storia e memoria
Dai ricordi di Elena Boriosi
"Io sopravvissuta per caso al bombardamento aereo del 25 aprile 1944" A cura di Fabio Mariotti
"Io sopravvissuta per caso al bombardamento aereo del 25 aprile 1944" A cura di Fabio Mariotti
Bologna, 3 gennaio 2003
A Umbertide Cronache
Poco prima di Natale ho ricevuto UMBERTIDE CRONACHE n.2/2002. Ho letto la rivista, come sempre, con molto interesse per vivere, seppur da lontano, le attività del mio paese di origine.
Arrivata a pag.40 dove viene presentato il libro di poesie “Voci della memoria” sono stata assalita da un’emozione fortissima.

Infatti io sono una testimone sopravvissuta per caso al bombardamento aereo del 25 aprile 1944 che ha distrutto il rione San Giovanni.
Mi chiamo ELENA BORIOSI e sono nata a Umbertide, in via Pitulo 6, il 12 maggio 1931.
Nell'aprile 1944, quasi tredicenne, frequentavo la 2ª classe della scuola media (oggi Mavarelli-Pascoli) che era sfollata presso l’avviamento a S. Croce. Le lezioni si svolgevano in modo precario e discontinuo a causa dei frequenti allarmi aerei e continui pericoli bellici. Per aiutarmi a non rimanere troppo indietro i miei genitori mi mandavano a lezione di italiano e latino dalla Gina Borgarelli, bravissima professoressa e soprattutto amica del cuore di mia sorella Rina.

A lezione privata dalla Gina andavo insieme alla mia amichetta Giovannina Pambuffetti. Da casa mia in via Pitulo passavo regolarmente a prendere la Giovannina nel palazzo Sorbello (che sta prima dell’Asilo e delle scuole elementari) e insieme proseguivamo
fino alla piazza e andavamo a lezione dalla Gina Borgarelli che viveva con la nonna in una casa in cui si entrava anche dal voltone della Posta.
L'ora della lezione era fissata per le ore nove del mattino. Prima delle nove di quel mattino del 25 aprile stavo uscendo da casa per andare a lezione, quando mia sorella Rina mi chiamò e mi fece risalire le scale per darmi un libro che doveva restituire alla sua amica Gina.
Brontolando perché ero in ritardo, presi il libro e correndo ridiscesi le scale; sul portone di casa udii un rumore spaventoso e terribile: era l'inizio del bombardamento che avrebbe cancellato il “cuore” del nostro paese.
Io vissi con grande rimorso il fatto di non essere lì, sfuggita solo per caso e per un futile ritardo alla sorte che stava togliendo la vita alla Gina, a sua nonna Esterina e soprattutto alla Giovannina, nella quale mi identificai totalmente con un grande senso di colpa per averla lasciata andare là, in piazza, da sola. Sotto il voltone dove Gina pensava che si sarebbero salvate dalle macerie, rimasero lunghissime ore, fino a notte inoltrata, chiedendo di fare presto perché l’aria disponibile era sempre più scarsa; le voci che chiedevano aiuto si facevano sempre più flebili finché tacquero. Purtroppo, per spostare le macerie si doveva agire con cautela per non provocare ulteriori crolli. Quando si riuscì a liberare un varco venne ritrovato questo gruppo di donne, tutte abbracciate; tra loro c'erano anche la Bengasina (la giovane bella moglie del prof. Simonucci) e l’Elvira.

Sotto le macerie di San Giovanni ho perso altre persone care: la mia amica Marianella Ceccarelli che vi rimase con la mamma Elda, la sorella ventenne Rosanna, la domestica Giulia. Era la intera famiglia di Gigino Ceccarelli, ufficiale della Posta di Umbertide, che abitava appunto sopra alla Posta.
Sopra al forno di Quadrio Bebi abbiamo perso un cugino di mia madre, un Banelli con la giovane moglie Bebi e la loro piccola figlia, una bimba di quattro anni.
Dopo la tragedia di questo bombardamento sfollammo a Santa Maria da Sette.
Il 22 maggio 1944 fu bombardato e mitragliato il trenino “Appennino” (che andava da Arezzo a Fossato di Vico, passando da Umbertide e Gubbio) in località Torre dei Calzolari. Ci furono solo due morti: mio padre Roberto (anni 49) e suo cugino Ruggero (anni 40) i quali avevano un'industria boschiva e stavano andando a far sospendere i lavori a causa dell'avvicinarsi del fronte e degli aumentati pericoli bellici.
Seguirono altri sfollamenti, rastrellamenti e orrori di guerra fino all'arrivo degli alleati nel luglio del 1944.

