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Umbertide

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Egino Villarini

L'ingegnere, uomo della luce (A cura di Fabio Mariotti)

L'ingegnere, uomo della luce (A cura di Fabio Mariotti)

Ingegnere elettronico, Villarini per anni ha gestito un negozio di elettrodomestici, occupandosi di riparazioni ed assistenza tecnica. Ma le sue grandi capacità e l’innata passione per il suo lavoro lo hanno portato a prendersi cura della luce di tutta la città di Umbertide.

Per anni l’ingegnere ha infatti collaborato con il Comune di Umbertide guidando l’ammodernamento dell’impianto della pubblica illuminazione, così come spesso è intervenuto anche in piena notte per riparare la lampada scialitica della sala operatoria dell’ospedale cittadino. E’ stato un punto di riferimento anche per le piccole e grandi aziende umbertidesi, dalle ceramiche al tessile, riparando guasti improvvisi ed evitando così il fermo della produzione.

In molti però ricordano Villarini non solo come ingegnere ma anche come professore, visto che per anni insegnò Applicazioni tecniche maschili presso la scuola media Mavarelli, dove ricoprì anche il ruolo di vicepreside sotto la presidenza della prof.ssa Nocioni.

In poche parole, l’ing. Villarini ha accompagnato anno dopo anno lo sviluppo dell’elettricità e la sua evoluzione ad Umbertide, tanto che è stato anche tra i promotori del Comitato per il centenario dell’elettrificazione ad Umbertide, in cui ha ricoperto il ruolo di Presidente onorario, comitato costituitosi nel 2015 per ricordare l’arrivo nel 1915 dell’energia elettrica in città.


E se fino a 85 anni l’ing. Villarini ha continuato a lavorare senza sosta, mettendo a disposizione della comunità le sue indiscutibili capacità, anche dopo che ha deciso di mettersi a riposo, ha comunque continuato ad occuparsi delle riparazioni casalinghe. Fino a dieci anni fa ha anche continuato a lavorare in campagna, nei quattro ettari di terreno di proprietà della famiglia, e ha guidato la macchina, anche se sporadicamente, fino a 99 anni.

Il 18 ottobre 2025 ha spento la bellezza di 100 candeline. E per l’occasione la sua famiglia, la moglie Maria Luisa e le figlie Milena e Anna, hanno organizzato una grande festa, a cui è stata invitata l’intera città, presso il salone dell’oratorio di Santa Maria della Pietà con un rinfresco a base di pizza, panini con la porchetta e dolci, per festeggiare lo splendido traguardo raggiunto.

In conclusione, una vera e propria forza della natura, che fa di Egino Villarini l’Ingegnere con la “I” maiuscola di Umbertide. Ed ora tutta la città lo ricorda con gratitudine ed ammirazione.

Notizie tratte dal sito di informazione locale “Notizia diretta”; foto dall’Archivio fotografico del Comune di Umbertide e da Notizia diretta.


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(Dalla testimonianza dell’Ing. Egino Villarini pubblicata nel libro “Dalla candela alla

lampadina” di Amedeo Massetti e Mario Tosti, pubblicato nella Collana Storia Memoria del Gruppo Editorale Locale di Digital Editor Srl)


LA DIFFUSIONE DELL' ELETTRICITA’


Il prodigio della luce emanata da una fonte misteriosa ed invisibile stimolò, anche nelle zone periferiche, un numero crescente di famiglie a richiedere l'allaccio, che il Comune provvedeva ad estendere solo nel paese e nelle frazioni principali. Preggio ha dovuto aspettare fino al 1924 per avere la luce elettrica.

Il giovanissimo Egino Villarini, che sarebbe poi diventato l'ingegnere cui tutti sarebbero ricorsi per risolvere ogni tipo di problema impiantistico, assunse il ruolo di protagonista assoluto della ramificazione capillare della rete di distribuzione nel comune di Umbertide. Ancora studente e diplomato specialista in costruzioni e installazioni meccaniche, era particolarmente appassionato di elettrotecnica e di automatismi. Iniziò la sua attività professionale con la progettazione e messa in opera degli elettrodotti, cominciando da quelli verso Molino Vitelli, Mita, Spedalicchio, Petrelle, Faldo Basso, Corlo.

