per prima nel 1595 la carta del territorio di Bologna. L’atlante è frutto di numerosi ed accurati viaggi e comparazioni di materiali precedenti. Tutte le carte vennero alle stampe quindi prima del 1620, pubblicate da Fabio, giovane figlio di Magini, dopo la morte del padre. Non ci furono praticamente modifiche però, se non gli interventi per inserire, a volte, solo il suo nome del figlio al posto di quello del padre ed “aggiornare” la dedica al potente al potere al momento. Per la realizzazione delle lastre di rame, base della stampa, il Magini si serviva dei più famosi intagliatori dell’epoca. Mettendo insieme alcune  indicazioni dello studio rigoroso su Magini di Roberto Almagia, opera indicata nelle fonti, troviamo che “Tra il 1598 il 1600 furono incise probabilmente le tavole del Dom. Fiorentino, del Senese, dell’Elba, del Perugino, dell’Orvietano, del Parmense e Piacentino”  (Almagia p. 14). Inoltre che “sin dall’inizio del suo lavoro gli avrebbe preso presso di sé, anzi nella sua stessa casa Bologna, il belga Arnoldo di Arnoldis, […] Questo incise una parte non piccola delle tavole, in cinque anni di lavoro dunque tra il 1595 e il 1600, come si può congetturare; nell’ultimo anno fu aiutato dal fratello Jacopo.” (Almagia p. 17). Perciò possiamo affermare che l’incisione su Rame della carta del Perugino fu realizzata dal belga Arnoldo di Arnoldis e che, dunque, le fonti di cui Magini si servì erano anteriori a questa data.




Fig. 3: Frontespizio "Italia" di Gio. Ant. Magini data in luce da Fabio suo figliuolo al serenissimo Ferdinando Gonzaga duca di Mantoua edi Monferrato, Giovanni Antonio Magini, 1620


Con il Magini possiamo dire, grazie all’influsso che avrà nei successivi tentativi di rappresentazione cartografica, si fissa negli Atlanti più importanti editi a partire dal 1600 il  toponimo di “Fratta”. Questo avvenne al prezzo della perdita della caratterizzazione maggiore del luogo che abbiamo visto era presente nelle carte realizzate a mano del 1500 del Piccolpasso, e dei primi prodotti a stampa su rame, come la mappa del Giorgi della diocesi eugubina . Caratterizzazione del luogo presente, peraltro, ancora ben presente nelle rappresentazioni di Ignazio Danti. Questo è frutto della ricerca di una standardizzazione che si strutturerà tra il XVI e XVIII secolo.


Scopriremo concerne l’innovativo intento scelto da Magini per la realizzazione della sua “Italia”, per quanto concerne il territorio perugino si limitò soprattutto a riprendere la realizzazione cartografica di Ignazio Danti.


Ma perché colleghiamo Magini a Danti ?


L’accurata analisi che Roberto Almagia, padre dello studio geografico e cartografico in Italia, ha fatto delle fonti utilizzate dal Magini per il suo Atlante ci mostra questa dipendenza. Nell’opera si può vedere che individua in due gruppi principali le modalità di uso di Magini con le fonti precedenti. Un gruppo maggiore fu realizzato con materiali inediti  e uno minore fu derivato da carte anteriori stampate. Tra questo secondo gruppo  ( immagine sotto e nelle fonti  a p. 88 di  “L'Italia di Giovanni Antonio Magini e la cartografia dell'Italia nei secoli XVI e XVII.”) Almagia mostra come per le mappe relative al territorio perugino, con la nostra Fratta, e l’ Orvietano Magini si sia servito approfonditamente delle opere di Danti. Precisamente l’Almagia indica come fonte primaria del Magini il “Territorio perugino”, la data di realizzazione tra il 1598-1600 e la fonte di riferimento la carta di Danti del 1577.


Fig. 4: Roberto Almagia: “L'Italia di Giovanni Antonio Magini e la cartografia dell'Italia nei secoli XVI e XVII.”, Roberto Almagia, Napoli, Città di Castello, Firenze: Societa' anonima editrice Francesco Perrella 1922


Più precisamente l’Almagia ci fa presente che “Per l’Umbria, il Magini ci dà tre carte (tav. 38-40), e cioè il “ Territorio di Perugia„ (cm. 42.3X35.5), il  “Territorio di Orvieto„ (cm. 39.7X35.3), queste due sensibilmente alla stessa scala, e l’ “ Umbria, overo ducato di Spoleto„ (cm. 46.2X37-4) […] Il “ Territorio di Perugia „ è certo inciso dall’Arnoldi e perciò anteriore al 1600, ma non anteriore al 1597, perchè presenta, sin dall’origine, le correzioni al corso del Tevere nella zona a sud di Città di Castello, che nella tav. 46 (Ducato di Urbino) furono introdotte sul rame dopo quella data. Fonte della carta, per l’intero territorio perugino e pel Marchesato di Castiglione, è la “ Descrittione del territorio di Perugia Augusta et dei luochi circonvicini„ rilevata da Egnazio Danti nel 1577 e pubblicata a Roma nel 1580, in ottima incisione di Mario Cartaro” Inoltre l’Almagia ci fa presente, a conferma del fatto che il lavoro di Ignazio Danti sia la quasi esclusiva fonte per la descrizione che “I confini del Perugino sono pure  tracciati in base alla carta del Danti. Questa “tavola 38” non subì alterazione alcuna in seguito, poiché è una delle poche che non ha tracce di correzioni sul rame.” (Almagia p. 66-67).