Nell'anno scolastico ‘44/'45 finii la 3ª media a Umbertide. Poi la mia mamma, rimasta vedova con la responsabilità di 4 figli pensò di trasferirsi a Perugia per farci proseguire gli studi. Io ho frequentato il liceo classico Mariotti e mi sono laureata in Scienze Naturali sempre a Perugia. Ho poi insegnato in varie scuole medie della provincia e poi a Perugia città. Nel 1973, mio marito che era primario psichiatra all'Ospedale Psichiatrico di Perugia fu chiamato a dirigere l'Ospedale Psichiatrico di Parma. Qui abbiamo vissuto fino al 1979 ed io ho insegnato nella mitica scuola media di “Oltretorrente”. Nel 1978 mio marito passò a Bologna a dirigere i nuovi servizi psichiatrici post-manicomiali.
Ora pensionati viviamo a Bologna dove vive e lavora il nostra unico figlio.



Ricevo regolarmente UMBERTIDE CRONACHE e l'amatissimo Calendario.
Sono molto legata ai miei anni umbertidesi; vengo almeno una volta all’anno per andare al Cimitero dove sono sepolti i miei cari; non manco mai di portare un fiore anche alla Gina Borgarelli e a sua nonna Esterina che non avevano altri parenti.
Come testimone di quel tempo di guerra e come insegnante sono veramente felice di come la Scuola Media Mavarelli-Pascoli ha pensato di ricordare, senza retorica alcuna, le persone scomparse sotto le macerie del 25 aprile 1944. Un libro di poesie, sullo stile della Antologia di Spoon River testimonia la sensibilità e la cultura di chi ha avuto questa splendida idea.

Grazie a tutti voi, Mariella Migliorati, Angela Pistoletti, Mario Tosti e, soprattutto, a voi ragazzi che avete realizzato la ricerca (ho letto tutti i vostri nomi sul giornale).
Siate fieri di questa splendida idea che avete così bene realizzato. Ricordate che è proprio vero che “la Storia siamo noi” (come dice la canzone di De Gregori) e voi avete scritto un pezzo di Storia di cui non si perderà la memoria.


Ho sentito il bisogno di aggiungere una pietruzza alla vostra ricostruzione con la mia memoria di “sopravvissuta per caso”. Ve lo dovevo.
Grazie, grazie dal mio cuore dolente ma fiero per essere nata a Umbertide, un paese in cui si coltiva la Cultura in una forma veramente partecipata e sentita dal basso.
E infine una preghiera: desidererei ricevere il vostro libro di poesie “Voci della Memoria”.
Un caloroso abbraccio collettivo a voi tutti che mi avete fatto rivivere una parte dolorosa della mia vita bambina in maniera così dolce e poetica.
Elena Boriosi in Giacanelli

Per approfondire l’argomento. UmbertideStoria.net: Sezione “Memoria” – Pag. “Voci della memoria”; Pag. “Il nostro Calvario” di Mario Tosti I – II
Le foto sono tratte dall’Archivio fotografico del Comune di Umbertide e dal libro di Mario Tosti “Il nostro Calvario”

Alcune note biografiche su Elena Boriosi Giacanelli
Oltre ad essere un’insegnante la nostra concittadina è stata anche un’importante autrice e traduttrice di libri su psichiatria e psicanalisi ed ha vissuto la lotta contro il manicomio, che portò alla Riforma Basaglia, al fianco del marito Ferruccio Giacanelli.
Insieme hanno scritto Le parole della psichiatria. Il cittadino e la salute mentale dopo la riforma sanitaria (Zanichelli, Bologna, 1982).

A loro si deve anche un testo dedicato a Francesco Alunni Pierucci
Francesco Alunni Pierucci - La Storia Non Comune Di Un Umbro
(Quaderni degli “Amici dell’Umbria in Emilia Romagna - Bologna, 1997)

F. Alunni Pierucci è stato uno degli esponenti politici e sindacali più importanti di Umbertide e della nostra regione, molto conosciuto e stimato in città dove ha ricoperto a lungo il ruolo di presidente del Molino Popolare Altotiberino. Senatore della Repubblica nel 1948 fu anche sindaco di Città di Castello dal 1952 al 1958.
La sua biografia completa su umbertidestoria.net – Sezione “Storia per temi” – Pag. “Biografie storiche del Novecento”.
Le notizie e le foto di copertina dei libri sono state tratte da siti Internet
20/04/26
