3. La comunità ebraica

a cura di Fabio Mariotti



Il progressivo formarsi di una piccola comunità ebraica alla Fratta probabilmente risale verso la fine del XII secolo, allorché una forte corrente migratoria di mercanti israeliti da Roma tende a diffondersi dapprima nelle città umbre, per poi espandersi verso tutto il nord Italia.

C'erano grossi insediamenti e una consolidata tradizione ebraica a Perugia, Città di Castello e Gubbio. A Perugia, nel rione di Porta Sant'Angelo al quale si era aggregata la comunità ebraica di Fratta, c'era una delle due sinagoghe della città e si contavano il maggior numero di abitazioni israelite.

Il periodo però non è tranquillo per il mondo israelitico italiano.

Agli inizi del 1485, infatti, giunge anche in Umbria Bernardino da Feltre, che aveva imperversato nel nord Italia per ottenere la soppressione dei banchi ebrei a favore dei nascenti Monti di Pietà. Egli predica, fortemente spalleggiato dall'Ordine dei Minori, una violenta crociata antisraelitica che ottiene buoni successi. Da quel periodo comincia ad assottigliarsi a Gubbio la presenza degli ebrei. Anche Perugia e Fratta non furono immuni da forme di intolleranza, che però non raggiunsero gli eccessi registrati altrove. La comunità ebraica frattigiana, per quanto piccola (una ventina di persone), doveva avere una certa importanza economica. Già nel 1398, infatti, un certo Beniamino di Aleuccio della Fratta esercitava l’attività di banchiere a Mantova.

Vi sono presenze documentate di ebrei umbertidesi dopo la metà del 1400. Abitava a Fratta, ad esempio, un ragguardevole banchiere, Dattilo di Salomone: di lui esistono testimonianze di una cospicua attività e sappiamo che in giudizio veniva rappresentato dal fratello Manuele. Il suo nome e quello della sua famiglia ricorrono più volte nella storia perugina come il gruppo finanziario di maggiore importanza. Probabilmente parenti con il finanziere Dattilo, e anche loro abitanti in Fratta, erano Salomone, Elia e Davide "Dactoli". Quest'ultimo firma, anche a nome dei fratelli, una petizione alla magistratura perugina nel 1483.


Altra attività, oltre quella bancaria, nella quale molti ebrei godevano di grande considerazione, era l'arte medica. Nella Fratta della seconda metà del Quattrocento vi esercitarono in due. Il primo fu Manuele da Monticolo. Abitava in una casa in affitto nel Terziere Superiore (zona della Rocca) e la sua presenza è documentata dal 1477. Fra il 1484 e il 1486 c'è in Fratta Manuele di Angelo, da Padova. Questi in precedenza aveva esercitato a Montone e qui aveva abitato in una lussuosa dimora, di proprietà dei monaci di Camporeggiano, posta accanto al palazzo del conte Carlo Fortebracci, signore del posto. Di questo secondo medico rimangono testimonianze sia nell'archivio comunale di Umbertide sia in quello di Gubbio.

L’attività di alcuni ebrei a Fratta era quindi a un livello ragguardevole. Ma se coloro che influenzavano la vita sociale cittadina godevano di libertà e considerazione, probabilmente non tutti avevano vita facile. C'era infatti una forte attività denigratoria contro di loro da parte dei frati minori francescani. La legislazione romana, applicata dalla Magistratura di Perugia, aveva imposto loro, già dal secolo precedente, un contrassegno sugli abiti. Consisteva in un tondo di stoffa gialla del diametro di una quindicina di centimetri che dovevano cucire sul davanti per farsi riconoscere e differenziarsi dai cristiani. Le donne, invece, dovevano essere contraddistinte da un certo tipo di veletta in testa e portare orecchini a cerchio.

Tutti sapevano che era bene mostrarsi il meno possibile, ma in occasione di funerali, per arrivare al luogo della sepoltura, dovevano attraversare alcune strade scegliendole tra le meno frequentate e comunque evitando il centro del paese. Ma anche qui trovavano spesso "cristiani" che li aspettavano per dileggiarli e gettar loro addosso pietre. Questa manifestazione, detta "la sassaiola", in uso a Perugia già all'inizio del secolo (a Fratta non esiste certezza in merito), proseguirà per tutto quello successivo.

Disegni: Adriano Bottaccioli

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immagini di porta Santa. Angelo e Bernardino da Feltre

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Disegno di Adriano Bottaccioli

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Porta San Angelo di Perugia

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Bernardino da Feltre

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