IL MONDO CONTADINO

IL MONDO CONTADINO

di Giuliano Sabbiniani

Chi è vissuto a Montecorona nel dopoguerra e fino agli anni Sessanta, si potrà ricordare certamente della lunga fila di carri trainati dai buoi, che si snodava dalla cabina vicino al Tevere fino al portone del magazzino della fattoria.

Questi raduni avvenivano il venerdì, giorno destinato al rifornimento dei viveri per il bestiame: i contadini andavano ad approvvigionarsi di farinacci e di tutto ciò che serviva al mantenimento degli animali loro affidati.

Diventava anche l'occasione per confrontarsi e per avere notizie inerenti il lavoro agricolo e di quello che accadeva nei paesi limitrofi. Era anche un pretesto per assaggiare un buon bicchiere di vino della grande cantina, perché un bicchiere il magazziniere, Antonio Tosti, non lo negava a nessuno.


La cantina della Tenuta era una vera opera d'arte; esistevano delle bellissime e grandiose botti di rovere, alcune delle quali erano state costruite in loco dai frati coronesi, perché talmente grandi da non poter entrare attraverso le porte; esse potevano contenere anche cento quintali di vino.

Tutto ciò che veniva prelevato dal magazzino aziendale, era annotato nel libretto del colono e nel registro rifornimenti, in possesso del magazziniere; alla fine dell'anno, consultando tali registri, si facevano i conti, cioè si verificavano le "entrate" e le "uscite" del podere.

Sfogliando alcuni di questi libretti (gentilmente messi a mia disposizione da alcuni ex coloni) ho potuto constatare che fino agli anni Cinquanta, le uscite superavano di frequente le entrate: questo valeva in particolar modo per i piccoli poderi di collina.

Nei libretti colonici venivano annotati anche i cosiddetti "obblighi" o regalìe che il contadino era costretto a fornire al proprietario del terreno; tra gli obblighi c'era la consegna di un determinato numero di animali allevati nel podere e di alcune quantità di prodotti dell'orto, secondo precise scadenze.


Secondo alcuni contratti di mezzadria, il contadino doveva dare al padrone due capponi per Natale, quattro galline per carnevale, quattro pollastri a ferragosto, quaranta uova a carnevale e quaranta a Pasqua. Il contadino brontolava perché il padrone pretendeva il pollame più bello; il proprietario del podere, invece, si lamentava perché le uova erano piccole ed i polli scelti erano solo pelle e ossa.


Se il contadino non portava quanto previsto al padrone, il corrispettivo in denaro veniva addebitato sul libretto colonico. In questo venivano annotate, tra le altre cose, anche le nascite degli animali allevati nel podere e di conseguenza le vendite ed anche le morti accidentali degli stessi; se il contadino uccideva una bestia per il consumo della famiglia, doveva annotarlo nello stesso libretto, sotto la voce "uscite". Alla fine degli anni Cinquanta, i nuovi contratti di mezzadria eliminarono tali "obblighi".


Era consuetudine che il colono, oltre agli obblighi verso il proprietario del terreno, dovesse versare alla parrocchia la "decima", che consisteva in un piccolo quantitativo di grano e di mosto. Essa variava secondo la grandezza e l’ubicazione del podere: le quantità di grano venivano misurate in quarti, mentre le quantità di mosto in barili o boccali.

Grazie ad un vecchio registro parrocchiale, ho avuto la possibilità di risalire ad un elenco dei poderi del Montecoronese: i coloni versavano la decima alla parrocchia di San Salvatore di Montecorona, a quella di S. Andrea di Sportacciano ed a quella di San Giuliano delle Pignatte, parrocchie appartenenti alla curia di Perugia, nel periodo che va dal 1842 al 1890.

Oltre alle quantità di grano e di mosto versate, nel registro sono riportati i nominativi degli assegnatari dei fondi del luogo e, grazie ad esso, ho avuto la possibilità di risalire alle famiglie che lavoravano in questi poderi, appartenenti alla Tenuta, già nel 1842.

I poderi riportati in questo antico registro sono: vocabolo Cunio, vocabolo Mulinaccio, vocabolo Pescara, vocabolo Sasseto, vocabolo Graziani, vocabolo Paletta, vocabolo Sportacciano, vocabolo S. Antonio, vocabolo Palazzone, vocabolo Calavanne, vocabolo Borgo e vocabolo Piano.


di Giuliano Sabbiniani

(Dal suo libro “Montecorona – la Tenuta e la sua gente” – gruppoeditorialelocale, Digital Editor srl, Umbertide - 2021)


IL MONDO CONTADINO
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