Prima di procedere alla realizzazione degli impianti, convocava delle riunioni tra le persone interessate, che si svolgevano in casa di uno dei richiedenti. Dopo la raccolta delle richieste, procedeva all'impostazione del progetto dell'impianto e alla pianificazione dei lavori, che comportavano lunghe discussioni fra i richiedenti ed i proprietari dei terreni sui quali l'elettrodotto in rame nudo sarebbe dovuto passare. Immancabili nascevano mille problemi, che richiedevano un paziente lavoro diplomatico per cercare accordi compatibili con le esigenze di ciascuno. In particolare, non era semplice evitare che la collocazione di ogni palo o tirante posto in mezzo ad un campo ne complicasse la coltivazione.

Per tutti i richiedenti della zona interessata era stilato un contratto su un unico foglio di carta bollata, dove era indicata la potenza richiesta da ciascuno e l'importo da pagare, affiancati dalla firma di ogni interessato. L'ingegnere doveva anticipare il denaro occorrente per il materiale, che doveva essere pagato al fornitore per metà all'ordine e per il rimanente a materiale pronto, prima della spedizione. Per questo ricorreva all'aiuto della Cassa di Risparmio, il cui direttore, Ugo Palchetti, concedeva il prestito senza chiedere alcuna garanzia, sotto la sua personale responsabilità [questa fiducia è oggi merce rara!].

Anche allora c'erano furbetti o disonesti.

Spesso capitava che qualche abitante della zona in cui doveva passare una nuova linea dichiarasse di non essere interessato, con l'evidente intento di richiedere l'allaccio solo dopo che la linea fosse stata costruita, in modo da risparmiare sulle spese dei lavori e dei materiali. Per ovviare a questa palese ingiustizia nei confronti di chi sosteneva le spese per intero, l'ingegnere ottenne dall'Unes, la società subentrata alla Saeu nel 1931 che nessun nuovo utente potesse allacciarsi a una linea prima di due anni dalla sua attivazione.

Una volta attivata la linea, cominciava l'arduo compito della richiesta del saldo, che non era sempre una passeggiata. Una volta un parroco prese l'iniziativa di raccogliere i soldi dagli utenti all'insaputa di Egino. Quando il creditore fu costretto a chiederne la restituzione, il prelato candidamente confessò che li aveva utilizzati per proprie urgenti necessità, assicurando che avrebbe regolato il pagamento quanto prima; invece, trovò ripetutamente motivazioni fantasiose e scuse improbabili per rimandare il versamento. Esasperato da mesi di risposte evasive, dopo una funzione religiosa nella chiesa di S. Francesco in occasione dell'Immacolata Concezione, l'ingegnere affrontò duramente il prete davanti ad altri due parroci: senza esplicito atto di contrizione, il debito fu finalmente saldato.

Per fortuna, la maggioranza delle persone era accurata e puntuale nei pagamenti: le proverbiali strette di mano sancivano e rendevano vincolanti gli accordi, pena la perdita di credibilità. Il clima era davvero cordiale: spesso, a lavori ultimati, erano organizzate dai nuovi utenti cene luculliane alle quali prendevano parte tutti quelli che avevano partecipato ai lavori. Naturalmente al lume delle lampadine.