Si può notare rispetto alla carte del Danti che Magini inserisce per quanto riguarda la sponda sinistra del Tevere dei toponimi minori come “Camporegiano”, “Agnano”, “Ampognano”, segno di un controllo più accurato su più fonti minori o integrazione con le mappe dell’Urbinate. Inoltre il confine amministrativo tra Perugia, Città di Castello e Gubbio viene indicato con una linea tratteggiata, un particolare che si nota di più proprio nel tratto tra “Ampognano” e “Agnano”, mentre più a nord il tratteggio costeggia il Tevere. Invece alla destra del Tevere il toponimo “religioso” de “L’eremo di M. Corona” e la relativa “Badia”scompaiono, come le indicazioni “antropomorfe” della pesca dei “tori” sul Trasimeno o come il simbolo della costruzione non conclusa della “Collegiata” a Fratta; elementi ben evidenziati nella carta di Danti. Rimangono però alcune indicazioni “storiche”, che rimarcano il debito dantiano, non riscontrabili negli altri lavori del Magini come “Rotta de’ Romani” sulla sponda settentrionale del Trasimeno e “Trasimeno rovinato” .


La mappa del 1577 come fonte quasi esclusiva della rappresentazione del territorio perugino del Danti era lontana chiaramente dall’impostazione “scientifica” e rigorosa del Magini.  Qua infatti, ne l’ “Italia”, anche la rappresentazione di Fratta appare notevolmente standardizzata. Le mura di Fratta nell’Atlante di Magini appaiono indicate con un simbolo identico al piccolo castello di “M. Alto” e a moltissimi altri piccoli  siti soprattutto del territorio a sud di Perugia. In questa standardizzazione dei simboli però, si salva il ponte di Fratta sul Tevere che resta indicato e nettamente visibile e che rimarca l’importanza data alla rete viaria ed idrografica da parte del Magini.


Per concludere spostiamo sull’attenzione in generale del Magini al lavoro di Danti. Essa  è stata comunque sempre notevole. Come ha scritto Roberto Almagia <<sul volgere del secolo XVI e nei primordi del XVII, altri tre lavori di grande importanza per la rappresentazione cartografica dell’Italia, che giova mettere brevemente a confronto con L’ “Italia„ del Magini, il quale certamente di tutti e tre questi lavori ebbe conoscenza, tutti e tre esaminò e giudicò>>. I tre lavori erano  : <<le pitture geografiche dell’Italia di Egnazio Danti nella Galleria Vaticana (1580 e seguenti), le tavole dell’Italia di Mercator (1589), ristampate poi senza mutazione nell’ “ Atlas „ del 1595, e l’edizione italiana del “Theatrum orbis terrarum, dell’Ortelio (1608).>>  Interessante è soprattutto il giudizio delle pitture di Danti nella Galleria Vaticana, che Magini  criticò per la difformità delle rappresentazioni, ma che di fatto mostrano l’interesse di Magini ad includere e confrontarsi con le opere del Danti. Attenzione alle carte di danti che, come abbiamo detto, divennero il suo riferimento per il territorio tra Città di Castello e Perugia dove insiste Fratta.


Più precisamente l’Almagia individua questi punti di attenzione fra l’opera maginiana e quella dantiana:<< 1°) In taluni casi il Magini utilizzò probabilmente in modo diretto le pitture del Danti (Territorio di Città di Castello ; Elba ; Dintorni di Ancona ) ; 2°) In taluni usi il Magini desunse alcuni elementi dalle pitture del Danti (Umbria ; Lazio ?) ; 3°) In altri casi il Magini ebbe a sue fonti i rilievi eseguiti da Egnazio Danti sul terreno e dei quali il Danti si servì poi per le sue pitture (Perugino; parti del Bolognese e della Romagna), oppure carte eseguite dal Danti (territorio di Orvieto). 4°) In qualche altro caso Magini e Danti risalgono a fonti comuni ; 5°) È probabile che il Magini dalla visita alla Galleria vaticana traesse l’ispirazione di eseguire due grandi carte generali dell’Italia, antica e moderna, proposito più volte manifestato, ma, per quanto riguarda l’Italia antica, non mai condotto a termine.>>





FONTI


L’ “Italia” di Gio. Ant. Magini data in luce da Fabio suo figliuolo al serenissimo Ferdinando Gonzaga duca di Mantoua edi Monferrato, Giovanni Antonio Magini, 1620

https://archive.org/details/bub_gb_2ZjwpikAb1AC/page/n177/mode/2up


L’ “Italia” di Magini scaricabile in .pdf: https://ia801304.us.archive.org/12/items/bub_gb_2ZjwpikAb1AC/bub_gb_2ZjwpikAb1AC.pdf


Roberto Almagia: “L'Italia di Giovanni Antonio Magini e la cartografia dell'Italia nei secoli XVI e XVII.”, Roberto Almagia, Napoli, Città di Castello, Firenze: Societa' anonima editrice Francesco Perrella 1922. Navigabile e scaricabile da :

http://asa.archiviostudiadriatici.it/islandora/object/libria%3A187183#page/162/mode/2up


https://www.umbertidestoria.net/cartografia/la-fratta-di-ignazio-danti-



Link Danti del 1577



Link Danti del 1584














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