EVOLUZIONE DEGLI UTILIZZI DELL'ELETTRICITÀ

Con le crescenti possibilità offerte dall'elettricità, il Comune sviluppò le capacità a costruire e gestire nuovi impianti. Anche in questo compito l'ingegner Villarini svolse un ruolo fondamentale. Infatti, per aver fatto parte, come segretario, del Comitato di liberazione Nazionale, era ben noto ed apprezzato in Comune, per cui fu naturale che nei primi anni del dopoguerra fosse richiesta ed ottenuta la sua collaborazione. L'occasione nacque quando l'allora responsabile del settore manutenzione, Mario Tacconi, gli chiese di esaminare alcuni preventivi per l'ammodernamento degli impianti di illuminazione pubblica di Via Roma e di va Garibaldi. Risultò subito evidente quanto i prezzi fossero esagerati e che sarebbe stato molto più vantaggioso realizzare i lavori in economia, con i mezzi e il personale dell'ente, evitando gli appalti. Nacque allora un rapporto di collaborazione che sarebbe durato fino alla fine del secolo ed oltre.

L'ingegnere, eseguiti i calcoli, si occupò dell'approvvigionamento dei materiali, ottenendo prezzi di favore grazie ai contatti che già aveva con i fornitori. Ma per realizzare i collegamenti era necessario un collaboratore che si occupasse dei lavori manuali. La scelta cadde su Giuseppe Tarragoni, ex sarto, allora in organico nel Comune di Umbertide come stradino. Da quel momento la coppia divenne inseparabile. Sistemate via Roma e via Garibaldi, furono ammodernate anche via Cibo, via Soli, piazza Marconi, parte del centro storico e altro ancora. Giuseppe imparò in fretta e bene, arrivando ad essere inserito in organico come elettricista. L'elettricità accelerò il passaggio dal vecchio al nuovo. Elettropompe della ditta Marelli, acquistate tramite l'ing. Domenico Pucci, furono montate su delle tregge a fianco di cassette di legno con il quadro elettrico, in modo da poterle spostare lungo le sponde del Tevere per irrigare i diversi campi: l'arcaica slitta di legno, accoppiata ai più moderni apparati elettrici, ben rappresentava il simbolo perfetto della transizione verso il miracolo del progresso.

Seguirono infiniti altri lavori: il mattatoio; la scuola materna di via Morandi; la scuola elementare Garibaldi, con il nuovo impianto acustico centralizzato che metteva in comunicazione la direzione con tutte le classi; gli ambulatori per la Croce Rossa, per il dentista e l'aerosolterapia alle scuole elementari, crocevia dei fanciulli in partenza verso le colonie estive.

Con l'automazione dell'accensione e spegnimento dei termosifoni ad olio combustibile denso, che richiedeva l'avvio dell'impianto almeno mezz'ora prima dell'inizio delle lezioni, furono eliminate le proteste dei bidelli, che dovevano accenderlo molto prima dell'arrivo degli studenti.

Arrivò anche il turno delle lanterne del centro storico, rifatte da Raffaele Bracalenti in ferro battuto nell'officina comunale, su progetto di Betto Guardabassi.

Fu modificato anche il grande orologio del palazzo delle poste, che funzionava con un sistema di pesi da ricaricare ogni due o tre giorni: un motore elettrico con riduzione addomesticò le zavorre a risalire e fermarsi a fine corsa, eliminando quindi la necessità della ricarica.

Non mancarono lavori per rispondere alle incipienti lusinghe della spettacolarità: le luminarie natalizie, con Menco Traversini acrobata sulle piante dei giardinetti per montare i cordoni di luci preparati in casa, con i quadri elettrici in legno, costruiti da Guido Gagliardini; le lampade a vapori di mercurio, idonee per le foto e le riprese nella palestra del basket; i tabelloni segnapunti costruiti con l'aiuto di un gruppo di volontari.

L'opera dell'ingegner Villarini ha spaziato dalle apparecchiature elettromedicali dell'ospedale, agli impianti industriali, elettrodomestici, radio, televisori, apparecchiature per la trasmissione dati.

La collaborazione con il Comune, durata più di trentadue anni, è finita con il montaggio delle prese antincendio e il sollevamento delle acque a Monte Acuto. Raggiunta la vetta, è arrivato anche per Egino il tempo del particolarmente meritato riposo.


Un piccolo dettaglio: al Comune, all'Ospedale e all'Avis non ha mai chiesto una lira.



07/04/26

Egino Villarini
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